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Pregare con Gesù - Il Padre Nostro

Pregare con Gesù - Il Padre Nostro

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Descrizione

Il “Padre Nostro”. La gente si chiede: "Da dove veniamo? Perché viviamo? Dove andremo dopo la morte? A che cosa serve in realtà una vita migliore o più soldi? Che cosa significa? Sono deluso della mia famiglia. Non ho più voglia di vivere. Che cosa devo fare ora?" Quando affrontiamo problemi che ci sembrano più grandi di noi, dobbiamo ricordarci soltanto che Dio è il Padre della speranza e il Signore della potenza. Quando Dio, che ha creato il cielo e la terra diventa nostro Padre, non c'è nulla che non possiamo fare per mezzo della fede in lui. Se Dio diventa nostro Padre, non dobbiamo temere nulla in questo mondo. Quando preghiamo: "Padre nostro che sei nei cieli", Dio ci libera dal’'inquietudine. Gesù ci ha insegnato il "Padre Nostro", la preghiera che mostra l’amore divino di Dio e non soltanto un modello per le nostre preghiere, ma una preghiera che Dio vuole esaudire. La gente si chiede: "Da dove veniamo? Perché viviamo? Dove andremo dopo la morte? A che cosa serve in realtà una vita migliore o più soldi? Che cosa significa? Sono deluso della mia famiglia. Non ho più voglia di vivere. Che cosa devo fare ora?" Quando affrontiamo problemi che ci sembrano più grandi di noi, dobbiamo ricordarci soltanto che Dio è il Padre della speranza e il Signore della potenza. Quando Dio, che ha creato il cielo e la terra diventa nostro Padre, non c'è nulla che non possiamo fare per mezzo della fede in lui. Se Dio diventa nostro Padre, non dobbiamo temere nulla in questo mondo. Quando preghiamo: "Padre nostro che sei nei cieli", Dio ci libera dal’'inquietudine. Gesù ci ha insegnato il "Padre Nostro", la preghiera che mostra l’amore divino di Dio e non soltanto un modello per le nostre preghiere, ma una preghiera che Dio vuole esaudire.

Proprietà

ISBN: 9788880772279
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880772279
Peso: 0,130kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

Capitolo 1

PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI

Che cos’è la preghiera? In poche parole è un dialogo con Dio nel quale i nostri atteggiamenti e i nostri pensieri sono innestati nei pensieri di Dio. Se vogliamo pregare con potenza, dobbiamo accordare i nostri pensieri con i pensieri divini e i nostri atteggiamenti devono essere nella giusta relazione con quelli di Dio. I nostri pensieri sono un’offerta profumata e gradevole a Dio. Ma come possiamo sapere se i nostri pensieri sono giusti agli occhi di Dio? Il nostro metro è la Parola di Dio. Nella Bibbia Dio ha scritto i suoi pensieri. Quando leggiamo le Sacre Scritture con un cuore aperto, sottomettendo i nostri pensieri alla Parola e ponendo la nostra speranza in lui, Dio risponderà alle nostre preghiere secondo la sua perfetta volontà.
Il Padre Nostro è il riassunto più significativo della Parola.
La preghiera che Gesù ci ha insegnato è il giusto modo di pensare che noi dobbiamo imprimere nei nostri cuori: Dio diventa nostro Padre; il suo regno viene nei nostri cuori, nelle nostre vite e nel mondo. Dio soddisfa i nostri bisogni quotidiani; egli ci preserva dal male e non ci espone alla tentazione; egli perdona i nostri peccati e ci libera dal male.
La preghiera di Gesù, a cui in seguito è stato dato il nome di “Padre Nostro”, fu una risposta alla domanda dei discepoli. Essi desideravano avere una lezione sulla preghiera, e Gesù toccò punti significativi che sono un modello per i nostri pensieri in relazione a Dio.
Proprio all’inizio della preghiera Gesù pose il fondamento per ottenere l’atteggiamento giusto nei confronti di Dio.
“Padre nostro che sei nei cieli”. Egli è colui al quale possiamo confidare i desideri del cuore per mezzo dei nostri pensieri. Soltanto lui può ascoltare le nostre preghiere e rispondere. Dio desidera che noi abbiamo i suoi stessi pensieri. Esaminiamo ora ciò che la Parola dice sul nostro Padre celeste.

PADRE NOSTRO

Mentre mi trovavo negli Stati Uniti per condurre delle conferenze, ricevetti la lettera di una donna divorziata e parlava dei problemi che aveva nell’allevare i suoi figli senza la presenza di un padre. Leggendo quella lettera mi venne in mente quanto fosse importante il ruolo di un padre per i figli. In tutti i suoi insegnamenti, Gesù si riferì a Dio come a un “Padre”. Nel Sermone sul Monte Gesù chiamò Dio “Padre” diciassette volte. Secondo te, perché Gesù ci ha comandato di chiamare Dio “Padre”?

COME DIO è DIVENTATO NOSTRO PADRE?

Nel principio Dio creò Adamo ed Eva e ne fece i suoi figli. Dio li creò secondo la sua immagine e inspirò in essi l’alito vivente o lo spirito. A causa della loro immagine divina e del loro spirito, i pensieri e i caratteri di Adamo ed Eva erano esattamente come quelli di Dio. Proprio come un padre conosce i pensieri del figlio e un figlio conosce i pensieri del padre, così Dio sapeva ciò che c’era nella mente di Adamo ed Eva. A loro volta, Adamo ed Eva conoscevano la mente di Dio.
Parlando dei suoi figliuoli Dio disse: “Tutti quelli cioè che portano il mio nome, che io ho creati per la mia gloria, che ho formati, che ho fatti”.
Quando i figli si comportano bene, i genitori sono onorati, ma quando si comportano vergognosamente, i genitori sono disonorati. Dio desiderava che Adamo ed Eva, i quali erano stati creati secondo l’immagine e somiglianza di Dio, lo glorificassero e lo onorassero per sempre. Ma Adamo ed Eva rifiutarono di restare figli di Dio e decisero di diventare figli di satana. Quando infransero il comandamento di Dio, fu pronunciata immediatamente una maledizione e il loro spirito morì. In Ezechiele 18:4 Dio disse: “Ecco, tutte le vite sono mie; è mia tanto la vita del padre quanto quella del figlio; chi pecca morrà”.
Adamo ed Eva, i cui spiriti erano morti a causa del peccato, non potevano più camminare con Dio, e non potevano neppure piacergli, né glorificarlo. L’immagine divina non si trovava più nell’umanità decaduta.
Ma Dio non si arrese perché egli è amore (1 Giovanni 4:8). Perché l’amore funzioni, occorrono almeno due persone. L’amore è possibile solo quando qualcuno è amato da un altro. Il Padre è colui che ama; Gesù è colui che è amato, e lo Spirito Santo è colui che incanala l’amore. La Trinità è resa completa nell’amore.
Dio desidera donare il suo amore traboccante al più gran numero possibile di figli .
Gesù espresse questo desiderio quando disse: “Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” Questo amore divino spinse Dio a rivestire Adamo ed Eva con le pelli di un animale che egli aveva ucciso. Lo spargimento di sangue prefigurava il desiderio di Dio di perdonare e di coprire i peccati e le trasgressioni dell’umanità per mezzo della morte del suo santo Figlio sulla croce. Attraverso i 4000 anni dell’Antico Testamento, Dio promise e confermò ripetutamente la venuta di Cristo. Dalla caduta di Adamo in poi, nessun essere umano era potuto apparire di fronte alla giustizia di Dio. Qualsiasi altra azione non era riuscita a liberare l’uomo dal peccato. Per il grande amore di Dio e del suo desiderio di renderci di nuovo suoi figli e di diventare nostro padre, Dio mandò il suo Figlio nel mondo affinché morisse come eterno Agnello dell’espiazione.
Dato che lo spirito dell’uomo era morto a causa della caduta, l’umanità non era altro che un mucchio di polvere. Ma Gesù morì volontariamente per adempiere l’amore divino e impartire la grazia di Dio. Qual era la volontà divina che Gesù compì quando morì dichiarando le sue ultime parole: “è compiuto” (Giovanni 19:30)? Gesù stesso risponde a questa domanda: “Poiché è la volontà del Padre mio che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.
Che cosa è dunque la vita eterna? è la vita che Dio ci dà. Era la vita che Adamo ed Eva avevano ricevuto da Dio prima di cadere nel peccato. La notte prima del suo processo e della sua morte, Gesù disse: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo”.
Quando crediamo in Gesù come Messia e Salvatore, abbiamo la vita eterna. Quando abbiamo la vita eterna, cioè la vita di Dio per mezzo della nuova nascita in acqua e in spirito, noi conosciamo Dio. Il nostro spirito è vivificato. Quando riceviamo la vita eterna, riceviamo lo Spirito di adozione, per il quale chiamiamo Dio “Abba, Padre” (Romani 8:15). In quel momento: “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio” perché Dio: “Ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori”.
Con grande eloquenza l’apostolo Paolo ci parlò della volontà di Dio per renderci suoi figliuoli: “Benedetto sia Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo. Egli ci ha predestinati nel suo amore ad essere adottati per mezzo di Gesù Cristo come suoi figli, secondo il beneplacito della sua volontà, per celebrare la gloria della sua grazia, che ci ha concesso nel suo amato Figlio”. Per mezzo della fede in Gesù il nostro spirito è vivificato e noi diventiamo figliuoli di Dio. Quando mangiamo il corpo di Gesù e beviamo il suo sangue sparso per noi, abbiamo la vita eterna (Giovanni 6:54). Gesù è diventato la nostra giustizia e tutti coloro che credono in lui possono presentarsi con piena certezza davanti a lui (Ebrei 10:19). Con il suo amore Dio ci ha resi suoi figliuoli e ne ha pagato il prezzo. Dio che ha aperto l’accesso affinché noi diventassimo suoi figli, desidera che tutti abbiano la vita eterna e diventino suoi figli. Dio ha soddisfatto tutte le condizioni necessarie affinché avessimo la vita eterna e diventassimo suoi figli.
L’unica cosa che dobbiamo fare è credere incondizionatamente, confessare con la bocca che Gesù è il Figlio di Dio e che i nostri peccati sono perdonati grazie alla sua crocifissione. Gesù disse: “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Egli disse anche: “Ma a tutti quelli che lo hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio” (Giovanni 1;12-13). Dio si compiacque fare dei suoi figli dei credenti in questo modo (Efesini 1:5).
Dio aveva un grande piano per renderci suoi figliuoli. Mandando il suo unico Figlio, Gesù, in questo mondo e facendolo morire, Dio preparò la strada affinché noi potessimo chiamarlo “Padre”. Egli inoltre ci ha permesso di chiamarlo “Padre” con tutta franchezza, per mezzo dello Spirito di adozione.
Quindi, siamo diventati figli di Dio per la seconda volta. La prima volta lo siamo diventati per mezzo della creazione; la seconda, grazie allo spargimento di sangue. Lo scopo della creazione e della redenzione di Dio è lo stesso. Egli desidera che lo lodiamo per la grazia che ci ha mostrato. Quando lodiamo la grazia di Dio e gli diamo gloria, nulla può separarci dall’amore di Cristo. Come ha detto Gesù: “E io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre”.
La nostra relazione di figliuoli di Dio in virtù del sangue di Gesù, è un legame spirituale. Nessuno può spezzare questo legame né in questo mondo, né in quello a venire.

AVVICINARSI AL PADRE

Gesù ha detto di chiamare Dio “Padre nostro”. Quando riflettiamo su Dio come Padre, dobbiamo rammentarci sempre del sangue prezioso di Gesù. Il fatto che siamo salvati non significa che possiamo presentarci davanti a Dio senza il merito di quel sangue prezioso. Il cantico con il quale loderemo Dio in eterno parla della potenza del sangue. La visione futuristica che l’apostolo Giovanni ebbe sull’isola di Patmos, comprendeva i santi redenti nel cielo che lodavano Gesù, l’Agnello: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Apocalisse 5:9).
In quella stessa visione Giovanni vide la grande moltitudine dei santi, salvati per mezzo della predicazione dei 144.000 Israeliti, di fronte al trono dell’Agnello, che gridava: “La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all’Agnello” (Apocalisse 7:10).
Poiché canteremo in eterno del sangue di Gesù per commemorare la nostra salvezza, quando preghiamo: “Padre nostro che sei nei cieli”, dobbiamo ricordare che Dio è il Padre di Gesù tanto quanto è nostro Padre. Quando Gesù apparve per la prima volta con il suo corpo risorto a Maria Maddalena, dopo aver compiuto la volontà di Dio e averci resi suoi figli per mezzo della morte sulla croce, egli disse: “Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre: ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”. Senza esitazione, Gesù chiamò i suoi discepoli, fratelli. Suo Padre diventò il Padre dei discepoli; il suo Dio diventò il Dio dei discepoli.
Noi non potevamo chiamare Dio nostro padre finché Gesù non ci diede questo privilegio. Quando chiamiamo Dio “Padre nostro”, dobbiamo ricordare anche che egli è il Padre di tutti i credenti che sono uniti dalla presenza di Gesù Cristo nei loro cuori. Chiunque adora Dio, loda Dio, crede in Gesù come Salvatore e riconosce e accetta lo Spirito Santo come consolatore, è un fratello o una sorella in Dio. Noi siamo i materiali di costruzione del tempio in cui Dio dimora. Gesù disse: “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Matteo 18:20).
Dio abita in noi per mezzo dello Spirito Santo e fa di noi il suo tempio (1 Corinzi 3:16). Nella lettera agli Efesini, Paolo disse: “Essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a far parte dell’edificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito”. I nostri fratelli e sorelle nel Signore devono essere uniti per costruire la casa di Dio sulle fondamenta della vita, morte e risurrezione di Cristo, mantenendola pura affinché lo Spirito di Dio vi possa dimorare.
Quando chiamiamo Dio “nostro Padre”, dobbiamo pensare anche ai non credenti che non conoscono ancora il Signore. Essi devono sentire la testimonianza dell’amore del Padre.
è la volontà di Dio che tutti coloro che ascoltano il Vangelo credano. E tutti coloro che credono abbiano la vita eterna. Dio non pone nessun’altra condizione o restrizione alla nostra salvezza.
Dio dice chiaramente: “Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita” (Apocalisse 22:17).
Prima di salire in cielo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8).
Dio desidera che ogni persona diventi un suo figlio ed egli ci dà la potenza per spargere la buona novella.


CHE SEI NEI CIELI

Quando parliamo a Dio nostro Padre, dobbiamo pensare correttamente al luogo in cui egli abita. Dobbiamo respingere la nozione che egli sta in un luogo vago e lontano, e sostituirla con un’immagine specifica del luogo in cui egli dimora, nello spazio e nel tempo. In Isaia 43:10, Dio dice che egli desidera che lo conosciamo in ogni piccolo dettaglio, quindi esaminiamo ora ciò che sappiamo circa la sua casa.

DOVE è DIO?

Fin dalla caduta di Adamo ed Eva, nessuno è stato capace di conoscere Dio da solo. A causa del peccato, la via per conoscere Dio fu interrotta. Nessuno può conoscerlo a meno che Dio non gli si manifesti.
Oltre 30 anni fa, quando lessi la Bibbia per la prima volta e aprii il cuore al Vangelo, fui molto colpito dal ministero e dall’amore di Gesù. I miracoli di Gesù, per quello che mi riguardava, erano successi 2000 anni fa in Giudea. Non avevano nulla a che fare con me, che abitavo in Estremo Oriente. La Bibbia che leggevo non mi sembrava altro che un libro pieno di eventi storici. Che legame c’era tra me e un libro scritto 2000 anni fa per gli Ebrei?
Ero confuso, ma continuavo a leggere per trovare una risposta che ponesse fine ai miei dubbi. Avevo perfino delle conversazioni immaginarie con i personaggi del passato che avevano visto Dio. Forse essi, pensavo, avrebbero potuto illuminarmi in qualche modo.
Prima di tutto cercai Adamo, il progenitore della razza umana. “Padre Adamo” chiesi, “dove hai incontrato Dio?” Adamo rispose: “Lo si può incontrare nel giardino di Eden. Io camminavo sempre con lui nel fresco della sera!”
“Ma non sei stato scacciato da quel luogo? E non è vero che nessun altro può entrarci?” Dopo queste domande, Adamo rimase lì in piedi, in silenzio. Non avendo trovato una risposta soddisfacente, andai da Abraamo, il padre dei credenti. “Abraamo, visto che tu hai sempre camminato con Dio, puoi dirmi dove è Dio?”
“Tutte le volte che lo volevo incontrare” rispose “costruivo un altare, offrivo un animale in sacrificio e aspettavo. Qualche volta egli si mostrava subito, e qualche volta tardava. Io lo incontravo solo all’altare. Ora non so dove si trovi”.
Poi andai da Mosè, il grande servitore del Signore che ubbidì a Dio e liberò il popolo d’Israele dall’Egitto. “Mosè” chiesi, “è vero che hai incontrato Dio nelle fiamme del pruno ardente sul monte Oreb? E non lo hai incontrato anche sulla cima del Monte Sinai? Sicuramente tu puoi dirmi dove è Dio”.
“Dio dimorava nel tabernacolo che avevamo costruito. Io lo incontravo sempre lì, davanti al trono della grazia, ma non so dove si trovi ora”.
Ancora insoddisfatto andai dal Re Salomone. “Re Salomone, tu hai costruito il tempio in cui Dio dimorava. Puoi dirmi dove è ora?”
“Certo, Dio dimorava nel tempio che avevo costruito. Il popolo veniva a pregare ed era esaudito. Anche quando si trovava in un paese straniero le sue preghiere erano esaudite se volgeva il suo sguardo verso il tempio”.
“O Re, ma il tempio è crollato 2600 anni fa, all’invasione dell’Assiria e di Babilonia!”
Non essendo stato capace di ottenere una risposta neppure dal Re Salomone, andai da Giovanni Battista.
“Giovanni, dove è Dio che tu hai incontrato?” chiesi.
“Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” rispose. “Dio è in Gesù”.
Con un nuovo entusiasmo cominciai a leggere i Vangeli, co-minciando da Matteo e poi Marco, Luca e Giovanni. Poi mi inginocchiai umilmente davanti a Gesù e gli chiesi: “Gesù, fammi sapere dove si trova Dio ora”.
Con l’aiuto dello Spirito Santo lessi le Scritture che furono scritte per rispondere a questa domanda:
“Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se mi aveste conosciuto avreste conosciuto anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto. Filippo gli disse: Signore, mostraci il Padre e ci basta. Gesù gli disse: Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto. Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: Mostraci il Padre? Non credi tu che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico di mio; ma il Padre che dimora in me, fa le opere sue. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Giovanni 14:6-11).
Ascoltando la voce di Gesù in questi versetti, la luce della verità cominciò a brillare nel mio cuore e le nuvole del dubbio iniziarono a dileguarsi. Ma non ero ancora completamente libero dai dubbi. Chiesi di nuovo: “Signore Gesù, quando eri qui sulla terra, la gente incontrava Dio Padre e vedeva le sue opere per mezzo di te. Ma da quando sei stato crocifisso, sei risuscitato e salito in cielo, noi non possiamo più incontrare Dio. Dove è Dio in questo momento?”
Gesù mi rispose tramite un brano delle Scritture:
“Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò da voi. Ancora un po’, e il mondo non mi vedrà più; ma voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e voi in me e io in voi” (Giovanni 14:16-20).
Queste parole di Gesù mi condussero immediatamente alla luce, perché compresi che quando avevo accettato Gesù nel mio cuore come Salvatore, accettando la salvezza per mezzo del prezioso sangue di Gesù, Dio Padre era entrato in me insieme al suo Figlio. Da quel momento in poi resistetti risolutamente contro la tentazione del diavolo. Dio nel mio cuore scacciò le nuvole del dubbio. Come ha detto Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui” (Giovanni 14:23).
Gli apostoli sottolinearono ripetutamente che Dio è con noi. Se chiedessimo all’apostolo Paolo dove è Dio, egli probabilmente ci risponderebbe: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16). E Giovanni direbbe: “Voi siete da Dio, figlioli, e li avete vinti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo” (1 Giovanni 4:4).
Dove è dunque Dio dentro di noi? La Bibbia dice: “Egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2 Corinzi 1:22). Dio è al centro dei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. E per questo i nostri cuori diventano il regno dei cieli. Come ha detto Gesù: “Eccolo qui, o eccolo là; perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi” (Luca 17:21).
Il nome Emmanuele significa in realtà: “Dio con noi”. Il nostro cuore quindi, è l’unica dimora di Dio? No. Se così fosse, la promessa biblica della dimora celeste nella quale un giorno andremo ad abitare, sarebbe vana. Gesù disse: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi” (Giovanni 14:2-3). Paolo ci ha trasmesso: “Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio” (Atti 7:56). Anche l’autore del libro degli Ebrei ha testimoniato di Gesù che “per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” (Ebrei 12:2).
Inoltre, l’apostolo Giovanni ha descritto il cielo, in grande dettaglio. Tutto questo dimostra che un giorno Dio estenderà il suo regno eterno in un luogo chiamato cielo, che ora ci è nascosto. Egli ci condurrà lì per farci dimorare per sempre con lui. Perché dunque, Gesù è venuto in terra, e perché dimora nei nostri cuori?
Poiché Dio è giusto e santo, nessun membro della razza umana, malvagio e decaduto, poteva presentarsi davanti a lui. Nessuno poteva conoscere Dio, visto che lo spirito dell’uomo morì quando Adamo peccò. L’uomo più erudito oggi non è altro che un cieco di fronte alla conoscenza di Dio. Nessun occhio può vedere, nessun orecchio intendere, nessun cuore umano recepire, le cose che Dio ha preparate per quelli che lo amano, se Dio non ci permette di conoscerlo (1 Corinzi 2:9). Gesù è venuto in terra in vesti umane per rivelarci Dio e per compiere la sua volontà, cioè liberarci dal peccato e fare di noi dei suoi figlioli. Quando siamo perdonati dai nostri peccati, nati di nuovo per mezzo del sangue di Gesù, egli entra nei nostri cuori e dimora in noi per mezzo dello Spirito Santo. Da quel momento in poi, diventiamo figli di Dio e cittadini del cielo. Se siamo cittadini del cielo, beneficiamo delle benedizioni che Dio ha preparate per noi.
Dio sostiene e fa crescere i figli che ha acquistato con il sangue del suo unigenito Figlio. Egli li benedice e fa loro portare frutto. Quando preghiamo: “Padre nostro che sei nei cieli”, dobbiamo pensare al Dio che governa sul suo trono nel cielo, che ha suggellato con lo Spirito Santo quelli che credono nel suo Figlio, facendoli diventare suoi figli, e che abita nei nostri cuori e che ci condurrà nel cielo per glorificarci. Un tale Dio è nostro Padre!

DIO IN RELAZIONE AL PRESENTE, AL PASSATO E AL FUTURO

A quale periodo di tempo appartiene Dio? Alcune persone asseriscono che Dio ha operato in passato, ma che oggi non fa più nulla. Voltaire, il filosofo francese, sosteneva che Dio creò il mondo proprio come un orologiaio avrebbe creato un orologio perfetto; tuttavia, egli oggi non interviene più nel mondo perché tutto funziona perfettamente secondo le leggi che egli ha stabilito.
Alcuni teologi hanno detto che questo Dio, che un tempo si è rivelato, ha fatto dei miracoli e ha operato tra noi, ora è morto. Essi affermano che questo mondo può diventare un posto migliore unicamente per mezzo della sapienza umana e del sistema sociale che l’uomo ha inventato.
Esaminiamo la falsità e la malvagità dei loro pensieri alla luce della Parola di Dio. “Dio disse ancora a Mosè: Dirai così ai figli d’Israele: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi”. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione” (Esodo 3:15).
Questo testo dimostra che il Dio d’Abraamo era il Dio di Isacco figlio di Abraamo, e il Dio di Giacobbe, nipote di Abraamo. Egli diventò anche il Dio di Mosè e del popolo d’Israele ai tempi di Mosè. Dio disse: “Poiché io, il Signore, non cambio” (Malachia 3:6). Dio fu sempre il Dio del presente per i suoi fedeli dell’Antico Testamento. Il Dio di Abraamo era il Dio di Samuele; il Dio di Samuele era il Dio di Salomone e il Dio di Daniele.
Dio quindi, è soltanto il Dio dell’Antico Testamento e non il Dio del Nuovo Testamento? Il quarto giorno dopo la morte di Lazzaro, il fratello di Marta, Gesù arrivò a Betania, la città in cui abitavano. Marta si gettò ai piedi di Gesù e pregando disse: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”.
Marta credeva nella potenza di Gesù, la potenza del passato. Ma Gesù disse: “Tuo fratello risusciterà”.
“Io so che mio fratello risusciterà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Marta riconosceva il Gesù del passato e il Gesù del futuro, ma non riconoseva il Gesù del presente che avrebbe operato un miracolo davanti ai suoi occhi. “Gesù disse: Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà mai. Credi tu questo?” (Giovanni 11:21-26).
Dio, che noi chiamiamo “Padre nostro”, appartiene al passato. Egli ha creato il mondo. Allo stesso tempo egli è il Dio del presente: tutte le cose sono nelle sue mani ed egli le controlla secondo la sua volontà. Egli è anche il Dio del futuro. Egli è il Dio eterno. Proprio prima di salire in cielo, alla destra del Padre, egli disse: “Ed ecco io sono con voi fino alla fine dell’età presente”. Quando, di giorno in giorno, le promesse di Dio si avverano nelle nostre vite, comprendiamo che queste parole del Signore sono una verità incrollabile.
Anche quando Gesù salì in cielo, gli apostoli continuarono a scrivere di Dio del presente: “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen” (Efesini 3:20-21). “Infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo” (Filippesi 2:13). “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13:8).
Inoltre, dall’era apostolica fino ad oggi, milioni di persone hanno camminato con il Dio del presente, fino al giorno in cui sono stati chiamati in cielo. Il nostro Padre è il Dio vivente che è lo stesso ieri, oggi e per sempre.

QUANDO DIO DIVENTA NOSTRO PADRE

Hai mai pensato alla benedizione che riceviamo quando noi che eravamo morti nello spirito siamo vivificati per mezzo della fede, nella potenza del sangue di Cristo? Hai mai assaporato le gioie infinite e la speranza eterna? Hai mai provato una certezza solida quanto una roccia?
Dio, il nostro buon Padre, è di gran lunga migliore di qualsiasi padre terreno con tutte le sue buone e meravigliose qualità. Quando fissiamo i nostri pensieri su Dio Padre, sentiamo il suo amore e le sue caratteristiche paterne. Un padre ci ammonisce con amore. Ci incoraggia e si aspetta delle cose da noi. Ci perdona e ci conforta quando abbiamo dei problemi. Dio è per noi un padre simile, e anche molto di più: egli è il Padre della giustizia e il Padre dell’amore. Egli è anche il Padre della potenza e della provvidenza. Quando Gesù ci presentò Dio Padre, utilizzò un esempio efficace:
“Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:9-11).
Chiudi gli occhi per un attimo e pensa alla parabola del figliol prodigo. Immagina la scena del figlio che si incammina verso la casa paterna. Come ricorderai, era stato un figlio ingrato e un fratello egoista. Egli aveva sperperato tutta la sua eredità e per questo, aveva vissuto in miseria ed era deriso e giudicato da tutti quelli che lo vedevano passare. Ogni giorno respingeva il desiderio di fare dietro front e continuava a camminare, avvicinandosi sempre di più alla casa del padre. Finalmente arrivò alla periferia del suo paese. Gli sembrava quasi di sentire i mormorii della gente come il suono di un ruscello; sentiva i loro sguardi indignati come il bruciore della luce del sole.
Ma quando arrivò alle porte del villaggio, fu accolto a braccia aperte dal padre. La prima persona che il figliol prodigo incontrò non fu una donna pettegola del villaggio, né il fratello legalista, ma suo padre, pieno di amore e di misericordia.
Il padre, quando lo vide apparire, gli corse incontro, lo abbracciò e lo baciò. Il figlio, punto nella coscienza, fu umiliato, supplicò il padre di fare di lui uno dei suoi schiavi. Ma il padre ordinò ai suoi servi di rivestirlo con uno degli abiti migliori, di mettergli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Fece uccidere un vitello e organizzò un convito.
A gran voce il padre annunciò agli abitanti del villaggio: “Portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato. E si misero a fare gran festa” (Luca 15:23-24). E tutti festeggiarono la riappacificazione tra padre e figlio. La relazione tra loro fu rinnovata grazie al padre che lo chiamò “figlio mio”.
Un incontro ugualmente drammatico avviene tra noi e Dio. Non siamo noi che chiamiamo per primi Dio “Padre”. E’ Dio che ci chiama per primo “figli”. Questa è la grazia di Dio che ci dona gratuitamente non aspettandosi nulla in cambio. Che cosa dà Dio, nostro Padre, ai suoi figli?

DIO CI LIBERA

Se noi, per mezzo dello Spirito Santo, chiamiamo Dio “Padre” e andiamo da lui come il figliol prodigo tornò da suo padre, siamo liberati da ogni inquietudine e paura, i due grandi nemici che possono paralizzare una persona e distruggere una vita umana. Il diavolo si aggira come un leone ruggente per seminare la paura nel cuore umano.
Oggigiorno un tipo di combattimento è psicologico. La tattica è seminare il timore nella mente del nemico affinché si arrenda ancora prima che cominci il vero combattimento fisico. Il nostro nemico, il diavolo, ci presenta questo tipo di combattimento psicologico.
Nel primo stadio, la calma comincia a vacillare. I pensieri diventano vagamente negativi. Dopo un po’ le cose negative diventano più chiare. L’inquietudine si trasforma in paura. Se la paura persiste per un certo periodo di tempo, anche le cose immaginarie cominciano a sembrare vere. Questo è lo stadio del terrore, cioè l’emozione che nasce quando si può identificare chiaramente l’oggetto della propria paura. I tre stadi possono verificarsi in un lungo arco di tempo, ma a volte, succedono quasi simultaneamente.
Quando siamo terrorizzati, confessiamo con la bocca i nostri pensieri negativi. Se diciamo: “Non ce la faccio”, o “Mi è impossibile”, siamo già atterrati prima che succeda realmente qualcosa. Se ci arrendiamo e accettiamo un risultato negativo, prima o poi saremo veramente annientati.
L’inquietudine può anche privarci della gioia e della salute.
Il dottor Walter Clemente Alberk, uno specialista di disturbi gastro-intestinali alla Clinica Mayo nel Minnessota, dice che la maggior parte dei casi di diarrea è causata dall’inquietudine.
Proverbi 18:14 dice: “Lo spirito dell’uomo lo sostiene quand’egli è infermo; ma lo spirito abbattuto chi lo solleverà?” Questo significa che quando abbiamo la pace, quando siamo coraggiosi, la malattia può essere curata velocemente; viceversa, se il nostro cuore è malato, non c’è nessuna cura; come conseguenza, si sviluppano dei problemi più seri.
Quando è iniziata questa emozione così distruttiva? L’inquietudine e la paura furono le emozioni che Adamo ed Eva provarono dopo aver peccato. Adamo ed Eva un tempo avevano un intimo dialogo con Dio. Ma quando si lasciarono tentare da satana e mangiarono il frutto dell’albero della conoscenza, violando così il comandamento divino, ebbero paura. Non potevano più incontrare Dio come loro solito; essi si nascosero tra gli alberi del giardino per sfuggire alla presenza di Dio. E quando Dio chiamò Adamo e disse: “Dove sei?” Egli rispose “Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto” (Genesi 3:9-10). La paura non è un’emozione che Dio aveva messo originariamente nel cuore dell’uomo. Essa è un’emozione distruttiva che satana ha portato nel mondo per mezzo del peccato. Adamo ed Eva voltarono le spalle a Dio. Di conseguenza i loro discendenti hanno vissuto da quel giorno in poi nel mezzo della paura. Fin quando non chiamiamo Dio “Padre” ci sentiamo colpevoli e temiamo di essere condannati. Molti cercano di razionalizzare o di giustificarsi dicendo: “Sono innocente”, o “Sono coscienzioso”, perché sono tormentato da una cattiva coscienza. In altre parole, cercano di liberarsi dalla paura di essere condannati.
Chi volge le spalle a Dio trema anche perché in fondo in fondo, si sente insignificante. La gente si chiede: “Da dove veniamo?” “Perché viviamo?” “Dove andremo dopo la morte?” Alcuni chiedono: “A che cosa serve in realtà avere una vita migliore o più soldi? Che cosa significa?”
Quando mi trovo per delle conferenze in paesi che godono di un più alto livello di vita, incontro spesso delle persone tormentate da questo tipo di domande. La maggior parte di esse è sulla quarantina, e gode di una buona condizione sociale e livello di vita.
Quasi all’unisono mi chiedono: “Pastore Cho, sono stanco della routine del mio posto di lavoro. Sono deluso dalla mia famiglia. Non ho più voglia di vivere. Che devo fare ora?” Esse si contorcono nel vuoto dei loro cuori perché per venti anni o più hanno pensato che sarebbero state felici se soltanto avessero potuto ottenere una buona posizione, l’amore, il successo e la ricchezza. Ma si accorgono con grande delusione che una volta ottenute queste cose, la felicità è ancora lontana. Una sensazione di vuoto li ricopre come un’alta marea.
Anche la paura della morte ricopre l’essere umano. Ogni uomo è destinato a morire. Chi si trova sulla soglia della morte e non è pronto ad affrontarla, non può fare a meno di avere paura. Nessuno conosce l’ora della propria morte; ma chi, passati i quarant’anni non ha pensato a questa possibilità?
Un funerale ci fa pensare che presto potrebbe toccare anche a noi. L’ansietà della morte può essere una corrente che trascina i pensieri del non credente.
La gente ha paura anche del futuro. Che cosa ci succederà? Ci sentiremo impotenti di fronte a qualche problema insormontabile?
Durante la II Guerra Mondiale, morirono 300.000 giovani americani. Ma si dice che il numero di cittadini americani morti d’infarto a causa dell’ansietà e della preoccupazione perché i propri figli o mariti erano stati mandati al fronte, si aggiri intorno al milione. La paura uccise più di quanto fecero le pallottole!
La causa principale del Grande Panico del 1930 fu l’inquietudine nei cuori del popolo americano. Si era sparsa una voce: “Arriva un grande panico. Le azioni diventeranno pezzi di carta senza valore”. La gente corse nelle banche e ritirò tutti i propri soldi. Le banche allora furono costrette a chiudere e anche le industrie fallirono. Milioni di persone senza lavoro si trovarono in mezzo a una strada a causa dell’apprensione.
Come possiamo essere liberati da questa apprensione e da questa paura? Quando Dio diventa nostro Padre, la nostra paura se ne va, come la rugiada scompare con la luce del sole. Siamo liberati dalle catene dell’apprensione e abbiamo pace e tranquillità come il Mare di Galilea quando la tempesta fu sedata. Siamo liberati dalla paura di una cattiva coscienza e dalla condanna per mezzo del sangue di Gesù, che è stato sparso per noi per riscattarci dai peccati. Satana non può più dominarci né accusarci. Per mezzo della nostra fede nel sangue di Gesù, Dio diventa nostro Padre e noi siamo giustificati.
In altre parole, siamo considerati giusti e non siamo più macchiati da alcun peccato.
In che modo siamo liberati dal senso di vuoto che riempie la nostra vita? Quando Dio diventa nostro Padre, lo scopo della vita diventa chiaro: viviamo per glorificare Dio.
Dio ci ha creati e ci ha predestinati secondo il beneplacito della sua volontà, e un giorno andremo nella casa che egli ha preparato per noi. Gesù presentò Dio Padre come il “Signore del cielo e della terra” (Matteo 11:25). Non c’è nessuna ragione per cui dovremmo pensare che la vita è insignificante se un tale Dio è nostro Padre.
Quando Dio diventa nostro Padre, siamo liberati anche dalla paura della morte. Benché i nostri corpi muoiano, i nostri spiriti vanno nel regno del nostro Padre celeste. La morte del corpo fisico è l’inizio della nuova vita che abbiamo nel regno dei cieli. Gesù disse: “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?” (Giovanni 14:2). In futuro, nel momento che Dio sceglierà, Dio farà risuscitare i suoi figliuoli affinché prendano parte alle nozze dell’Agnello. Per questo possiamo affermare con fiducia: “O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?” (1 Corinzi 15:55).
Il nostro Padre celeste ci libera anche dalla paura del futuro. Quando conosciamo Dio per mezzo di Gesù, siamo condotti nella verità per mezzo dello Spirito Santo, nostro consolatore. Poiché siamo diventati suoi figliuoli secondo il beneplacito della sua volontà, egli permette ogni cosa per il nostro bene.
Nell’Antico Testamento, Dio condusse Abraamo in un mondo completamente diverso. Egli guidò il popolo d’Israele nella terra di Canaan, sotto forma di una colonna di fuoco e una colonna di nuvole. Oggi quando chiamiamo Dio nostro Padre, e lo amiamo, egli ci conduce ancora con delle colonne simili, di pace e di gioia per mezzo dello Spirito Santo.
Quando affrontiamo problemi che ci sembrano più grandi di noi, dobbiamo ricordarci soltanto che Dio è il Padre della speranza e il Signore della potenza. Quando Dio, che ha creato il cielo e la terra diventa nostro Padre, non c’è nulla che non possiamo fare per mezzo della fede in lui.
Gesù ci ha presentato il nostro Padre celeste come un Padre che è sempre all’opera. Anche noi dobbiamo operare alla gloria di Dio con la potenza che egli ci dà.
Il profeta Geremia era stato rinchiuso in una oscura prigione. Forse deplorava la sua incapacità di risolvere la propria situazione, quando Dio gli si rivelò in modo potente: “Così parla il Signore, che sta per fare questo, il Signore che lo concepisce per mandarlo ad effetto, colui che ha nome il Signore: Invocami e io ti risponderò, e t’annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci” (Geremia 33:2-3). La Bibbia dice inoltre: “Dio produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo” (Filippesi 2:13). Con questa promessa possiamo essere fiduciosi di fronte a qualsiasi avversità.
Poiché siamo nati, non da sangue o da volontà di carne o d’uomo, ma da Dio, il nostro Padre è obbligato a cibarci, vestirci ed educarci. Quando ci rivolgiamo con sincerità a nostro Padre, tutta l’apprensione e la paura che satana ci incute, scomparirà; al suo posto scorreranno pace e gioia. La Bibbia dichiara: “Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno Spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: “Abbà”! Padre”. Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio” (Romani 8:14-16). “Così noi possiamo dire con piena fiducia: Il Signore è il mio aiuto; non temerò. Che cosa potrà farmi l’uomo?” (Ebrei 13:6).
Se Dio diventa nostro Padre, non dobbiamo temere nulla in questo mondo. Quando preghiamo “Padre nostro che sei nei cieli”, Dio ci libera dall’inquietudine.

DIO CI FA TRIONFARE

Quando chiamiamo Dio “Padre”, possiamo essere liberati da qualsiasi sentimento di inferiorità o frustrazione; noi possiamo trionfare nella vita.
La vita in sé stessa è una lotta, dalla fanciullezza fino all’età matura. E la vita diventa ancora più difficile quando ci paragoniamo agli altri. Spesso ci sentiamo inferiori alle persone che indossano vestiti più belli dei nostri, che abitano in case più belle o che hanno più capacità di noi.
Noi sappiamo molto bene che quasi tutte le nostre parole, i nostri pensieri e il nostro comportamento riflettono i nostri sentimenti di inferiorità. Ma più lo sappiamo, più ci sentiamo angosciati. Una stima poco elevata di noi stessi porta alla malinconia, che può causare perfino la disperazione o trasformarsi in un comportamento distruttivo. Alcune persone si distruggono con l’alcol e le droghe, e alcune arrivano perfino al suicidio. Per altri, il comportamento distruttivo si rispecchia nelle loro relazioni. Una donna prigioniera del complesso d’inferiorità lasciò la propria casa, il marito e i figli; un’altra abbandonò il suo bambino appena nato.
Molti criminali continuano a uccidere e a fare del male, perché non riescono a rispettare sé stessi. A volte parliamo male degli altri soltanto perché speriamo di apparire migliori di loro.
Ma da dove viene questo comportamento distruttivo? La causa fondamentale del complesso di inferiorità è la mancanza di amore.
Il filosofo tedesco Johann Fichte ha detto: “L’amore è l’ingrediente principale dell’uomo”. Chi è privato d’amore quando è piccolo è più predisposto alla malattia perché è denutrito mentalmente e fisicamente. La vera felicità gli è inafferrabile.
La ricchezza, l’onore e il prestigio non possono colmare il nostro bisogno d’amore. La maggior parte dei carcerati soffre di mancanza d’amore. Durante la loro infanzia non hanno ricevuto l’amore dai genitori. Una persona che non è mai stata amata veramente non può amare gli altri, ma soprattutto, non può amare sé stessa. E una persona che non sa amare, manca di fiducia in qualsiasi cosa. Uno sbaglio che una persona normale riuscirebbe a sormontare facilmente, potrebbe portare chi non si sente amato, a considerarsi irrimediabilmente incompetente. Ho sentito parlare di una ragazza che si è suicidata appiccandosi il fuoco, perché per tre volte era stata respinta agli esami di università. Se soltanto avesse potuto aggrapparsi all’amore di Dio! Da quando Adamo fu scacciato dal giardino di Eden, gli uomini e le donne si sono sviati dall’amore di Dio, la fonte dell’amore.
Come possiamo essere liberati da questi sentimenti di inferiorità quando non riusciamo a reggere il confronto con gli altri? Quando Dio diventa nostro Padre, avvengono veri miracoli. Quando riconosciamo che il più Grande in questo mondo ci ha amati, il nostro complesso di inferiorità e la nostra frustrazione spariscono come la nebbia.
L’amore tra un uomo e una donna, o l’amore tra amici, a volte può incoraggiarci e confortarci. Ma questo amore è soggetto al cambiamento. Noi riceviamo un amore vasto e profondo dai nostri genitori. Ma tutti questi tipi di amore vengono meno con la malattia, la morte, o quando siamo separati materialmente dalla fonte dell’amore.
Un giorno, una giovane donna venne nel mio ufficio. Era una ragazza colta e attraente, ma aveva uno sguardo glaciale. Mi parlò della sua situazione: “Pastore, sono una donna infelice. Mentre frequentavo l’università, mi sono lasciata sedurre dalle belle parole di un uomo, e gli ho ceduto. Lui però continuava a rimandare il giorno del nostro matrimonio. Dopo un po’ di tempo mi insospettii e cominciai a investigare un po’ sulla sua vita. Scoprii che era sposato e che aveva perfino un bambino. Io vivevo con lui e continuavo la mia doppia vita, perché non sapevo cos’altro fare, ma la mia gioia e i miei sorrisi scomparvero. Evitavo i miei genitori, i miei fratelli e le mie sorelle. Evitavo i miei compagni di scuola. Egli cominciò a tornare più tardi la sera e finalmente, a restare fuori casa tutta la notte. Scoprii più tardi che nel frattempo, si era divorziato da sua moglie e che aveva sposato un’altra donna. Mi sentivo distrutta e non avevo né la voglia, né l’energia di continuare a vivere. La mia unica preoccupazione era come porre fine alla mia vita e alla sua. Oggi porto sempre un pugnale con me. Appena lo troverò lo colpirò al cuore e poi mi ucciderò. Io sono fatta così. Sono qui perché un’amica mi ha consigliato di incontrarla. Pastore, c’è speranza per un tipo come me?”
Nei suoi occhi si leggeva il pericolo. Rabbia e delusione erano miste a confusione. Ciò che diceva era vero: sembrava che non le restasse altro che la distruzione.
Essa aveva poca fiducia negli uomini in generale. Disse: “Dato che lei è un uomo, probabilmente si schiererà dalla sua parte, non è vero?”
Risposi: “Sorella, uomini e donne sono tutti uguali davanti a Dio. Sono tutti stranieri e pellegrini in questa vita. Ora non so che parole usare per darle soddisfazione e speranza. Ma posso dire una cosa: il Dio che ha creato i cieli e la terra l’ama ancora. E anche noi che crediamo in Gesù la amiamo. Ora le dico una cosa. Quando ritornerà a casa, prima di andare a letto, si guardi allo specchio e dica a sé stessa: “Dio mi ama ancora!” Quando si alzerà domani mattina, si metta di nuovo davanti allo specchio e dica a voce alta: “Sei una stupida. Sei una persona meschina. Nonostante questo, Dio ti ama ancora”. Se le viene da piangere, non fa niente. Si lasci andare. Continui a piangere più forte che può. Chiuda gli occhi e immagini di essere tra le braccia di Dio. Creda che Gesù stia raddrizzando la sua vita peccaminosa, ingiusta, brutta e deserta, e che la stia purificando. Si veda completamente pulita e cambiata”.
Qualche tempo dopo, quella stessa donna tornò nel mio ufficio. Appena si mise a sedere, cominciò a singhiozzare. Poggiò un pugnale incartato sulla scrivania davanti a me, e disse: “Ho fatto quello che mi ha detto di fare. Ho pensato che tanto non mi poteva guastare visto che comunque la mia vita era tanto triste. Ogni mattina e ogni sera, mi sono messa davanti allo specchio. Con le lacrime agli occhi ho detto: “Dio ti ama lo stesso”. Ho immaginato Cristo che mi abbracciava e che appianava la mia vita, lavandola e stirandola. Poi, con mia grande meraviglia, dal mio cuore è cominciato a scaturire l’amore. Sentivo compassione per l’uomo che avevo odiato. Ero così cambiata. Ho pregato sinceramente che egli potesse pentirsi e venire a Dio. Ora ho paura di tenere questo pugnale. Per favore, lo butti via per me”.
Da quel giorno essa diventò una persona nuova. Cominciò a sorridere e più tardi sposò un uomo con cui ora è felice.
Anche se tutti ci abbandonano, Dio non ci abbandona mai! Anche se tutti gli altri ci accusano e ci disprezzano, Dio ci abbraccia con il suo calore. Anche se gli altri non si fidano, Dio ha fiducia in noi fino alla fine. Anche se gli altri dicono: “Questa è la fine”, Dio dice: “No, questo è soltanto l’inizio”. Anche se noi ci consideriamo meno che la polvere della terra, Dio ci considera più grandi di questo universo.
Chi è dunque Dio che ci ama così tanto?
La Bibbia dice che Dio è amore (1 Giovanni 4:8). Quando chiamiamo Dio “Padre nostro”, dobbiamo ricordarci che egli è amore.
Quanto ci ha amati Dio! Dio ci ha amati a tal punto da mandare suo Figlio ad essere inchiodato sulla croce. Il profeta Isaia descrive meravigliosamente l’amore divino: “Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti” (Isaia 53:5-6).
Gesù fu crocifisso per esprimere un amore divino che sacrifica sé stesso. A Dio non interessano la nostra posizione e le nostre circostanze.
Romani 8:38-39 dice: “Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore”.
La profondità dell’amore di una persona si può misurare dagli ostacoli che essa è pronta a superare per noi. Con una sola parola Dio avrebbe potuto inviare migliaia di angeli per liberare Gesù dalla croce. Ma Dio Padre e Figlio decisero, in pieno accordo, che Gesù soffrisse e morisse per noi. Gesù mostrò la sua solidarietà con il Padre nel giardino del Getsemani quando pregò:
“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi” (Matteo 26:39).
Il calice che Gesù bevve conteneva tutti i nostri peccati. Fu il calice amaro del giudizio che noi e i nostri figli avremmo dovuto bere se Gesù non lo avesse fatto al nostro posto. Di fronte a questa coppa Gesù mostrò il suo dolore: “L’anima mia è oppressa da tristezza mortale” (Matteo 26:38).
Dio voltò le spalle al proprio Figlio, mentre questo si trovava sulla croce. Egli non poteva guardare il peccato che suo Figlio portava quando gridò: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
Perché Dio Padre e Dio Figlio sopportarono una tale sofferenza? Perché Dio desiderava togliere l’ostacolo che non ci permette di conoscerlo. Questo è l’amore di Dio nostro Padre, che ha vinto la morte.
Nessun ostacolo è troppo grande o troppo alto per l’amore di Dio, perché Gesù ha tra le mani la potenza del cielo e della terra. Né i principati, né le cose presenti, né le cose future; né l’altezza, né la profondità, perché Gesù è disceso nelle profondità e ha distrutto la potenza della morte. Egli ora è seduto alla destra del trono di Dio Padre. Questo è l’amore di Dio.
Quando ci rendiamo conto del suo amore divino, avviene un cambiamento meraviglioso. Troviamo in noi stessi un valore più alto di qualsiasi altro. Grazie alla morte di Gesù Cristo, la creatura più preziosa che sia mai esistita, noi possiamo dire: “Sono la persona più preziosa; Gesù è morto per me”. Quando lo confessiamo con fiducia, non dobbiamo temere nulla dal mondo.
Molti anni fa, prima di credere in Gesù, la mia famiglia abitava in un villaggio di montagna dove non c’era alcuna riserva d’acqua. Dovevamo comprare l’acqua dai portatori che la trasportavano con dei secchi sulle spalle. Quando raggiungevano la cima di quel monte scosceso, le loro facce erano distorte dal dolore. Uno dei portatori però aveva sempre un bel sorriso sul volto. Avevo notato anche come spesso cantava. Quando lo vedevo, mi sentivo bene, e compravo sempre l’acqua da lui.
Un giorno gli dissi: “Canti sempre quando porti i secchi d’acqua. Perché sei così felice?
Rispose: “Sono un cristiano. Dio mi ama ed è con me. Perché non dovrei essere contento? Credi anche tu in Gesù!”
Apparentemente quel portatore d’acqua non aveva nulla che lo potesse rendere così contento, eppure era pieno di gioia. Più tardi anch’io compresi quella gioia che egli aveva, e scoprii che il cantico che egli cantava, era l’inno: “Più vicino a te”.
Quando diventiamo figli di Dio e lo chiamiamo “Padre nostro”, vediamo, conosciamo e sentiamo il suo smisurato amore. Non siamo più delle persone inferiori, ma delle persone superiori.
Quando incontriamo un insuccesso, lo consideriamo un’opportunità e non un ostacolo o una sconfitta. Ci consideriamo dei vincitori, perché Dio trionfa sempre; noi siamo suoi figlioli, e quindi anche noi trionfiamo.
La Bibbia dice che Dio non si compiace di noi quando siamo scoraggiati e ci arrendiamo (Ebrei 10:38).
Anche se non possediamo molti beni terreni e agli occhi del mondo sembriamo delle persone “comuni”, senza qualità degne di lode e di onore, i nostri esseri interni non sono mai ordinari. Ogni credente è un figlio di Dio che erediterà il Regno del cielo; ognuno di noi è un sacerdote regale. Perciò chi chiama Dio “Padre”, può e dovrebbe vivere al di sopra di qualsiasi sentimento di inferiorità. Quando andiamo dal Padre per mezzo del Figlio per ottenere la vittoria, saremo liberati.

DIO CI FA RALLEGRARE

Quando diciamo “Padre nostro che sei nei cieli”, possiamo essere certi che non siamo soli. Non c’è niente di più brutto che sentirsi completamente soli e abbandonati. Si può camminare nel mezzo di una strada piena di gente e sentirsi isolati; desiderare qualcuno con cui parlare e riversare i propri bisogni. Una solitudine prolungata può condurci in un vicolo cieco, fino a farci esplodere.
Molti anni fa, mentre mi trovavo negli Stati Uniti, il giornale parlò di una ragazza coreana che si era gettata da un palazzo. Essa aveva lasciato un biglietto che diceva che la morte era l’unica via d’uscita dalla solitudine insormontabile che l’opprimeva. Quella ragazza aveva lavorato molto per guadagnarsi i soldi per gli studi. Dopo le lezioni, andava direttamente in un ristorante dove lavava i piatti e puliva i pavimenti. Dopo faceva la babysitter. Siccome l’inglese non era la sua madre lingua, le era difficile comunicare con gli altri. Non poteva ritornare in Corea, almeno fino a quando avesse terminato gli studi. E quel momento le sembrava molto lontano. La solitudine era diventata troppo difficile da sopportare e, per questo, aveva posto fine alla sua vita.
La solitudine non è un problema limitato ai giovani che studiano in paesi stranieri. La solitudine tormenta anche le persone famose che hanno ottenuto il successo e che sono rispettate e amate dalle masse.
Secondo me, il personaggio più solitario della Bibbia fu Giuda. Più volte, direttamente o indirettamente, Gesù aveva ammonito Giuda. Ma egli decise di tradire Gesù. All’ultima cena egli lasciò gli altri discepoli e uscì nel buio della notte. Alla fine non fu abbandonato solo da Dio e dai sacerdoti, ma egli abbandonò sè stesso impiccandosi per sfuggire a quella terribile solitudine.
Come si può uscire fuori dalla solitudine? La gente, di solito, si serve di due metodi. Uno è l’egoismo. Alcuni cercano di vivere una vita completamente egocentrica. Come il figliol prodigo essi ricercano sempre la loro parte: i miei soldi, il mio onore, la mia potenza, la mia posizione, i miei uomini, la mia gioia. La loro ricerca non ha limiti. Ma l’egoismo è la scorciatoia che li riporta alla solitudine. L’egoismo ai nostri giorni è talmente diffuso che si nota perfino nell’ambito della famiglia. Il marito che vuole sempre essere onorato e amato, è solo anche quando è con sua moglie o con i suoi figli. I figli che considerano i genitori come dei semplici custodi, cercano di andarsene da casa perché si sentono soli. La solitudine esiste tra gli amici, tra i colleghi, tra gli insegnanti e gli studenti. Più si diventa egoisti, più il castello della solitudine diventa alto.
Un secondo metodo che la gente usa per liberarsi della solitudine, è la ricerca del piacere. Scartando le relazioni sane, inseguono ciò che provoca piacere.
Eva fece lo stesso quando prese il frutto proibito perché era buono da mangiare e piacevole da guardare. Da quel momento in poi, l’umanità ha vissuto secondo la propria volontà e non secondo quella di Dio.
La mente umana è un dono di Dio. Per mezzo della mente, Adamo ed Eva potevano ubbidire alla voce di Dio. Ma appena il dialogo con Dio fu interrotto, la ragione diventò l’autorità con cui discernere il bene e il male. Ma la ragione soltanto è incompleta. La ragione è manipolata sempre dalla carne che è piena di concupiscenza. La ragione fornisce sempre una scusa per qualsiasi comportamento che soddisfi la carne. Chi dice che l’uomo e la donna potrebbero essere felici e buoni se potessero lasciare la società per vivere in un mondo libero e selvaggio, mente.
La ragione non è capace di giudicare se siamo liberi o no. Questo giudizio è determinato dai sensi che sono inclini al piacere.
Il piacere è come un abisso che non può mai essere colmato. Più ci diamo al piacere, più l’abisso diventa grande e profondo e più il cuore diventa solitario. A causa di questa solitudine la gente rinuncia alla propria libertà. Alcuni vengono repressi dalla legge a causa dei loro atti criminali, altri sono condannati alla distruzione eterna e vanno all’inferno per mezzo del suicidio. Il piacere non può liberare dalla solitudine.
Come possiamo dunque essere liberati da questa alienazione?
C’è soltanto un modo, cioè chiamare Dio “Padre”. Anche se tutti ci abbandonassero, il nostro Padre non ci abbandonerà. Anche se alcuni genitori arrivano ad abbandonare i propri figli perché non li desiderano o non vogliono curarsi di loro, il nostro Padre non ci abbandonerà. La Bibbia dice:
“Non vi ingannate, fratelli miei carissimi; ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento. Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:16-18).
“Perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili” (Romani 11:29).
“La vostra condotta non sia dominata dall’amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: Io non ti lascerò e non ti abbandonerò” (Ebrei 13:5).
Lo Spirito Santo è il Consolatore che è stato mandato per soccorrerci. Egli è sempre con noi. Lo Spirito Santo conosce le nostre infermità e ci aiuta. Egli le conosce perfino prima di noi e “viene in aiuto alla nostra debolezza perché non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede per noi con sospiri ineffabili” (Romani 8:26).
Il mondo non vede, non conosce e non riceve lo Spirito Santo e noi lo conosciamo e dimoriamo in lui e sappiamo che egli è dentro di noi (Giovanni 14:17).
Quando preghiamo “Padre nostro che sei nei cieli”, la solitudine e la sensazione di essere abbandonati lasciano il nostro cuore. Comincia a ricercare un significato più profondo della vita. Siamo liberi dall’egoismo. Non cerchiamo altrove la gioia terrena. Cerchiamo di diventare fratelli e sorelle e di ridurre l’isolamento nelle situazioni degli altri. Amiamo i nostri vicini. Queste sono le cose meravigliose che succedono quando Dio diventa nostro Padre.

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

Che tipo di vita dovrebbero avere i figliuoli di Dio?
Gesù ci insegna a pregare: “Sia santificato il tuo nome”. I figli sono un onore o una vergogna per i loro genitori, e Gesù ci incoraggia a vivere in modo che il nome di Dio sia santificato.
Possiamo santificare il nome di Dio, servendolo e adorandolo. La Bibbia dice che Dio ci ha resi sacerdoti: “Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa” (1 Pietro 2:9).
Se siamo diventati sacerdoti, dobbiamo offrire dei sacrifici a Dio: sacrifici di ringraziamento che lo onorano (Salmo 50:23). Dobbiamo inoltre offrirgli delle lodi. Ebrei 13:15-16 dice:
“Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace”.
Quando amiamo gli altri, offriamo un sacrificio che santifica il nome di Dio. Benché Cornelio fosse un Gentile, egli dava generosamente a quelli che erano nel bisogno. Mentre pregava, un angelo di Dio gli apparve e dichiarò che le sue preghiere e le sue elemosine erano salite davanti a Dio come una ricordanza (Atti 10:4).
Anche noi dovremmo offrire delle cose materiali. L’apostolo Paolo disse in Filippesi 4:18: “Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafrodito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio”.
Infine, onoriamo il nostro Padre offrendogli un sacrificio vivente. “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale” (Romani 12:1).
Come possiamo presentare i nostri corpi in sacrificio vivente? Astenendoci dall’ubriachezza, dalla dissolutezza, dalla sregolatezza e dalla licenziosità. Il nostro corpo è il tempio in cui Dio abita, (1 Corinzi 3:16-17).
Quando noi, come sacerdoti, viviamo delle vite che sono un sacrificio a nostro Padre, egli è glorificato e il suo cuore si rallegra. Come risultato della nostra ubbidienza, il suo nome è santificato dagli altri che vedono la sua opera nella nostra vita.
Noi santifichiamo il nome di Dio anche quando viviamo e pratichiamo l’autorità. Se chiamiamo Dio “Padre” mentre temiamo il diavolo e siamo ancora incatenati da lui, disonoriamo Dio.
Se siamo diventati figli di Dio, siamo liberi dalla schiavitù.
“Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù” (Galati 5:1). “Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi” (Giacomo 4:7). Resistere al diavolo è il privilegio e la responsabilità dei figli di Dio.
Dio è santo. Noi non possiamo in alcun modo aggiungere qualcosa alla sua santità, ma è nostro compito dare gloria a nostro Padre. Dobbiamo far conoscere al mondo la santità di Dio per mezzo del nostro culto. Ma ancora di più, le nostre vite devono essere un’adorazione continua, offerta giorno e notte. Per mezzo delle nostre buone parole e opere, il mondo conoscerà la santità di nostro Padre. Esso glorificherà il nome di Dio quando vedrà l’autorità con cui ci opponiamo e vinciamo il diavolo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo bel nome.
Questa è la chiave della nostra preghiera. Se i nostri pensieri su Dio sono giusti, le altre parti della preghiera scorreranno e saranno compiute come l’acqua che scorre attraverso una tubatura.
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