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Il sangue parla

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Descrizione

Se comprendiamo solo parzialmente la croce, siamo in grado di appropriarci solo parzialmente di tutto quello che Dio ha fatto per noi attraverso la crocifissione di Gesù. Quanto più noi capiamo della croce, tanto più siamo in grado di appropriarci della sua potenza. è necessario che i cristiani ottengano una completa comprensione della vittoria che Cristo ha conseguito versando il suo sangue sulla croce, perché questo è un evento grandioso e sempre attivo. Quanto più capiamo perché era necessario che Gesù spargesse il suo sangue e comprendiamo i frutti portati dalla sua morte e risurrezione, tanto più vivremo nella gloriosa libertà che Dio ci ha reso possibile per mezzo della croce di Gesù.

Proprietà

ISBN: 9788880772248
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880772248
Peso: 0,100kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

Capitolo 1

IL SANGUE

Ogni cristiano dovrebbe essere riconoscente verso Dio per il sangue di Gesù Cristo. Senza lo spargimento di quel sangue non ci sarebbe salvezza. Senza quel sangue non ci sarebbe perdono, né guarigione, né liberazione dalle potenze del male, né dono di vita eterna e, quindi, nessuna speranza di andare in paradiso.
Se comprendiamo solo parzialmente la croce, siamo in grado di appropriarci solo parzialmente di tutto quello che Dio ha fatto per noi attraverso la crocifissione di Gesù. Quanto più noi capiamo della croce, tanto più siamo in grado di appropriarci della sua potenza.
è necessario che i cristiani ottengano una completa comprensione della vittoria che Cristo ha conseguito versando il suo sangue, perché questo è un evento grandioso e sempre attivo. Quanto più capiamo perché era necessario che Gesù spargesse il suo sangue e comprendiamo i frutti portati dalla sua morte e risurrezione, tanto più vivremo nella gloriosa libertà che Dio ci ha reso possibile per mezzo della croce di Gesù.
Gesù è venuto non solo per parlarci del Regno di Dio, ma per fare in modo che noi potessimo essere parte di quel Regno. I credenti in Gesù devono vivere fin da adesso nella vita, nell’autorità, nella potenza e nella vittoria del Regno; e questo è possibile grazie allo spargimento del sangue di Gesù.
Gesù ora vive in cielo. Vi è asceso dopo aver compiuto il sacrificio che ci ha reso possibile vivere e regnare eternamente con lui. Ha compiuto pienamente l’opera della salvezza, necessaria perché noi potessimo essere partecipi della sua gloria. Perciò dovremmo essere eternamente grati per il sangue di Gesù. Dovremmo sforzarci di capire quanto più pienamente possibile che cosa lui ha fatto per noi e che cosa ha messo a nostra disposizione. Sarebbe tragico sprecare un sacrificio così prezioso fatto per noi!
Le Scritture parlano del sangue sotto diversi punti di vista; ciascuno di essi ci rivela un diverso aspetto del meraviglioso amore di Dio e la stupefacente possibilità di salvezza che lui ci ha procurato. Può darsi che alcune di queste verità ti siano già familiari, ma ti raccomando di leggere completamente questo libretto, perché il Signore ti può dare una nuova comprensione e una nuova rivelazione, che ti permetterà di vivere più pienamente nella potenza della croce.
Alla fine di ogni capitolo ti suggerisco di fare una pausa e di rendere grazie a Dio nel modo suggerito. Allora tu non solo approfondirai la conoscenza di quello che Gesù ha fatto per te, ma entrerai più pienamente in quella verità. Diventerà una parte di te e renderà possibile un’ulteriore effusione del suo amore e della sua potenza nella tua vita quotidiana; ti aiuterà a vivere nella potenza del sangue di Gesù.


C’è davvero una potenza che opera meraviglie
nel sangue di Gesù.

Capitolo 2


IL SANGUE PARLA DI SACRIFICIO


Gesù è venuto dal cielo non perché l’ha deciso lui, ma perché è stato mandato da suo Padre. è stato mandato deliberatamente perché facesse della sua vita un sacrificio, morendo sulla croce. è difficile per noi capire come Dio, che è amore, abbia potuto mettere in atto un tale piano. Ma, se la morte di Gesù è un sacrificio fatto a favore dei peccatori, allora noi possiamo solo concludere che il Signore deve avere un amore incredibile per i peccatori. Gesù era disposto a pagare un prezzo così alto per liberarli dalla conseguenza del loro peccato: l’esclusione per sempre dal cielo e l’impossibilità di godere quell’intima relazione con lui, per la quale l’uomo era stato creato.
La Bibbia ci dice che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani. 3:23). Perciò quello che Gesù ha compiuto sulla croce l’ha fatto per ciascuno di noi, per ogni uomo, ogni donna e ogni bambino, di ogni tempo.
Dio è santo, giusto e retto. Perciò non avrebbe potuto essere in comunione con un popolo che fosse non santo, non giusto e non retto. Il cielo è il suo trono e lì non può esserci né peccato, né imperfezione, né ingiustizia, né mancanza di santità. Perché il popolo di Dio potesse essere ristabilito nella comunione con lui e reso idoneo per il cielo, l’effetto del peccato doveva essere cancellato. Il giusto, santo e retto giudizio di Dio sul peccato era che esso meritava punizione eterna. Così egli mandò Gesù a liberarci dalla punizione che meritavamo e a ristabilirci nell’eredità che Dio aveva previsto per noi.
Ogni creatura creata da Dio in cielo è perfetta, come era l’uomo quando fu creato. In cielo le schiere angeliche lodano e adorano colui che ha creato cielo e terra. Ma poiché per poter amare e adorare è necessario avere una volontà libera, anche agli angeli era stata data la possibilità di ubbidire o disubbidire. Dio non li aveva creati perché lo amassero e lo adorassero automaticamente, perché un tale amore e una tale adorazione non avrebbero valore: sarebbero stati simili a robot che fanno semplicemente ciò per cui sono programmati.
Il problema del peccato cominciò in cielo, non sulla terra. Lucifero guidava le schiere angeliche nell’adorazione dell’Onnipotenza di Dio. Aveva una posizione privilegiata ma divenne orgoglioso e volle essere come Dio stesso: voleva diventare lui l’oggetto dell’adorazione. Immediatamente fu cacciato dal cielo insieme ad un terzo delle schiere angeliche che lo seguivano nella sua ribellione contro Dio.
Gesù disse: “Vedevo satana cadere come folgore dal cielo”. Non c’è posto in cielo per l’orgoglio, la ribellione o la ricerca di indipendenza. L’espulsione del diavolo fu immediata e definitiva. Nell’espulsione di satana noi vediamo il giusto giudizio di Dio sul peccato: su ogni peccato, su ogni ribellione, su qualunque cosa che si opponga alla sua autorità di Signore.
Dio diede a satana il permesso di andare e venire sulla terra per mettere alla prova il cuore degli uomini, per vedere se la loro adorazione a Dio veniva da un cuore ubbidiente e pieno di amore.
Solo le persone perfette possono andare in cielo. In cielo non ci può essere peccato o imperfezione, perciò per andare in cielo è necessario essere resi perfetti. L’accento va posto sull’essere resi perfetti. Infatti la Bibbia dice che tutti hanno peccato, così nessuno potrebbe avere le carte in regola per il cielo sulla base dei propri meriti. Era dunque necessario qualcosa che purificasse il popolo dai suoi peccati e dalle sue imperfezioni e che lo rendesse santo e perfetto agli occhi di Dio.
Il Signore ha mostrato la sua giustizia nel negare l’accesso ai peccatori. Ha dimostrato però il suo immenso amore provvedendo una via al cielo. Egli ha fatto in modo che ci fosse la possibilità per i peccatori di venir perdonati, purificati e resi perfetti, la possibilità per il popolo di essere reintegrato in quello che non avrebbe mai potuto meritare da solo: un’eredità in cielo, dove poter vivere per tutta l’eternità con Dio, nella sua gloria e verità.
La sottolineatura va posta su quello che Gesù fa per noi. è lui che ci rende perfetti. Non è qualcosa che possiamo fare da noi stessi.
Il problema che sta dietro ogni peccato è l’orgoglio, la ribellione e il non voler dipendere. Perciò Dio ha provveduto i mezzi per perdonare il popolo per i suoi peccati e allo stesso tempo incoraggiarlo a vivere in sottomissione d’amore e in ubbidienza alla sua volontà.
è per questa ragione che il diavolo all’inizio ingannò Eva mettendo in dubbio l’autorità di quello che Dio aveva detto: che lei e Adamo potevano mangiare di tutti i frutti del giardino, ma non dovevano toccare nessuno dei frutti dell’albero che si trovava in mezzo al giardino stesso, cioè l’albero della conoscenza del bene e del male.
Può non sembrare un grande peccato un morso a un frutto, ma dietro a questo atto di disubbidienza sta il principio della ribellione contro Dio, la scelta di indipendenza e il disprezzo dell’autorità della sua Parola. Satana aveva avuto il permesso di tentare Eva per vedere se il suo amore per Dio era più grande della sua ambizione personale. Eva si lasciò ingannare e non superò la prova.
Adamo riceve una condanna più pesante di quella di Eva, perché la sua fu una decisione cosciente. Quando Eva gli offrì il frutto lo spinse a prendere una decisione deliberata di unirsi a lei nel suo peccato e nella sua ribellione. Sia Adamo che Eva scelsero di amare sé stessi piuttosto che ubbidire a Dio. L’effetto del loro peccato fu immediato, come era successo a satana. La loro amicizia e comunione con Dio si ruppe ed essi si sentirono spinti a cercare di nascondersi dalla sua presenza, mentre invece erano stati creati per regnare in unità con lui.
Proprio come satana fu immediatamente cacciato dal cielo, così Adamo ed Eva furono giudicati e cacciati dal giardino del paradiso non appena il loro peccato fu manifesto.
Questi avvenimenti non colsero Dio di sorpresa. Alcuni si chiedono perché Dio non abbia creato Adamo ed Eva in modo tale che non potessero cedere alla tentazione posta davanti a loro. Ma, senza la libertà di scegliere, il loro amore e la loro adorazione per Dio sarebbero stati privi di valore.
Scegliendo il peccato, Adamo ed Eva persero il dono della vita eterna: un giorno sarebbero morti. Ogni generazione successiva dell’umanità ha condiviso la loro ribellione ereditando una natura egoista e tendente al peccato, vivendo sotto la condanna, avendo satana per padre.
Sapendo che ci sarebbe stata questa ribellione Dio aveva però programmato il rimedio. Il peccato aveva avuto come conseguenza la morte spirituale e fisica, perciò solo l’offerta di una vita poteva compiere l’espiazione e rimettere il popolo in sintonia con Dio, ristabilendolo nella comunione con lui.
L’offerta di una vita peccaminosa e imperfetta non avrebbe potuto compiere questa espiazione. Doveva essere offerta in sacrificio una vittima perfetta, senza peccato, totalmente ubbidiente e pienamente sottomessa. Solo un tale sacrificio poteva purificare il genere umano dal peccato, dalla disubbidienza, dall’indipendenza e dalla ribellione.
Solo Dio stesso poteva provvedere un tale sacrificio, nel proprio Figlio. Gesù, perciò, dovette fare molto più che venire sulla terra per parlare dell’amore del Padre celeste: dovette acconsentire a diventare lui stesso il sacrificio, il sangue giusto versato in favore del non giusto, il sangue santo in favore del non santo; il perfetto in favore dell’imperfetto, il sottomesso in favore dell’indipendente e ribelle.
Senza sangue non ci può essere vita. Lo spargimento del sangue è pertanto un’offerta di vita. Gesù non aveva bisogno di sacrificare la sua vita per il suo peccato perché non aveva peccati: diede la vita per l’intera umanità peccatrice.
Fu un peccato apparentemente piccolo quello che rese necessario un tale sacrificio. Prendere un morso da un frutto può sembrare piccola cosa, se paragonato all’assassinio e all’adulterio. Ma è quello che stava dietro a quel peccato che ha avuto un peso. Questo dimostra quanto Dio detesti l’indipendenza. Dio ci ha creati perché viviamo vite dipendenti da lui, e questo è possibile solo attraverso un’ubbidienza di amore alle sue parole e ai suoi comandamenti.
Non ha nessun senso per i cristiani dire: “Amo la mia indipendenza!” Dio la detesta. L’aver preso quel morso di frutto fu così grave per Dio che fu necessario il sacrificio del suo proprio Figlio per annullarne le conseguenze. Questo ci fa capire come il peccato sia orribile agli occhi di Dio, persino un peccato che noi consideriamo insignificante. Tutto ciò che distrugge la comunione e l’unità con lui deve essere considerato gravissimo.
Non sarebbe stato possibile agli uomini e alle donne ritornare alla comunione e all’unità con Dio senza un cambiamento di cuore. Dio non aveva intenzione di permettere alla ribellione di ritornare nel cielo. Non era quindi solo una questione di dover essere perdonati, ma occorreva che Dio facesse il necessario per dare agli uomini dei cuori nuovi, non tesi a compiacere sé stessi, ma desiderosi di compiacerlo.
Il peccato aveva indurito il cuore degli uomini contro Dio; essi erano diventati intrinsecamente egoisti. Il giusto, santo e retto giudizio di Dio su ogni persona che pecca è che essa è meritevole di morte e di separazione eterna da colui che è senza peccato. Gesù avrebbe potuto venire per giudicarci, ma disse:
“Io non sono venuto per giudicare il mondo, ma a salvare il mondo” (Giovanni 12:47).
Per diventare il nostro Salvatore, Gesù dovette fare quello che Adamo ed Eva non erano riusciti a fare. Un peccato apparentemente piccolo aveva rotto la loro comunione con Dio e aveva provocato la loro cacciata dal giardino. Se Gesù avesse commesso anche un solo piccolo peccato avrebbe seguito le loro orme nel tradire la fiducia di Dio. Gesù doveva rimanere innocente e senza peccato davanti a Dio e agli uomini. Invece di essere disubbidiente come Adamo ed Eva, Gesù fu ubbidiente a suo Padre.

 Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà ma la volontà di colui che mi ha mandato (Giovanni 6:38).

Invece di essere indipendente, visse in dipendenza da suo Padre.

 In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre (Giovanni. 5:19).

 Io non posso far nulla da me stesso (Giovanni. 5:30).

Invece di essere orgoglioso, venne come l’umile servo.

 Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti (Matteo 20:28).

Invece di cercare la gloria per sé stesso, volle che il popolo glorificasse il Padre. Gesù pregava:

 Io ti ho glorificato sulla la terra, avendo compiuto l’opera che mi hai data da fare (Giovanni 17:4).

Invece di un cuore orgoglioso e ribelle, aveva un cuore umile e mite.

 Io sono mansueto e umile di cuore (Matteo 11:29).

La vita di Gesù sarebbe però stata un sacrificio valido a nostro favore solo se avesse condiviso la nostra debolezza. Non avrebbe potuto essere il nostro sostituto se non fosse stato tentato come noi siamo tentati, senza però cedere al peccato. è stupefacente pensare che Gesù fu tentato di essere orgoglioso, arrogante, egoista, indipendente e persino ribelle, senza però mai cedere a nessuna di queste tentazioni.
Prima di cominciare il suo ministero Gesù dovette affrontare un tempo di dure prove da parte di satana nel deserto. Il nemico voleva che Gesù peccasse in questi modi:
 Usare la sua potenza per i suoi scopi personali, invece che in ubbidienza a suo Padre.
 Cercare di conquistare gli uomini creando in loro stupore, invece che con l’amore.
 Cercare la potenza e l’adorazione per sé stesso, invece di onorare suo Padre.
 A tutte queste tentazioni Gesù ha resistito dicendo a satana: “Sta scritto…”

Adamo ed Eva avevano commesso l’errore fatale di andare contro quello che Dio aveva detto loro. Gesù invece sarebbe vissuto in perfetta ubbidienza alla Parola, e perciò alla volontà, di suo Padre. La vita di Gesù era consacrata, cioè messa da parte, per i piani e l’amore di suo Padre. Solo un tale sacrificio, una morte perfetta, poteva porre rimedio al giudizio di morte che noi giustamente meritiamo a causa del peccato.

Come è stabilito che gli uomini muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza (Ebrei 9:27-28).

Gesù venne e visse la vita che ognuno di noi non è stato capace di vivere. Noi tutti abbiamo peccato, ripetendo l’errore di Adamo ed Eva. Le buone notizie del Vangelo sono che Gesù è morto per liberarci dalle conseguenze del nostro peccato e del nostro errore e ci ha dato la possibilità di vivere una vita che piace a lui. Sulla croce ha preso il nostro posto morendo la morte del colpevole, sebbene lui fosse senza colpa.
Così il sangue ci parla del sacrificio. E il sacrificio ci parla dell’immenso amore di Dio.

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già stato giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio (Giovanni 3:16-18).

Il sangue di Gesù ci salva dalla condanna che meritiamo a causa del nostro peccato. Quelli che non conoscono la purificazione del loro peccato attraverso il sangue rimangono sotto quella condanna. Ma non c’è nessuna condanna per quelli che appartengono a Cristo, tanto grande è la potenza del sangue sparso sulla croce.
Dio ha provveduto da solo il suo Agnello sacrificale, un Agnello senza macchia né colpa, l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. L’Agnello che può togliere il tuo peccato. “Un amore così meraviglioso, così divino, richiede la mia anima, la mia vita, il mio tutto”.

Grazie Gesù, per il tuo sacrificio. Grazie per la tua ubbidienza d’amore al Padre e grazie perché hai sempre resistito a ogni inganno del nemico. Grazie per aver offerto la tua vita come il perfetto sacrificio in mio favore. Grazie che, attraverso lo spargimento del tuo sangue, io posso essere lavato e purificato dalla lordura di tutto il mio peccato. Grazie che sei pronto a perdonare ogni mio sbaglio, disubbidienza, indipendenza e ribellione contro la tua autorità.
Grazie, Gesù, che mi dai un cuore umile, sottomesso, desideroso di fare ciò che tu vuoi.
Grazie, Gesù; grazie, Gesù.
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Colin Urquhart
Colin Urquhart è un predicatore inglese. Cristiano, evangelico, apostolico e carismatico. È stato coinvolto nel Movimento carismatico tra il 1960 e il 1970. Fu il vicario della parrocchia di St Hugh, Lewsey Luton, Bedfordshire in quegli anni, e durante un periodo di quattro anni avvennero immensi cambiamenti. Nel 1974 egli scrisse un libro al riguardo di questa esperienza, uno di un certo numero di libri che lui screisse negli anni 79. All'inizio del 1976 si dimise dall'incarico che aveva in St Hugh's, e con la sua famiglia e altri due parrocchiani si spostò in una casa di proprietà di Fountain Trust una associazione internazionale rivolta al rinnovamento Cristiano in East Molesey, Surrey. Da questa base egli iniziò il suo ministero itinerante nazionale e internazionale, facendo fronte ai costi della sua attività soltanto con il frutto delle donazioni e vivendo sulla fede. Dall'inizio degli anni 80 ha iniziato ad essere più ampiamente conosciuto internazionalmente come scrittore e come predicatore ai congressi, ai raduni ed alle convention dei carismatici. Attualmente è impegnato con il suo ministero in Kingdom Faith in Sussex, Inghilterra dopo essere stato un capo di questa organizzazione.

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