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Il paradiso scende nell'inferno

Il paradiso scende nell'inferno

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Descrizione

L'autore, noto in tutto il mondo, ti spiega in questo libro come potresti far scendere il paradiso nell'inferno della tua vita.

Proprietà

ISBN: 9788880772866
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880772866
Peso: 0,150kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

Capitolo 1


Che cos?? la lode?


Per sette anni stupendi ho scritto e insegnato sulla lode, tuttavia vedo che io stesso sono appena entrato nella scuola materna della lode.
Questo non ? falsa modestia, ma ogni giorno di pi? mi convinco che ho ancora molto da imparare sulla preghiera di lode a Dio. In verit?, sto scoprendo che lodarlo ? una delle cose pi? importanti che si possano imparare mentre si ? qui, sulla terra; perch? lodarlo come egli intende che lodiamo coinvolge ogni aspetto della nostra vita.
La lode deve essere il punto focale della nostra relazione con Dio.
In questi anni ho visto migliaia di persone accostarsi al concetto di lode. Per alcuni la lode ha rivoluzionato la vita; per altri non ha significato nulla. Ho osservato lo stesso contrasto nella mia vita. Qualche volta la lode ha sortito effetto, qualche altra le mie parole rimanevano piatte e vuote.
Perch? questa differenza?
Prima cosa: la lode non pu? essere un?espressione in superficie. Non ? dire: ?Lode al Signore, lode al Signore? per tutto il giorno, ma ? qualcosa che sgorga dal profondo di noi, che provoca l?immediata risposta dal cuore di Dio.
? questo qualcosa la vera lode; e in che cosa consiste? Quali condizioni devono sussistere nella nostra vita perch? la nostra lode sia vera? Quali condizioni nella nostra vita la impediscono?
Se anche vivessi cent?anni, avrei sempre da imparare per poter rispondere. Prescindendo dalla meccanica di questa preghiera, esiste il cuore della lode e il modo di far scendere il paradiso nell?inferno.
Pi? di qualsiasi cosa al mondo desidero capire come Dio vuole che io lo lodi; desidero che dal mio cuore sgorghi un incessante fiume di adorazione a Dio.
La sofferenza affratella la gente. Se soffrite e pensate che gli altri non soffrano, siete convinti che non possano capirvi. Se leggete i miei libri e pensate: ?Merlin non soffre per davvero perch? il Signore gli risponde sempre subito?, non potreste credere che vi posso aiutare.
Ma io soffro veramente e Dio spesso permette che io aspetti molto tempo prima di lasciarmi vedere i risultati della mia fiducia in lui.
Fui un tempo accusato di essermi appropriato dei fondi della chiesa, per di pi? da una persona che avevo amato e stimato. Non vi erano appigli per questa accusa e nessuna prova bench? minima, tanto che il giudice che la ricevette, dopo averla letta, disse: ?Ma che ci sta a fare questa pratica qui? Non vi ? nemmeno la prova di un errore giudiziario?. Ma il male subdolo era stato seminato. La mia reputazione era stata intaccata ed era questo che l?accusatore voleva.
Molti, ad una buona occasione, sarebbero saltati su a dire: ?Lo sapevamo, noi, che c?era qualcosa di poco chiaro? oppure: ?Questa ? la prova che la lode rende - in dollari!? e cos? mille altre accuse.
Ma il punto ? che voglio imparare l?ubbidienza cos? come lui l?ha imparata: ?Bench? fosse Figlio, impar? l?ubbidienza dalle cose che soffr?? (Ebrei 5:8).

Da ?pezzo grosso? a nullit?


La pesante porta di ferro risuon? con fragore chiudendosi e il prigioniero rimase solo nella cella sotterranea. Le parole della guardia risuonavano nelle sue orecchie: ?Entra qua, ?pezzo grosso?. Torneremo a prenderti fra cinquant?anni?.
Non era un incubo. ?Fuori? il prigioniero era stato un avvocato penalista conosciuto, che godeva del potere e del lusso che i soldi e i buoni agganci gli avevano procurato. Aveva vissuto secondo il suo credo: ?Se lo vuoi, prendilo. Se ti piace, fallo?.
Era stato il gusto dell?emozione che l?aveva condotto al crimine di alto bordo: spaccio di droga, traffico di armi ed esplosivi, rapine a banche e frodi contro le assicurazioni. I suoi legami erano con i grossi nomi della criminalit? organizzata. A quarant?anni, quando il suo potere stava velocemente crescendo, fu sorpreso spacciando droga. Ora tutto era perduto. Sua moglie e i due bambini piccoli erano abbandonati alla desolazione. Fu condannato nella prima istanza a cinquant?anni di prigione, con altre accuse pendenti. Gli sarebbero state addebitate poi, se avesse vissuto tanto da poter godere un giorno della libert? sorvegliata.
Le pareti della cella erano insudiciate da sangue ed escrementi umani. Qualche disgraziato prima di lui aveva tenuto il conto degli anni con segni di matita sul cemento: dieci, venti, trenta. Non c?era scampo. La cella era scura e umida e il silenzio era rotto solo dal risuonare delle porte di ferro e dalle grida di un prigioniero giunto all?orlo della pazzia.
Spogliato del fasto e del successo del mondo di fuori, di colpo totalmente impotente, egli si sent? sepolto vivo in una tomba puzzolente, dimenticato e solo. Sopraffatto, cadde in ginocchio sul pavimento freddo e come un bambino singhiozz?: ?O Dio, non so nemmeno se tu esisti e se mi puoi sentire, sono cos? pentito di quello che ho fatto. Ti prego, perdonami. Se tu mi puoi perdonare e mi concedi un?ultima opportunit?, ti dar? tutta la mia vita, tutto, ogni parte di me stesso. Per sempre!?
L?oscurit? rimase silenziosa, ma qualcosa accadde. La paura e l?orrore sparirono mentre egli fu pieno di una straordinaria sensazione di essere amato e perdonato. Calde lacrime di gratitudine gli scivolarono sulle guance. Si sent? come un bambino che si avvicina al padre per chiedergli scusa ed ? raccolto da braccia amorose e forti.
L?odiosa cella non fu pi? un luogo di solitudine e disperazione e, anche, scomparve il desiderio di uscire da l?.
?Non mi ero mai sentito cos? libero e cos? felice?, mi scrisse il prigioniero. ?Ringraziai Dio dal profondo del cuore per avermi portato in quel piccolo buco fetido ad incontrarlo?.
Il prigioniero era il dottor Gene Neill. Seppi di lui la prima volta quando mi scrisse per dirmi che aveva letto il mio libro La potenza della lode. Dopo aver arreso la sua vita a Dio egli avidamente studi? la Bibbia che qualcuno gli aveva passato di nascosto nella cella. Pi? di qualsiasi cosa voleva ora conoscere le istruzioni di Dio per la sua vita. Leggendo quel libro gli fu chiaro che doveva essere riconoscente in ogni circostanza.
Perci? ringrazi? Dio per i pidocchi e gli scarafaggi e per le vessazioni delle guardie. Rese grazie per il puzzo dell?urina e della sporcizia, perfino lod? il Signore per il suo figlioletto di cinque anni che sarebbe stato un uomo attempato quando suo padre fosse prosciolto. Arriv? a lodare Dio per l?avidit? e la durezza del suo cuore che l?avevano spinto a distruggere la sua famiglia.
La lode al Signore rec? nella vita di Gene Neill dei risultati straordinari. A parte il fatto che era sempre pieno di gioia, altre persone furono da lui edificate. Compagni di prigionia e guardie diedero la loro vita a Dio. Dopo qualche tempo Gene fu trasferito da quella prigione molto controllata ad un?altra all?aperto nelle paludi della Florida. Mezzo divorato dalle zanzare, egli ringrazi? il Signore per questi insetti... che smisero di pungerlo. I suoi compagni si convinsero che era riuscito a far entrare di nascosto un insetticida ad altro potenziale, ma ben presto anche loro cominciariono ad essere sensibili alla potenza di Dio che vedevano manifestarsi nella vita di Gene.
Dopo due anni Gene fu rilasciato con il perdono totale che fu mandato da Washington; egli era cos? libero di raggiungere la sua famiglia che viveva ora quasi in miseria. Tutti insieme ringraziarono Dio per tutti i loro casi e tramite una serie di circostanze fu provveduto alle loro necessit? quotidiane.
Una volta un estraneo li ferm? per strada per dare a Gene una somma di denaro senza grandi spiegazioni: ?Il Signore mi ha detto di darvi questo?. Un?altra volta, mentre ringraziavano per il magro pasto, qualcuno buss? alla porta del vecchio autobus che serviva loro da casa, allung? un pacchetto con delle bistecche e se ne and?.
Perch? la lode ebbe questo effetto nel caso di Gene Neill? Che cos?era quel ?qualcosa? che sgorg? dal suo cuore e incontr? l?immediata risposta di Dio?
La risposta ?: il perdono. Gene chiese di essere perdonato e affid? la sua vita nelle mani di Dio. La risposta di Dio fu immediata. Lo ? sempre.
La vera lode ? la naturale risposta di un cuore che ? stato perdonato. Il perdono ? la base necessaria per la lode; ? la chiave di volta del nostro rapporto con Dio.
Nessuno conosce la nostra natura meglio di Dio che ci ha fatti. Egli sa che siamo disubbidienti e che la nostra disubbidienza ci separa da lui. Egli anela a restaurare questa relazione interrotta e poich? sa che non pu? fare affidamento su di noi per fare qualcosa di giusto, da tempo immemorabile ha deciso di dipendere solo da s? stesso. La nostra disubbidienza merita la morte, perci? Dio mand? il suo unico Figlio, Ges? Cristo, a morire per noi. Cos? il nostro debito ? saldato ed ? stato costituito il divino sistema di perdono.
Perdonare vuol dire rinunciare a ricevere una compensazione dall?offensore. Noi siamo gli offensori. Fondandosi su ci? che Ges? ha fatto, Dio rinuncia ad ogni pretesa di compensazione da parte nostra. Non ha pi? nulla contro di noi. Sembra tanto semplice, ma noi non lo afferriamo interamente. Se lo capissimo, saremmo sopraffatti dalla gratitudine e pieni di gioia per tutta la vita. Ma noi sottovalutiamo il divino sistema di perdono e possiamo solo essere grati che egli non lo sottovaluti!
Il piano della redenzione ? disegnato per restaurare i nostri rapporti con Dio; ma questo non pu? avvenire se noi non lo accettiamo.
Si potrebbe pensare che l?idea di essere liberati da ogni colpa ci dia una gran gioia, invece ci tiriamo indietro, perch? la nostra parte, in questo piano, ci costringe a dover ammettere di avere torto. Io credo che la cosa pi? difficile per noi uomini ? dover riconoscere che non riusciamo a fare niente di giusto. Facciamo qualsiasi cosa pur di non rinunciare alla nostra superbia e accettare quello che Dio ha fatto per noi.
Una delle ragioni pu? essere che fin da piccoli ci ? stato insegnato a ?fare da soli?. Siamo fieri se siamo arrivati, da soli, alla nostra posizione. Diciamo: ?Guarda Tizio, guarda Caio, che bravi. Si sono fatti da soli nella vita?. Inorgoglirsi per le nostre imprese ci separa da Dio. Vogliamo fare a modo nostro e lottiamo, lottiamo finch? i nostri problemi e la nostra sofferenza diventano insopportabili. Per? continuiamo a resistere all?aiuto di Dio perch? diciamo: ?Mi vergognerei di presentarmi a Dio come un mendicante. Cercher? prima di tirarmi fuori da solo dai miei pasticci?.
Qualcuno tenta una confessione poco convinta. Diciamo, s?, che ci ravvediamo, ma le nostre azioni rinnegano le nostre parole perch? rifacciamo, esattamente come prima. Manca l?elemento vitale nel nostro ravvedimento: l?elemento della resa alla volont? di Dio. Arrendersi vuol dire sottomettersi al potere di un altro. Non farlo, nel nostro rapporto con Dio, vuol dire ingannarci, prenderci in giro. Vuol dire che siamo dispiaciuti non di aver sbagliato, ma di essere stati sorpresi a sbagliare.
Il vero perdono restaura il nostro rapporto con Dio ed ? fondato sulla nostra resa alla sua volont?. Senza ci? siamo come quel ragazzo scappato di casa che vuol tornare a casa quando le cose gli vanno troppo male, l? nel mondo. Dice: ?Mi dispiace di essere scappato e voglio tornare a casa, ma non mi piacciono le vostre regole. Voglio essere indipendente, porto i capelli e i vestiti che voglio e faccio come mi pare?.
Avete trattato Dio in questo modo? Avete detto: ?Signore, ora soffro, liberami da questi miei casi e non peccher? pi??? Se non siete sinceri, Dio legge i vostri pensieri segreti: ?Ma mi piace fare quello che faccio e continuer? a farlo finch? mi sar? possibile...?
Non potremo avere un rapporto vero con Dio in questo modo, ugualmente come un giovane vagabondo non si accontenter? di stare a casa con i suoi per molto tempo.
In contrasto, la Bibbia ci racconta la storia di un rapporto padre-figlio che venne completamente rientegrato. Il figlio prese la sua eredit? e se ne and? da casa. Visse lussuosamente in un paese lontano finch? non vennero meno i soldi e i suoi amici lo abbandonarono. Affamato e solo, supplic? un contadino di dargli lavoro, cos? gli fu concesso di dar da mangiare ai maiali. Mangiava quello che i maiali avanzavano e dormiva con loro. Non era una vita piacevole e un giorno il giovane rinsav? e cap? di aver sbagliato. Nella casa di suo padre anche i servi vivevano bene e avevano da mangiare in abbondanza. Profondamente ravveduto del suo errore, sapeva tuttavia di aver speso la sua eredit? e di non avere pi? diritto ad essere trattato come un figlio. Per? decise di chiedere a suo padre di lavorare nei suoi campi;era pronto a fare anche il pi? umile dei lavori. Con questo in mente, si affrett? verso casa e quando suo padre usc? ad incontrarlo grid?: ?Ho peccato contro il cielo e contro te:, non sono pi? degno di essere chiamato tuo figlio!? (Luca 15:18-19).
Invece di sgridarlo, suo padre si mostr? felice. Lo abbracci?, lo rivest? con vesti nuove e gli mise anelli alle dita significando con ci? che era di diritto figlio ed erede. Poi diede ordine di ammazzare il vitello grasso per festeggiare il suo ritorno a casa (Luca 15:23).
Nello stesso modo Dio aspetta che ognuno di noi ritorni dalla sua terra di disubbidienza. Quando riconosciamo di aver sbagliato e siamo pronti a permettere a Dio di dirigere la nostra vita, la sua risposta ? come quella del padre nella parabola. Egli si rallegra che siamo tornati a casa, ci riveste di vesti nuove e fa preparare una grande festa perch? ?mio figlio... era perduto, ed ? stato ritrovato!? (Luca 15:24).
Il perdono del Padre ? in attesa. Ma alcuni non vogliono tornare a casa per accettarlo. Che cosa sarebbe successo se il figlio prodigo si fosse ravveduto del suo errore, ma non fosse tornato a casa per chiedere perdono a suo padre? Ci sono delle persone molto infelici che si dolgono amaramente delle condizioni nelle quali si trovano e piangono per il rimorso della loro colpa, ma non vogliono chiedere perdono a Dio.
Giuda fu cos?. Egli si pent? di aver tradito Ges? e restitu? le trenta monete d?argento che aveva ricevute per il suo tradimento, ma esse non furono accettate e il suo senso di colpa lo spinse di impiccarsi. Non ud? le parole di Ges? dalla croce: ?Padre, perdona loro perch? non sanno quello che fanno...? Siete tanto oppressi dalla vostra colpa da cercare di autodistruggervi? Gli psichiatri dicono che una colpa non scontata spinge all?autodistruzione. Cerchiamo di autopunirci diventando alcolizzati, obesi, tossicomani o criminali. Pensiamo che siamo troppo indegni per essere perdonati e i nostri peccati sono troppo terribili perch? Dio ci possa accettare. Alcuni non capiscono che Dio vuole perdonarci, ma spesso ? l?orgoglio che ci impedisce di accettare il perdono totale di Dio. Vogliamo prendere su di noi la responsabilit? di ripagare l?offesa e rifiutiamo di ammettere che il perdono di Dio ? il solo rimedio per le nostre colpe.
Alcuni fanno solo il primo passo. Ammettono le loro colpe e gli chiedono di perdonarli, ma in un certo senso, non possono credere che lo faccia veramente.
Continuiamo a dire che ci pentiamo, senza mai credere che lui ci ha ascoltati. Potete immaginare il figlio prodigo che va da suo padre: ?Oh, pap?, perdonami! Ho peccato, perdonami!? e senza aspettare risposta continui: ?Oh, pap?, perdonami! Ho peccato, perdonami!?
E ogni giorno lo grida e lo ripete senza accettare il fatto che suo padre lo ha perdonato la prima volta.
Mi aveva scritto un tale che aveva passato gran parte della sua vita in prigione. Era stato in cinque riformatori, undici prigioni e innumerevoli carceri. Quando era ?fuori? non riusciva ad essere abbastanza bravo da stare lontano dai guai ed era convinto che Dio lo punisse per la sua cattiveria rimandandolo continuamente in prigione. Alla fine concluse che il solo modo per non ritornarci era di diventare buono per meritarsi il favore divino. Si mise a leggere la Bibbia per 10, 12 ore al giorno nella sua cella. ?Mille volte chiedevo al Signore di perdonarmi e mille volte cercavo di combattere contro il diavolo? mi scrisse. ?Credevo che Dio fosse un giudice sdegnato ed ero sicuro che non potesse amare un peccatore come me?.
Poi gli fu dato il libro Dalla prigione alla lode, ma egli pens? che l?autore fosse matto se gli consigliava di ringraziare Dio per averlo mandato in prigione. Cos? continu? nella sua lotta per rendersi degno del perdono del Signore finch? un giorno fu troppo esausto per continuare a lottare. Piangendo dovette ammettere la sua sconfitta. ?Signore, tu devi perdonarmi perch? sono a terra. Se mi vuoi come sono, prendimi, Signore, e fai di me quello che vuoi, ma ti prego di non essere pi? arrabbiato con me se non riesco a piacerti di pi?!? Il suo guanciale era madido di lacrime, ma quella notte dormi come un neonato. ?Ora il Signore ed io siamo buoni amici?, continuava la lettera. ?Egli ? il miglior compagno di cella che si possa avere. La frase ?lode al Signore? mi viene perfino nel sonno. Ges? ? bravo, mi ama. Diventa cos? reale e cos? amico quando riconosciamo quello che ha fatto per noi sulla croce?.
Quando vogliamo pagare noi stessi per i nostri peccati, rifiutiamo di dare il merito a Ges? per quello che egli ha fatto per noi. Vogliamo il perdono di Dio secondo i nostri termini, mentre la nostra colpa ? un peso inutile portato solo perch? siamo troppo pieni di orgoglio, o prepotenti, da deporlo nelle mani di Dio tese a riceverlo. Il cuore paterno di Dio si strugge per noi. Egli dice: ?Figlio mio, io so quello che hai fatto. Io conosco ogni tua brutta azione, ogni cattivo pensiero. Hai peccato contro di me e contro gli altri, ma io ti perdono. Vieni a casa. Lascia che io ti rivesta e ti nutra e ti ricopra di benedizioni. Lascia che io ti ami e sani le tue ferite e il tuo cuore spezzato?.
Talvolta il nostro respingere il suo perdono non ? cos? evidente. Possiamo dire che ammettiamo i nostri torti e accettiamo il suo perdono, ma agiamo poi come se noi stessi pagassimo il fio per i nostri peccati. Molte persone di questa categoria diventano attive nelle opere di beneficenza o nel servizio cristiano. Dedicano la vita al servizio di Dio come pastori, insegnanti di catechismo, capi laici, suore, preti; ma si affaticano pi? per un senso del dovere che per amore e conoscono poco la gioia di servire Cristo. Del resto tutti, prima o poi, abbiamo agito cos?.
Immaginate un figlio prodigo che torni a casa da suo padre e dica cos?: ?Pap?, lo so che mi perdoni, ma non merito una festa per il mio ritorno. Fai festa senza di me. Sono indegno di vivere a casa tua e di mangiare alla tua tavola, resto invece nel fienile. Ti prometto che lavorer? dalla mattina alla sera per ripagarti dell?eredit? che ho sciupato. Non ho pi? diritto di essere felice, per? sarai fiero di me per come ti ripagher? per l?orribile cosa che ho fatto?.
Forse sembriamo buoni agli occhi degli altri quando facciamo la parte dei martiri, ripagando Dio di ci? che pensiamo di dovergli. Ma non ? questo che egli vuole da noi perch? rifiutiamo di dare a Cristo il merito di aver cancellato il nostro debito. Infatti lo respingiamo come Salvatore ed ? l?orgoglio e non l?umilt? che ci fa agire cos?.
Davide si rivolse a Dio cos?: ?Tu infatti non desideri sacrifici, altrimenti li offrirei, n? gradisci olocausto. Sacrificio gradito a Dio ? uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato? (Salmo 51:16-17).
? un cuore superbo e non contrito che insiste nel voler pagare per i propri peccati. Ges? disse: ?Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi dar? riposo? (Matteo 11:28).
Non vi ? un peso maggiore in questo mondo che quello di voler sostenere la punizione dei peccati. Fino a che lo facciamo, non conosciamo la gioia del perdono di Dio, la gioia di un cuore purificato. Il nostro rapporto non potr? essere intimo n? la nostra lode pi? che parole vuote.
Questo enorme peso scivola dalle nostre spalle quando impariamo ad accettare totalmente il perdono di Dio. La necessit? di questo perdono non deve diventare per noi fonte di disperazione, ma di allegrezza. Solo un cuore che ? stato perdonato capisce l?amore del Signore. Pi? siamo perdonati, pi? lo amiamo e pi? siamo capaci di lodarlo. Allora possiamo cantare con Davide: ?Beato l?uomo a cui la trasgressione ? perdonata, e il cui peccato ? coperto! Beato l?uomo a cui il Signore non imputa l?iniquit? e nel cui spirito non c?? inganno! Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti! Gioite, voi tutti che siete retti di cuore!? (Salmo 32:1-2 e 11).
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Merlin R. Carothers
Merlin Carothers è fondatore della Foundation of Praise e autore cristiano, tra le sue opere: A che cosa pensi?, Che cosa stai facendo?, Dalla paura alla fede, Dalla prigione alla lode, Il paradiso scende nell'inferno, La potenza della lode ecc….

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