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La tua vita a prova di fuoco - Costruire una fede capace di sopravvivere alle fiamme

La tua vita a prova di fuoco - Costruire una fede capace di sopravvivere alle fiamme

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Descrizione

Michael Catt ci mostra come, similmente ad una grande sequoia, possiamo stare saldi attraverso le prove incandescenti che inevitabilmente verranno e addirittura essere fruttuosi. Usando delle illustrazioni prese dalla propria vita e dal nuovo film "Fireproof" (prodotto dalla sua congregazione, la Sherwood Baptist Church), Catt mostra otto modi con i quali possiamo preparare le nostre vite per le prove che verranno nella nostra vita.Trattando temi pratici come la tentazione, matrimonio e finanze, l'autore ci ricorda che in una cultura degradata noi siamo chiamati ad essere saldi e fermi nella nostra fede.

Proprietà

ISBN: 9788880773320
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880773320
Peso: 0,170kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

Trovarsi nel fuoco

“Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli”
(Salmo 1:3)

Il mio amico Ken Jenkins è un fotografo professionista. La retro copertina ed ogni capitolo del libro, portano sue foto di sequoie, scattate anni fa in California. Mentre stava svolgendo il suo compito di fotografo, Ken ebbe modo di parlare con un forestale che si trovava lì.
C’era stato un incendio tra i alberi giganti, alcuni dei quali sono così longevi che datano al tempo di Cristo. Una sequoia può sopravvivere a molti incendi, perché la sua corteccia è spessa più di sessanta centimetri. Ma, dopo l’incendio, l’albero può sopportarne le conseguenze per mesi.
Quando sopraggiungono le prove ardue, spesso anche noi ne sopportiamo le conseguenze, molto tempo dopo. E finiamo per chiedere a Dio: “Perché è successo questo?”, o: “Perché è toccato a me?” E possiamo credere persino delle bugie come: “Se Dio mi ama, non avrebbe consentito che questo accadesse”. Ma è sbagliato pensare che Dio non ci ama, non ha cura di noi e non sa quello che sopportiamo.
La verità è che ognuno di noi sperimenta prima o poi, momenti di difficoltà e periodi di prove. Queste ultime ci fanno capire di che pasta siamo fatti; rivelano i nostri cuori, la nostra fede ed il nostro livello di maturità. L’incendio nella foresta di sequoie, produce degli effetti positivi: quando la pigna dell’albero si brucia, si secca, il contenuto fuoriesce e disperde i semi. Gli esperti ci dicono che ogni pigna, anche se piccola solo cinque, sei centimetri, contiene fino a duecento semi. Il vento poi li trasporta e li deposita in modo silenzioso, quasi che si tratti di neve che cade al suolo. E così, la vita emerge dalla morte e le fiamme causano una nuova nascita.

Un cuore coltivato

Ma, la foresta che Ken stava fotografando, non aveva alberi giovani. Se ogni pigna contiene centinaia di semi ed un albero ne produce moltissimi, perché non c’era alcun albero nuovo? Dove erano le giovani piante di sequoia?
Il passaggio di turisti e spettatori ha reso il terreno duro. Senza coltivazione in atto, il seme non può entrare nella terra, morire e moltiplicarsi. La chiave per la crescita del seme, è un suolo ricco di azoto, che a sua volta è il prodotto di ceneri che si sono con il tempo depositate sul terreno.
La parabola del seminatore, mette certamente alla prova la nostra vita. Ci parla di come vivere una vita che può affrontare il fuoco e produrre frutto.
Ed egli parlava spesso loro in parabole:

“Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi per udire, oda” (Matteo 13:3-9).

In questa parabola, Gesù è colui che semina, la Parola è il seme ed il nostro cuore è il suolo. Probabilmente concordiamo tutti che non vi è problema alcuno con il seminatore o con il seme. Il problema sorge con il suolo, cioè con il nostro cuore. Abbiamo consentito che non ci fosse in noi produzione di frutto e crescita in santità.
Leggiamo attentamente la spiegazione che il Signore dà della parabola. Non è necessario essere studiosi di greco per capirla:

“Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore! Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada. Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato. Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa. Ma quello che ha ricevuto il seme in buona terra, è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l’uno rende il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta” (Matteo 13:18-23).

Questo chiarisce perché molti non crescono mai. Perché non riescono a mettere alla prova la loro vita. Molti iniziano a seguire Gesù, ma cadono per la strada. Il diavolo li ha intrappolati ed ha rovinato la loro vita. Un minuto lodano Dio, un minuto dopo sono nella lista delle persone che non agiscono. Il seme della Parola, non attecchisce; così quando il fuoco si presenta sotto forma di dolore e persecuzione, essi ci soffiano sopra.
Altri non maturano perché sono presi nelle cose del mondo. La fama, la fortuna, il potere ed i piaceri dominano i loro pensieri. Costoro sono preda del materialismo, pensano solo a sé stessi e cercano di proteggere quello che hanno se non di accrescerne il valore. Quando sopraggiunge il fuoco, tutto quello per cui hanno vissuto, va in fumo.
Avete notato, nella parabola, che il settanta cinque per cento del seme, non produce alla lunga, frutto. La maggior parte del seme cade sul suolo che non è mai stato coltivato. L’unico seme che produce frutto è quello che viene seminato, coltivato. Se i nostri cuori sono chiusi e non coltivati, falliremo quando le prove della vita sopraggiungeranno.



Quando sopraggiungono i problemi

Quando gli incendi colpiscono il bosco, le sequoie vengono distrutte di rado. Sono sempre lì al loro posto. Mentre gli altri alberi vengono distrutti, le sequoie hanno sviluppato vari strati di corteccia, che le riparano.
All’interno della loro corteccia, si trova una sostanza chiamata: “tannin”, che agisce come ritardante naturale del fuoco che si sta sprigionando. Questo vi ricorda forse lo scudo della fede che è capace di spegnere i dardi infuocati che il nemico ci spara addosso?
Ma c’è un altro fatto rilevante che riguarda le sequoie; il fuoco attacca la base, le fondamenta dell’albero. A causa dell’incredibile altezza di quest’albero, la sua parte sommitale, rimane al di sopra delle fiamme ed è solo bruciacchiato dal fuoco e dal fumo.
La parte più elevata della sequoia, cerca sempre di allungarsi per catturare la luce che porta vita ad ogni singola cellula. Ma la sua altezza, è causa di altri problemi. Infatti, su molti di questi alberi si trovano i segni di fulmini scagliatisi contro di loro.
Alcuni di questi provocano tagli profondi alla pianta, tanto da divenire inutilizzabile; tuttavia, essa continua a vivere. A giugno e luglio, nelle contee della Sierra californiana in cui si localizzano le sequoie, vi sono molti temporali. Ma ci vogliono temporali eccezionali per distruggerle.
Altrimenti, l’albero, pur ferito, rimarrà in vita. Anche se, in alcune circostanze, ci vogliono anni, per riprendersi dalla violenza della natura.
Molti di noi sono stati feriti, danneggiati e bruciati in questa vita. Certamente, la paura che ne deriva, è tanta. A volte capita che quelle ferite ci rendono ciechi, ma per mezzo dello Spirito Santo possiamo acquisire pazienza e capacità di reagire. Avere una vita a prova di fuoco, oppure una che è costellata di sofferenze e ferite, dipende solo da come siamo equipaggiati per la battaglia che dobbiamo affrontare.
Un altro nemico sta solo attendendo il momento propizio per colpire, quando il fuoco ha reso più malleabile la corteccia della pianta. Si tratta della vespa della California che trova nutrimento agli insetti che deposita dentro la corteccia. Chiamata anche vespa del fuoco, essa cerca di depositare le larve nella parte più interna dell’albero, per assicurare loro cibo.
Avete mai visto delle persone che si accingono ad andare in battaglia? Sembra che non abbiano requie. Il pericolo sembra circondarli. Ed appena hanno finito di combattere una battaglia, un’altra si presenta dinnanzi a loro. Ricordate Giobbe? Ondate successive di cattive notizie, lo colpirono. Egli non seppe mai il perchè. Giobbe era incoscio del confronto invisibile che si stava combattendo tra il Signore ed il diavolo.
Quando Dio stava cercando della gente giusta, si mise alla ricerca di Noè, Daniele e Giobbe. In Ezechiele, capitolo quattordici, noi li ritroviamo assieme in considerazione della loro giustizia. C’era qualcosa in loro che trascendeva il momento temporale nel quale vissero. Il primo confidò in Dio durante il Diluvio. Il secondo stette per Dio quando fu gettato nella gabbia dei leoni. Mentre il terzo, non dimenticò il suo Signore, pur in mezzo a prove e tribolazioni.

La Bibbia dice: alcuni attraverso le acque, alcuni attraverso il diluvio, altri attraverso il fuoco, ma tutti per mezzo del sangue.

E come quei tre giganti dell’Antico Testamento, la sequoia è un chiaro esempio di quello di cui Dio si può vantare. Nel tempo, la sequoia perde i rami più bassi, o a causa del vento o del fuoco, dei temporali, o anche per scelta. L’albero sembra quasi lasciar da parte quelle fronde insignificanti. E questo vale anche per i rami più alti: solo quelli essenziali restano, quelli che strategicamente possono acquisire la maggior quantità di sole e pioggia. Le piante sanno benissimo quello che serve per garantirsi la vita.
Oggi, migliaia di sermoni sono stati pronunciati e libri scritti sulla grandezza di Noè, Daniele e Giobbe. La loro fedeltà è stata riconosciuta da coloro che si sono domandati se servire il Signore fosse di qualche utilità.
Noè, Daniele e Giobbe presero molti colpi. Furono esposti al pubblico ludibrio e criticati. A Giobbe fu persino chiesto di maledire Dio e poi morire. Essi, probabilmente affrontarono momenti difficili e si domandarono se ne valesse la pena, ma sopravvissero quei momenti di prove incredibili. Giobbe fu irreprensibile e senza peccato al cospetto di Dio. Anche se perdette molto di quello che aveva, non maledì mai Dio. Anche se tre amici dei quali poteva tranquillamente fare a meno, lo incalzavano, egli stette in paziente attesa di una risposta da parte del Signore. Non è pura coincidenza che il libro di Giobbe è seguito dal Salmo 1. Forse, solo forse, Giobbe ne fu l’ispiratore.
Le grandi sequoie non sono piegate dal cattivo tempo. I venti più impetuosi, al contrario, rafforzano l’albero anzichè indebolirlo. Come credenti, se le nostre radici sono saldamente piantate in Cristo, possiamo affrontare i venti dell’avversità più impetuosi.
Ogni soffio di vento, produce un piccolo taglio nella corteccia dell’albero, che lo rende malleabile e resistente, in grado di curvarsi ma non di rompersi. E se voi avete vissuto abbastanza, siete certamente passati attraverso molte prove e fiamme che vi hanno reso forti ed inamovibili di fronte alle pressioni.

Stare dritti

Avete la forza e la capacità di vivere una vita a prova di fuoco? La prova verrà presto. Altri falliranno e voi vi troverete da soli in un lungo inverno di scoraggiamento. Qualcuno potrà bisbigliarvi nell’orecchio che servire il Dio vivente è inutile. Voi dovete stare sollevati. Essere forti. Non curvarvi. E soprattutto, non abbandonare. Siete giunti ad un punto in cui non potete mollare tutto.
Quando la sequoia è vecchia, dopo essere stata oggetto di fulmini, essere stata attaccata da vespe, sommersa da tempeste di neve, attaccata da fiamme, si trova dritta ed alta nella sua bellezza, al di sopra degli altri alberi. I rami hanno un diametro che va dai due ai tre metri. Le radici si intersecano in un groviglio che può raggiungere i sessanta metri di lunghezza.
è come se la sequoia conservasse la sua giovinezza molto di più dei suoi vicini. L’abete argentato è vecchio quando raggiunge il secondo o terzo secolo di vita; il pino quando compie il quattrocentesimo o cinquecentesimo anno di vita; invece, a quell’età, i grandi giganti rossi sono ancora nel pieno della giovinezza. La sequoia non raggiunge una misura considerevole se non quando ha mille cinquecento anni e diventa vecchia quando compie il doppio di quella età. La longevità dell’albero è ancora più impressionante delle sue misure. Millennio dopo millennio, di fronte ad ogni tipo di avversità, la sequoia trionfa sulle tempeste, sul fuoco, sul tempo, enorme nella sua imponenza, e capace di dare da mangiare e riparo a migliaia di creature piccole o grandi, che dipendono dalla sua grandezza.
Il profeta Isaia, ci ha consegnato le parole per sopravvivere egregiamente. Sono le parole che servono per una vita a prova di fuoco, contro le tempeste, le prove e le fiamme che possono raggiungerci.
“Ma quelli che sperano nel Signore, acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano” (Isaia 40:31).
Se voi siete pronti ad aspettare il Signore, affinchè egli vi dia nuova forza per volare come un’aquila, allora continuate a leggere.
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