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La rivelazione del nuovo patto

La rivelazione del nuovo patto

David Wilkerson

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Descrizione

La verità del nuovo patto è rimasta nascosta per molti anni, ma lo Spirito Santo la svela ora alla sua chiesa. E' un segreto sgorgato dal cuore di Dio che libera e distrugge il peccato in un modo che non avete mai sperimentato. Dio ha anche stabilito mediante il patto di metterci a disposizione le risorse per ubbidire ai suoi comandamenti, una potenza interiore per combattere tutte le tentazioni e le concupiscenze di quest'epoca malvagia.

Proprietà

ISBN: 88-8077-123-X
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 88-8077-123-X
Lingua: Italiano
Formato:
pagine: 128; Cm. 15 x 21; Brossura

Capitolo gratuito

1

Comprendere il nuovo patto

“Non violerò il mio patto e non muterò quanto ho promesso” (Salmo 89:34).
A che cosa si riferisce Dio esattamente quando parla di patto? Un patto è un accordo o un impegno tra due o più parti. Oggi per descrivere un patto useremmo la parola contratto. E come qualsiasi contratto un patto contiene termini o obblighi che ogni parte deve rispettare per soddisfare l’accordo. Tali patti sono legalmente vincolanti. E una volta conclusi, le parti possono essere sanzionate se non rispettano i termini stabiliti.
La parola patto ha un ruolo essenziale nella fede cristiana. La stessa Bibbia è divisa nell’antico patto (o testamento) e nel nuovo patto. Ritengo che sia di vitale importanza per la chiesa di Gesù Cristo afferrare il nuovo patto di fronte ai tempi pericolosi che si stanno approssimando. La Bibbia ci dice che negli ultimi tempi satana riverserà la sua ira sulla terra perché consapevole che gli rimane poco tempo. Di fronte a ciò il popolo di Dio ha bisogno della piena sicurezza di questo patto. è un patto corazzato che ha il potere di sprigionare in ognuno di noi la forza trionfante di cui abbiamo bisogno per essere più che vincitori in qualsiasi situazione.
Quando ero un giovane cristiano fui indotto a credere che la teologia del patto fosse una dottrina licenziosa insegnata da pochi e moribondi gruppi religiosi. C’era la tendenza a pensare che il nuovo patto fosse così meravigliosamente liberatorio che i credenti avrebbero potuto approfittarne e farne un cattivo uso. Era visto come un insegnamento che poteva condurre a uno stile di vita permissivo e aperto al compromesso.
Altri hanno frainteso il nuovo patto considerandolo come un impegno di Dio a battezzare il suo popolo con la prosperità economica: automobili di lusso, case signorili, benessere materiale e l’immunità dal dolore e dalla malattia. I sostenitori di questa dottrina hanno completamente pervertito il glorioso patto di Dio e l’hanno ridotto a qualcosa che non fa altro che fomentare l’avidità umana.
Nonostante tutto questo, più comprendo il nuovo patto, più mi convinco che esso è rivolto a noi oggi. E, cosa ancora più importante, credo che sia la verità che può sprigionare in noi la potenza soprannaturale di Dio per essere trionfanti in questi ultimi tempi.
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L’autore della lettera agli Ebrei fa ampio
riferimento al nuovo patto.
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La lettera agli Ebrei offre questa descrizione del nuovo patto:

“Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo; non come il patto che feci con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto; perché essi non hanno perseverato nel mio patto, e io, a mia volta, non mi sono curato di loro, dice il Signore.
“Questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Nessuno istruirà più il loro concittadino e nessuno il proprio fratello dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro.
“Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati. Dicendo: Un nuovo patto, egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire” (Ebrei 8:8-13).

“Questo è il patto che farò con loro dopo quei giorni, dice il Signore, metterò le mie leggi nei loro cuori e le scriverò nelle loro menti... Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità” (Ebrei 10:16-17).

Quest’esposizione nella lettera agli Ebrei descrive in modo dettagliato le promesse eterne dell’incredibile nuovo patto di Dio. Allora perché questa verità meravigliosa è talmente ignorata e trascurata dai cristiani di oggi?
Ritengo che il passaggio appena citato fornisca esso stesso la chiave di questa omissione. Fa riferimento a un patto nuovo “con la casa d’Israele e con la casa di Giuda”. Molti gruppi cristiani hanno frainteso tale versetto credendo che esso riguardi solo gli Ebrei naturali e non gli Ebrei spirituali che compongono il corpo di Cristo. I dispensazionisti moderni, per esempio, interpretano il versetto come una promessa rivolta solo all’Israele letterale. Perciò ne attribuiscono il significato a una futura epoca millenaria.
Non c’è da meravigliarsi che il nuovo patto sia stato trascurato così a lungo. Ma la verità è che tutte le promesse del nuovo patto sono nostre adesso. Sono per tutti i credenti, Ebrei e Gentili. Come faccio a saperlo? Risulta chiaro dal contesto del passaggio citato che la casa d’Israele è l’Israele spirituale, cioè tutti coloro che sono in Cristo Gesù.
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L’Israele spirituale e l’Israele naturale.
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Sin dalla prima volta in cui compare nel testo biblico, il termine Israele è colmo di significato spirituale: “Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto” (Genesi 32:29). Israele era il nome rigenerato di Giacobbe. Gli venne dato da Dio dopo che il suo spirito carnale fu spezzato e la sua natura fu trasformata.
Naturalmente in molti passaggi della Bibbia la parola Israele si riferisce ai discendenti naturali di Giacobbe. Ma in altri indica chiaramente la progenie spirituale di Dio. Troviamo un esempio di ciò nel libro dei Salmi: “Certo, Dio è buono verso Israele, verso quelli che son puri di cuore” (Salmo 73:1). Qui il Salmista Asaf si esprime profeticamente, presentando un Israele composto di individui i cui cuori sono stati purificati e ciò è possibile solo mediante il sangue di Cristo. I sacrifici dell’antico patto non potevano purificare la coscienza: “I doni e i sacrifici offerti secondo quel sistema non possono, quanto alla coscienza, rendere perfetto colui che offre il culto” (Ebrei 9:9).
Anche l’apostolo Paolo scrive di Israele come progenie spirituale di Dio. Egli distingue due tipi di Israele, uno naturale e l’altro spirituale. Sottolinea che la progenie spirituale di Abraamo non è costituita dagli Ebrei naturali, ma da coloro che ripongono la propria fede in Gesù Cristo:

ù “Non tutti i discendenti d’Israele sono Israele” (Romani 9:6).
ù “Riconoscete dunque che quanti hanno fede sono figli d’Abraamo” (Galati 3:7).
ù “Non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza” (Romani 9:8).
ù “Giudeo infatti non è colui che è tale all’esterno; e la circoncisione non è quella esterna, nella carne; ma Giudeo è colui che lo è interiormente; e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode proviene non dagli uomini, ma da Dio” (Romani 2:28-29).
ù “Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre” (Galati 4:25-26).
Risulta chiaro da questi versetti che c’è un Israele spirituale come un Israele naturale. Inoltre la Bibbia rivela che Dio, per mezzo di Cristo, ha stipulato il nuovo patto con l’Israele spirituale. Lo scrittore della lettera agli Ebrei afferma: “Ora però egli ha ottenuto un ministero tanto superiore quanto migliore è il patto fondato su migliori promesse, del quale egli è mediatore” (Ebrei 8:6).
Sto forse affermando che il Signore l’ha fatta finita con l’Israele naturale? No di certo! Ci sono oggi molti cristiani che non desiderano vedere Dio operare nell’Israele naturale perché adempia un ruolo profetico. Eppure è stato il popolo ebraico, dopotutto, a ricevere le promesse e i patti dell’Antico Testamento. Nelle ultime sessanta generazioni abbiamo visto tempeste sollevarsi contro questo popolo. Di volta in volta ci sono stati conquistatori che hanno cercato di distruggerlo. Bande di assassini gli si sono scagliate contro. Dittatori stabiliti da satana hanno tentato di cancellare la storia stessa degli Ebrei. Ma tutti questi nemici hanno sferrato invano i loro attacchi. Devo credere onestamente che il risveglio nazionale dello stato d’Israele, e le liberazioni soprannaturali operate da Dio nei confronti di quella nazione, indicano un mistero infinitamente profondo che rivela la mano di Dio. Ma Dio ama ancora gli Ebrei. E un giorno il velo sarà tolto da Israele e un residuo riconoscerà Cristo come Signore.
Sono dalla parte dell’apostolo Paolo, il quale scrisse: “...sono amati a causa dei loro padri” (Romani 11:28). E ancora: “Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch’io sono Israelita... Così anche al presente, c’è un residuo eletto per grazia” (Romani 11:1 e 5). La chiesa non ha rimpiazzato Israele. Essa include sia Gentili, sia Ebrei credenti.
Tuttavia il nuovo patto non si rivolge all’Israele naturale: non allora, non ora, non in una qualche epoca millenaria. Si rivolge all’Israele spirituale, ossia a ogni ebreo e gentile nato di nuovo in Gesù. è solo per i credenti in Cristo che si sono pentiti.
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Quali sono le parti interessate dal nuovo patto?
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Con chi ha fatto Dio questo patto? Con suo Figlio Gesù. Insieme ne hanno concordato i termini prima della fondazione del mondo: “Nella speranza della vita eterna promessa prima di tutti i secoli da Dio, che non può mentire” (Tito 1:2). “...secondo il suo proposito e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù fin dall’eternità” (2 Timoteo 1:9).
Il patto era un accordo formale tra il Padre e il Figlio. E oggi noi, progenie dell’Israele spirituale, entriamo nel patto per fede. è stupefacente che questo contratto celeste non sia stato stipulato in segreto. La Bibbia riporta apertamente i termini del patto. Quando esaminiamo tali termini oggi diviene chiaro che Dio li ha registrati nelle Scritture perché vuole che siamo incoraggiati da una rivelazione così dettagliata.
è importante che il lettore consideri con spirito di preghiera i seguenti accordi del nuovo patto tra il Padre e Cristo. Tale patto, stipulato prima della fondazione del mondo, contiene il solenne giuramento dell’onnipotente Iddio di salvarci e liberarci dalla potenza e dal dominio di satana, così come ha fatto per il suo proprio Figlio. Il patto è stato stipulato anche con noi, poiché siamo uno in Cristo mediante la fede.
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Gli accordi del patto
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Il Salmista ci fornisce un esempio del dialogo tra Padre e Figlio: “Tu parlasti allora in visione al tuo diletto, e dicesti: Ho portato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto fra il popolo” (Salmo 89:19). Il Padre dice al Figlio: “è una parola misteriosa quella che ti rivolgo. Gli uomini diverranno deboli e miserabili a causa del peccato. Saranno oppressi, incapaci di tornare a me. Perciò ti nomino mio santo per aiutarli. Ti mando in mezzo a essi come qualcuno di più potente di loro, per farli tornare nella mia grazia”.
Qui, in parole semplici, sta lo scopo primario di Dio nella formulazione del nuovo patto: salvare l’umanità perduta dalla potenza del diavolo. Il Padre celeste non era disposto ad abbandonare la sua amata creazione al potere del diavolo. Perciò stabilì un piano di redenzione, scaturito completamente dal suo cuore amorevole prima che il mondo fosse creato.
Poi sentiamo gli accordi del patto dalla parte del Figlio: “Ecco, io vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro. Dio mio, desidero fare la tua volontà, la tua legge è dentro il mio cuore” (Salmo 40:7-8). Gesù rispose al Padre: “Mi hai mostrato che l’aiuto che darai all’umanità sarà posto sulle mie spalle. Mi stai mandando a liberare i prigionieri, a guarire gli infermi, ad abbattere le fortezze sataniche e a riconciliare con te la creazione. Padre, accetto di assumermi l’incarico della redenzione dei perduti. E accetto la potenza che mi darai per compiere questo compito”.
In seguito, quando era sulla terra, Gesù testimoniò: “Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e di compiere l’opera sua” (Giovanni 4:34). Ogni cosa che Gesù fece sulla terra era il compimento dei termini del patto che aveva fatto con il Padre. Ogni sua azione e ogni sua parola riflettevano gli accordi stipulati tra Padre e Figlio prima della fondazione del mondo. E l’accordo includeva quest’incredibile termine: “Depongo la mia vita... Quest’ordine ho ricevuto dal padre mio” (Giovanni 10:17-18).
I termini del patto posti dal Padre non finivano lì, comunque. Dio espose poi al Figlio il tipo di ministero che avrebbe dovuto svolgere allo scopo di redimere l’umanità. Disse a Gesù: “Avrai il ministero di sacerdote e di pastore dei miei figli. Saranno il tuo gregge e tu sarai il loro pastore. Li condurrai lungo le acque calme e in verdeggianti pascoli. Camminerai con loro all’ombra della morte. E se qualcuno di essi si svierà, lo prenderai in braccio e lo ricondurrai al mio amore. Guarirai la sua anima e gli sarai di grande conforto”.
Sappiamo in base alla Bibbia che Gesù rispettò tutti i termini dell’accordo. E continua ad avere una cura particolare per ogni singola pecora a lui affidata: “Egli chiama le proprie pecore per nome” (Giovanni 10:3). “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:37-38).
Infine il Padre diede al Figlio le seguenti istruzioni: “Se andrai sulla terra per me, se accetterai di cercare i perduti, ti sarà richiesto di operare come segue:
“Dovrai recare una buona notizia agli umili... proclamare la libertà a quelli che sono schiavi... aprire il carcere ai prigionieri... sopportare pazientemente le debolezze dei fragili... non frantumare la canna rotta... non spegnere il lucignolo fumante... sopportare pazientemente l’ignorante... nutrire il gregge... sopperire alle loro mancanze con la tua forza... raccogliere gli agnelli tra le tue braccia e portarli in seno... guidare dolcemente il giovane... promettere di mandare loro lo Spirito Santo perché porti avanti l’opera di libertà... curarli, perfezionarli, e portarli a casa nella gloria con te”.

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Dio disse, in essenza:
“Se sei disposto a fare questo per me,
ecco che cosa mi impegno a fare io per te”.
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A sua volta il Padre fece al Figlio queste eterne promesse del patto:
ù “Avrai su di te lo Spirito Santo senza misura”. Gesù testimonia: “Lo spirito del Signore, di Dio, è su di me...” (Isaia 61:1). Cristo non aveva solo una modesta porzione dello Spirito. Non giungeva a lui a goccioline. Aveva lo Spirito del Padre nella sua pienezza, senza misura. “Dio infatti non dà lo Spirito con misura” (Giovanni 3:34).
ù “Non ti perderò mai di vista. La mia presenza sarà sempre con te”. Dio fece a Gesù questa promessa: “Io gli sarò Padre ed egli mi sarà Figlio” (Ebrei 1:5). Significa che Cristo sarebbe stato sempre sotto l’occhio attento di Dio. Avrebbe avuto sempre a disposizione l’aiuto del Padre.
ù “Ti sosterrò in ogni tempo di opposizione e di scoraggiamento”. Il profeta Isaia scrive: “Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge” (Isaia 42:4). Dio dice: “Ogni volta che il nemico ti scoraggerà, io sarò là per contrastarlo. Ti incoraggerò con il mio Spirito ogni volta che ne avrai bisogno”.
ù “Ti innalzerò sovranamente e ti darò un nome al di sopra di ogni altro nome”. L’apostolo Paolo scrive: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio...” (Filippesi 2:9-10).
ù “Quando la tua opera sarà compiuta, ti ricondurrò nella gloria”. Gesù disse: “Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?” (Luca 24:26). Sapeva che il Padre aveva promesso: “Figlio, dopo che avrai adempiuto tutti i termini del patto, ti ricondurrò nella gloria, in vittoria, potenza e unzione”.

Ecco tutti i termini del patto, nero su bianco per ogni credente. Il Padre e il Figlio non ce ne hanno tenuto nascosto alcuno e vogliono che ci servano di incoraggiamento. Il Padre ci mostra la sua fedeltà al Figlio per provarci che sarà altrettanto fedele con noi, progenie di Cristo.
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Gesù accettò di buon cuore
i termini del contratto.
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Rileggendo i vangeli adesso notiamo che ogni cosa che Gesù fece mentre era sulla terra era in adempimento dei termini del nuovo patto stipulato con il Padre. Lo vediamo cercare la pecora perduta, aprire gli occhi ai ciechi, risuscitare i morti, aprire le porte della prigione della morte, pronunciare parole di vita eterna, compiere buone opere, scacciare i demòni, guarire ogni tipo di infermità. In ogni versetto dei vangeli Gesù adempie il patto. Ed egli non fece nulla da sé. Erano tutte cose che il Padre lo aveva mandato a fare. Gesù stava “rispettando il patto” con il Padre.
Vediamo anche che Cristo si appropria le promesse di aiuto che il Padre gli ha fatto. “...il mio Dio è la mia forza” (Isaia 49:5). “Io metterò la mia fiducia in lui” (Ebrei 2:13). In questi versetti egli dice: “Mio Padre ha stipulato un patto permanente con me. Vale per l’eternità poiché egli non può mentire. Ha detto che sarebbe stato la mia forza e adesso mi approprio la promessa di quella potenza”.
Che cosa ha a che fare tutto ciò con te e con me? è un’immagine dell’amore di Dio per la sua creazione. Egli ha stipulato il patto perché non è disposto ad abbandonare un solo suo figlio a satana. Ha tutto a che fare con il suo eterno amore per il suo popolo.
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Dio dà suo Figlio, il Figlio dà la sua vita
e noi ne riceviamo tutti i benefici.
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Per mutuo consenso il Padre e il Figlio hanno stipulato il patto per mantenere e preservare la progenie di Cristo. Ha lo scopo di assicurare che resisteremo fino alla fine.
“Egli m’invocherà, dicendo: Tu sei mio Padre, mio Dio, e la rocca della mia salvezza. Io inoltre lo costituirò mio primogenito, il più eccelso dei re della terra. Gli conserverò la mia grazia per sempre, il mio patto con lui rimarrà stabile. Renderò eterna la sua discendenza e il suo trono come i giorni dei cieli. Se i suoi figli abbandonano la mia legge e non camminano secondo i miei ordini, se violano i miei statuti e non osservano i miei comandamenti, io punirò il loro peccato con la verga e la loro colpa con percosse; ma non gli ritirerò la mia grazia e non verrò meno alla mia fedeltà.
“Non violerò il mio patto e non muterò quanto ho promesso. Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide: la sua discendenza durerà in eterno e il suo trono sarà davanti a me come il sole” (Salmo 89:26-36).
Il Padre prese questo impegno con il Figlio nel suo patto: “Io, il Signore, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per mano; ti custodirò e farò di te l’alleanza del popolo, la luce delle nazioni” (Isaia 42:6). Dio diceva: “La mia mano stringerà sempre le tue. Non sarai mai separato dalla mia potenza che preserva. Mi impegno a farti stare al sicuro da ogni macchinazione del diavolo”.
Questo impegno da parte del Padre è ora a nostra disposizione. Come? Il sacrificio del Figlio sulla croce ci ha introdotti negli accordi del patto. Dio ha preso questo impegno con suo Figlio: “Se andrai, custodirò e preserverò la tua progenie come ho preservato te. Non ritirerò mai la mia fedeltà da te né dai tuoi figli. La tua progenie resisterà sino alla fine”.
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La fede in Cristo ci introduce nel giuramento
del patto di Dio di custodirci tanto fedelmente
quanto ha custodito il suo proprio Figlio.
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Nell’ultima preghiera di Gesù notiamo ancora i termini del patto aperto stipulato tra Padre e Figlio: “Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse” (Giovanni 17:5).
A questo punto Gesù aveva adempiuto tutti i termini del patto a lui richiesti. E ora, prima di ritornare nella gloria, ricordò al Padre la sua parte del patto:
“Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te... Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai data da fare” (Giovanni 17: 1 e 4).
“Padre, nel nostro patto ti sei impegnato a riportarmi nella gloria quando avrei compiuto tutto quello che mi hai mandato a fare. Adesso ho adempiuto la mia parte del patto. Ho operato la redenzione all’umanità e ho reso uno il tuo corpo. Parliamo adesso di che cosa sarà della mia progenie, di tutti coloro che credono in me”.
“Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, conservali nel tuo nome, quelli che tu mi hai dati, affinché siano uno, come noi” (Giovanni 17:11).
Gesù parlava a questo punto come garante, come cofirmatario del patto. Diceva al Padre: “Abbiamo concordato che avrei potuto portare nel nostro patto chiunque confidi in me. Ora, Padre, ti chiedo di portare questi amati sotto le stesse promesse del patto che hai fatto a me”.
Gesù pregò poi: “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giovanni 17:15-16). Cristo diceva essenzialmente: “Mi hai promesso di essere fedele alla mia progenie. Ora, Signore, santificali mediante la tua verità. Rendili santi e puri. E preservali dal maligno. Sii con loro nelle tentazioni. Fa che tutte le promesse che mi hai fatto siano sì e amen anche per loro. Fa in modo che resistano come hai fatto in modo che resistessi io”.
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Il Padre preservò davvero il Figlio dal potere
delle tenebre come aveva promesso?
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Il Padre condusse e guidò Gesù come si era impegnato a fare? Il suo Spirito conferì potenza al Figlio e gli diede incoraggiamento e consolazione? Lo condusse attraverso tentazioni e prove? Gli aprì la strada della gloria nel trionfo? Dio fu fedele alla sua parte dei termini del patto?
Sì, nel modo più assoluto. E il Dio che mantenne le promesse del patto verso suo Figlio ha giurato eternamente di fare lo stesso per noi. “Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me” (Giovanni 17:22-23).
Gesù ci assicurò il patto stipulato tra il Padre e lui. E ora diceva: “Padre, considera me e la mia progenie come una persona sola, io in loro e loro in me. Siamo una sola persona nel patto con te”.
Dio non cerca persone che seguano a menadito la teologia. Vuole credenti pieni di fiducia in lui. Rivelandoci il patto stipulato con suo Figlio, vuole rimuovere ogni dubbio che potremmo avere circa la sua capacità di preservarci. è come se dicesse: “Ti farò un tale giuramento che non avrai altra scelta che credere in me”.
Dobbiamo restare in Cristo, dimorare in lui, confidare in lui, dipendere da lui. Se lo facciamo, vedremo sicuramente la sua gloria. La sua promessa è eterna:
“A colui che può preservarvi da ogni caduta e farvi comparire irreprensibili e con gioia davanti alla sua gloria” (Giuda 24).
“Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide mio servo: Stabilirò la tua discendenza in eterno ed edificherò il tuo trono per ogni età” (Salmo 89:3-4).
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David Wilkerson

David Wilkerson, è pastore e fondatore della chiesa newyorkese di Times Square. Wilkerson è noto in tutto il mondo per la sua unzione nello spronare i credenti e le chiese del nostro tempo, stimolando a una riflessione e riprendendo su debolezze, deviazioni e rischi sia dottrinali sia di comportamento. Come i profeti dell'Antico Testamento, Wilkerson porta i suoi messaggi senza particolari filtri

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