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La supremazia di Dio nella predicazione

La supremazia di Dio nella predicazione

John Piper

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Descrizione

«La visione dell’autore secondo cui la proclamazione del Vangelo è qualcosa che onora prima di tutto e soprattutto Dio, pone una sfida alla superficialità che rende banale la predicazione e ridona al compito del predicatore un senso di nobiltà e di serietà» (James I. Packer). «John Piper ci richiama ad avere uno standard biblico nella predicazione. Egli ci pungola con l’esempio di molti giganti del pulpito, particolarmente quello di Jonathan Edwards e Charles Spurgeon. Se i predicatori prendessero sul serio il messaggio di Piper e seguissero le sue istruzioni, probabilmente saremmo sulla buona strada verso il risveglio di cui abbiamo disperatamente bisogno» (Warren W. Wiersbe). «Tra i tanti libri riguardanti il ministero del Vangelo, La Supremazia di Dio nella predicazione è uno di quelli davvero indispensabili» (Philip G. Ryken). «Raramente, tra i migliaia di libri per pastori, un’opera appare tanto fondamentale da potersi dire: “Questo è un libro da leggere!”. La Supremazia di Dio nella predicazione, è uno di questi» (Sinclair B. Ferguson). «John Piper chiama tutti i predicatori, appassionatamente e profeticamente, a rendere Dio supremo rispetto a ogni metodo e in ogni messaggio. Un piano troppo semplice per essere considerato da un mondo decaduto e troppo importante per essere ignorato dai predicatori» (Bryan Chapell). «Ecco un libro che ogni predicatore dovrebbe leggere almeno una volta all’anno. Questo libro è un potente antidoto contro la predicazione instabile ed egocentrica» (Erwin W. Lutzer).

Proprietà

ISBN: 9788888747736
Produttore:
Alfa e Omega
Codice prodotto: 9788888747736
Dimensioni:
140 x 210 x 6 mm
Peso: 0,180kg
Rilegatura: Brossura
Numero di pagine: 95
Lingua: Italiano

Contenuto libro

PREFAZIONE; LE RAGIONI PER CUI DIO DOVREBBE ESSERE SUPREMO NELLA PREDICAZIONE - L'obiettivo della predicazione: la gloria di Dio; Il fondamento della predicazione: la croce di Cristo; Il dono della predicazione: la potenza dello Spirito; La gravit? e l'esultanza della predicazione; SUBLIME SOVRANITA': LA SUPREMAZIA DI DIO NELLA PREDICAZIONE DI JONATHAN EDWARDS - Mantenere la centralit? di Dio: la vita di Edwards; Sottomettersi alla sublime sovranit?: la teologia di Edwards; Rendere Dio supremo: la predicazione di Edwards; CONCLUSIONE.

Capitolo gratuito

L?obiettivo della predicazione La gloria di Dio

Nel settembre 1966 stavo svolgendo un corso propedeutico di medicina,
poco prima di laurearmi in letteratura al Wheaton College.
Avevo finito un corso estivo di chimica, ero innamoratissimo di
No?l ed ero malato come non mai di mononucleosi. Il medico mi
confin? in infermeria per tre delle pi? decisive settimane della mia
vita. Fu un periodo per cui non smetto mai di ringraziare Dio.
A quei tempi il semestre autunnale cominciava con una ?settimana
di riflessione spirituale?. L?oratore del 1966 fu il noto predicatore
Harold John Ockenga. Quella fu la prima e l?ultima volta
che lo udii predicare. La stazione radio dell?universit?, trasmise
i suoi sermoni e io li ascoltai sdraiato sul mio letto, a duecento
metri dal pulpito. Grazie alla predicazione del pastore Ockenga,
la direzione della mia vita fu cambiata permanentemente. Posso
ricordare come il mio cuore stesse per esplodere di desiderio
mentre ascoltavo: desiderio di conoscere ed esporre in quel
modo la Parola di Dio. Per mezzo di quei messaggi Dio mi chiam?
irresistibilmente e (io credo) irrevocabilmente al ministero
della Parola. Da allora sono convinto che la prova soggettiva della
chiamata di Dio al ministero della Parola ? per citare Charles
Spurgeon ? ?? un desiderio intenso ed imperante d?intraprendere
l?opera ministeriale?1.
Quando fui dimesso dall?infermeria, abbandonai la chimica
organica, scelsi filosofia come soggetto secondario e mi disposi
a ricevere la migliore istruzione biblica e teologica possibile.
Ventidue anni pi? tardi ? al tempo in cui esposi questa lezione
nel 1988 ? posso testimoniare che il Signore non mi ha mai
permesso di dubitare di quella vocazione. Risuona chiara nel
mio cuore oggi come sempre, e semplicemente non posso che
sentirmi sopraffatto dalla sublime provvidenza di Dio nel salvarmi,
nel chiamarmi come ministro del Vangelo e nel farmi
inoltre intervenire, due decenni pi? tardi, alle lezioni ?Harold
John Ockenga? sulla predicazione, al Seminario Teologico Gordon-
Conwell.
Quale grande privilegio per me! Prego che sia un degno tributo
a Harold Ockenga, il quale non mi ha mai conosciuto. Questa
? una prova del fatto che la vera utilit? della nostra predicazione
ci sar? nota soltanto quando ogni frutto, su tutti i rami, di tutti gli
alberi sorti dai semi che abbiamo seminato, sar? maturato completamente
al sole dell?eternit?.
Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano
senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,
affinch? dia seme al seminatore e pane da mangiare, cos?
? della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a
vuoto, senza aver compiuto ci? che io voglio e condotto a buon fine
ci? per cui l?ho mandata (Isaia 55:10-11).
Harold Ockenga non seppe mai ci? che la sua predicazione
produsse nella mia vita, e se siete predicatori siate certi che Dio
vi nasconder? molto del frutto che egli produce mediante il vostro
ministero. Voi vedrete quanto basta per essere sicuri della
sua benedizione, ma non al punto di pensare di poterne fare a
meno. Dio infatti mira ad esaltare se stesso, non il predicatore. E
questo ? il tema principale delle nostre riflessioni: la supremazia
di Dio nella predicazione. Il nostro ragionamento si svolger? secondo
un ordine intenzionalmente ?trinitario?:
L?obiettivo della predicazione: la gloria di Dio
17
? lo scopo della predicazione: la gloria di Dio;
? il fondamento della predicazione: la croce di Cristo;
? il dono della predicazione: la potenza dello Spirito Santo.
Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo costituiscono l?inizio,
il centro e la fine del ministero della predicazione. Sulla porta
che introduce all?opera pastorale, specialmente rispetto alla
predicazione, sono iscritte le parole dell?apostolo: ?Perch? da lui,
per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in
eterno? (Romani 11:36).
Il predicatore scozzese James Stewart disse che gli obiettivi di
ogni genuina predicazione sono ?risvegliare la coscienza con la
santit? di Dio; nutrire la mente con la verit? di Dio; purificare l?immaginazione
con la bellezza di Dio; aprire il cuore all?amore verso
Dio; consacrare la volont? al piano di Dio?1. In altre parole, Dio ?
lo scopo della predicazione, Dio ? la il fondamento della predicazione
e tutti i mezzi necessari sono forniti dallo Spirito di Dio.
Il mio compito ? di perorare la supremazia di Dio nella predicazione:
la nota dominante della predicazione deve essere la
libert? della grazia sovrana di Dio; il tema unificante deve essere
lo zelo che Dio ha per la propria gloria; il grande oggetto deve
essere l?infinito ed inesauribile essere di Dio; infine, il contesto
della predicazione deve essere la santit? di Dio. Perci?, quando la
predicazione si occupa delle cose ordinarie della vita, come la famiglia,
il lavoro, gli svaghi, l?amicizia, oppure dei problemi come
l?AIDS, il divorzio, la depressione, gli abusi, la povert?, la fame
nel mondo e la condizione degli inconvertiti (che ? il problema
pi? grave che esista!), tutti questi argomenti devono essere portati
fino alla presenza di Dio e considerati al suo cospetto.
John Henry Jowett predic? per trentaquattro anni in Inghilterra
ed in America, fino al 1923. Egli riconobbe che la grande potenza di molti predicatori del diciannovesimo secolo come Robert W. Dale e
Charles H. Spurgeon dipendeva dal fatto che ?essi erano sempre disposti
a fermarsi alla finestra del villaggio, ma da l? guardavano sempre
anche le strade che conducevano fuori dal villaggio, sulle alte
cime che stavano intorno, invitando l?anima a raggiungere i monti
eterni di Dio, [ed] ? questa sublimit?, questa vastit?, questo senso
dell?Infinito che dobbiamo recuperare nella nostra predicazione?1.
Per noi che siamo prossimi alla fine del ventesimo secolo, il bisogno
di recuperare tale dimensione ? dieci volte maggiore!
Non sto proponendo un?elitaria e pretenziosa preoccupazione
per imponderabili intellettuali e filosofici! Esistono esteti che
partecipano solo ai servizi solenni della chiesa perch? non sopportano
lo stile espressivo dell?adorazione evangelica. Spurgeon
era tutt?altro che un intellettuale elitario e raramente c?? stato
un pastore pi? popolare di lui. I suoi messaggi comunque erano
ricolmi di Dio e l?atmosfera era carica della presenza di stupende
realt?. ?Non avremo mai dei grandi predicatori ? diceva ? finch?
non avremo dei grandi teologi?2. E questo non perch? avesse pi?
a cuore grandi idee che le anime perdute; anzi, aveva a cuore le
prime perch? amava le seconde.
Lo stesso fu per Isaac Watts, che visse un centinaio di anni
prima. Samuel Johnson disse di Watts: ?Ogni cosa a cui mise
mano fu convertita in teologia grazie alla sua continua preoccupazione
per le anime?3. Questo per me significa, nel caso di Watts,
che egli poneva ogni cosa in relazione a Dio, perch? aveva a cuore
la gente. A riguardo di gran parte della predicazione contemporanea,
Johnson direbbe: ?Ogni cosa a cui il predicatore mette mano
viene convertita in psicologia grazie alla sua continua preoccupazione
di essere rilevante?! N? i grandi obiettivi della predicazione
n? il degnissimo ruolo della psicologia sono onorati da questa perdita di vigore teologico. Un motivo per cui a volte la gente dubita
dell?immutabile valore della predicazione teocentrica ? che non
l?hanno mai ascoltata davvero. James I. Packer racconta di quando
inizi? a godere del ministero D. Martyn Lloyd-Jones, nel 1948/?49
nella Cappella ?Westminster? a Londra. Non aveva mai udito una
tale predicazione e disse che essa lo raggiunse con la forza e la
sorpresa di una scossa elettrica al punto che Lloyd-Jones gli comunic?
?pi? di chiunque altro il senso di Dio?1.
? questo che la gente esperimenta oggi quando ascolta la predicazione
durante un culto d?adorazione: il senso di Dio, una nota di
grazia sovrana, una percezione della gloria, l?infinito essere di Dio?
Interroghiamoci: coloro che frequentano le chiese evangeliche sono
partecipi, almeno un?ora alla settimana (che non ? un?aspettativa
eccessiva), di un?atmosfera impregnata della santit? di Dio, che lasci
loro addosso per tutta la settimana l?aroma divino nelle loro vite?
Cotton Mather, che esercit? il ministero pastorale nella Nuova
Inghilterra trecento anni fa, disse: ?Il grande obiettivo e l?intenzione
dell?ufficio del predicatore ? restaurare il trono e il dominio
di Dio nelle anime degli uomini?2. Questa non era una figura retorica,
ma una misurata ed accurata conclusione esegetica tratta
da un importante testo biblico che serve da fondamento biblico
all?idea della supremazia di Dio nella predicazione. Il testo su
cui si basa l?affermazione di Mather ? Romani 10:14-15: ?Ora,
come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come
crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come
potranno sentirne parlare, se non c?? chi lo annunzi? E come annunzieranno
se non sono mandati? Com?? scritto: ?Quanto sono
belli i piedi di quelli che annunziano buone notizie!??. In base
a questo testo, la predicazione potrebbe essere definita come la
proclamazione di buone notizie da parte di un messaggero mandato
da Dio (?proclamazione?, dal termine kērussontos al versetto 14;
?buone notizie?, da euangelizomenōn agatha al versetto 15; ?un
messaggero mandato?, da apostalōsin al versetto 15).
L?interrogativo pi? importante riguarda cosa proclama il predicatore:
che cos?? la buona notizia a cui ci si riferisce? Poich?
il versetto 16 ? una citazione di Isaia 52:7, facciamo bene a ritornare
indietro e permettere a Isaia di spiegarcelo. E cercate di
percepire ci? che Mather percep? in questo brano a proposito del
grande obiettivo della predicazione cristiana:
Quanto sono belli, sui monti, i piedi del messaggero di buone notizie,
che annunzia la pace, che ? araldo di notizie liete, che annunzia
la salvezza, che dice a Sion: ?Il tuo Dio regna!?.
La buona notizia del predicatore, la pace e la salvezza che egli
divulga, sono condensate in una frase: ?Il tuo Dio regna!?. Vedete
come Cotton Mather applichi in modo appropriato queste
cose all?ufficio del predicatore: ?Il grande obiettivo e l?intenzione
dell?ufficio [?] ? restaurare il trono e il dominio di Dio nelle
anime degli uomini?.
La nota dominante sulle labbra di ogni predicatore/profeta, sia
ai tempi di Isaia, che di Ges?, o ai nostri giorni, ? sempre la stessa:
?Il tuo Dio regna!?. Dio ? il Creatore dell?universo; egli ha incondizionati
diritti d?autore su questo mondo e su chiunque vi viva. Vi ?
ovunque ribellione e ammutinamento e la sua autorit? ? denigrata
da milioni di persone. Per questo il Signore manda nel mondo i
predicatori: per proclamare che Dio regna, che egli non sopporter?
indefinitamente che la sua gloria venga denigrata e che egli vendicher?
il proprio nome con ira grande e terribile. Essi vengono per?
mandati anche a proclamare che, per il momento, viene offerta
un?amnistia totale e gratuita, a tutti i sudditi ribelli che si pentiranno
della loro ribellione, che invocheranno la sua misericordia,
che si inchineranno davanti al suo trono promettendogli lealt? e
fedelt? per sempre. L?amnistia ? firmata col sangue di suo Figlio.
Perci? Mather ha assolutamente ragione: il grande obiettivo
e l?intenzione dell?ufficio del predicatore ? restaurare il trono e il dominio di Dio nelle anime degli uomini. Ma perch?? Possiamo
approfondire? Cosa porta il cuore di Dio a chiedere che ci sottomettiamo
alla sua autorit? e ad offrirci la grazia dell?amnistia?
Isaia fornisce la risposta in un testo precedente. Parlando della
propria misericordia verso Israele, Dio dice:
?Per amore del mio nome io rinvier? la mia ira, e per amor della mia
gloria io mi freno per non sterminarti. Ecco, io ti ho voluto affinare,
ma senza ottenere argento; ti ho provato nel crogiuolo dell?afflizione.
Per amor di me stesso, per amor di me stesso io voglio agire; perch?
infatti dovrei lasciare profanare il mio nome? Io non dar? la mia
gloria a un altro? (Isaia 48:9-11).
A fondamento delle sovrane dispensazioni della misericordia del
Dio altissimo, vi ? una risoluta passione per l?onore del suo nome
e la manifestazione della sua gloria. Possiamo perci? andare pi? in
profondit? di Mather: dietro alla determinazione di Dio a governare
come sovrano vi ? la sua determinazione fondamentale pi? profonda,
ossia che un giorno tutta la terra sar? piena della sua gloria (cfr.
Numeri 14:21; Salmi 57:5; 72:19; Isaia 11:9; Abacuc 2:14). Questa
scoperta ha una grandissima importanza rispetto alla predicazione,
perch? l?intenzione pi? profonda di Dio per il mondo ? di colmarlo
dei riflessi della sua gloria nelle vite di una nuova umanit?, riscattata
da ogni trib?, lingua, popolo e nazione (cfr. Apocalisse 5:9)1. La
gloria di Dio, per?, non viene riflessa luminosamente nei cuori di
uomini e donne quando si piegano con riluttanza in sottomissione
alla sua autorit?, o quando obbediscono per paura servile, o quando
non provano alcun diletto di fronte alla gloria del loro Re.
L?implicazione per la predicazione ? chiara: quando Dio manda
i suoi emissari a dichiarare: ?Il tuo Dio regna!?, non mira a
costringere gli uomini alla sottomissione con un atto di cruda
autorit?. Il suo scopo ? di accendere i nostri sentimenti con irresistibili
dimostrazioni di gloria. L?unica sottomissione che riflette pienamente il valore e la gloria del Re, ? una ?lieta? sottomissione.
Una sottomissione forzata dimostrerebbe disapprovazione, e
se non c?? gioia nel suddito non c?? gloria per il Re.
Questo ? ci? che Ges? spiega in una delle sue parabole: ?Il
regno [la sovranit?, il dominio] dei cieli ? simile a un tesoro nascosto
nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde;
e per la gioia [la lieta sottomissione a quel potere sovrano e il
piacere per la sua gloria, per il suo valore] che ne ha, va e vende
tutto quello che ha, e compra quel campo? (Matteo 13:44).
Quando il regno ? un tesoro, la sottomissione ? un piacere. O,
cambiando l?ordine, quando la sottomissione ? un piacere, il regno
? glorificato come un tesoro. Perci?, se la meta della predicazione
? glorificare Dio, essa deve mirare a una lieta sottomissione
al suo regno, non soltanto alla sottomissione.
L?apostolo Paolo afferm?: ?Noi infatti non predichiamo noi
stessi, ma Cristo Ges? quale Signore? (II Corinzi 4:5). Al versetto
6 per? va poi pi? a fondo della proclamazione della signoria
di Cristo ? pi? a fondo della sovranit? e dell?autorit? del Re
Ges? ? ed esprime l?essenza della sua predicazione: la luce della
conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Ges? Cristo.
La sola sottomissione alla signoria di Cristo che esalti completamente
il suo valore e rifletta la sua bellezza, ? l?umile gioia
dell?anima umana per la gloria di Dio nel volto di suo Figlio.
La meraviglia del Vangelo e la scoperta pi? liberatoria che questo
peccatore abbia mai fatto, ? che la pi? profonda determinazione di
Dio ad essere glorificato e il mio pi? profondo desiderio di essere
soddisfatto non sono in conflitto, ma si realizzano simultaneamente
nella dimostrazione della gloria di Dio e nel mio trarne diletto1.
L?obiettivo della predicazione ? quindi la gloria di Dio riflessa nella
lieta sottomissione del cuore umano. La supremazia di Dio nella
predicazione viene poi assicurata da questo fatto: la persona che
soddisfa riceve la gloria; colui che dona il diletto al cuore ? il tesoro.
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John Piper

John Piper è il fondatore di Desiring God e rettore del Bethlehem College and Seminary di Minneapolis, negli Stati Uniti. Ha servito come pastore alla Bethlehem Baptist Church di Minneapolis per oltre trent'anni ed è autore di oltre sessanta libri. È sposato con Noel e ha cinque figli.

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