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Motti e sentenze della Bibbia - 101esempi di saggezza senza tempo tratti dal libro dei Proverbi

Motti e sentenze della Bibbia - 101esempi di saggezza senza tempo tratti dal libro dei Proverbi

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Descrizione

In questa ispirata antologia, ogni passo estrapolato dal Libro dei Proverbi, per un totale di 101 citazioni, è corredato da una spiegazione assimilabile a un’omelia, in cui il testo viene interpretato nel suo significato letterale e quindi contestualizzato nella realtà attuale.

Proprietà

ISBN: 9788834417904
Produttore:
Armenia
Codice prodotto: 9788834417904
Peso: 0,350kg
Rilegatura:
Copertina rigida
Lingua: Italiano

Prefazione

Prefazione dei curatori
Nella Bibbia vi sono migliaia di versetti. Come possiamo trovare quei versetti che racchiudono le direttive e la saggezza divina che ci aiuteranno a crescere spiritualmente e a vivere con maggior fede? Questo libro aiuterà il lettore a cercare e a portare alla luce brani efficaci delle Scritture che costituiscono fonte di ispirazione, di conforto e di stimolo.
Motti e sentenze della Bibbia ci aiuta ad aprire il nostro cuore a Dio mostrandoci come pregavano gli antichi santi e peccatori.
Motti e sentenze della Bibbia riunisce quei brani che trasmettono l’amore illimitato ed eterno di Dio per il suo creato e le sue creature.
Motti e sentenze della Bibbia offre un tesoro di conoscenza divina tratto dall’Antico e dal Nuovo Testamento.
Motti e sentenze della Bibbia ci consentirà di applicare le verità eterne di Dio a molti dettagli complicati della vita quotidiana.
Noi riteniamo che J. Stephen Lang sia l’autore ideale per portare alla luce la saggezza eterna riscontrabile negli antichi proverbi di Salomone. Lang ha scritto molti articoli per riviste importanti. è un ex redattore editoriale ed è autore di oltre venti libri.
Stephen sa ricavare e spiegare l’essenza anche dei brani biblici più oscuri e scrive con un’energia e una concretezza che ben si adattano alla natura poetica e pratica del Libro dei Proverbi.
Questo volume non potrà mai sostituire la Bibbia, ma noi speriamo che aiuti i lettori a coglierne le lezioni più efficaci e ispiratrici e a utilizzarne meglio la saggezza per cambiare la propria vita.


Introduzione Il libro dei promemoria
I
I saggi di tutto il mondo capiscono una verità fondamentale riguardo alla saggezza: non è nuova. è tutta «roba vecchia» sperimentata da migliaia di anni dagli esseri umani vissuti sulla terra di Dio. Non esiste una «saggezza nuova», poiché la natura umana non è cambiata di una virgola.
Quando leggiamo o ascoltiamo massime di saggezza, ascoltiamo soltanto dei «promemoria» di ciò che sapevano i nostri antenati. A noi servono questi promemoria per lo stesso motivo per cui servivano ai nostri antenati: perché noi li conosciamo ma non li mettiamo in pratica. Ecco una verità spiacevole riguardo al senso comune: non è molto comune. Abbiamo raggiunto il punto in cui riaffermare cose ovvie è il primo dovere delle persone intelligenti.
Il Libro dei Proverbi è un libro di promemoria. è la voce di un genitore saggio ed esperto che trasmette a un figlio volonteroso alcune verità fondamentali note a ogni generazione del passato. Questo è un motivo per cui tale libro affascina persone di tutte le età. Nei Proverbi non vi è un «pensiero superiore», niente di vago o di mistico. Tutto riguarda la quotidianità della vita, i piccoli atti (e talvolta i grandi atti) che si trasformano in abitudini, buone o cattive. Tali abitudini si trasformano in ciò che chiamiamo carattere. Possiamo chiamare i Proverbi il Libro dei Caratteri.
Secondo alcuni, nei Proverbi non vi è teologia. Non è così. Nel libro vi è Dio, il Padre onnisciente, affettuoso, misericordioso, il quale vuole che i suoi figli si comportino rettamente, a loro beneficio e a beneficio del mondo in generale. Ma la teologia non è il principale interesse di questo libro. L’accento è posto su noi, esseri umani, inclini a essere sconsiderati, vanitosi, privi di padronanza di sé, troppo innamorati del suono della nostra voce. Da bambini l’abbiamo sentito di frequente dagli adulti: Non essere egoista. Condividi quello che hai. Non arrabbiarti. Non mettere il broncio. Non seguire gli altri nel fare cose sciocche e malvagie. Il Libro dei Proverbi esiste perché noi non prestiamo sufficiente attenzione ai nostri genitori o al nostro Padre. è un libro di autorità, e che cos’è l’autorità se non un mezzo per usare la conoscenza di alcuni a beneficio di altri?
Questo volume intende dare un’occhiata da vicino al Libro dei Proverbi; specificamente a 101 proverbi. Quando dico «da vicino» intendo «in modo intimo e personale», poiché queste parole autorevoli, trasmesse da Dio e tratte dalla saggezza, non sono mai riferite a qualcun altro. Riguardano noi, sono per noi e per il nostro bene.

Capitolo gratuito

1.
ALLENARE IL CERVELLO
E SINTONIZZARE GLI ORECCHI
L’orecchio ode e l’occhio vede,
ma l’uno e l’altro sono fatti da Dio.
Proverbi 20, 12

«Basta stare attenti». Così diceva il mio capogruppo quando ero negli scout. Qualunque cosa stessimo imparando (i nodi, le segnalazioni con le bandiere), lui riteneva con convinzione che noi saremmo riusciti a padroneggiare facilmente quell’attività purché avessimo prestato attenzione a ciò che lui ci mostrava. Ci diceva che se avessimo saputo imparare a memoria le parole di tutti i successi di musica leggera (e lo sapevamo), certamente avremmo potuto imparare a eseguire i nodi fondamentali.
«Basta stare attenti». Così diceva il mio insegnante di biologia all’università. La nostra classe stava studiando i cicli vitali delle alghe. Non era divertente né emozionante, eppure lui ci assicurava che questa conoscenza ci sarebbe stata utile in seguito (cosa non vera) e inoltre «allenava i muscoli cerebrali» (così diceva lui) a memorizzare le sequenze dei processi biologici. Aveva ragione riguardo all’allenamento. I nostri muscoli cerebrali si allenavano bene, e la memorizzazione non era poi così difficile, purché noi prestassimo attenzione.
Un altro insegnante talvolta usava l’espressione «chi ha orecchie per intendere, intenda». Mi riferisco a Gesù, che spesso insegnava per mezzo di parabole, quei semplici racconti dal significato profondo che non tutti coglievano. Gesù sapeva ciò che sa ogni insegnante: l’attenzione dell’allievo è una parte cruciale del processo di apprendimento. Anche l’insegnante migliore non può impartire una lezione come un’alimentazione forzata. Dio ci dà i nostri sensi. Dio ci dà gli insegnanti, ma soltanto noi possiamo metterci l’apertura mentale e la volontà di imparare.
I Proverbi sono un libro per prestare attenzione. Gli autori non sono filosofi ma osservatori razionali, i quali avevano prestato attenzione alla vita: alla propria vita e a quella degli altri. Trasmettevano a un’altra generazione le loro lezioni di vita. Noi ancora oggi apprendiamo tali lezioni, come è evidente per chi sta leggendo questo libro. Per la maggior parte sono lezioni semplici e fondamentali, come due più due. E, come il due più due, queste lezioni morali vanno insegnate nuovamente a ogni generazione.
è nella natura dell’uomo che praticamente nessuno impari dall’esperienza. I figli non conoscono gli errori dei padri. Eppure i padri, se fanno il loro dovere, cercano comunque di trasmettere ai figli la loro saggezza tratta dall’esperienza. Se i figli vogliono usare gli occhi e gli orecchi che Dio ha dato loro, fanno bene. Ogni insegnante e ogni genitore sanno che un bambino può «sintonizzare» occhi e orecchi su ciò che veramente gli interessa. Il messaggio del Libro dei Proverbi è sintonizzarsi sulla principale preoccupazione della vita umana: andare d’accordo con gli altri ed essere persone integre.
Se un gruppo di scout undicenni iperattivi sa imparare a memoria i nodi e una classe di studenti universitari sa memorizzare il ciclo vitale delle alghe azzurre, sicuramente le persone di fede possono (se usano gli occhi e gli orecchi) apprendere lezioni fondamentali per condurre una vita retta in questo mondo.
Non è poi così difficile. «Basta stare attenti».

Risoluzione: nel trascorrere il resto della giornata, stiamo attenti a tutto quanto ci circonda, come se per tutta la giornata dovessimo essere interrogati.
2.
NIENTE MURA, CITTà SCADENTE
Città smantellata e senza mura
è l’uomo non padrone di sé.
Proverbi 25, 28

«La conoscenza è potenza, ma la forma migliore e più utile di tale potenza è il dominio su noi stessi». Così disse il filosofo Spinoza, le cui parole sarebbero potute provenire direttamente dalla Bibbia. Come si saprà, la Bibbia è assolutamente a favore della padronanza di sé, il che la pone in opposizione alla nostra cultura, la quale ci dice che abbandonarci a ogni impulso egoista è una buona cosa.
I nostri antenati non avrebbero potuto afferrare questo concetto. Avrebbero posto la domanda ovvia: Come si può sviluppare il senso dell’io se non si ha padronanza di sé? Come si può andare d’accordo nel mondo se ognuno è alla mercé degli impulsi degli altri?
Il versetto dei Proverbi 25, 28 paragona la padronanza di sé alle mura di una città. Senza mura la città è indifesa, alla mercè dei nemici provenienti dall’esterno. Senza padronanza di sé la persona è indifesa, sicura di essere alla mercé dei propri impulsi. Tali impulsi, oltre a nuocere alla persona stessa, possono arrecare danni enormi anche a coloro che la circondano. Pensiamo ad alcuni problemi fondamentali della società contemporanea (alcolismo, tossicodipendenza, sessualità sfrenata, criminalità urbana) e li possiamo fare risalire tutti a persone che si abbandonano alle proprie peggiori inclinazioni. E non riuscendo a praticare la padronanza di sé, diventano sempre meno capaci di esercitarla. è appropriato l’uso che fa il versetto dei Proverbi 25, 28 dell’immagine di una città indifesa: il motivo principale per cui tante città oggi sono luoghi infernali è che tanti abitanti non hanno padronanza di sé. Graffiti, aggressioni, litigi per problemi di traffico, violenze fisiche e verbali, mancanza di cortesia, cosa data per scontata, che irrita i nervi di ognuno: tutto si può ascrivere alla mancata padronanza di sé. Anche quando non ne siamo colpiti direttamente, viviamo nel timore che altre persone perdano tale padronanza.
Un mio compagno di università lavora in un programma di doposcuola con ragazzi delle superiori, a cui insegna ad astenersi dal sesso fino al matrimonio. Il programma funziona? In termini di efficacia al 100 per cento, no. In termini di qualche efficacia, sì. Bambini e adolescenti sanno per istinto una cosa: non si può andare avanti nella vita senza regole e restrizioni. Alcuni comportamenti devono essere interdetti. Si aspettano che gli adulti stabiliscano tali restrizioni, e hanno maggiore rispetto per l’adulto che dice «ti basta dire di no», che per l’adulto che dice «quando fai sesso, ricordati di usare una protezione e…».
Lo stesso vale per i programmi contro la droga e l’alcol che sottolineano «ti basta dire di no». Sembra piuttosto evidente che troppi adulti hanno abbandonato il loro compito di stabilire dei criteri e di insegnare la padronanza di sé, e i giovani hanno risposto nel modo prevedibile, non rispettando tali adulti. Per fortuna alcuni adulti preferiscono fare la cosa più giusta che essere «alla moda», e i ragazzi rispettano questo fatto.
I ragazzi hanno bisogno di sentire lo stesso messaggio quando sono adulti: il vero eroe è colui che vince le proprie inclinazioni negative. In definitiva l’unico potere che uno ha è quello che esercita su di sé. Il vero potere è rinunciare a fare qualcosa pur sapendo di poterlo fare.

Risoluzione: pensiamo a persone che conosciamo e che non hanno la minima di padronanza di sé. Queste persone sono felici? Abbiamo mai pensato di suggerire a tali persone che potrebbero provare a non abbandonarsi a tutti i loro impulsi?
3.
PAROLE COME SPADE
La persona ciarliera ferisce come spada,
ma la lingua dei savi dona guarigione.
Proverbi 12, 18

Le persone sono tutte uguali, dovunque nel mondo? Sì e no. Una cosa è costante: dovunque vi siano esseri umani, vi è la natura umana. E una parte della natura umana è la crudeltà. Fin da Caino e Abele la storia rimane monotona e uguale: gli esseri umani si danneggiano reciprocamente. Caino scelse la maniera violenta, una maniera che quasi tutti noi definiamo malvagia e ci sforziamo di evitare. Ma vi sono molti modi per causare danni, e per la maggior parte sono incruenti.
Io ho frequentato un’università cristiana dove vi erano pochi casi di reale violenza fisica tra gli studenti. Questa è la bella notizia. La brutta notizia è che una manciata di studenti (ragazzi e ragazze) erano assolutamente spietati nel loro uso delle parole per arrecare offesa. Erano altamente specializzati nell’arte degli insulti, attaccavano con parole affilate come pugnali. Nel parlare scagliavano ogni pietra disponibile. Faceva parte del divertimento del campus dire cose intelligenti ma crudeli, sapendo che tutti gli ascoltatori avrebbero riso; tutti tranne la persona insultata. Ci si aspettava in effetti che il bersaglio degli insulti in pubblico alzasse le spalle, per dimostrare di saperli sopportare.
Questa abilità verbale illustra una cosa vera riguardo agli esseri umani, e in particolare a coloro che si considerano cristiani: persone che non ricorrerebbero mai alla violenza fisica infliggono allegramente offese con le parole. Nei codici vi sono leggi che ci impediscono di uccidere e menomare gli altri, e tutta la nostra cultura è pronta a denunciare chiunque si renda colpevole di violenza fisica. Tra le persone di fede la violenza non è soltanto illecita e riprovevole ma ancora peggio: una cosa che Dio detesta. Noi lo sappiamo, e pertanto evitiamo la violenza fisica, o per lo meno proviamo vergogna quando la perpetriamo.
La Bibbia ha molto da dire sullo spargimento di sangue. Ha anche molto da dire sulla lingua e sulla sua potenza per il bene e per il male. Più di una volta la Bibbia utilizza immagini violente per descrivere la potenza della lingua: «Più soave del burro è la sua bocca [del malvagio], ma in cuore cova la guerra; più carezzevoli che l’olio le sue parole, ma sono spade affilate» (Salmi 55, 22); «Le parole del maledico son ghiotti bocconi che scendono in fondo alle viscere» (Proverbi 18, 8).
«Guerra», «spade», «scendono in fondo alle viscere» danno l’idea di violenza, vero? Eppure la nostra tolleranza verso l’offendere gli altri con le parole è molto alta, e per la ragione più ovvia: noi stessi arrechiamo offesa con le parole e pertanto non le prendiamo sul serio. Ma prendiamo sul serio le parole quando qualcuno ci ha offeso. Considerando che dovremmo attenerci al «fare agli altri come vorremmo che gli altri facessero a noi», fin troppo spesso non superiamo questa prova divina. Ma è tanto facile peccare con le parole, perché non lasciano tracce. E poi vi è quella grande giustificazione del male: «Lo fanno tutti».
Possiamo replicare: «Vero, ma tutti dovrebbero evitarlo».

Risoluzione: oggi non pronunciamo «parole come spade».

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