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Altri racconti dell'arca

Altri racconti dell'arca

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Descrizione

Una splendida raccolta di storie! Il racconto di Noè; Il racconto del Pavone; Il racconto dell'orso polare; Il racconto della farfalla; Il racconto del pappagallo; Il racconto del tarlo; Il racconto della moglie di Noè; Il racconto del panda; Il racconto della giraffa; Il racconto della taccola; Il racconto del serpente; Il racconto del coniglio; La fine... e l'inizio

Proprietà

ISBN: 9788873380252
Produttore:
Anastasis
Codice prodotto: 9788873380252
Peso: 0,190kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

IL RACCONTO DI NOE’

Noè era preoccupato: stava così da quando Dio aveva stravolto la sua vita con l’annuncio dell’arrivo del diluvio.
Dio aveva detto a Noè: “Temo che dovrò distruggere il mondo e tutto ciò che contiene perché è diventato un posto pieno di malvagità. Però salverò te, tua moglie, i tuoi figli e le loro mogli ed anche una coppia di ogni creatura vivente della terra!”.
Dio aveva detto a Noè di costruire un’arca di legno, un’imbarcazione del tutto simile ad una grande nave, così che quando avrebbe mandato un diluvio a coprire la terra Noè, la sua famiglia e gli animali si sarebbero salvati.
“Tu, Noè, ti prenderai cura degli animali per Me, perché sono tutti molto importanti. Mi affido a te perché possano rimanere tutti in vita.”.
Noè era triste al pensiero che il mondo sarebbe stato distrutto dal diluvio ed era anche preoccupato per il lavoro che Dio gli aveva affidato, così cominciò a perorare la sua causa presso Dio.
“Ti prego, Dio, credimi; sono molto grato per l’incarico ma non penso di essere la persona giusta. A parte due gatti, che avevo per tenere a bada i topi, non ho mai tenuto degli animali. In realtà, gli animali non mi piacciono nemmeno. Sono certo che potresti scegliere qualcuno molto più adatto e migliore di me.”.
Ma Dio voleva proprio Noè.
Così Noè tornò alla carica: “Non sono un bravo organizzatore, Dio, e Tu avrai bisogno di un buon organizzatore per questo viaggio. Io faccio un po’ di confusione, vedi?”.
Ma Dio non rispose in quanto, a parte tutto, aveva tantissima fiducia in Noè.
“Non sono più così giovane!” disse Noè a sua moglie quella sera. “Dio avrebbe dovuto scegliere un uomo migliore e con meno anni per questo compito.” (Noè aveva seicento anni a quel tempo).
“Forse qualcuno più giovane, ma non ce n’è uno migliore e Dio ha scelto te per il lavoro così provaci, e adesso vedi di dormire un po’!” disse sua moglie.
Ma il sonno quella notte non arrivò per Noè. Si girava e rigirava nel letto, agitato e preoccupato. Alla fine si sedette diritto come un fuso.
“Cosa potranno mai mangiarsi gli oritteropi?” chiese, ma sua moglie stava russando delicatamente al suo fianco e non gli rispose.
Da quel giorno in poi Noè dormiva molto poco: man mano che i giorni passavano la sua preoccupazione cresceva.
“Ahi!” gridò, quando colpì il suo pollice con il martello per la terza volta.
“Ascolta, padre: perché non vai ad accogliere gli animali e lasci a noi la costruzione dell’arca?” disse Sem, suo figlio maggiore.
Gli altri due figli, Cam e Iafet, annuirono.
“Sono certo che hai tantissimo altro lavoro da fare!” aggiunse Sem con molto tatto.
“E come ben sai, non sei un granché come falegname!” disse invece Cam bruscamente.
Noè si impuntò. “Dio ha detto a me di costruire l’arca!”.
Sem, Cam e Iafet si guardarono l’un l’altro; poi continuarono a lavorare. Erano però passati solo alcuni minuti quando…
“Ahiiiii!” gridò nuovamente Noè, avendo colpito il suo pollice ormai dolente per la quarta volta.
“Per favore, papà….” disse Sem.
Proprio in quel momento sua moglie lo chiamò dalla casa.
“Noè, puoi venire un momento, per favore? Sono arrivati due fenicotteri e dicono che devono parlarti. Sembrano un po’ sottosopra!”.
Noè scese dall’arca. In realtà era piuttosto contento di avere una scusa per potersene andare e i suoi figli, a loro volta, erano ben felici di potersi sbarazzare di lui.
“Adesso possiamo procedere più speditamente.” disse Cam.
Noè non fece ritorno all’arca. Dopo aver parlato con i fenicotteri, dovette cacciare gli scimpanzé dalle sue viti. Poi arrivarono i castori che si misero subito a costruire una diga, sbarrando così il torrente che forniva acqua alla sua fattoria. Gli emù arricciarono il naso quando videro la loro sistemazione per dormire e uno degli orsi polari era svenuto per il caldo. Noè fu realmente molto occupato: c’era così tanto da fare e così poco tempo.
“Non puoi fare in modo che alcuni animali ti diano una mano?” gli chiese sua moglie, mentre consumavano il loro pasto serale. “Quei simpatici elefanti si sono offerti di aiutare i ragazzi per la costruzione dell’arca e persino le scimmie hanno dato la loro disponibilità a scendere e raccogliere gli utensili che cadono – anche se non mi fido molto di loro. Mi sono sembrate molto sarcastiche.”.
“Anche i castori vogliono aiutare!” disse Iafet.
“Non posso essere aiutato: Dio ha affidato a me il lavoro e devo farlo da me.” replicò Noè.
“Ma tu non stai costruendo l’arca da solo: i nostri figli ti stanno aiutando.” sottolineò sua moglie.
“E’ vero, ma forse avrei dovuto provarci!” disse Noè accigliato.
“L’arca affonderebbe dopo un minuto!” interloquì Cam.
“Non essere così sgarbato con tuo padre!” disse sua madre con tono tagliente, ma Noè non stava nemmeno ascoltando.
Come poteva assicurarsi che una coppia di ogni tipo di animali, insetti e uccelli salisse a bordo dell’arca al momento giusto? Diciamo che, per sbaglio, si fosse lasciato indietro una coppia o due: Dio avrebbe potuto non perdonarlo mai per questo. La notizia doveva essersi già diffusa perché gli animali stavano cominciando ad arrivare, e si presentavano alla porta della casa di Noè a tutte le ore del giorno e della notte. Era un problema ogni volta trovare un posto dove metterli e cosa dare loro da mangiare e, oltretutto, non c’era verso di fermare gli scimpanzé che continuavano a depredare i grappoli d’uva dalle sue vigne.
Il cibo era un altro problema: come avrebbe fatto – si chiedeva Noè – a mettere insieme tutto il cibo necessario per così tanti animali? Noè passò ore a scrivere liste interminabili di quello che gli animali, gli uccelli e gli insetti mangiavano. La lettura di quella lista lo deprimeva perché gran parte di loro si mangiavano semplicemente gli uni gli altri.
Per non parlare poi della costruzione dell’arca in sé, che continuava a star ferma in quanto Noè era troppo occupato per supervisionare il lavoro.
Le preoccupazioni si ammucchiavano di pari passo alle liste nell’ufficio di Noè, che diventava sempre meno paziente tanto che i suoi figli e le loro mogli – e persino sua moglie stessa – cominciarono ad evitarlo. Quando si avvicinò il giorno dell’imbarco sull’arca, Noè cominciò ad entrare nel panico.
“Non sarà mai pronta in tempo!” pensò, e continuava a colpire con il martello il suo pollice e le altre dita mentre cercava di lavorare più velocemente.
“Il cibo necessario non arriverà mai in tempo!” pensò, e inviò messaggi in lungo e in largo.
Un pomeriggio terribile, in cui i castori riuscirono a completare la loro diga sul torrente privando così dell’acqua la sua fattoria, e le sue vigne – già da tempo ormai spoglie dei grappoli d’uva – furono calpestate e devastate dagli ippopotami e dagli elefanti, Noè fu preso dalla disperazione.
Interruppe ogni attività lavorativa e si sedette tra le rovine di quella che era una volta la sua bella fattoria. Con tristezza ripensò alla sua vita passata, ricordandosi con quanta gioia aveva invece contemplato la sua uva crescere con il calore estivo e diventare grossa e succosa. Sebbene si fosse a volte lamentato per il lavoro faticoso, era stato contento della vita che faceva. I suoi occhi si inumidirono e due grossi lacrimosi caddero sulla lunga lista che teneva in mano. Era troppo vecchio per cambiare e tutto ciò che lo aspettava incuteva molto timore.
“Non posso farcela!” pensò, mentre scorgeva nelle vicinanze gli scimpanzé che si grattavano a motivo delle pulci. “Dovremmo far salire a bordo dell’arca anche due pulci?” si chiese. Dio non aveva detto nulla riguardo alle pulci.
Mise la testa tra le mani e sospirò. “Non posso proprio farcela!”.
Poi saltò in piedi e cominciò a passeggiare avanti e indietro.
“Non posso, non posso: IO NON POSSO FARLO! Dio dovrà trovarsi qualcun altro. Non è troppo tardi.”.
“Noè!”.
Dio gli stava parlando, ma Noè dapprima non Lo udì; era troppo agitato.
“Noè, ascoltami!”.
“Oh, Dio, sei tu?” disse Noè, quasi non riuscendo a trovare le parole tanto era preso dal panico. “Dove sei stato? Sono stato talmente turbato e preoccupato che mi sono ridotto in questo stato. Io non voglio partire, non posso partire e non posso fare il lavoro che mi hai dato. Non voglio morire nel diluvio, ma questo è troppo per un vecchio come me. Oltretutto, non mi piacciono gli animali – dovresti vedere come si comportano alcuni di loro! Per favore, Dio, trovati qualcun altro.”.
“Noè, smetti di parlare, siediti e tranquillizzati per un attimo!” disse Dio con tono paziente.
Noè fece quello che Dio gli aveva detto e cominciò subito a sentirsi un po’ meglio.
“Allora, adesso vuoi ascoltarMi?”
“Certamente, Signore!” disse Noè.
“Benissimo! E’ da molto tempo che avrei voluto aiutarti, ma tu non Mi hai dato la possibilità di farlo.”.
“Non Te l’ho data?”.
“No. Sei stato troppo occupato a cercare di fare tutto da te!”.
“Davvero?”.
“Sì!”.
“Oh, pensavo che Tu volessi così!” disse Noè.
“Avresti dovuto chiedermelo, Noè” replicò Dio.
“Non sei stato molto da queste parti ultimamente!” si lamentò Noè, ma poi si vergognò. “Immagino che Tu sia stato troppo occupato.”.
“Non sono mai troppo occupato per aiutarti!” disse Dio. “Fintato che confidi in Me, tutto andrà bene.”.
“Sicuramente, Dio!” disse Noè.
“Tu confidi in Me?” gli domandò Dio e, mentre Noè sedeva lì sotto il sole in mezzo alle sue vigne devastate, questa gli sembrò la domanda più importante che gli fosse mai stata chiesta. Ripensò alla sua lunga vita, ricordandosi come – anche quando era bambino – aveva sempre portato i suoi problemi a Dio e Dio non lo aveva mai lasciato a terra, nemmeno una volta. Passò molto tempo prima che Noè rispondesse.
Alla fine disse: “Sì! Sì, Dio, io confido in Te!”.
“Bene! Allora in questo caso non c’è niente di cui ti debba preoccupare!” disse Dio.
Noè rimase seduto ancora per un po’, godendosi un senso di pace che non provava da lungo tempo. Poi tornò a casa e chiese scusa a sua moglie e ai suoi figli per essere stato così impaziente e irascibile. Tutti si sentirono sollevati e ripresero a lavorare con più energia di prima. Alcuni animali si diedero da fare per aiutare e presto l’arca fu completata.
Se Noè veniva ancora assalito da qualche preoccupazione – cosa che successe, specialmente quando vide arrivare alla sua fattoria alcuni degli animali più feroci – o se il suo stomaco era sottosopra al pensiero del futuro, cosa che accadeva diverse volte nel corso della giornata, nessuno veniva a saperlo tranne Dio. Noè sapeva che Dio lo avrebbe aiutato ad affrontare qualsiasi cosa si fosse presentata davanti.
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