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Discepolo

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Descrizione

Questo classico della letteratura cristiana, che ha guidato innumerevoli credenti verso la pienezza della vita in Cristo, vi farà scoprire che cosa significa essere discepoli di Gesù Cristo.

Proprietà

ISBN: 9788880771630
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880771630
Peso: 0,180kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

CAPITOLO 1:

L’Evangelo
“secondo i santi evangelici”

“Perché mi chiamate: Signore, Signore! e non fate quello che dico?” (Luca 6:46).

Nella lingua spagnola, come in quella italiana, sorge un problema curioso con la parola signore. In queste lingue diciamo signor Smith, signor Williams, così come diciamo Signore Gesù. è come se in inglese ci rivolgessimo a Gesù come a un qualsiasi conoscente.
In spagnolo, quindi, come anche in italiano, abbiamo effettivamente perso il concetto di “signore”. Chiamare Gesù il Signore, in queste lingue, non ha connotati davvero forti.
Ma da quando mi trovo in mezzo a gente di lingua inglese ho scoperto che anche qui c’è lo stesso problema, per quanto vi siano due parole distinte, mister e lord, a indicare le diverse valenze del termine signore. Il problema esiste forse perché si pensa ai lords d’Inghilterra, che in talune circostanze si sono rivelati tutt’altro che ammirevoli.
L’appellativo signore non significa oggi quello che significava quando Gesù era qui. Allora indicava la massima autorità, il primo, l’uno al di sopra di tutto, il possessore di tutta la creazione. Il termine greco kurios, signore, in minuscolo era usato dagli schiavi per rivolgersi ai loro padroni. Ma se la parola iniziava per maiuscola si riferiva a una sola persona in tutto l’impero romano. Cesare era il Signore. è un dato di fatto che quando funzionari pubblici e soldati si incontravano per strada dovevano salutarsi con l’espressione: “Cesare è il Signore!” E la risposta usuale era: “Sì, il Signore è Cesare!”
Perciò i cristiani avevano un problema. Quando venivano salutati: “Cesare è il Signore!” rispondevano: “No, Gesù Cristo è il Signore”. Ciò li faceva finire immediatamente nei guai. Non perché Cesare fosse geloso del nome. Era qualcosa di gran lunga più profondo. Cesare sapeva che in realtà i cristiani dicevano di essere sottomessi a una altra autorità e che nella scala dei valori della loro vita Gesù aveva un posto ben più predominante rispetto a Cesare.
Dicevano: “Cesare, puoi contare su di noi per alcune cose, ma se siamo costretti a scegliere, scegliamo di stare con Gesù, perché è a lui che abbiamo consacrato la nostra vita. Egli è il primo. Egli è il Signore, la massima autorità su di noi”. Non c’è da meravigliarsi che Cesare perseguitò i cristiani.
L’Evangelo contenuto nella Bibbia è l’Evangelo del regno di Dio. Presenta Gesù come re, come Signore, come massima autorità. Gesù è al centro. L’Evangelo del regno di Dio è un Evangelo incentrato su Cristo.
Ma in secoli recenti abbiamo udito un altro vangelo, un vangelo umano, incentrato sull’uomo. è il vangelo delle grandi offerte. Il vangelo dei grandi saldi. Il vangelo dell’affare a cui non si può dir di no. Il ministro di culto dice: “Gente, se accettate Gesù…” E qui c’è già un problema, perché è Gesù che accetta noi, non viceversa. Ma abbiamo messo l’uomo al posto di Gesù, perciò l’uomo è molto importante adesso.
L’evangelista dice: “Il povero Gesù sta bussando alla porta del vostro cuore. Vi prego, aprite la porta. Non lo vedete lì fuori al freddo e al gelo? Povero Gesù, apritegli la porta”. Non c’è da meravigliarsi che gli ascoltatori pensino che farebbero un gran favore a Gesù se diventassero cristiani.
Abbiamo detto agli astanti: “Se accettate Gesù avrete gioia, avrete pace, salute, prosperità… Se date dieci dollari a Gesù ne avrete di ritorno venti…” Ci appelliamo sempre agli interessi umani. Gesù è il salvatore, colui che guarisce, il re venuto per me. L’io è al centro del nostro vangelo.
I nostri incontri sono incentrati sull’uomo. Persino la sistemazione della mobilia, le sedie e il pulpito puntano all’uomo. Quando il pastore elabora la scaletta del culto non pensa a Dio, ma piuttosto al suo uditorio. “Per il primo inno tutti si alzeranno in piedi, per il secondo staranno seduti perché saranno stanchi, poi ci sarà un duetto giusto per cambiare l’atmosfera, quindi faremo qualcosa d’altro, e tutto deve stare in un’ora perché la gente non si stanchi troppo”. Dov’è Gesù, il Signore?
I nostri inni sono allo stesso modo. “Conta le tue benedizioni”; “Gesù mi appartiene”; “Sono soddisfatto di Gesù”. Le nostre preghiere sono incentrate sull’uomo. “Signore, benedici la mia casa, benedici mio marito, benedici il mio gatto, benedici il mio cane, nel nome di Gesù, amen”. Ma che c’entra Gesù? C’entriamo soltanto noi! Spesso usiamo le parole giuste, ma le usiamo con l’atteggiamento sbagliato. Prendiamo in giro noi stessi.
Il nostro vangelo è come la lampada di Aladino; pensiamo di poterlo strofinare e ricevere tutto quello che desideriamo. Non meravigliamoci se Marx definì la religione l’oppio dei popoli. Forse aveva ragione; non era uno stupido. Sapeva che il nostro vangelo è spesso una via di fuga per la gente.
Ma Gesù Cristo non è un oppiaceo. Egli è il Signore. Dovete andare a lui, darvi a Gesù e soddisfare le sue esigenze quando egli parla come Signore.
Se i nostri responsabili fossero stati minacciati dalla polizia e dal sommo sacerdote come gli apostoli, probabilmente avrebbero pregato: “Oh, Padre, sii misericordioso con noi. Aiutaci, Signore. Sii misericordioso con Pietro e Giovanni. Non lasciare che i soldati li tocchino. Provvedici una via di fuga. Non farci soffrire. Guarda che cosa ci stanno facendo. Oh, Signore, fermali e non permettere che ci facciano del male”. Noi, io, sempre la stessa tiritera.
Ma se leggiamo Atti 4 notiamo che la preghiera era proprio l’opposto. Notate quante volte l’apostolo disse tu.
“Essi alzarono concordi la voce a Dio, e dissero: Signore, tu sei colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; colui che mediante lo Spirito Santo ha detto per bocca del tuo servo Davide, nostro padre: Perché questo tumulto fra le nazioni, e i popoli meditano cose vane? I re della terra si sono sollevati, i principi si sono riuniti insieme contro il Signore e contro il suo Cristo. Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d’Israele, per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero. Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua Parola in tutta franchezza, stendendo la tua mano per guarire, perché si facciano segni e prodigi mediante il nome del tuo santo servitore Gesù». Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti, tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo”.

Non meravigliatevene! Non poteva accadere nulla di diverso dopo la loro preghiera incentrata su Dio.
Non parlo semplicemente di semantica; parlo dell’enorme problema di atteggiamento che abbiamo nelle nostre chiese. Non basta cambiare il nostro vocabolario; dobbiamo permettere a Dio di tirarci fuori il cervello, lavarlo con il detersivo, ripassarlo per bene e poi rimetterlo a posto al contrario. Il nostro intero sistema di valori va cambiato.
Siamo come i medioevali che pensavano che la terra fosse al centro dell’universo. Si sbagliavano, e così noi. Pensiamo di essere al centro dell’universo, con Dio e Gesù Cristo e gli angeli tutti a ruotare intorno a noi. Il cielo è per noi, ogni cosa è per il nostro bene.
Ci sbagliamo. Dio è al centro. Dobbiamo cambiare il nostro centro di gravità. Egli è il sole e noi ruotiamo intorno a lui.

Ma è molto difficile cambiare. Persino il motivo per cui evangelizziamo è incentrato sull’uomo. Ricordo di aver sentito molte volte alla scuola biblica: “Oh, studenti, considerate le anime perdute. Stanno morendo. I poveri stanno andando all’inferno. Ogni volta che l’orologio batte, altre 5,822 persone e mezzo vanno all’inferno. Non vi dispiace per loro?” E noi abbiamo pianto. Ci siamo detti: “Povera gente! Andiamo a salvarli”. Vedete, non andavamo per amore di Gesù, ma per amore delle anime perdute.
Può sembrare carino, ma è sbagliato, perché tutto deve essere motivato da Cristo. Non predichiamo alle anime perdute perché sono perdute. Vogliamo estendere il regno di Dio perché egli ce lo dice, ed egli è il Signore.
Chiamo il vangelo moderno il quinto vangelo. Abbiamo il vangelo secondo Matteo, il vangelo secondo Marco, il vangelo secondo Luca, il vangelo secondo Giovanni e il vangelo secondo i santi evangelici. Il vangelo secondo i santi evangelici è composto di versetti presi qua e là dagli altri quattro vangeli. Prendiamo tutti i versetti che ci piacciono, tutti i versetti che offrono o promettono qualcosa, come Giovanni 3:16, Giovanni 5:24 e così via, ed elaboriamo una teologia sistematica in base a questi versetti, dimenticandoci dei versetti che affermano ciò che Gesù Cristo richiede da noi.
Chi l’ha permesso? Chi ha detto che possiamo presentare soltanto un lato di Gesù? Immaginate che ci sia un matrimonio e si sia giunti al momento delle promesse. L’uomo dice: “Pastore, accetto questa donna come mia cuoca personale”, oppure: “…come mia lavapiatti personale”. Che cosa?
La donna direbbe: “Aspetta un attimo! Sì, cucinerò. Certo, laverò anche i piatti. E terrò pulita la casa. Ma non sono una serva, sarò tua moglie. Devi darmi il tuo amore, il tuo cuore, la tua casa, il tuo talento, tutto”.
Lo stesso vale per Gesù. è vero, egli è il nostro salvatore e colui che ci guarisce. Ma non possiamo fare a pezzi Gesù Cristo e prendere soltanto il pezzo che più ci piace. Siamo come bambini che hanno ricevuto pane con la marmellata; mangiamo la marmellata e restituiamo il pane. Otteniamo altra marmellata sul pane, la mangiamo e ancora una volta restituiamo il pane.
Il Signore Gesù Cristo è il pane della vita e probabilmente il paradiso è come la marmellata. Oltre la marmellata, dobbiamo mangiare anche il pane.
Non sarebbe interessante se in qualche grosso congresso teologico venisse stabilito che non ci sono inferno e paradiso? Quanta gente resterebbe in chiesa dopo un annuncio del genere? La maggior parte lascerebbe la chiesa. “Se non ci sono inferno e paradiso, che ci veniamo a fare?” Sono venuti soltanto per la marmellata, per i loro interessi, per essere guariti, per scampare all’inferno, per andare in paradiso. Seguono il quinto vangelo.
Quando Pietro concluse il suo sermone nel giorno di Pentecoste, lo disse chiaramente: “Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:36). Era il suo argomento.
Quando gli astanti si resero conto che Gesù era effettivamente il Signore, furono “compunti nel cuore” (Atti 2:37) e cominciarono a tremare. “Fratelli, che dobbiamo fare?” chiesero.
La risposta: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”(Atti 2:38).
L’Evangelo dell’apostolo Paolo è riassunto in un versetto: “Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato” (Romani 10:9). Egli è il Signore. Molto di più di un salvatore.
Vi darò un esempio di questo quinto vangelo. L’evangelista Luca afferma: “Non temere, piccolo gregge; perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno” (Luca 12:32). Ah, ma è un versetto popolare. Ho predicato molte volte su questo testo.
Ma che dire del versetto successivo? “Vendete i vostri beni, e dateli in elemosina” (Luca 12:33). Non ho mai sentito un sermone su questo versetto, perché non fa parte del vangelo secondo i santi evangelici. Il versetto 32 fa parte del quinto vangelo, ma il 33 no, e si tratta di un comandamento di Gesù.
Gesù ci ha comandato di non uccidere.
Gesù ci ha comandato di amare il prossimo.
Gesù ci ha comandato di vendere i nostri beni e dare il ricavato ai poveri.
Chi ha il diritto di decidere quali comandamenti sono obbligatori e quali facoltativi? Vedete, il quinto vangelo ha compiuto una cosa strana: un comandamento facoltativo! Lo seguite se volete; se no, va bene lo stesso.
Ma non si tratta del vangelo del regno.
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Juan Carlos Ortiz

Juan Carlos Ortiz, argentino, autore del noto IL GRIDO DEL CUORE, inizia la sua attività di evangelista itinerante nei primi anni settanta.

Da allora ha partecipato a numerose conferenze evangelistiche internazionali e ancora oggi continua a elettrizzare cristiani di tutto il mondo con la sua potente predicazione.


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