"Abbattere le barriere architettoniche" era lo slogan degli anni Ottanta quando il tema della disabilità si affacciò nel dibattito pubblico.
Negli ultimi anni, la riflessione sulla disabilità ha preso anche una direzione antropologica (nel senso filosofico).
Ma chi decide cos'è abilità e perchè mettere chi non partecipa a questa definizione nell'insieme dei non-normali, degli anormali, di persone deficitarie di qualcosa?
C'è chi addirittura ha parlato dell'abilismo come di una ideologia discriminatoria da denunciare.
Questo per dire che il tema della disabilità è grosso ed è stabilmente presente, anzi in crescita nel dibattito pubblico.
Sulla spinta di questi cambiamenti, anche le chiese evangeliche hanno preso atto non solo della presenza dei disabili ma che la disabilità in quanto tale doveva essere messa a fuoco sul piano teologico con ricadute nelle pratiche ecclesiali e culturali.
Le chiese scontano un certo ritardo nella riflessione e nell'azione.
Detto tutto ciò, questo fascicolo vi entra in punta di piedi. La buona notizia è che nessuno di noi è "abile" e che in Gesù Cristo, l'unico pienamente abile che si è disabilitato per noi, tutti siamo un solo corpo in lui, ciascun membro con i propri doni e specificità, senza divisioni in classi tra i diversamente performanti.