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Testimonianze extrabibliche su Gesù - Da Giuseppe Flavio al Corano

Testimonianze extrabibliche su Gesù - Da Giuseppe Flavio al Corano

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Descrizione

L'autore approfondisce le nostre conoscenze su Gesù e sulla Sua influenza sugli uomini e le donne del Suo tempo studiandone le tracce nelle fonti più diverse: ebraiche, pagane, apocrife e anche islamiche.

Di questo testo esiste una versione più recente che puoi trovare a questo link:

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Prodotti » Libri Cristiani » Storia

Proprietà

ISBN: 9788870164558
Produttore:
Claudiana
Codice prodotto: 9788870164558
Peso: 0,320kg
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

9

Gesù nel Corano

Oltre ai documenti di cui ci siamo occupati finora, anche la letteratura e la tradizione islamica fanno frequenti riferimenti a Gesù. La letteratura e la tradizione islamica appartengono al movimento religioso che fissa le sue origini nel 610 d.C., quando Maometto ricevette la sua chiamata all’età di 40 anni. Non possiamo aspettarci che un periodo così lontano dalle origini del cristianesimo ci offra qualcosa che possa servire come fonte indipendente per la storia di quelle origini. Eppure gli antichi resoconti musulmani hanno un loro interesse e fanno conoscere la forma in cui il racconto evangelico arrivò alle orecchie di Maometto.
Al momento in cui si sviluppò l’islam, gli ebrei avevano una posizione economica dominante nell’Arabia occidentale, e fra gli arabi di quella zona c’erano molti proseliti ebrei. Anche i cristiani di scuole di pensiero rivali erano attivi nelle tribù di varie parti dell’Arabia. La prima moglie di Maometto, Cadigia, aveva un cugino cristiano di nome Waraqah, che aveva una certa conoscenza della Bibbia: si dice che Maometto ebbe con lui delle conversazioni. All’epoca della nascita di Maometto, Abraha, un generale cristiano proveniente dall’Abissinia, invase, dallo Yemen, la Hijaz (il distretto in cui si trovavano la Mecca, dove nacque Maometto, e Medina). Maometto conosceva ebrei e cristiani e le loro scritture sacre, chiamate rispettivamente la tawrat (la Torah o Legge) e la injil (l’euangelion o evangelo).
La grande controversia di Maometto era con il paganesimo d’Arabia, contro il quale egli affermava un monoteismo senza compromessi. L’idea di introdurre una nuova religione era ben lontana dal suo pensiero originale: egli credeva che Allah1, che lo aveva mandato come messaggero, era l’unico Dio vivente e vero che aveva parlato attraverso profeti antichi come Noè, Abramo, Mosè e Gesù, e che il suo messaggio era essenzialmente il loro, che lo completava e lo applicava alle condizioni del popolo della Mecca e dei suoi dintorni. Egli si aspettava che gli ebrei e i cristiani, che costituivano il “popolo del libro”, riconoscessero che il suo messaggio era la verità, e fu deluso quando essi mossero delle obiezioni. Deplorava il rifiuto degli ebrei di riconoscere Gesù come un maestro mandato da Dio, ma deplorava anche l’attribuzione di onori divini fatta dai cristiani a Gesù: questo, ai suoi occhi, minava alla base la verità fondamentale che Dio è uno solo – “non c’è altro Dio che Allah”.
Le rivelazioni ricevute da Maometto sono registrate nel libro sacro dell’islam, il Corano (parola che potrebbe essere tradotta “recitazione”). Il Corano comprende 114 sure o capitoli, che a loro volta si suddividono in versetti2.
Nel Corano si parla normalmente di Gesù come di ‘Isa ibn Maryam (Gesù figlio di Maria), talvolta con la designazione aggiuntiva di al Masih (il Messia). Sono riferimenti brevi, a parte il racconto della sua nascita, che appaiono in più di un passo, da varie fasi della composizione del Corano.
“Noi3… demmo a Gesù figlio di Maria prove evidenti [del suo compito]”, dice Allah in sura 2,87, “e lo confermammo con lo Spirito di Santità”. Maria a sua volta è portata ad esempio per tutte le donne credenti: “E Maria, figlia di ‘Imran, che si conservò vergine, sì che noi insufflammo in lei del nostro spirito, e che credette alle parole del suo Signore, e nei suoi Libri, e fu una delle donne devote” (66,12).
Maryam è l’equivalente arabo di Miriam, la parola ebraica dalla quale derivano Maria (latino, greco e molte lingue moderne) e l’inglese Mary. Nell’Antico e nel Nuovo Testamento il nome è portato da parecchie donne, ma fra queste hanno il massimo rilievo, nell’Antico Testamento, Miriam (o Maria), la sorella di Mosè, e nel Nuovo, Maria, la madre di Gesù. Nella sura 3 del Corano c’è un passaggio repentino dalla prima alla seconda di queste donne, un passaggio facilitato dal fatto che nel Corano il padre della seconda si chiama ‘Imran (Amran), come nella Bibbia il padre della prima (v. 33-59):

In verità Iddio ha eletto Adamo e Noè e la gente d’Abramo e la gente di ‘Imran sovra tutto il creato, come progenie gli uni degli altri, e Dio sa ed ascolta. Quando disse la moglie di ‘Imran: “O Signore! Io voto a te ciò ch’è nel mio seno, sarà libero dal mondo e dato a te! Accetta da me questo dono, ché tu sei colui che ascolta e conosce!”. E quando la partorì, disse: “Signore! ecco che io ho partorito una femmina! (Ma Dio sapeva meglio di lei Chi essa aveva partorito). Il maschio non è come la femmina, ma io l’ho chiamata Maria, e la metto sotto la tua protezione, lei e la sua progenie, contro Satana, il reietto!”. E il Signore l’accettò, d’accettazione buona, e la fece germogliare, di germoglio buono. E Zaccaria la prese sotto la sua tutela, e ogni volta che Zaccaria entrava da lei nel santuario vi trovava del cibo e le diceva: “O Maria, donde ti viene questo?”. Ed essa rispondeva: “Mi viene da Dio, perché Dio dà della sua provvidenza a chi vuole, senza conto”. E là Zaccaria pregò il suo Signore, dicendo: “O Signore! Concedimi dal tuo cielo una buona progenie, ché tu esaudisci le preci”. Allora gli angeli lo chiamarono mentre stava ritto in preghiera nel santuario, e gli dissero: “Dio ti dà la buona novella della nascita di Giovanni, che confermerà una Parola venuta da Dio, e onorevole e casto, e profeta fra i buoni”. E disse Zaccaria: “O Signore, come potrò io avere un figlio, ché m’è già sopraggiunta la vecchiaia, e mia moglie è sterile?”. E l’angelo rispose: “Eppure Dio fa ciò che vuole”. Disse ancora: “O Signore, dammi un segno”. E Dio disse: “Il tuo segno sarà che non potrai parlare alla gente per tre giorni, altro che a gesti, ma tu menziona spesso il nome del Signore, e glorificalo, alla sera e al mattino”.
E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria! In verità Dio t’ha prescelta e t’ha purificata e t’ha eletta su tutte le donne del creato. O Maria, sii devota al tuo Signore, prostrati e adora con chi adora!”.
Questa è una delle notizie del mondo invisibile che Noi ti4 riveliamo, perché tu non stavi con loro quando tiravano a sorte con le canne per sapere chi si sarebbe preso di cura di Maria, non eri con loro quando discutevano di questo. E quando gli angeli dissero a Maria: “O Maria, Iddio t’annunzia la buona novella d’una Parola che viene da lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. Ed egli parlerà agli uomini dalla culla come un adulto, e sarà dei buoni”. “O mio Signore! – rispose Maria – come avrò mai un figlio se non m’ha toccata alcun uomo?”. Rispose l’angelo: “Eppure Dio crea ciò ch’ei vuole: allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: “Sii!” ed essa è”5. Ed egli gli insegnerà il Libro e la Saggezza e la Torah e il Vangelo6, e lo manderà come suo Messaggero ai figli d’Israele, ai quali egli dirà: “Io vi porto un segno del vostro Signore. Ecco che io vi creerò con dell’argilla una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio; e guarirò anche, col permesso di Dio, il cieco nato e il lebbroso e risusciterò i morti e vi dirò anche quel che mangiate e quel che conservate nelle vostre case. In tutto questo vi sarà un segno per voi, se siete credenti. E son venuto a confermare quella Torah che fu rivelata prima di me, per dichiararvi lecite alcune cose che v’erano state proibite, e v’ho portato un segno da Dio; pertanto temete Dio e obbeditemi. Poiché certo Dio è il mio Signore e il vostro Signore. Adoratelo: questa è la retta via”.
Ma quando Gesù sentì il loro ribelle rifiuto, si chiese: “Chi saranno gli ausiliari7 miei verso Dio?”. “Noi – risposero gli apostoli – siamo gli ausiliari di Dio, noi crediamo in Dio e tu vedi che a lui tutti ci diamo!8 O Signore nostro! Noi crediamo in quel che hai rivelato e abbiam seguito il tuo Messaggero, scrivici dunque fra quelli che testimoniano della sua verità”. E gli altri insidiarono, e Dio insidiò, e Dio è fra gli insidiatori il migliore! Quando Dio disse: “O Gesù, io ti farò morire, e poi ti innalzerò fino a me, e ti purificherò dagli infedeli e porrò coloro che ti hanno seguito alti sopra gli infedeli fino al dì della Resurrezione; poi a me tutti tornerete e io giudicherò fra voi delle vostre discordie. Quanto a quelli che rifiutaron la fede, li punirò di pena violenta in questo mondo e nell’altro; e non avranno aiuti. Quanto poi a coloro che credono e operano il bene, Dio pagherà loro il compenso dovuto, ché Dio non ama gli ingiusti”.
Queste sono le sante parole che noi ti recitiamo e memoriale di saggezza. E in verità, presso Dio, Gesù è come Adamo: egli lo creò dalla terra, gli disse: “Sii!” ed egli fu.

Questo racconto della nascita di Cristo si basa soprattutto sul primo capitolo del Vangelo di Luca, dove l’annuncio fatto dall’angelo a Maria di un figlio è preceduto dalla promessa fatta dall’angelo di un figlio (Giovanni) al vecchio sacerdote Zaccaria e a sua moglie: lo scetticismo di Zaccaria è in contrasto con la fede di Maria. Alcuni elementi del racconto sono però presi da Vangeli apocrifi. Il racconto della nascita di Maria e dell’incarico dato a Zaccaria di esserne il tutore somiglia a ciò che ci viene detto nel Protovangelo di Giacomo (dove i suoi genitori sono chiamati Gioacchino e Anna). Il riferimento a Gesù che fa degli uccelli di creta e che dà loro la vita viene dal Vangelo dell’infanzia di Tommaso9.
Una forma sintetica di questo racconto delle opere di Gesù (compreso l’alitare la vita in uccelli di creta) si trova nella sura 5,109 s. Qui Allah gli ricorda come egli lo avesse protetto contro gli israeliti quando essi rifiutarono di credere ai segni sicuri che egli aveva dato loro e dissero: “Questo non è altro che semplice magìa”10.
Un racconto della nascita di Gesù parallelo a quello della sura 3 si trova nella sura 19, chiamata giustamente la sura di Maria. Anche qui, in armonia con il precedente lucano, il racconto (v. 16-35) segue la storia della promessa di un figlio a Zaccaria:

E nel Libro ricorda Maria, quando s’appartò dalla sua gente lungi in un luogo d’oriente, ed essa prese, a proteggersi da loro, un velo. E Noi le inviammo il nostro Spirito che apparve a lei sotto forma di uomo perfetto. Ella gli disse: “Io mi rifugio nel Misericordioso, avanti a te, se tu sei timorato di Dio!”. Le disse: “Io sono il Messaggero del tuo Signore, per donarti un fanciullo purissimo”. “Come potrò avere un figlio – rispose Maria – se nessun uomo m’ha toccata mai, e non sono una donna cattiva?”. Disse: “Così sarà. Perché il tuo Signore ha detto: “Cosa facile è questa per me”, e Noi, per certo faremo di lui un segno per gli uomini, un atto di clemenza nostra: questa è cosa decretata”.
Ed essa lo concepì e s’appartò col frutto del suo seno in luogo lontano. Ora le doglie del parto la spinsero presso il tronco d’una palma e disse: “Oh fossi morta prima, oh fossi ora una cosa dimenticata e obliata!”. E la chiamò una voce di sotto la palma: “Non rattristarti, ché il Signore ha fatto sgorgare un ruscello ai tuoi piedi: scuoti verso di te il tronco della palma e questa farà cadere su te datteri freschi e maturi. Mangiane dunque e bevi e asciuga gli occhi tuoi! E se tu vedessi qualcuno digli: “Ho fatto voto al Misericordioso di digiunare e non parlerò oggi ad alcun uomo””. Poi venne col bambino alla sua gente portandolo in braccio. “O Maria – le dissero – tu hai fatto cosa mostruosa. O sorella di Aronne! Non era tuo padre un uomo malvagio né fu peccatrice tua madre!”. Ed essa indicò loro il neonato, e dissero: “Come parlerem noi a chi è ancora nella culla bambino?”. Egli disse: “In verità io sono il Servo di Dio, il quale mi ha dato il libro e mi ha fatto profeta, e m’ha benedetto dovunque io mi sia e m’ha prescritto la preghiera e l’elemosina finché sarò in vita, e m’ha fatto dolce con mia madre, non mi ha fatto violento e scellerato. Sia pace su di me, il dì che nacqui e il dì che muoio e il dì quando sarò suscitato a vita!”. Questo è Gesù figlio di Maria, secondo parola di verità che alcuni mettono in dubbio. Non è da Dio prendersi un figlio; sia gloria a lui! Quand’egli decide una cosa basta ch’ei le dica: “Sii!” ed essa è.

Mentre la cornice di questo racconto deriva dal racconto lucano della natività, alcuni degli episodi che vi sono compresi mostrano affinità con racconti che si trovano nei Vangeli apocrifi dell’infanzia di Gesù. Il racconto di Maria che tesse una tenda è narrato nel Protoevangelo di Giacomo, in cui Maria è una delle sette vergini della famiglia di Davide scelte per fare una cortina del tempio di Gerusalemme. L’episodio della palma ne ricorda uno del Vangelo dello Psuedo-Matteo (20,1 s.), in cui Maria, durante la fuga in Egitto, desidera il frutto di una palma, e il bambino Gesù, seduto sulle sue ginocchia, dice: “Albero, abbassa i tuoi rami, e rinfresca mia madre con i tuoi frutti”11. L’idea generale non è diversa da quella della Carola del ciliegio (Cherry Tree Carol) in cui, tuttavia, a dare l’ordine è il bambino non ancora nato:
Bow down then the tallest tree
For my mother to have some.
(Abbassa l’albero più alto
perché mia madre possa averne un po’).

L’insistenza del Corano (che si trova anche in altre parti)12 sul fatto che Allah non ha figli tende ovviamente a negare l’attribuzione fatta dai cristiani a Gesù del titolo di “Figlio di Dio”; è altrettanto ovvio che nasce da un fraintendimento del titolo in senso biologico. Si contesta anche la convinzione cristiana della divinità di Cristo, insieme con la dottrina della Trinità. Infatti nella sura 5, v. 73-75, leggiamo:

E sono empi quelli che dicono: “Il Cristo, figlio di Maria13, è Dio”, mentre il Cristo disse: “O figli d’Israele! Adorate Dio, mio e vostro Signore”. E certo chi a Dio dà compagni, Dio gli chiude le porte del giardino14: la sua dimora è il fuoco15 e gli ingiusti non avranno alleati. E sono empi quelli che dicono: “Dio è il terzo di tre”. Non c’è altro dio che un Dio solo, e se non cessano di dire simili cose un castigo crudele toccherà a quelli di loro che così bestemmiano. Non si convertiranno mai dunque a Dio chiedendo il suo perdono? Dio è indulgente e clemente. Il Cristo figlio di Maria non era che un messo di Dio come gli altri16 che furono prima di lui, e sua madre era una santa, ma ambedue mangiavano cibo. Guarda come noi spieghiamo chiari ad essi i segni, e guarda come essi si allontanan dal vero.

La sura di cui citiamo questo estratto è detta “la sura della mensa”, perché comprende una reminiscenza dell’episodio della moltiplicazione dei pani o forse anche dell’istituzione della santa Cena (v. 112-114):
E quando gli apostoli dissero: “O Gesù, figlio di Maria, può il tuo Signore far discendere su di noi una mensa dal cielo?”17. E Gesù rispose: “Temete Dio, se siete credenti!”. E dissero gli apostoli: “Noi vogliamo mangiar di quella mensa e che si rassicurino i nostri cuori e che sappiamo che tu sei stato sincero con noi e possiamo testimoniarne”. E disse Gesù figlio di Maria: “Dio mio! Signor nostro! Fa’ discendere su di noi una tavola dal cielo che sia per noi una festa, per il primo di noi e per l’ultimo di noi, che sia un segno che da te ci viene, dacci della tua provvidenza, tu che sei dei provvidi il più buono!”.

Questo è seguito immediatamente da un passo che rappresenta Gesù nell’atto di ripudiare la dottrina e il culto che alcuni suoi seguaci adottarono più tardi (v. 116 s.):

… Dio disse: “O Gesù figlio di Maria! Sei tu che hai detto agli uomini: “Prendete me e mia madre come dèi oltre a Dio””? E rispose Gesù: “Gloria a te! Come mai potrei dire ciò che non ho il diritto di dire?… Io non dissi loro se non quello che tu mi ordinasti di dire, cioè: “Adorate Iddio, mio Signore e Signor vostro””.

Nella sura 4, detta “la sura delle donne”, ci sono su Gesù uno o due paragrafi di grande importanza. Sulla “gente del libro” (gli ebrei) leggiamo (v. 156-159):

Per la loro incredulità e per aver detto contro Maria una calunnia orrenda, e per aver detto: “Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, Messaggero di Dio”, mentre né lo uccisero né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui (e in verità coloro la cui opinione è divergente a questo proposito son certo in dubbio né hanno di questo scienza alcuna, bensì seguono una congettura, ché, per certo, essi non lo uccisero, ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio; e non c’è nessuno della gente del libro che non crederà in lui, prima della sua morte, ed egli nel dì della resurrezione sarà testimonio contro di loro).

Poi, più avanti nella stessa sura, leggiamo di un’altra “gente del libro” (i cristiani - v. 171 s.):
O gente del libro! Non siate stravaganti nella vostra religione e non dite di Dio altro che la verità! Ché il Cristo Gesù figlio di Maria non è che il messaggero di Dio, il suo Verbo che egli depose in Maria, uno spirito da lui esaltato. Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: “Tre”! Basta! e sarà meglio per voi! Perché Dio è un Dio solo, troppo glorioso e alto per avere un figlio! A lui appartiene tutto quel ch’è nei cieli e quel ch’è sulla terra, lui solo basta a proteggerci! Il Cristo non ha disdegnato d’essere un semplice servo di Dio, e così gli angeli cherubini…

Per Maometto e i suoi seguaci, Gesù è uno degli uomini più grandi, un profeta e un messaggero di Dio nella successione di Abramo e Mosè. Sebbene si veda in lui il figlio nato dalla vergine Maria e lo si descriva come uno spirito proveniente da Dio, egli è un uomo e niente di più. Se gli viene rifiutato il titolo di “Figlio di Dio” (frainteso, come abbiamo visto, in senso biologico), si ammette senza difficoltà che egli sia “Parola di Dio”18 (che, per il quarto evangelista, è un altro modo di dire quello che si intende per “Figlio di Dio”).
La “diffamazione contro Maria” di cui sono accusati i giudei è probabilmente una leggenda sulla nascita di Gesù (si sa che essa circolava verso la fine del II secolo), che gettava dei dubbi sulla legittimità di Gesù e sulla verginità di Maria19. Ma quando si dice che essi affermavano di aver ucciso Gesù, possiamo domandarci se veramente fecero tale affermazione, dato che la sua crocifissione storicamente fu portata a termine da carnefici romani in base alla condanna di una corte romana. Potremmo domandarci se Maometto non abbia ripreso un’accusa cristiana contro i giudei, ma, d’altra parte, egli forse dipendeva da un racconto simile a quello che abbiamo citato prima riprendendolo dalla baraitha del trattato Sanhedrin, che dà per scontato che Gesù fu condannato a morte da una corte ebraica per un reato contro la legge religiosa ebraica20.
In uno o due passi che abbiamo citato del Corano ci sono vaghe allusioni alla “morte” di Gesù21, ma questo passo della sura 4 nega enfaticamente la sua morte, o almeno il resoconto tradizionale. “Né lo uccisero, né lo crocifissero, bensì qualcuno fu reso ai loro occhi simile a lui” (o a loro sembrò così). Nella tradizione musulmana la spiegazione di questo passo è che qualcun altro, con l’aspetto di Gesù, fu crocifisso, mentre Gesù fu innalzato al cielo. Può darsi che il Corano intenda proprio questo.
Ma se è così ci troviamo davanti ad una situazione paradossale. Malgrado tutta la sua insistenza sulla vera umanità di Gesù, Maometto sembra aver tratto la sua opinione sulla crocifissione da una fonte che negava la reale umanità di Gesù, e quindi la realtà della sua morte. Questa negazione appartiene alla dottrina chiamata docetismo perché sosteneva che sembrava soltanto che Gesù avesse una vera natura umana e che la sua morte fosse reale. Sia il quarto Vangelo, sia le Lettere di Giovanni22 combattono contro una forma antica di questa dottrina. Il docetismo interpretava il racconto della crocifissione in vari modi diversi, ma uno di questi modi era l’ipotesi che qualcun altro (Simone il Cireneo, secondo qualcuno)23 fosse stato preso per Gesù e crocifisso al suo posto. Nell’islam è perciò diventato praticamente un dogma che Gesù non fu crocifisso24. Un corollario di questo dogma è che le testimonianze della sua crocifissione, nei Vangeli cristiani, devono essere alterazioni.
Secondo la sura 61,6 “… disse Gesù figlio di Maria: “O figli d’Israele! Io sono il messaggero di Dio a voi inviato, a conferma di quella Torah che fu data prima di me, e ad annunzio lieto di un messaggero che verrà dopo di me e il cui nome è Ahmad””. Questa predizione di un altro messaggero chiamato Ahmad (“il lodato”) potrebbe essere fondata sulla promessa di Gesù del Paracleto nel discorso nella camera alta del quarto Vangelo (Giovanni 14,16; 15,26; 16,7); ma nella tradizione musulmana è intesa come una predizione della venuta di Maometto.
Il cristianesimo siriano da cui Maometto derivò la sua conoscenza della storia di Gesù è anche responsabile del suo modo di intendere la dottrina della Trinità. Non c’è dubbio che essa gli apparve come un credere in tre deità, che contraddiceva in pieno il principio monoteistico, ma appare inoltre che egli vide in queste tre deità Gesù e sua madre oltre a Dio il Padre. Questo naturalmente è lontano dal trinitarianismo ortodosso del credo niceno e di simili formule. Ma nelle lingue semitiche la parola che significa “spirito” è femminile, e abbiamo già visto segni di una tendenza a identificare lo Spirito con la madre di Gesù25.
Mentre è interessante cercare di scoprire le fonti dalle quali il Corano attinge i riferimenti a Gesù e alle origini cristiane, nel caso specifico non troviamo informazioni nuove su di lui.


1 Allah (al-ilah) significa “il Dio” (cioè il solo unico Dio).
2 Traduzioni italiane del Corano: Il Corano, a cura di A. BAUSANI, Firenze, Sansoni, 1955 (da cui sono tratte le citazioni); Il Corano, a cura di M. MORENO, Torino, UTET, 1978; Il Corano, Introduzione, traduzione e commento di F. PERRONE, 2 voll., Milano, Mondadori, 1979.
3 “Noi” è plurale di maestà divina.
4 Cioè, a Maometto.
5 Cfr. sura 3,52 (pp. 177 ss.); 19,36 (p. 179).
6 Cfr. sura 5,50.108.
7 In arabo è ansar, plurale di nasiru. Questo è un gioco di parole su “nazareni” (nasara). il titolo ansar fu conferito dopo la morte di Maometto alle due tribù che lo avevano sostenuto a Medina.
8 Letteralmente: “noi siamo musulmani” (analogamente in sura 5,111).
9 Per questi due scritti vedi pp. 92 s.
10 Cfr. pp. 59 s.
11 Il “ruscello” è specifico del Corano. E.F.F. BISHOP formula l’ipotesi che possa essere una reminiscenza dell’acquedotto di Pilato, di cui si possono ancora vedere le tracce vicino a Betlemme (Is Pontius Pilate’s Aqueduct referred to in the Qur’an?, “The Muslim World” 52, 1962, pp. 189 s.).
12 Per esempio sura 2,110 s.; 17,111; 39,6.
13 In sura 5,19 le parole sono quasi identiche.
14 Paradiso.
15 Geenna.
16 Gli “altri messaggeri” sono i profeti ebrei.
17 Cfr. Salmo 78,19 (“Potrebbe Dio imbandirci una mensa nel deserto?”).
18 Ma il termine “Parola” non ha per Maometto, in questo contesto, lo stesso significato che ha per Giovanni; per Maometto può aver significato uno che porta la Parola, un messaggero. E.F.F. BISHOP ricorda come, intorno al 1920, alla vigilia di un week-end di tensione, un giornale del Cairo “pubblicò una preghiera che doveva essere usata il venerdì, il sabato e la domenica successivi, nella moschea, nella sinagoga e nella chiesa, offerta nei nomi di Maometto, l’apostolo di Dio, Gesù, la Parola di Dio, e Mosè, che fuggì dalla schiavitù” (Syncretism and Monotheistic Faith, “Anglican Theological Review” 42, 1960, p. 202).
19 Secondo ORIGENE (Contra Celsum I,32), Celso, nel suo Discorso vero, intorno al 170 d.C., presentava un ebreo il quale sosteneva che Gesù era figlio di Maria e di un soldato di nome Pantheras. Questo nome, se si tratta di una corruzione del greco parthenos, “vergine”, potrebbe essere una testimonianza non intenzionale della convinzione che Gesù era stato concepito da una vergine. Vedi pp. 61 s.
20 Vedi p. 60.
21 Sura 3,48 (pp. 177 s.); 19,34 (p. 179).
22 Cfr. Giovanni 1,14; 19,34 s. I Giovanni 4,2; 5,6. Vedi sopra pp. 98 s.
23 IRENEO (Adversus haereses I,24,2) attribuisce quest’idea a Basilide, ma questo è in conflitto con le parole di Basilide citate da CLEMENTE ALESSANDRINO (Stromata IV,12), che affermavano che Cristo soffrì come un qualsiasi altro martire. Vedi p. 175.
24 W.M. WATT, tuttavia, pensa che lo si potrebbe intendere in un senso non dissimile da quello di Giovanni 10,17 s., dove Gesù dice: “Io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me” (Islamic Revelation in the Modern World, Edinburgh Un. Pr., 1969, pp. 54 ss.).
25 Vedi p. 107.
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