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Il piano della salvezza
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Il piano della salvezza

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L'autore, nel suo stile chiaro e conciso, con la sagacia biblica e lapadronanza della teologia storica che lo distinsero, descrisse e difese il soprannaturalismo contro il naturalismo, l'evangelicalismo contro il sacerdotalismo.
Produttore:
Alfa e Omega
Codice prodotto: 1001000002765
Peso: 0,200kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Contenuto libro

INDICE

Prefazione

Le diverse concezioni
Autosoterismo
Sacerdotalismo
Universalismo
Calvinismo

Prefazione

Lo scopo principale del libro che presentiamo è quello di stimolare il lettore a pensare seriamente alla dottrina della salvezza e alle sue dinamiche. Esso, infatti, si rivolge a coloro che sono persuasi che l’uso della mente non è soltanto una prerogativa umana, ma un privilegio e un dovere anche per l’uomo religioso. Infatti, se l’intelletto distingue l’uomo dalle bestie, l’uso che se ne fa di esso distingue gli uomini tra loro.
Mentre l’uso santificato della ragione umana è ciò che Dio richiede e concede a coloro che salva affinché lo conoscano e l’adorino, la nostra epoca è caratterizzata dalla riluttanza ad impiegare l’intelletto in tutte le sue potenzialità. La tecnologia è impiegata al fine di rendere sempre più accessibile e immediato il trasferimento delle informazioni, i mass-media e le tecniche comunicative più avanzate tendono e minimizzare il linguaggio al fine di raccogliere la più vasta platea, i “signori della pubblicità” hanno imparato da tempo a muovere le leve emotive e dei riflessi istintivi piuttosto che quelli, troppo lenti, della persuasione mediante l’impiego di validi “argomenti”. Nel campo della spiritualità, poi, la conoscenza privilegiata è quella intuitiva, della “rivelazione diretta” che lega la fede al sentimento personale piuttosto che ad una rivelazione oggettiva.
Questo libro punta in un’altra direzione. Non favorisce la pigrizia intellettuale cercando di dare il massimo dell’informazione richiedendo il minimo dell’impegno e lancia una sfida. è un invito ad esaminare (o forse a riesaminare) profondamente le proprie convinzioni per trovare delle risposte coerenti ai principi biblici fondamentali e, per quanti sono o si professano cristiani, è un appello affinché si impegnino a porre in esatta corrispondenza una mente cristiana ad una devozione cristiana.

Benjamin B. Warfield espose le cinque lezioni contenute in questo libro ad un corso estivo della scuola di teologia del Seminario Teologico di Princeton (NJ, USA) nel giugno del 1914. Lo stile è, quindi, più accademico che omiletico e, probabilmente, l’ostacolo principale, che richiederà uno sforzo notevole da parte del “lettore medio”, sarà costituito dall’impiego diffuso della terminologia tecnica. Inoltre, la natura dell’argomento e gli scopi dell’autore hanno determinato che, spesso, risalti più che il miele dell’esposizione biblica, il fiele della polemica. Questi sono i limiti e le principali difficoltà dell’opera. Tuttavia essa ha dei pregi che la rendono davvero eccellente.
Fra tutti, l’approccio sistemico adottato da Warfield in queste lezioni è ciò che conferisce grande ordine e una chiarezza cristallina all’intera esposizione. Esaminando le varie concezioni del piano e delle dinamiche della salvezza emerse tra coloro che, nel corso dei secoli, si sono definiti cristiani, Warfield comincia dalla radice della questione e procede seguendo rigorosamente lo stesso criterio fino alla fine. Più che questioni marginali e secondarie vengono individuate ed esposte con estrema chiarezza le differenze fondamentali che hanno determinato il percorso delle varie confessioni e denominazioni cristiane.
In tal modo egli identifica la prima e più ampia categoria di coloro che confessano che la salvezza si possa ottenere mediante l’impiego di forze inerenti all’uomo stesso o “naturali”, e che la grazia di Dio e l’opera dello Spirito Santo siano, al massimo, un sussidio a tali capacità innate. Il sistema dottrinale di costoro è definito naturalismo ed è distinto da quello del soprannaturalismo il cui assunto fondamentale è che, per il cristianesimo, la salvezza è un’opera interamente divina e, quindi, soprannaturale. Il naturalismo, invece, è autosoterico, ossia ritiene che l’uomo possa salvarsi da sé. Warfield contende in favore del soprannaturalismo. Altrove aveva già affermato che “il soprannaturale è il soffio nelle narici del cristianesimo, mentre l’atmosfera anti-soprannaturalistica è, per esso, un miasma mortale” . Soprannaturale è il Dio cristiano, le sue opere della creazione e del suo governo provvidenziale, soprannaturale è la redenzione e la rivelazione che ha provveduto al mondo e, soprannaturale, è la salvezza degli uomini: «Il cristiano non è il prodotto delle forze rigeneratrici della natura che agiscono sotto le direttive divine; non è “l’evoluzione” dell’uomo naturale: è una nuova creazione… Egli non è il vecchio uomo migliorato: è un uomo nuovo, ricreato in Cristo Gesù dalla forza onnipotente dello Spirito Santo, mediante l’impiego di una potenza paragonabile soltanto a quella impiegata da Dio nel risuscitare Gesù Cristo dai morti» .
La seconda delle grandi distinzioni sistemiche identificate da Warfield è quella tra il sacerdotalismo e l’evangelicalismo. Nell’ambito dei sistemi soprannaturalistici, il fondamento di quello sacerdotalista è che la salvezza cristiana, pur essendo opera divina, debba necessariamente essere mediata affinché possa giungere all’individuo. I sistemi sacerdotalistici (cattolici romani, greco-ortodossi, anglicani) ritengono quindi obbligatorio che la grazia sia veicolata agli uomini da “mezzi” che hanno valore sacramentale. Diversamente, il sistema dell’evangelicalismo si fonda proprio sul principio che Dio, nel conferire la sua grazia agli uomini per salvarli, agisca in modo diretto, immediato e che, seppure la grazia possiede i suoi mezzi e strumenti, non è veicolata da essi: Dio stesso applica “il beneficio di Cristo” al cuore umano mediante l’opera irresistibile dello Spirito Santo. Ovviamente Warfield contende in favore dell’evangelicalismo, sostenendo che ogni forma di sacerdotalismo riduca Dio ad essere suddito dell’uomo nel compimento del piano della salvezza. Qualunque titubanza a questo livello mina alle fondamenta molte verità bibliche, a cominciare da quella espressa nel motto “sola fide”. Warfield stesso scrisse altrove che, qualora non si affermi (non già “si neghi”) la dottrina della giustificazione mediante la sola fede “significa che ogni beneficio che abbiamo ottenuto da quel grande movimento religioso che è stato chiamato riforma protestante viene gettato fuori dalla finestra” .
Nel considerare il modo in cui gli evangelici hanno poi riflettuto sulle modalità secondo le quali Dio distribuisce la sua grazia e dispone che gli uomini siano salvati, ecco emergere la terza grande distinzione tra i sistemi universalistici e quelli particolaristici. Essenzialmente si tratta di risposte diverse da parte di evangelici a questi interrogativi: «Gli atti divini per la salvezza dei peccatori sono della medesima natura e intensità per tutti gli uomini? Oppure con alcuni di loro, egli agisce in modo particolare?» Gli universalisti rispondono affermativamente alla prima e negativamente alla seconda. I particolaristi esattamente al contrario. Warfield contende per difendere il principio del particolarismo dimostrando, in modo lampante, che l’unica forma di universalismo coerente è palesemente contraddetto dalla Scrittura, mentre le altre due forme (luterani e wesleyani), finiscono nel ricadere o nella padella del sacerdotalismo o nella brace del naturalismo.
Più sottili, seppur non meno importanti, sono le distinzioni storicamente emerse nell’ambito di coloro che hanno professato di attenersi al principio del particolarismo delle operazione della grazia di Dio. Warfield difende e sostiene la posizione sublapsariana (detta anche infralapsariana) nell’ultimo capitolo dal titolo: calvinismo. Lo fa dimostrando ancora un volta che la migliore forma di calvinismo non è quella che elegge il particolarismo delle operazioni della grazia ad esclusivo e supremo principio (supralapsarianismo), né quelle che cercano di introdurre forzatamente l’universalismo e finiscono col cadere in contraddizione (amyraldiani e pajonisti). Piuttosto riesce perfino a commuovere il lettore che, giunto alla conclusione, è portato a considerare come la speranza escatologica dei cristiani sia sostenibile e gloriosa soltanto se concepita e nutrita dal calvinismo autentico. Quest’ultima parte chiarirà le idee a molti intorno all’autentico universalismo biblico.

Si conclude questa breve presentazione spiegando il significato di quanto affermato all’inizio, quando si è detto che questo libro è “un appello” affinché i lettori si “impegnino a porre in esatta corrispondenza una mente cristiana ad una devozione cristiana”. Il senso di questa affermazione è che il cristianesimo autentico, nella sua forma più pura, proprio come non permette l’incoerenza tra la professione di fede e la condotta pratica, non ammette nemmeno che ci sia disarmonia tra la devozione e il pensiero. Eppure, ciò è esattamente quanto accade in molti che non hanno ancora imparato quanto sia salutare tenere mente e cuore in sintonia.
«La salvezza appartiene al Signore!» Questa affermazione fondamentale della religione biblica si ripete tre volte nella Scrittura, ed ogni volta la troviamo nel contesto di una preghiera offerta a Dio da uomini che hanno conosciuto la sua redenzione (Salmi 3:8; Giona 2:10; Apocalisse 7:10). Si tratta quindi dell’affermazione del cuore devoto, dell’uomo religioso che riconosce in Dio, e in lui solo, la fonte e il vero autore della sua salvezza. Difficilmente troveremo un solo cristiano, di qualunque confessione, che osi negare apertamente questa verità. Sarebbe davvero strano se un cristiano, pregando, si esprimesse in modo da lasciare intendere che la sua speranza di salvezza è riposta totalmente in se stesso o in altri al di fuori di Dio. Tuttavia, ciò che molti cristiani non temono di confessare sulle loro ginocchia, poiché nella loro devozione sono diretti e influenzati dalla lettura della Bibbia e dall’istinto della “nuova creazione”, è spesso contraddetto dai loro pulpiti e negato dalle loro cattedre.
Benjamin B. Warfield definisce il calvinista in questo modo: «Calvinista è colui che mantiene l’attitudine assunta in preghiera in ogni suo pensiero, in ogni suo sentimento, in ogni sua azione… Altri sono calvinisti solo sulle loro ginocchia, il calvinista autentico è colui che è determinato affinché il suo intelletto, il suo cuore e la sua volontà rimangano sulle ginocchia continuamente» . Altrove, parlando del “principio fondamentale del calvinismo” lo definisce in questo modo: «è la comprensione profonda di Dio e della sua maestà unita all’intensa consapevolezza, che inevitabilmente accompagna tale comprensione, di quale rapporto ci sia tra Dio e la creatura in quanto tale e, in particolare, con la creatura in uno stato di peccato e corruzione completa. Il calvinista è un uomo che ha visto Dio e che, avendolo visto nella sua gloria, è dominato da questi due sentimenti contrastanti: prima di tutto dal senso della propria indegnità di rimanere al cospetto di tale Dio poiché è soltanto una creatura e, peggio ancora, una creatura peccatrice; secondariamente anche dal senso di meraviglia e stupore che lo porta ad adorare un tale Dio perché, nonostante Dio sia Dio, egli “riceve i peccatori”. Un calvinista è chi…, insomma, nell’intera sfera delle sua vita ed attività (intellettuale, morale e spirituale) riconosce a Dio il diritto di presiedere e dominare tutte le sue relazioni individuali, sociali e religiose» .
“Porre in corrispondenza la mente con il cuore” è solo un modo diverso di definire la parola e l’atto del “ravvedimento”. Tale attitudine interiore deve caratterizzare e indirizzare l’impegno di tutta la vita dei cristiani. Significa umiliarsi continuamente al cospetto di Dio e, spesso, anche degli uomini, confessando di “aver sbagliato a pensare in un certo modo, nel passato”, cambiare idea e cambiare comportamento.
Ma significa anche qualcos’altro: interrogarsi continuamente su quale sia l’effettivo impatto della verità sulla propria vita emotiva, intellettuale, religiosa e dover confessare che “spesso, la conoscenza delle verità non ha nemmeno scalfito la superficie dei nostri cuori, perché, nonostante tutte le cose che sappiamo, siamo lenti di cuore a credere”!
Se lo Spirito di Dio userà queste lezioni di Benjamin B. Warfield per spingere molte menti a seguire il cuore rigenerato, saremo di questo contenti, ma la nostra preghiera, nel consegnare le pagine di questo libro alla riflessione del lettore, si spinge oltre per chiedere al Signore di accordare, a ciascuno di noi, la sapienza affinché i nostri cuori, volontà e azioni possano essere più conformi alle menti illuminate dalla verità per seguire più da vicino il nostro Signore Gesù Cristo, Redentore ed esempio perfetto.

NAZZARENO ULFO
Chiesa Cristiana Evangelica “Sola Grazia”
Caltanissetta, novembre 2001
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