Leadership, missione e il modello di Gesù
Hai mai pensato che la leadership non è solo influenzare gli altri, ma una testimonianza bidirezionale? Non si tratta solo di ciò che diciamo o facciamo, ma anche di come veniamo percepiti. È una dinamica viva, reciproca e continuamente modellata dalle relazioni.
Negli ultimi tempi ho vissuto alcune sfide, guidando persone molto diverse tra loro per carattere, per stagione di vita, per sensibilità. E mi sono chiesto: esiste una linea guida per esercitare una leadership sana, efficace, trasformante?
Come spesso accade, è Gesù a offrirmi la risposta. In Giovanni 5, dopo aver guarito un uomo alla piscina di Betesda, Gesù parla apertamente di testimonianza. Ci mostra che la leadership è legata a cinque forme di testimonianza che rappresentano un percorso di sviluppo e maturità per ogni leader che desidera vivere e trasmettere il Grande Mandato con integrità.
Le 5 testimonianze della leadership (Giovanni 5):
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La testimonianza personale (v. 31)
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La testimonianza delle persone vicine (v. 33)
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La testimonianza delle opere (v. 36)
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La testimonianza di Dio (v. 37)
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La testimonianza delle Scritture (v. 39)
In questo primo articolo della serie, esploriamo le prime due.
1. La testimonianza personale
La prima testimonianza di cui dobbiamo prenderci cura è quello che diciamo di noi e la consapevolezza di come gli altri ci percepiscono secondo il loro vissuto.
Quello che diciamo si manifesta sia verbalmente che non verbalmente, e le dinamiche della comunicazione risentono delle variabili appena citate.
Quante volte ci troviamo a raccontare chi siamo, ma a malapena la persona davanti a noi si ricorda il nostro nome? Oppure comunichiamo, convinti di essere stati chiari, ma le persone arrivano alle loro personali conclusioni?
Ti basta comprendere una persona dalle sole parole che usa nel raccontare se stesso?
Quando Gesù dice: “…la mia testimonianza non è vera”, non intende dire di essere un bugiardo, ma che l’ascolto di quello che diciamo di noi stessi vive in balia della soggettività dell’ascoltatore. Dobbiamo prenderne atto. Non possiamo dire “fidati delle mie parole”. Ed ecco che entrano in gioco coloro che ci conosco di più perché ci hanno “vissuto”.
2. La testimonianza delle persone vicine
Non è sbagliato parlare di noi. Gesù stesso lo faceva spesso, ma lo faceva in un contesto relazionale e intenzionale e quello che diceva trovava conferma nelle relazioni reali vissute con le sue persone.
Giovanni Battista conosceva bene il cugino Gesù e testimoniava di quello che aveva visto. In Italia abbiamo una cattiva concezione della raccomandazione ma, se ci pensi bene, questa cattiva opinione ha a che fare con il cuore del leader. Di solito pensiamo alla raccomandazione in senso egoistico ma, vista dalla prospettiva di Gesù, la raccomandazione dovrebbe supportare quello che le persone dicono di se stesse.
Un cuore predisposto al servizio vuole parlare e testimoniare delle persone che conosce, ma anche sperimentare in prima persona la veridicità della loro reputazione.
Applicazione personale
Prenditi un momento per riflettere:
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Quando parli di te, le persone percepiscono coerenza?
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Le tue relazioni più vicine possono testimoniare la tua affidabilità?
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Stai coltivando connessioni intenzionali che nutrono la tua leadership?
La leadership secondo il modello di Gesù è una chiamata relazionale, non autoreferenziale. Inizia oggi ad allenare la tua testimonianza, parlando con sincerità di te stesso e costruendo relazioni che confermino la verità del tuo cammino.
Non perderti i prossimi articoli: Le testimonianze delle opere, di Dio e delle Scritture.
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