3. La Testimonianza delle opere
Dai fatti alla fiducia: la coerenza tra parole e azioni
Nel precedente articolo di questa serie abbiamo iniziato a riflettere sulle 5 testimonianze della leadership, soffermandoci sull’importanza di ciò che diciamo di noi e di come questo venga confermato da ciò che gli altri dicono di noi. Se non hai ancora letto la prima parte, puoi farlo cliccando qui.
Se è vero che un leader deve essere consapevole della propria identità e saperla comunicare, coinvolgendo gli altri in questa dinamica, è altrettanto vero che le parole da sole non bastano. Per costruire fiducia – che è, in definitiva, lo scopo di queste testimonianze – è indispensabile che le azioni siano coerenti con ciò che dichiariamo.
Un rapporto fondato esclusivamente sulle parole è fragile. In ogni relazione entrano in gioco molte variabili, e senza il supporto dei fatti la fiducia rischia di essere instabile.
Gesù stesso lo afferma chiaramente: Giovanni 5:31 «Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera».
Subito dopo introduce il tema centrale di questa riflessione: Giovanni 5:32 «Vi è un altro che rende testimonianza di me; e so che la testimonianza che egli rende di me è vera».
E lo sviluppa pienamente nel versetto 36: Giovanni 5:36 «Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».
Gesù ci insegna che sono gli obiettivi raggiunti, le opere compiute, a confermare la veridicità delle parole pronunciate. Ma come ha fatto Gesù a essere così coerente tra ciò che diceva e ciò che faceva, generando fiducia e autorevolezza nella sua leadership?
Quattro criteri con cui le persone valutano un leader
Quando le persone osservano un leader e i suoi obiettivi, spesso in modo inconscio, filtrano la loro percezione attraverso quattro aspetti fondamentali:
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Capacità – saper fare ciò che si è chiamati a fare
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Integrità – essere coerenti tra parole e azioni
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Bontà – dimostrare attenzione e cura verso gli altri
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Serietà – affrontare la propria missione con responsabilità e impegno
Immagina un collaboratore molto competente, ma privo di integrità: non mantiene le promesse, cerca il proprio vantaggio e affronta il lavoro con superficialità. Oppure pensa a una persona gentile, disponibile e disciplinata, ma che commette continuamente errori e dimostra scarse capacità. In entrambi i casi, la fiducia viene compromessa. Gesù, nella sua missione, ha incarnato perfettamente tutti e quattro questi aspetti.
Capacità: l’eccellenza nella missione
Isaia 42:6-7 «Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia… per aprire gli occhi dei ciechi, per far uscire dal carcere i prigionieri».
Giovanni 3:2 «Nessuno può fare questi segni che tu fai, se Dio non è con lui».
Gesù aveva una missione affidatagli dal Padre, annunciata secoli prima, e le sue opere dimostravano chiaramente di possedere le capacità necessarie per compierla. Persino Nicodemo, un capo religioso, riconobbe questa evidenza.
Integrità: fedeltà al piano di Dio
Matteo 3:15 «Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia».
Gesù rimase fedele al piano di Dio anche quando questo significava sottomettersi a pratiche che, umanamente parlando, non gli sarebbero state necessarie. Accettò il battesimo di Giovanni, mostrando coerenza, umiltà e rispetto per il disegno divino.
Bontà: amore che serve
Giovanni 21:9 «Videro della brace con del pesce sopra, e del pane».
Anche dopo essere stato rinnegato dai suoi discepoli, Gesù si prese cura di loro in modo concreto. La sua leadership non si limitava a insegnamenti e miracoli, ma si esprimeva attraverso gesti di amore e attenzione reale.
Serietà: impegno e determinazione
Marco 1:35 «Al mattino presto, Gesù si alzò, uscì e si recò in un luogo deserto, dove pregava».
Giovanni 2:15 «Fatto un reggimento di cordicelle, cacciò fuori dal tempio i mercanti…».
Gesù prendeva sul serio la sua missione: cercava costantemente la comunione con il Padre e difendeva con decisione ciò che apparteneva a Dio. La sua serietà non era rigidità, ma profondo senso di responsabilità.
Dalla leadership di Gesù alla tua
Attraverso le sue opere, Gesù ha dimostrato di essere stato mandato dal Padre. La sua leadership non era fondata su parole vuote, ma su azioni coerenti e obiettivi realizzati.
La domanda per ciascuno di noi, oggi, è semplice ma impegnativa: i tuoi obiettivi sono coerenti con le tue parole e con lo scopo di Dio per la tua leadership?