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Giovanni Calvino e l'Italia

Giovanni Calvino e l'Italia

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Descrizione

Unico tra i Riformatori, Calvino arrivò in Italia prima dei suoi libri, nella primavera del 1536, quando si recò a Ferrara per far visita a Renata di Francia, duchessa d'Este.In questo volume, Lucia Felici ripercorre per temi la vicenda di Calvino e del calvinismo nel nostro paese: il Riformatore ne emerge da un lato come essenziale figura di riferimento per i protestanti e dall'altro come massimo avversario della chiesa cattolica.Felici analizza inoltre i rapporti tra Calvino e gli italiani, ricostruendo le modalità di diffusione del suo messaggio in Italia e le reazioni ad esso, nonché la storia delle comunità della penisola.Il volume è arricchito da un'ampia bibliografia.

Categorie

Prodotti » Libri Cristiani » Storia

Proprietà

ISBN: 9788870168044
Produttore:
Claudiana
Codice prodotto: 9788870168044
Peso: 0,280kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Contenuto libro

Premessa
I. La penetrazione di calvino in italia
1. Contatti epistolari
2. Libri
3. Gli «apostoli del Vangelo»

II. Gli italiani e calvino
1. Le comunità calviniste in italia
1.1 Le chiese valdesi
1.2 Nell’italia del sud
1.3 Nell’italia centrale
1.4 Nel nord italia
2. La comunità italiana di Ginevra

III. Calvino e gli italiani
1. L’evangelizzazione diffidente
1.1 L’esplodere del dissidio: il caso Spiera
1.2 Serveto
2. Collaborazione e fiducia

IV. Contro Calvino
1. L’opposizione contro il «novello papa»
2. Né Roma né Ginevra: l’«arcieretico» Giorgio Siculo
3. I paladini della libertà religiosa: castellione e curione
4. Roma e anti-Roma

Bibliografia
Indice dei nomi
Indice dei luoghi

Prefazione

Premessa
«Pour l’Italie, il n’y a presque rien à dire». Così Émile Doumergue, nel- la sua monumentale opera su Calvino e il suo mondo, giudicava i rapporti tra il riformatore e l’Italia. Nei sette volumi del libro, alla penisola era per- tanto dedicata meno di mezza pagina. L’opera di Doumergue inaugurava il Novecento: ma, nonostante importanti contributi sulle relazioni con Gine- vra e sulla riforma italiana, il tema «Calvino e l’Italia» non è mai divenuto l’oggetto di uno studio complessivo. Le celebrazioni del cinquecentenario della nascita di Calvino, avvenute in tutto il mondo nel 2009, hanno offerto finalmente l’occasione di affrontarlo: tre convegni gli sono stati dedicati (a Firenze, roma e Torre Pellice), e questo libro.
Il tema è di grande interesse e rilievo, benché problematico. Calvino, con la sua chiesa, fu un punto di riferimento fondamentale per il movimento rifor- matore italiano: nel bene e nel male, come modello da imitare o, al contrario, da criticare. Il «mito di Ginevra», nuova capitale della cristianità antitetica a roma e laboratorio di innovazioni politiche, economiche e sociali, rifulse dagli anni Quaranta, conoscendo incrinature ma non crisi. Le opere calvinia- ne si diffusero nella penisola, in originale o in traduzione, grazie all’azione propagandistica di fedeli clandestini e degli esuli. I gruppi filoprotestanti, soprattutto con l’inasprimento della repressione ereticale a metà Cinquecento, trovarono in Ginevra una meta per la loro diaspora e un sistema dottrinale ed ecclesiologico a cui ispirarsi in patria: un sistema solido e capace di for- nire un’autorità normativa forte, un sostegno dottrinale e materiale alla vita comunitaria, una concezione eucaristica affatto alternativa a quella cattolica, segno dell’identità e della comunione spirituale del gruppo. La scarsezza e l’inattendibilità della documentazione non consentono purtroppo di stabilire con precisione quale fu la reale ricezione dell’ecclesiologia e della teolo- gia calviniana da parte degli italiani. Tuttavia, la penisola fu coperta da una vera e propria rete di comunità, piccole o più grandi, frequentate da nobili, ecclesiastici, donne, mercanti, dotti, popolani che celebravano la Cena à la genèvoise e guardavano a Ginevra con entusiasmo. In alcune città, come Lucca, Ferrara, modena, Faenza, la riforma ottenne anche la protezione dei signori e delle autorità civili. Nelle Valli valdesi, a seguito della precoce adesione alla riforma, fu creato un reticolato di comunità stabili e organiz- zate, molto legate a Ginevra sul piano dottrinale ed ecclesiastico, e destinate a lunga vita; assai più breve fu la parabola della chiesa valdese in Calabria e in Puglia, dove pure si era radicata con la copertura delle élites.
Ginevra, intanto, diveniva il réfuge privilegiato dei molti esuli che dettero vita a una chiesa italiana nella città e a un’alacre attività editoriale. alcuni

di questi espatriati, già famosi in seno al movimento riformatore italiano, come Pier martire Vermigli, Girolamo Zanchi, Bernardino Ochino, colla- borarono con Calvino nella costruzione della nuova chiesa e vi assunsero ruoli di rilievo, in un clima di stima e di fiducia reciproche. Il calvinismo, pur restando un fenomeno minoritario, conobbe dunque un discreto successo in Italia, fino alla definitiva sconfitta del movimento riformatore negli anni Ottanta del Cinquecento.
Proprio l’importanza che la riforma ginevrina assunse in Italia e in eu- ropa (innanzitutto in Francia) motivò gli attacchi polemici e la condanna di roma. La pubblicistica cattolica ribaltò il paradigma riformato e si scagliò contro Ginevra in quanto «sinagoga di satana». Calvino, fondatore di quel- la chiesa diabolica, fu colpito sul piano personale e religioso, con accuse che andavano dall’omosessualità all’ateismo. La battaglia controversistica, di durata secolare, coinvolse figure di primo piano della chiesa cattolica co- me Possevino, Pighius, Panigarola. La risposta di parte riformata non fu di minore virulenza.
La penetrazione del calvinismo in Italia fu frutto dell’intenso impegno di evangelizzazione di Ginevra. Calvino non risparmiò forze e zelo in questo compito. L’Italia rappresentava per lui la terra dell’anticristo: la principale arena di lotta con l’avversario sarebbe divenuta anche il luogo della vittoria più fulgida. egli stesso si recò alla corte di renata di Francia a Ferrara nel 13, e fu un soggiorno memorabile per la sovrana e per l’intero movimen- to italiano. Tra Calvino e molti riformatori italiani si stabilirono da allora rapporti fecondi e duraturi.
La situazione mutò bruscamente a seguito della tragedia di Francesco spiera (148) e dell’esecuzione a Ginevra del medico antitrinitario miche- le serveto (13): nicodemismo e persecuzione degli eterodossi divennero problemi scottanti e motivi del giudizio, sempre più duro, di Calvino sui «fratelli d’Italia». La diffidenza, quando non l’aperta ripulsa, fu la cifra dell’atteggiamento del riformatore verso di loro. a Calvino, impegnato nella costruzione di una chiesa militante e di una solida ortodossia, parve inammissibile l’inclinazione al compromesso, alla dissimulazione e all’in- differentismo religioso manifestata dagli italiani; così come fu per lui in- comprensibile la volontà degli «eretici» (nell’accezione cantimoriana) di investigare senza remore o vincoli le verità di fede e di rivendicarne la le- gittimità. si trattava di una divergenza di opinioni sulle modalità di realizza- zione della riforma iscritta nella storia, nelle convinzioni, nelle prospettive dell’ uno e degli altri, dell’ uomo di chiesa da un lato e, dall’ altro, degli eredi del rinascimento, di erasmo e di Valdés vissuti sotto la secolare egemonia di roma: le due drammatiche vicende la portarono alla luce con violenza. Nei “vizi” degli italiani Calvino vide l’ombra lunga del maligno, che ave- va irrimediabilmente contaminato, con la sua «perversione anticristiana», molti fedeli della penisola. e con quegli «emissari di satana» ingaggiò una durissima battaglia, senza esclusione di colpi, in nome dell’onore di Dio e della sua ecclesia.

Gli italiani non si sottrassero all’agone. alcuni si schierarono con Calvi- no, coadiuvandolo nella sua lotta, altri continuarono la loro ricerca religiosa indipendente elaborando principi fondamentali per la libertà di pensiero, i più adottarono la pratica nicodemitica. Tuttavia, tale confronto fu fertile di conseguenze. Indusse i contendenti ad approfondire la loro riflessione su nozioni teologiche fondamentali (la trinità, la predestinazione, il valore dei riti, l’essenza della religione ecc.) e fu all’origine della composizione o del- la rielaborazione di scritti che rappresentano veri monumenti nel pensiero dell’europa moderna, quali l’Istituzione della religione cristiana e le opere di sebastiano Castellione sulla tolleranza religiosa.
Il sintetico quadro che si è tracciato dà conto dell’importanza dello studio dei rapporti tra Calvino e l’Italia come elemento della storia non solo reli- giosa dell’età moderna. Calvino mobilitò infatti uomini e forze intellettuali in Italia e dall’Italia verso l’europa. Nella penisola, ispirò il tentativo di uo- mini e donne appartenenti a ogni ceto sociale di creare un’alternativa forte al dominio politico e religioso della chiesa cattolica; attrasse oltralpe individui che contribuirono allo sviluppo della società e della riforma, operando nelle nuove strutture e istituzioni, ma anche rivendicando i valori della tolleranza e della libertà di pensiero. anche i conflitti tra Calvino e i suoi oppositori interni ed esterni arricchirono di idee e stimoli la storia culturale europea.
Parimenti, già da questa introduzione emergono la complessità e i pro- blemi che il tema pone. molte sono le questioni aperte: i canali e gli attori della propaganda religiosa; la reale diffusione e accettazione del modello ginevrino, nelle sue modalità e forme; i contenuti e gli effetti della reazione che esso suscitò nella chiesa cattolica e all’interno del movimento riforma- tore italiano, ma anche le conseguenze che il confronto ebbe per il pensiero di Calvino; la sopravvivenza della sola chiesa valdese dopo quell’«età ri- formata» dell’Italia; e così via. a queste e altre domande si è cercato di dare una prima risposta in questo libro, nell’intento di accrescere la conoscenza della storia religiosa dell’Italia del Cinquecento e di contribuire, con un’in- dagine storica, alle celebrazioni di un uomo che della storia fu indiscusso protagonista.
Desidero ringraziare susanna Peyronel rambaldi e Daniela solfaroli Camillocci per la loro disponibilità e i loro preziosi consigli. rosanna Gor- ris Camos è stata molto generosa dei suoi importanti scritti. sono grata a Bruna Conconi, Claudia Donadelli, Chiara Lastraioli, michaela Valente per avermi consentito di impiegare i loro testi ancora inediti per la redazione di questo libro.
L.F.
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