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La guarigione dei ricordi

La guarigione dei ricordi

La potenza di Dio può liberare dalla tirannia dei ricordi dolorosi

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Descrizione

Il tempo da solo non può guarire ricordi dolorosi che abbiamo espulso dalla nostra mente cosciente. Eppure, tali ricordi continuano a perseguitarci e a causare nella nostra vita problemi emozionali e spirituali che le forme consuete di guarigione non sono in grado di risolvere.

I ricordi nel nostro subconscio richiedono un tipo particolare di terapia spirituale: la guarigione interiore dei ricordi.

Con La guarigione dei ricordi, il dr. Seamands spiega come la potenza di guarigione di Dio possa liberare l'uomo dalla tirannia dei ricordi dolorosi che ne influenzano tutto il comportamento. Uno strumento impareggiabile per la terapia spirituale della guarigione dei ricordi.

Proprietà

ISBN: 9788880771258
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880771258
Dimensioni:
150 x 210 x 8 mm
Peso: 0,210kg
Rilegatura: Brossura
Numero di pagine: 144
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

1

Il mistero dei ricordi

Mitzi era entusiasta. “Tutto comincia ad avere senso. I pezzi combaciano. Almeno adesso capisco dove ho bisogno di aiuto e per che cosa ho bisogno che si preghi. E c’è speranza - no, qualcosa di meglio - Harry e io sappiamo che ci si prospetta la guarigione e questo cambia enormemente ogni cosa”.
Non potevo fare a meno di apprezzare questa giovane coppia - entrambi così attraenti e intelligenti, palesemente molto innamorati l’uno dell’altro e profondamente impegnati a seguire i più elevati ideali del matrimonio cristiano. Ma come molti altri, avevano scoperto sin dall’inizio che pareva che non potessero fare a meno di essere feriti e di ferirsi reciprocamente. Durante le nostre sessioni di consulenza divenne chiaro che il nocciolo del problema era costituito dall’ipersensibilità di Mitzi e dalle sue aspettative irrealistiche. Alcune persone sono state descritte come “incidenti che aspettano di succedere”. Sembrava che Mitzi fosse un profondo serbatoio di dolore in attesa di essere munito di rubinetto. Per tutta la vita ministri di culto e insegnanti le avevano detto di dimenticare semplicemente il passato, proclamare la vittoria in Cristo e sviluppare nuove capacità per affrontare il presente e il futuro.
Perciò Mitzi fu sorpresa quando la incoraggiai non solo a divenire cosciente dei ricordi dolorosi, ma anche a metterli per iscritto così da renderne partecipi me e suo marito. Lo fece con coscienza e spirito di preghiera.
Ora pensavamo entrambi che i tempi fossero maturi e perciò fissammo la sessione di preghiera di guarigione approfondita. A una a una, Mitzi visualizzò davanti al Signore alcune delle sue esperienze più dolorose e umilianti occorsole durante l’infanzia e l’adolescenza. Mentre pregavamo ci ritrovavamo esattamente lì con la nostra immaginazione. Non stava semplicemente ricordando il passato. Stava rivivendo e risentendo gli episodi, spesso con notevole precisione di particolari, come se noi ci trovassimo effettivamente lì. Per quanto fosse difficile Mitzi perdonava le molte persone che l’avevano ferita; e in cambio riceveva da Dio il perdono per il risentimento a lungo covato nei loro confronti.
Quando, durante la preghiera, ci fu una pausa lunga e inattesa, le suggerii gentilmente di andare avanti se c’era qualcosa di nuovo che lo Spirito le stava mostrando e di renderne partecipe il Signore. Il tono della sua voce divenne quello di un bambino quando cominciò la sua preghiera: “Caro Gesù”, e disse al Signore qualcosa che non ricordava da molti anni. Aveva circa quattro anni e insieme con la sua famiglia era in visita dalla nonna. La nonna aveva confezionato una piccola coperta per la sua bambola. Mitzi era una bimba dolorosamente timida. Le era quasi impossibile perfino dire “salve” o “ciao” o “grazie” a chicchessia. Quando la nonna le diede la coperta, i suoi genitori le dissero: “Non è bello da parte della nonna essersi data così tanto da fare per confezionare una coperta così carina per la tua bambola? Adesso, Mitzi, dille grazie”. Mitzi piagnucolò la sua preghiera infantile: “Oh, Gesù, tu sai quanto volevo ringraziare la nonna, ma avevo un grosso groppo in gola e proprio non riuscivo a dire grazie. Caro Gesù, ci provavo tanto, ma non usciva niente”.
Ora Mitzi era scossa dai singhiozzi. Cercai di confortarla, le chiesi di immaginarsi di essere seduta sulle ginocchia di Gesù, come i bambini nella Bibbia. Ciò le diede l’incoraggiamento necessario per andare avanti. La ferita più profonda doveva ancora venire alla luce. “La mia sorellina era lì e disse che voleva lei la coperta. Così mamma e papà mi dissero che se non dicevo grazie avrebbero dato a lei la coperta. Ma io non riuscii a dire grazie e loro fecero come avevano detto. La diedero a Patti! Oh, Gesù, tu sai quanto volevo dire grazie. Ma nessuno mi ha capita, a nessuno importava. Non è giusto, non è giusto!”
Continuando la preghiera Mitzi si rese conto di come questa e altre esperienze simili avessero influenzato la sua vita. Aveva permesso a una profonda amarezza di penetrare nel suo cuore. L’aveva rivolta contro i suoi genitori e sua sorella. Adesso era diventata il suo modello di vita. Ogni qual volta aveva sentore di una ingiustizia o di una incomprensione, diveniva taciturna, piena di amarezza, incapace di comunicare. Così le era impossibile risolvere i problemi. Durante successive sessioni lavorammo insieme affinché apprendesse modi nuovi di aprirsi a Harry e agli altri. A tutt’oggi Mitzi afferma che quel periodo di preghiera di guarigione è stato il punto di svolta della sua vita.
Che cosa è successo a Mitzi e ai tanti altri di cui scriverò? Avevano avuto una esperienza profonda di Cristo e ciò aveva prodotto la guarigione di ricordi in suppurazione che stavano avvelenando la loro vita interiore e le loro relazioni con gli altri.
Questa esperienza è quella che molti chiamano guarigione dei ricordi ed è ciò di cui questo libro si occupa. Ma prima di andare avanti, diamo uno sguardo generale al ricordo in sé stesso, così come è considerato dalla scienza moderna e dalla Bibbia.

Il ricordo nella Bibbia

La Bibbia si occupa dell’enorme potere dei ricordi nello stesso modo in cui si occupa di tanti altri concetti, cioè con pochissime descrizioni o discussioni teoriche. Consultando una buona concordanza biblica scoprirete che la parola ricordo ricorre appena una mezza dozzina di volte.(*)
Quando il ricordo diventa qualcosa di più concreto, come una memoria, saliamo allora a poco più di venti riferimenti. Ma se consideriamo il verbo, come ricordare o rammentare, allora troviamo oltre 250 riferimenti. Circa settantacinque di essi si riferiscono a Dio e ai suoi ricordi. In molti si chiede a Dio di ricordarsi qualcosa: i suoi patti, le sue promesse o il suo popolo. Oppure gli si chiede di non ricordarsi qualcosa: peccati, mancanze e simili. I restanti 175 descrivono i ricordi o le dimenticanze degli uomini. Tra di essi troviamo molti comandamenti che esortano a ricordare o non ricordare alcune questioni importanti.
Nella Bibbia i ricordi sono considerati tra gli aspetti più importanti della mente di Dio come della nostra. Sono parte essenziale della natura di Dio come il perdono, la salvezza e la vita retta. La capacità di Dio di ricordare o non ricordare fa parte della mente o sapienza divina che incuteva tanta soggezione negli scrittori dei testi biblici. Poiché siamo stati creati a immagine divina, anche noi abbiamo questa capacità. E sebbene sia limitata, gli scrittori dei testi biblici la consideravano motivo di meraviglia e di lode.
Prendete, per esempio, il Salmo 139. Il Salmista, invaso da un gran timore reverenziale, comincia a contemplare la vastità della mente di Dio e la sua capacità di conoscere e ricordare ogni cosa, ma ben presto rivolge l’attenzione su sé stesso. è stupefatto per come il Creatore l’ha fatto: “La conoscenza che hai di me è meravigliosa, troppo alta perché io possa arrivarci... Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene” (Salmo 139:6 e 14).
Com’è meravigliosamente accurata la Parola di Dio! A tutt’oggi gli scienziati, i dottori e gli psicologi più brillanti hanno diffi-
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* Questa statistica e le successive si riferiscono alle versioni anglosassoni della Bibbia. N.d.T.
coltà persino a formulare teorie sui ricordi. E questo nonostante il fatto che i ricordi sono alla base di quasi tutto ciò che facciamo nella vita.

L’incredibile gigante

Che cos’è questo meraviglioso processo che chiamiamo memoria? Come facciamo a ricostruire immagini mentali di posti e persone in cui ci siamo imbattuti tanto tempo fa? La risposta più immediata è che il passato è tutto immagazzinato da qualche parte nel cervello. Ma è come rispondere a un mistero con un altro mistero! Perché nonostante i grandi progressi della ricerca negli ultimi sessant’anni, il cervello resta la parte più inspiegabile del nostro equipaggiamento umano. Quando la rivista Selezione pubblicò la nota serie di articoli sulle varie parti del corpo e le loro funzioni, cominciò dal cervello. Lo classificò, insieme con il cuore e i polmoni, come uno dei giganti del corpo. Ora sappiamo che è il gigante. Possiamo infatti essere mantenuti in vita con cuore e polmoni artificiali, ma non c’è alcun sostituto per il cervello. La definizione legale della morte identifica il decesso con la cessazione delle attività cerebrali. Accade che le attività del cervello rallentino o si riducano, ma non si fermano mai finché siamo in vita.
Il cervello stesso consiste di circa un chilo e mezzo di “materia confusa chiusa in un posto caldo e scuro - una massa grigio rosa, umida e gommosa al tatto, grande più o meno quanto una palla da softball”.(*) Sistemato come un fiore in cima a un sottile gambo - la spina dorsale - è collegato dalle fibre più sottili a ogni angolo e fessura del nostro corpo, dalla radice di capelli e denti alla punta delle dita. è il centro della più elaborata rete di comunicazione dell’intera creazione. Le statistiche degli scienziati fanno trasalire. Si stima che nel cervello ci siano circa 13 miliardi di cellule nervose. La maggior parte di queste cellule sono in contatto, cioè sono connesse con altre 5.000 cellule nervose vicine. Alcune hanno 50.000 di tali connessioni o sinapsi. Il termine astronomico non basta a descrivere questa realtà, poiché il numero di connessioni in un solo cervello supera quello delle stelle di tutte le galassie! Ma questo è solo l’inizio.
Gli informatori del nostro cervello sono gli organi di senso, posti come sentinelle in punti strategici per tutto il corpo. Prendete la pelle, per esempio. In essa ci sono 4 milioni di strutture sensibi-
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* Our Human Body, Reader’s Digest Association.
li al dolore, 500.000 che identificano il tatto o la pressione e altre 200.000 che registrano costantemente la temperatura. Aggiungete a questo i pezzi grossi - orecchie, occhi, naso e lingua - e comincerete a farvi un’idea della cosa. Il miglior modo di immaginarsi la rete del cervello è raffigurarsi migliaia di centralini telefonici, ognuno grande abbastanza per servire una città come New York o Londra. Ogni circuito opera al massimo della sua capacità, riceve richieste e le allaccia al circuito appropriato in una frazione di secondo. Ma questa è solo una pallida idea di ciò che ha luogo nel cervello quando si svolgono i più elementari compiti quotidiani, come ricordare l’indirizzo di un amico.

Di poco inferiore a Dio

Capite adesso perché la memoria è ritenuta un mistero. Perché sebbene la memoria sia radicata in questo incredibile sistema cerebrale, fa anche parte della mente che è al di sopra e oltre la rete. La mente umana è più grande del sistema attraverso il quale opera ed è distinta da esso.
Gli scienziati che si dedicano alle ricerche sul cervello si trovano presto coinvolti in teorie filosofiche che vanno ben al di là della materia pura. Sorge allora un interrogativo profondo: come fa il cervello, sostanza fisica, a entrare in relazione e interagire con la mente; una realtà immateriale? Come possono i nostri atteggiamenti emotivi e il nostro spirito influenzare corpo e mente come fanno?
La Bibbia non è un testo scientifico e non ci fornisce risposte formali a questioni del genere. Ci dà, invece, una immagine dell’intera persona come creazione di Dio. Benché siamo fatti a immagine di Dio, non siamo in grado di conoscere pienamente la nostra mente più di quanto potremmo conoscere la mente di Dio. Quando la Bibbia parla di corpo, anima e spirito, dà per scontata la piena unità di un essere umano. In nessun posto la Scrittura isola il cervello della persona dal resto della personalità, non più di quanto separi il corpo dall’anima. Enfatizza invece sempre l’intera vita di una persona.
Ci siamo allontanati dal soggetto dei ricordi? No, perché i ricordi sono esperienze dell’intera persona quando ricorda qualcosa e non semplici immagini del passato immagazzinate nel cervello. I ricordi comprendono sentimenti, concetti, modelli, atteggiamenti
e tendenze nei confronti di azioni che accompagnano le immagini sullo schermo della mente. Ecco come la Bibbia usa il concetto di
ricordo. Quando ci esorta a “ricordarci del Signore” non significa che dobbiamo avere semplicemente una immagine mentale di Dio. è un comandamento rivolto all’intera persona affinché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni intorno a Dio. Lo stesso vale quando afferma: “Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza”. Oppure: “Ricordati del giorno del riposo per santificarlo”. Si tratta di qualcosa di ben lungi da una semplice richiesta di impegnarci in esercizi di pensiero e di riflessione mentali o spirituali. è un appello all’intera persona a stabilire determinate priorità e vivere secondo principi spirituali di adorazione e di azione.
Questa idea globalistica della memoria è in completo accordo con tutte le più recenti scoperte nel campo della ricerca su cervello e comportamento. La tendenza attuale è di considerare il corpo intero come una estensione del cervello, quasi come se ogni cellula del corpo fosse in sé un cervello in miniatura. Tutto è connesso e correlato. Come per la circolazione del sangue, così informazioni e istruzioni, la funzione di dare e ricevere responsi, fluiscono avanti e indietro dal cervello a ogni parte del corpo. In relazione con tutto questo, ma allo stesso tempo trascendente rispetto a esso, è l’io unico dell’individuo.
In molte versioni della Bibbia leggiamo che Dio ha fatto l’uomo “di poco inferiore agli angeli” (Salmo 8:5). Ma le traduzioni più recenti rendono il testo originale in modo più accurato: “Tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio” (Salmo 8:5). è proprio questo notevole dono della memoria che ci mette in grado di raccogliere tutta la conoscenza del passato e usarla nella nostra immaginazione per creare immagini nuove e meravigliose per il futuro. Non meravigliamoci se il Salmista continua esultando per la sua condizione:

“L’hai coronato di gloria e d’onore...
hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi...
O Signore, Signore nostro,
quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra!”
(Salmo 8:5, 6 e 9)

Dove hanno inizio i ricordi?

Il Salmista afferma ancora: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza” (Salmo 8:2). Solo negli ultimi anni siamo giunti a comprendere la verità di queste parole in riferimento alla memoria. Più e più volte sono rimasto stupefatto per la potenza che ricordi dolorosi dell’infanzia sembrano avere nell’esperienza adulta. Quando anni fa intrapresi il ministero di guarigione interiore ero molto scettico nei confronti di questi ricordi remoti. Poi, lentamente ma inesorabilmente, sono stato costretto ad abbandonare il mio scetticismo e in diverse occasioni ho dovuto pregare per la guarigione di alcuni ricordi che potevano originare soltanto dalla nascita. Un giovane non poté essere guarito dalla quasi compulsiva ricomparsa di depressione suicida finché sua madre non gli disse che era stata testimone del suicido di un familiare quando era incinta di lui di quasi otto mesi. Aveva continuato a parlare di strane e terrificanti scene di morte di cui non riuscivamo a rintracciare l’origine. A questo punto pregammo affinché lo Spirito Santo lo guarisse da qualsiasi influenza malvagia quell’esperienza avesse potuto avere su di lui. Chiedemmo a Dio di sanare ogni radice del suo albero genealogico e di trasformarlo da albero di morte in albero di vita. Fu l’inizio della sua liberazione dalla paura e dalla depressione.
Le persone che sono state adottate hanno bisogno di trovare pace al riguardo. Non importa se hanno avuto i migliori genitori del mondo. Un giorno dissi quasi queste stesse parole a Mavis, mentre era seduta nel mio ufficio. Dio aveva compiuto miracoli di guarigione nella sua vita, ma c’erano ancora alcune aree in cui era turbata. Mavis amava profondamente il suo padre adottivo e aveva con lui una buona relazione. Non aveva mai conosciuto il suo vero padre, morto prima che lei nascesse. Mavis era una studentessa brillante, con una mente logica e acuta e quel che le andavo dicendo le suonava un po’ fuori di testa. Ma accettò di leggere il dodicesimo capitolo del mio libro* in cui riporto la storia di Betty. Ecco come Mavis descrisse la sua pur dolorosa esperienza di guarigione.

“Tutto d’un tratto e senza preavviso le lacrime cominciarono a solcarmi le guance mentre leggevo la storia di Betty. Suo padre l’aveva lasciata quando aveva tre anni e mezzo. Durante una sessione di guarigione interiore con il Dr. Seamands rivolse questo sofferto grido a suo padre (come se fosse di nuovo bambina): ‘Papà, ti prego, non lasciarmi!’
“Mentre le leggevo mi identificai totalmente in queste parole. Presero vita e toccarono qualcosa nel profondo del mio essere, qualcosa che non sapevo che fosse lì. Fu come se fossi stata io a proferire quelle parole oltre ventidue anni fa, mentre ero ancora nel ventre di mia madre. Sa, mio padre morì di cancro tre mesi prima che io nascessi.
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* Guarigione delle emozioni ferite di David A. Seamands, Edizioni Uomini Nuovi.
“Incapace di comprendere quello che mi stava succedendo decisi di uscire per una passeggiata. Quelle lacrime e quelle emozioni così strane erano troppo forti, troppo reali perché potessi ignorarle o reprimerle. Per tutta l’ora che seguì vagai lentamente per la città mentre calava la sera. Risolsi di lasciarmi andare e accogliere qualsiasi sentimento mi sorgesse dall’intimo. E giunsero in abbondanza sentimenti concernenti la morte di mio padre. A dir poco, ne fui sorpresa.
“Fu come se mi ritrovassi realmente nel ventre di mia madre al capezzale del letto d’ospedale di mio padre. Nel ventre lottavo per farmi sentire, perché in qualche modo qualcuno si accorgesse di me. Calciavo e lottavo con tutte le mie forze perché mio padre potesse vedermi, toccarmi, stringermi, baciarmi, amarmi prima di morire. Continuavo a dire: ‘Papà, ti prego, non morire, non morire, ti prego. Ti prego, non morire. Non mi hai ancora vista. Non sai nemmeno se sono maschio o femmina. Oh, papà, ti prego, non morire!’
“Mentre continuavo a camminare le lacrime sembravano non avere alcuna intenzione di cessare. Per la prima volta nella mia vita stavo piangendo la morte di mio padre. Mentre crescevo avevo versato alcune lacrime al pensiero della sua morte, ma non avevo mai sperimentato tanta emozione e tanto significato nelle mie lacrime e nel mio dolore. Ora, da adulta, stavo sperimentando la stessa angoscia e lo stesso conflitto di molti anni prima, quando ero ancora nel ventre di mia madre.
“Ma ancora adesso sono scettica quando penso alla possibilità di un lutto prenatale per la morte del padre. Eppure non posso negare i pensieri, le emozioni e la guarigione sperimentati in modo così inaspettato. Erano semplicemente troppo profondi, troppo reali, troppo spontanei perché li negassi”.

La rivista Time del 15 agosto 1983 lanciava in copertina un servizio intitolato: “Neonati: che cosa sanno? Quando lo sanno?” Nel riferire di centinaia di esperimenti medici e comportamentali condotti negli Stati Uniti, in Francia, in Austria e in altre parti del mondo, l’articolo descriveva...

“...una enorme campagna volta a risolvere uno dei più affascinanti enigmi della vita umana: che cosa sanno i neonati quando si affacciano su questo mondo? E come iniziano a organizzare e a usare quella conoscenza durante i primi anni di vita? ...la risposta fondamentale, ripetutamente dimostrata in una miriade di modi nuovi, è: i neonati sanno molto di più di quanto la maggior parte della gente sia stata solita credere. Vedono di più, sentono di più, capiscono di più e sono geneticamente predisposti a stringere amicizia con qualsiasi adulto si prenda cura di loro”.

Uno dei più importanti risultati di questi studi è la prova conclusiva che molto prima che un infante impari a parlare, pensa, impara e ricorda. Come afferma l’articolo citato: “L’intelletto è all’opera molto tempo prima che si abbia a disposizione qualsiasi strumento di linguaggio. I neonati sviluppano l’importante capacità di riconoscere le categorie. Si credeva una volta che ciò richiedesse il linguaggio, come si può identificare qualcosa che non si può nominare? Ma i neonati sono evidentemente in grado di organizzare le percezioni senza una parola”. L’articolo continua mostrando come i bambini imparino molto precocemente il loro proprio linguaggio muto fatto di forme, suoni, colori, idee, così come un linguaggio di reazione e comunicazione con le persone. Essi ricordano una incredibile varietà di cose specifiche molto tempo prima che sappiano parlare o abbiano le parole per identificare oggetti o persone.
Fin dove, nel passato, possiamo spingere le frontiere della memoria? L’articolo del Time afferma: “La ricerca di dati si spinge decisamente dall’infanzia ai primi anni di vita e ancora più indietro fino a prima della nascita!”
Il Dr. Thomas Verny, neurologo e psichiatra canadese, offre prove incontrovertibili della memoria prenatale nel suo bestseller The Secret Life of the Unborn Child (“La vita segreta del feto”). Il Dr. Verny traccia lo sviluppo prenatale del bambino e giunge alle conclusioni seguenti:


“Le prime sottili schegge di memoria cominciano a solcare il cervello del feto verso il terzo trimestre, sebbene sia difficile stabilire con esattezza quando ciò avviene. Alcuni ricercatori affermano che un bambino può ricordare a partire dal sesto mese; secondo altri il cervello non acquisisce la capacità di ricordare fino all’ottavo mese. è tuttavia fuor di dubbio che il feto ricorda e conserva i suoi ricordi. Possiamo tranquillamente desumere che dal sesto mese dopo il concepimento il suo sistema nervoso centrale è in grado di ricevere, elaborare e codificare messaggi. La memoria neurologica è senza ombra di dubbio presente all’inizio dell’ultimo trimestre, quando la maggior parte dei bambini nati precocemente possono sopravvivere con l’aiuto di incubatrici”.

Il Dr. Verny documenta le sue affermazioni con molti interessanti esempi di memoria prenatale e neonatale.
A molti ciò può sembrare pretenzioso, ma non lo era per i nostri nonni, i quali accettavano l’influenza prenatale come un dato di fatto, sebbene la spingessero verso estremi ridicoli. Posso ancora ricordare mia nonna suggerire a un vicino che la ragione per cui un bimbo del circondario aveva un naso lungo e brutto era probabilmente da ricercarsi nel fatto che sua madre era andata troppo spesso allo zoo e aveva trascorso troppo tempo a osservare gli elefanti! Ma adesso andiamo scoprendo che tanti di questi racconti delle nostre progenitrici contenevano un nocciolo di verità. La maggior parte dei popoli allo stato primitivo stanno molto attenti a tenere lontane le donne incinte da esperienze spaventose.
Un accurato studio condotto su 2.000 donne durante la gravidanza e il parto, ha portato la Dr. Monika Lukesch, dell’Università Costantina di Francoforte, Germania, alla conclusione che l’atteggiamento della madre nei confronti del proprio bambino ha un’influenza decisiva su come il bambino sarà. E altrettanto importante è la scoperta della Dr. Lubasch che la qualità della relazione di una donna con il marito è al secondo posto nella scala di influenze e ha un effetto altrettanto determinante sul feto.
Il Dr. Gerhard Rottmann, dell’Università di Salzburg, in Austria, è giunto praticamente alla stessa conclusione e ha persino mostrato che il feto è capace di distinzioni emozionali molto sottili. Ciò è esemplificato dalla storia biblica in cui la vergine Maria va a trovare la cugina Elisabetta per raccontarle della visita dell’angelo e del Messia promesso. La notizia induce Elisabetta a esclamare con gioia: “Ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo” (Luca 1:44).
Dobbiamo tuttavia stare attenti a non porre una enfasi eccessiva sulla coscienza prenatale, perché la nostra conoscenza al riguardo è ancora molto limitata. Ma il mio desiderio è semplicemente di sottolineare la meraviglia della cosa e suggerire che per la guarigione dei ricordi, in alcuni casi, può essere necessario affrontare fattori che precedono la nascita. Dio informò il giovane Geremia della sua vocazione prenatale: “Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato” (Geremia 1:5). Con questa osservazione Dio rinforzò la vocazione di Geremia e il suo mandato di profeta. Lo stesso Dio che usò un tale enorme potere per il bene è certamente in grado di guarire le cicatrici e le ferite provocate da ricordi dolorosi, per quanto possano spingersi indietro nel tempo.
Se il mistero della memoria umana è così travolgente, c’è un aspetto della memoria divina che è ancora più incredibile. è Geremia che ce ne parla in modo più chiaro: “Io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato” (Geremia 31:34).
Come può il Dio onnisciente non ricordare qualcosa? Il versetto si trova in un passaggio concernente il nuovo patto il quale, come i cristiani sanno, comprende la croce e tutto ciò che Dio ha compiuto in Cristo per cancellare i nostri peccati. Forse Dio stesso ha avuto un qualche tipo di guarigione dei ricordi così che, meraviglia delle meraviglie, quando perdona, egli riesce pure a dimenticare. Siamo certamente in presenza di un grande mistero. Il mistero conduce allo stupore e lo stupore conduce alla lode!

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