Benedetti siano i tuoi nomi

Proprietà

ISBN: 9788880771548
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880771548
Peso: 0,310kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano
Formato: pagine: 176

Fuori Stampa

Nostro prezzo €11,00

Benedetti siano i tuoi nomi

David Wilkerson
  0.00
Puoi votare questo prodotto se esegui il login.

Descrizione

Lo scopo che mi sono prefisso in questo libro è stato di giungere a conoscere con il cuore i nomi di Dio. Ho voluto avere una rivelazione dei suoi nomi a livello personale, e appropriarmi del loro significato più pieno non per una conoscenza di tipo teologico, ma per il mio cammino giornaliero con il Signore. Ogni nome di Dio rivela ha una caratteristica specifica della natura e del carattere di Dio nella sua relazione con il suo popolo. Mentre investigavo le Scritture, ho scoperto che Dio ha rivelato questi nomi al suo popolo solo nei momenti di crisi più profonda. Ho così capito che anch'io volevo comprendere la natura del mio Signore: volevo conoscere il suo cuore verso di noi, suo popolo, nei nostri momenti più angosciosi. Perciò ho scelto di investigare in queste pagine i nomi di Dio che più hanno relazione con i periodi di prova e di crisi della mia vita. Questo libro è rivolto a ogni credente ferito che ha bisogno di rassicurazione e di speranza durante i momenti difficili. La Scrittura è assolutamente chiara sul fatto che se ci consacriamo al Signore dovremo passare attraverso il fuoco. Il motivo vero per cui Dio rivelò i suoi nomi è stato per dare incoraggiamento, speranza e vita. "Poich'egli conosce il mio nome…lo libererò" (Salmo 91:14-15)

Capitolo gratuito

EL-ELYON EL-SHADDAI YAHWEH-JIRè

“Dio altissimo, creatore e possessore del cielo
e della terra”

“Dio pieno di potenza che soddisfa ogni nostro bisogno”

“Il Signore che vede e provvede”


Genesi 14 descrive la prima guerra di cui si abbia notizia nella storia umana. Una confederazione di re ostili dichiarò guerra a Sodoma e Gomorra e i due antagonisti combatterono una battaglia nella “valle di Siddim”. La confederazione dei re vinse e “la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; i re di Sodoma e di Gomorra si diedero alla fuga e vi caddero dentro; quelli che scamparono fuggirono al monte” (Genesi 14:10).
La confederazione mise poi gli occhi sulle città sconfitte di Sodoma e Gomorra, invasero queste città, catturarono le persone e presero tutte le loro ricchezze e i rifornimenti di cibo. “I vincitori presero tutte le ricchezze di Sodoma e di Gomorra, tutti i loro viveri e se ne andarono” (Genesi 14:11).
Durante questa invasione, l’armata nemica fece prigioniero Lot, che era il nipote di Abramo. “Andandosene presero anche Lot, figlio del fratello di Abramo, con i suoi beni: Lot abitava infatti a Sodoma” (Genesi 14:12).
La Bibbia ci dice che Abramo aveva 318 “servi fidati” (Genesi 14:14). L’espressione fa capire che erano uomini esperti nell’arte della guerra. Erano chiaramente addestrati a proteggere gli interessi del clan di Abramo dal saccheggio; e ora Abramo era deciso a riprendere Lot e la sua famiglia; quindi condusse i suoi servi all’inseguimento di quell’armata confederata. Abramo e il suo esercito percorsero 14 miglia e alla fine sconfissero gli invasori. Li sconfissero in modo definitivo e li misero in rotta tanto che i soldati, mentre fuggivano, dovettero abbandonare tutto il bottino che avevano rubato. Abramo alla fine recuperò tutti i prigionieri incluso Lot e anche tutti i beni di Sodoma e Gomorra.
Mentre leggiamo la storia di questa battaglia ci sembra di vedere Abramo e i suoi uomini che ritornano percorrendo una valle a nord di Jeru. Che spettacolo deve avere offerto la carovana di Abramo! Era condotta da un audace uomo di Dio seguito dalle sue truppe di servi soldati, da Lot e dalla sua famiglia, dai cittadini liberati di Sodoma e Gomorra e da tutti i tesori e rifornimenti di cibo tolti all’armata nemica.
Mentre immagino questa scena non posso fare a meno di chiedermi: “Perché Dio ha permesso ad Abramo di salvare Sodoma e Gomorra? Dopo tutto, Dio sapeva bene che dopo poco sarebbero state giudicate. Perché non permise che Abramo riprendesse Lot e la sua famiglia lasciando che i malvagi abitanti di Sodoma fossero fatti prigionieri?”
Io credo fermamente che questo fosse il modo scelto da Dio per non permettere a satana di anticipare il suo giudizio divino. Senza dubbio il diavolo sapeva che Dio aveva pianificato di distruggere Sodoma e forse sperava che, facendo prigionieri i sodomiti, gli invasori avrebbero esteso lo stile di vita perverso di queste persone ad altre nazioni pagane. In quel modo il diavolo avrebbe avuto un esercito di missionari controllati da lui pronti a spargere decadenza morale per tutto il mondo allora conosciuto.
Dio, però, fermò i propositi di satana e usò Abramo per portare indietro tutto il popolo di Sodoma e Gomorra perché potesse poi affrontare il suo giudizio divino. Facendo in questo modo, fu come se Dio li mettesse in quarantena, perché così poté estirpare il male dalla loro viziosa società e impedire che si espandesse in altre.

Successivamente vediamo Abramo in un episodio di rilevanza vitale per la chiesa di Gesù Cristo oggi.

Mentre tornava vittorioso dalla battaglia, Abramo incontrò due re: il re di Salem e il re di Sodoma.
Prima, mentre Abramo si avvicinava a Jeru, il re della città uscì per incontrarlo. Jeru era in realtà il nome antico di Gerusalemme, la città di Dio. La parola “Salem” fu aggiunta successivamente con il significato di “pacifica” a formare il nome Gerusalemme. Il re di Jeru si chiamava Melchisedec e la Bibbia definisce questa misteriosa figura in soli tre versetti. Genesi 14:18 lo descrive sia come “re di Salem”, sia come “sacerdote del Dio altissimo”. Questa duplice descrizione di re e sacerdote desta la nostra attenzione e ci fa vedere Melchisedec come una anticipazione del Cristo. In realtà l’incontro di Melchisedec con Abramo fu straordinario. Prima di tutto, da sacerdote che era, Melchisedec fece portare ad Abramo del pane e del vino. Successivamente, da re che era, Melchisedec accettò la decima da Abramo. Poi Melchisedec scompare dalla scena rapidamente come vi è apparso.
Quest’uomo, certamente, anticipa la persona e l’opera di Gesù Cristo. La Bibbia si riferisce a lui ancora due volte: la prima volta mille anni dopo questa scena, nel Salmo 110: “Il Signore ha giurato e non si pentirà: Tu sei Sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec” (Salmo 110:4).
Poi, mille anni dopo questo, Melchisedec è menzionato di nuovo nella lettera agli Ebrei. Questa volta il riferimento è a Gesù: “Perché gli è resa questa testimonianza: Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebrei 7:17).
Poco dopo questo incredibile incontro con Melchisedec, Abramo incontrò il re di Sodoma. Anche questo re era fuggito dal campo di battaglia quando l’esercito confederato di predoni aveva cominciato ad avere la meglio.
Successivamente, quando arrivò Abramo, il re dovette sedersi e guardare il servo del re che sconfiggeva i confederati. Ora, quando il re vide Abramo che ritornava vittorioso, offrì a quell’uomo di Dio tutto il bottino. Il re disse ad Abramo: “Dammi le persone; i beni prendili per te” (Genesi 14:21).
Per comprendere in pieno il significato dell’offerta del re, dobbiamo esaminare più attentamente quanto ci viene raccontato. Da una parte c’era Abramo, uomo di Dio, che riportava a casa tutti i prigionieri di Sodoma e Gomorra che aveva liberato. Possiamo immaginare l’ira di satana nel vedere queste cose, perché il suo piano di spargere la malvagità di Sodoma era venuto meno. Probabilmente pensò: “Questo santo uomo è diventato l’eroe e il liberatore del popolo e, peggio ancora, l’ho visto fare comunione con Melchisedec, il sacerdote di Dio; certamente il Signore ha in animo di convertire tutti questi abitanti di Sodoma”.
Io credo che, a questo punto, il diavolo riempì il cuore del re di Sodoma di uno spirito di gelosia; sembra quasi di sentire la voce di satana dire attraverso quest’uomo malvagio: “Tieni tutti i beni, Abramo, puoi prenderti tutto quello che è in nostro possesso, ma restituiscimi il mio popolo”. In verità, il diavolo stava dicendo: “Per favore, Abramo, prenditi tutto quello che vuoi ma non togliermi queste anime”.
Dobbiamo comprendere che i beni che il re di Sodoma offrì ad Abramo non erano un mucchietto di vettovaglie, erano il bottino di due città stato molto ricche. Sono certo che questo bottino includeva grandi ricchezze: migliaia di capi di bestiame, pecore, cammelli, asini, armi, vesti, scorte, tesori di oro, argento, diamanti, gioielli e pietre preziose.
Non appena l’offerta fu fatta, Abramo la rifiutò senza esitazione e disse al re: “Ho alzato la mia mano al Signore, il Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra, giurando che non avrei preso neppure un filo, né un laccio di sandalo, di tutto ciò che ti appartiene; perché tu non abbia a dire: Io ho arricchito Abramo” (Genesi 14:22-23).
In breve Abramo disse: “Prenditi le persone e tutte le ricchezze. Io prendo Lot e la sua famiglia con me”.

Presto o tardi nel nostro cammino con Cristo
dobbiamo tutti affrontare gli stessi due re.

All’inizio, quando diamo il nostro cuore a Gesù, vinciamo una grande battaglia; sconfiggiamo le potenze dell’inferno e togliamo a satana il bottino che ci ha sottratto quando governava la nostra vita. Successivamente, mentre risplendiamo ancora della vittoria e della libertà spirituale, là in fondo alla strada ci aspettano due re, gli stessi due re che aspettavano Abramo.
Abramo dovette affrontare la tentazione più forte che mai sia stata sperimentata da essere umano: davanti a lui c’era un’offerta di ricchezze, beni materiali e fama, e Abramo si rese conto che non avrebbe compromesso la sua reputazione accettandola. Tuttavia Abramo prese la sua decisione immediatamente e la sua risposta all’offerta del re fu un rapido e chiaro no. Perché? Perché ciò che più importava ad Abramo era la reputazione di Dio, non la sua. In realtà stava dicendo al re di Sodoma: “Io ti restituisco tutte queste cose, le persone, le ricchezze, tutto; queste cose, comunque, appartengono al mio Dio e se lui decide di farmi ricco, così sarà, ma io non voglio che sia tu a vantarti di avermi reso ricco”.
Come faceva Abramo a essere così lontano dal mondo, a essere così indipendente da riuscire a rifiutare con tanta determinazione l’offerta di benedizioni materiali fatta dal diavolo? Da dove gli veniva questa incredibile autorità che lo rendeva capace di dire no a una tentazione così potente?
è chiaro nella Scrittura che questa forza giungeva ad Abramo da una fresca rivelazione di chi Dio è. Vedete, Melchisedec aveva aperto gli occhi di Abramo a una straordinaria visione del carattere di Dio: “Egli benedisse Abramo, dicendo: «Benedetto sia Abramo dal Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra! Benedetto sia il Dio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!» E Abramo gli diede la decima di ogni cosa” (Genesi 14:19-20).
In questo versetto c’è il nome di Yahweh Dio: El Elyon. Significa letteralmente: “Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra”. Melchisedec stava dicendo ad Abramo: “Il tuo signore non è solo un Dio sopra tutti gli altri dèi, è il creatore di tutto l’universo e tutto ciò che c’è in esso appartiene a lui: tutte le ricchezze, tutto il bestiame, tutti i possedimenti. Egli controlla tutto quello che vedi intorno a te”.
Questo nuovo nome, El Elyon, fece fare ad Abramo una nuova scoperta sul Signore. Egli aveva conosciuto Dio in un certo modo, ma non lo aveva conosciuto come l’Altissimo, il padrone del cielo e della terra. Ora Abramo era convinto che Dio aveva tutto sotto controllo e immediatamente fece un giuramento: “Da ora in poi confiderò soltanto in El Elyon per soddisfare i miei bisogni. Se Dio crea e possiede tutte le cose, non accetterò nulla da questa società di abitanti di Sodoma. Non voglio dipendere da alcun uomo, metterò la mia vita, la mia famiglia e il mio futuro totalmente nella mani di Dio”.
Abramo gioì dopo avere fatto questa scoperta meravigliosa e si allontanò da Melchisedec; ora, dovendo incontrare il re di Sodoma, aveva la potenza e la fede necessarie per affrontare qualsiasi tentazione.
Ecco perché i beni di Sodoma apparvero ad Abramo come poca cosa e poté replicare al re che glieli offriva: “ Tu mi offri delle piccole cose, re di Sodoma, ma il mio Dio possiede l’universo e tutti i beni della terra. Il Signore soltanto è il mio sostegno ed è tutto ciò di cui avrò mai bisogno; quindi prenditi la tua mercanzia e vattene. El Elyon mi ha fatto un’offerta che non posso rifiutare”.
A questo punto la fede di Abramo si era rinvigorita enormemente e certamente pensava qualcosa di questo tipo: “Signore, se tu possiedi tutto ciò che esiste nel cielo e sulla terra, possiedi anche me e io voglio che tu prenda il controllo della mia vita e che regni su tutto ciò che sono e su tutto ciò che faccio”. Evidentemente, alla fine Abramo diventò davvero proprietà di Dio e, a quel punto, la sua fede cominciò a elevarsi e a crescere al pensiero della meravigliosa rivelazione che Dio gli aveva dato.
Tutti i cristiani veri hanno scoperto il Signore come colui che li ha salvati dal peccato, ma lo hanno scoperto anche come El Elyon, il Dio Altissimo creatore e signore di tutte le cose? Hanno cominciato a vederlo con nuovi occhi come fece Abramo? Sono convinti che egli tiene fra le mani tutta la loro vita e il loro benessere?
La lettera agli Ebrei ci dice che il nostro Signore non cambia mai, che è lo stesso ieri, oggi e per sempre (Ebrei 13:8). Siete convinti che Dio ha il controllo assoluto di ogni cosa, di tutte le nazioni, di tutti gli eventi, di tutte le circostanze della vostra vita? Siete in grado di affrontare le tempeste, le prove e i problemi durante il vostro cammino, proclamando con calma: “Il mio Dio El Elyon ha tutto sotto controllo”? Siete convinti che la sua potenza vi rende capaci di resistere a ogni tentazione che il diavolo vi pone davanti? Credete che, se Dio ha creato in voi un cuore nuovo, ha anche la potenza di creare in voi la fame e la sete di conoscerlo più intimamente?
Possiamo ottenere questa potenza soltanto impossessandoci della rivelazione che il nostro Dio è El Elyon. Se vogliamo esprimerci con un linguaggio corrente, possiamo definire tale nome in questo modo: “Dio è il Signore di tutto, quindi non c’è niente che accada accidentalmente nella mia vita; non ci sono cose come il destino, il caso, la buona o la cattiva fortuna; ogni passo è ordinato dal mio Signore, quindi tutto nella mia vita, anzi tutto in questo universo, è sotto il suo controllo. La sua Parola mi dice che non posso essere tentato oltre il mio grado di sopportazione e colui che è al comando è fedele e mi mostra il modo per sfuggire alla tentazione”.

Abramo usò la sua fresca rivelazione per mettere alla prova
il Signore.

Dopo aver fatto questa nuova scoperta riguardo a Dio, Abramo mise alla prova il Signore: “E Abramo soggiunse: Tu non mi hai dato discendenza; ecco, uno schiavo nato in casa mia sarà mio erede” (Genesi 15:3).
è come se Abramo avesse detto: “Signore, so che tu sei El Elyon, creatore e Signore di tutte le cose; allora dove è il figlio che mi hai promesso? Mi hai detto che sarei stato il padre di molte nazioni e io sono ancora qui senza figli dopo tutti questi anni”.
Anni prima Abramo aveva dovuto affrontare un’altra crisi e la sua fede aveva cominciato a vacillare; conosciamo la storia: dopo anni la moglie di Abramo, Sara, pensando di non poter avere figli offrì la sua serva Agar ad Abramo per generare un discendente. A quel punto Abramo prese la cosa nelle sue mani e mise incinta la serva che gli diede un figlio: Ismaele.
Abramo aveva 86 anni quando Ismaele nacque. Aveva sperato che questo figlio fosse il seme che Dio aveva promesso ma, agli occhi del Signore, quel figlio era illegittimo, perché non era il figlio della fede e della promessa. Il Signore disse ad Abramo: “Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede” (Genesi 15:4).
Il Signore voleva rafforzare la fede vacillante di Abramo e quindi stipulò un patto con Abramo facendo un giuramento per confermare la promessa di un seme. Eppure, negli anni successivi, nulla accadde; non c’era alcun segno che Sara avrebbe generato un figlio e Abramo stava diventando più vecchio. Quando Ismaele ebbe 13 anni, Abramo ne aveva 99 e stava per perdere ogni speranza nell’adempimento della promessa di Dio. Ancora una volta veniva messa a dura prova la sua fede.
Penso che la Bibbia chiarisca qui una cosa importante per tutti coloro che hanno deciso di seguire Gesù. Ci viene fatto capire che Dio usa le nostre crisi, i momenti più difficili e tremendi della nostra vita, per darci una rivelazione piena di chi egli è e ogni rivelazione è come un raggio fra i tanti che si riflette da un diamante e mostra i diversi aspetti della natura del nostro Dio dandoci una visione fresca del suo carattere e della sua potenza nei nostri riguardi. Queste rivelazioni brillano in modo particolarmente vivo durante i nostri periodi di crisi, perché Dio sa che quelli sono i momenti più efficaci per poterci rivelare la sua potenza e il suo desiderio di liberarci.
Mentre Abramo stava affrontando un’altra crisi, il Signore decise ancora una volta di dare al suo servo una fresca rivelazione di sé e volle che Abramo fosse persuaso fino in fondo della sua fedeltà. Quindi la Scrittura dice: “Quando Abraamo ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro” (Genesi 17:1).
L’espressione ebraica per “Dio Onnipotente” è El-Shaddai. Il significato letterale di questo nome è: “Dio che tutto può fare e che a tutto provvede”. Che incredibile rivelazione ricevette Abramo in quel momento della sua vita! Dio parlava personalmente al suo servo e gli diceva: “Abraamo, tu sai già che ho potere su ogni aspetto della tua vita; ti ho fatto capire che ho il controllo di ogni cosa, che non ci sono cose incidentali nella tua vita, che non ci sono situazioni che possono essere determinate dal fatto o dalla fortuna. Io sono il capo, il conduttore, il padrone di tutta la creazione e la mia Parola è eterna; e ora voglio rivelarti qualcos’altro della mia natura che hai bisogno di comprendere per continuare ad andare avanti nella fede.
“Io non soltanto controllo ogni cosa, ma mantengo anche la mia parola e non c’è ostacolo che possa impedire alla mia parola di avverarsi. Non sono legato alle leggi della natura e neanche da qualche uomo; posso fare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Non ci sono montagne troppo alte per me, non ci sono valli troppo basse, non ci sono fiumi o oceani troppo vasti. Io sono al disopra della potenza di tutta la natura, degli uomini e dei demoni e, quando dico che qualcosa sarà fatta, è già fatta. Nulla può fermare la mia promessa, io sono El-Shaddai: colui che mantiene le sue promesse, colui che tutto può, colui che a tutto provvede. Io sono garante della mia parola”.
Dio vide che Abraamo concentrava la propria attenzione su tutte le impossibilità della sua situazione; non riusciva a vedere al di là della sua età, del suo corpo avvizzito, del ventre sterile di Sara. Quindi il Signore si rivelò ad Abraamo come il Dio che dà la vita ai morti e aprì gli occhi di Abraamo sulla parte della sua natura che è in grado di attuare l’impossibile e chiama all’esistenza cose che si pensava fossero non esistenti.
Dopo aver ricevuto questa rivelazione, Abraamo credette che Dio era ciò che affermava di essere e, successivamente, “davanti alla promessa di Dio non vacillò per incredulità, ma fu fortificato nella sua fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli ha promesso, è anche in grado di compierlo” (Romani 4:20-21).
Quest’uomo di Dio sapeva che il Signore non poteva mentire e che egli aveva giurato di farlo padre di tutte le nazioni. Per certo Dio avrebbe fatto ciò che diceva che avrebbe fatto.
La nuova fede di Abraamo alla fine fece sì che nascesse il figlio Isacco, il seme promesso, e gli portò anche il suo nuovo nome: Abraamo (“padre di una moltitudine”). Ora Abraamo e il suo Signore erano uniti in un’area di fede speciale; inoltre, Abraamo aveva scoperto il segreto di camminare rettamente davanti a Dio.

Possa Dio aiutarci a scoprire il segreto conosciuto da Abraamo
di camminare rettamente davanti al Signore.

Questo è il segreto per camminare nel Signore; dobbiamo ricevere: riconoscere, credere, abbracciare e agire basandoci sulla rivelazione che Dio ci dà di sé. Questo è il segreto chiaro e semplice. Siamo in grado di camminare rettamente davanti al Signore non perché abbiamo forza di volontà, conoscenza o anche la promessa del Patto fra le mani. Camminiamo rettamente perché siamo pienamente persuasi che El-Shaddai manterrà le sue promesse.
La prova di una fede di tal tipo è il riposo dell’anima. Quindi, se la nostra anima non è in situazione di riposo, non siamo in una posizione di fede. Al contrario, se crediamo che Dio sia chi dice di essere e se crediamo che sia fedele e che faccia ciò che ha promesso di fare, allora non avremo una preoccupazione, neanche la più piccola. Sapremo che ogni cosa coopera al bene di coloro che amano il Signore e che sono stati chiamati secondo il suo disegno (Romani 8:28). Dio ci ha già promesso che impedirà al diavolo di mettere le mani su di noi e non permetterà che ci accada qualcosa che vada oltre la nostra capacità di sopportazione (1 Corinzi 10:13). Inoltre, nel momento della tentazione, il Signore è sempre fedele e ci dà una via per sfuggirne, in modo che possiamo riuscire a sopportarla (1 Corinzi 10:13).
Dio diede ad Abraamo questa promessa derivante dal patto che aveva fatto con lui: “Sono il tuo scudo e la tua ricompensa sarà grandissima” (Genesi 15:1). è nota come il patto fatto con Abraamo. Il Signore promise ad Abraamo: “Nessuno dei tuoi nemici potrà farti paura perché io sarò sempre fedele e ti libererò, non importa quali saranno le circostanze e io sarò personalmente colui che ti ricompensa. Tu sei mio per l’eternità, Abraamo, e io mi curerò di te, ti proteggerò e ti curerò”.
Perché furono così importanti queste promesse per Abraamo? Voglio ricordarvi che quest’uomo viveva in una società brutale e malvagia e i suoi vicini nella regione del basso Giordano conducevano vite malvagie e dissolute. Dio aveva dichiarato che la loro “coppa di iniquità” si stava riempiendo e che sarebbero stati giudicati. Eppure le parole di incoraggiamento del Signore resero Abraamo capace di condurre una vita santa in mezzo a tanta iniquità. In che modo? Abraamo credette ciò che Dio diceva: era al sicuro perché il Signore era capace di mantenere il suo servo vittorioso su ogni male dei suoi tempi.
Lo stesso è vero per noi oggi; sono convinto che solo appropriandoci la rivelazione dei nomi di Dio nati dall’alleanza possiamo condurre vite a lui dedicate. Avete avuto esperienza del vostro El-Shaddai, il Dio che provvede? è tempo che smettiate di guardare le vostre debolezze, i vostri fallimenti e la vostra impotenza; credete, invece, nelle promesse di Dio connesse all’alleanza che ha fatto con voi. Egli ha promesso di avere cura di voi, di istruirvi, di infondere in voi la riverenza per lui, di fare in modo che impariate a camminare nelle sue vie; vi ha dato il suo Spirito Santo, ha cancellato tutti i vostri peccati e li ha sostituiti con la sua mitezza piena di amore. Volete imparare a riposare nella sua Parola, nella rivelazione biblica dei suoi nomi sapendo che egli provvederà a tutto ciò di cui avete bisogno?
Genesi 22 riferisce della massima prova di obbedienza
e di fede alla quale dovette sottoporsi Abraamo.

Abraamo godette di un periodo di stabilità con Isacco, il figlio della fede. Il nome del ragazzo significa “risata” e, davvero, questo figlio miracoloso fu la gioia di Abraamo nella sua vecchiaia. Eppure, quando Isacco diventò un giovane uomo, il Signore chiese ad Abraamo un atto supremo di obbedienza. Disse ad Abraamo: “Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va’ nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò” (Genesi 22:2).
Quando Abraamo udì questa parola, subito cominciò a tagliare la legna e a prepararsi per il viaggio; poi chiamò Isacco, due servi e un asino e partì verso il monte Moria. La montagna era lontana 50 o 60 miglia e sarebbero stati necessari tre giorni prima che il gruppo potesse arrivare là.
Possiamo essere certi che Abraamo ebbe molto tempo per pensare lungo il cammino e certamente fu la situazione più difficile e angosciante di tutta la sua vita. Nella sua mente suo figlio era già morto; Abraamo aveva quasi 130 anni e Isacco ne aveva circa 30. Il Patriarca aveva guardato suo figlio e lo aveva visto diventare uomo, aveva riso con lui, lo aveva stretto al suo petto, gli aveva insegnato le vie di Dio. Ora, dopo anni passati senza figli e anni di attesa per il compimento della promessa di Dio, gli si chiedeva di offrire la cosa più cara al suo cuore. Le istruzioni di Dio ad Abraamo apparvero senz’altro non solo angoscianti, ma anche di difficile comprensione, perché Abraamo sapeva che Isacco era il seme promesso attraverso il quale sarebbero nate le nazioni. Era il figlio che lui e Sara avevano desiderato per tanto tempo, colui che avrebbe dovuto dare origine alla genealogia da cui sarebbe derivato anche il Messia. Sappiamo che Abraamo era consapevole di questo perché Gesù disse: “Abraamo, vostro padre, ha gioito nell’attesa di vedere il mio giorno; e l’ha visto, e se n’è rallegrato” (Giovanni 8: 56).
Eppure, Abraamo offrì suo figlio pieno di fede. Proviamo a pensarci: fece tutto il viaggio senza ribellarsi una sola volta a Dio. Riusciamo a immaginarci la forza che questo deve avere richiesto? Non dimentichiamo che Abraamo era un essere umano come noi, con passioni e debolezze simili alle nostre, eppure prese la difficile decisione di obbedire a Dio basandosi su una fede cieca in lui e tutto il tempo era circondato da pagani ostili che lo prendevano in giro. Dove trovò Abraamo la fede per obbedire a una parola così dura?
La fede gli derivava dalla rivelazione del nome di Dio. Abraamo ricordò a sé stesso: “Il mio Signore mi ha detto che è il creatore di tutte le cose e io gli credo. Quindi, anche se uccido mio figlio, so che Dio ha la potenza per farlo risorgere. Sono convinto della sua potenza di risurrezione”. La lettera agli Ebrei ci conferma la fede di Abraamo: “Per fede Abraamo, quando fu messo alla prova, offrì Isacco; egli, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito. Eppure Dio gli aveva detto: «è in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione” (Ebrei 11:17-19).
Quando Abraamo arrivò ai piedi del monte Moria, disse ai due servi di rimanere indietro mentre lui e Isacco andavano a compiere il sacrificio. Persino in quel momento Abraamo dimostrò grande fede. Disse infatti ai suoi servi: “Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi torneremo da voi” (Genesi 22:5).
Diceva loro: “Ci vedrete salire la montagna entrambi ed entrambi ritorneremo”.
Abraamo cominciò a salire la montagna, portando il coltello per il sacrificio e l’incensiere. Isacco camminava dietro di lui e portava la legna. A quel punto la Bibbia dice: “Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: Padre mio! Abraamo rispose: Eccomi qui, figlio mio. E Isacco: Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto? Abraamo rispose: Figlio mio, Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto. E proseguirono tutti e due insieme” (Genesi 22:7-8).
Per molti aspetti questa scena anticipa l’evento della croce. Isacco, il figlio da sacrificare, portava la legna su per una collina, proprio come avrebbe fatto Gesù, figlio unigenito di Dio. E Abraamo era pronto a offrire suo figlio come sacrificio per il peccato, proprio come avrebbe fatto il Padre celeste. Inoltre, durante il viaggio di tre giorni, Abraamo considerò suo figlio come già morto. Eppure, quando tutto si fu concluso, Isacco ritornò dal viaggio come se fosse stato risuscitato dai morti. Ovviamente tutto questo prefigura i tre giorni nei quali il Signore rimase tra i morti prima che Dio lo risuscitasse.
Verrebbe spontaneo chiedersi: “Perché il Signore chiese un sacrificio umano se l’Antico Testamento ci dice che il Signore stesso odiava cose di questo tipo? Era una cosa che facevano i pagani. Inoltre, la Bibbia successivamente ci dice che l’obbedienza è meglio del sacrificio”. Il motivo è che Dio, mediante questo fatto, stava dando origine a una chiesa, a una nazione di fede, e l’intero atto era in sé stesso cruciale perché indicava a ogni generazione successiva che il sacrificio di animali non poteva espiare il peccato dell’uomo. Un giorno sarebbe stato necessario il sacrificio di un uomo, un uomo santo e puro, e sarebbe stato necessario qualcuno pronto a dare la sua vita per tutta l’umanità. In altre parole, il viaggio di Abraamo fu un sermone illustrato sul Messia e anticipò il sacrificio futuro fatto da Gesù Cristo per i peccati del mondo.
Quello che ci interessa in questo episodio, comunque, è la nuova scoperta che Dio fece fare ad Abraamo. E quale fu questa scoperta? Fu un’altra grande rivelazione del suo nome e, secondo me, questa rivelazione è la chiave per potere comprendere ancora meglio il segreto di una vita vittoriosa.
Alla fine del viaggio Abraamo si preparò a sacrificare suo figlio. Mentre legava Isacco e lo poneva sull’altare, il figlio di certo obbedì spontaneamente. Dopo tutto Isacco era un adulto e il padre, tanto più vecchio, non avrebbe mai potuto piegarlo; questo è il motivo per cui io credo che Isacco abbia collaborato per fede. Mentre il ragazzo diventava uomo, suo padre gli aveva certamente parlato del patto e anche Isacco aveva imparato la rivelazione dei nomi di Dio. Quindi anche Isacco certamente credeva nel Signore che a tutto provvede e, come suo padre, sapeva che anche se fosse morto Dio aveva la potenza per risuscitarlo. Inoltre, anche se Dio avesse scelto di non risuscitarlo, Isacco avrebbe comunque dato la sua vita in obbedienza al comando che il Signore aveva rivolto ad Abraamo. Anche questo atteggiamento anticipava quello di Cristo che, di sua volontà, offrì sé stesso come agnello sacrificale.
Che cosa insegna questo fatto ai cristiani che ne leggono oggi? Insegna quanto segue:

Quasi tutte le nuove scoperte che riguardano Dio,
tutte le fresche rivelazioni della sua persona, della sua natura
e del suo carattere, sono legate a qualche crisi,
a qualche esperienza umana particolarmente intensa.

Ho affermato prima che spesso scopriamo l’amorevole natura del nostro Padre in modo più profondo durante i nostri periodi difficili. Fu durante la crisi di Sodoma che Dio rivelò sé stesso ad Abraamo come El Elyon: il Dio Altissimo, il Creatore e Signore di tutte le cose. Allo stesso modo, fu durante un momento di crisi durante il quale Abraamo fu preda del dubbio che Dio rivelò sé stesso come El-Shaddai: il Dio Onnipotente che a tutto provvede. Ora Dio stava conducendo Abraamo verso la crisi più grande che un essere umano possa sperimentare: il sacrificio del proprio figlio; ma da quella crisi avrebbe ricevuto la rivelazione più grande possibile sul suo Padre celeste.
Quando si avvicinò il momento di alzare il coltello, Abraamo aveva già una fede matura ed era in grado di affrontare quella prova di obbedienza perché credeva nelle rivelazioni che Dio gli aveva dato. Nei momenti difficili egli aveva ricevuto la parola di Dio, l’aveva unita alla sua fede e aveva messo la sua verità nel cuore. In quel tempo della sua vita egli si era appropriato della potenza di ognuno dei nomi di Dio che erano diventati parte della sua vita. Ora, mentre era in piedi davanti a suo figlio, era pronto a obbedire a Dio nel modo più totale. Ricordava la rivelazione che aveva avuto di Dio come El Elyon, creatore di ogni cosa; quindi non sarebbe stato difficile a Dio risuscitare Isacco dai morti. Inoltre, Abraamo credeva in El-Shaddai, il Dio che provvede, colui che mantiene la sua parola. Il Signore gli aveva promesso: “Abraamo, ti ho dato un figlio e vedrai intere nazioni derivare da lui”. è chiaro che Abraamo agiva basandosi su una fede fondata solamente sulle promesse rivelate di Dio. Ora questo uomo di Dio alzò il coltello, era pronto a metterlo nel cuore del suo amato figliolo, ma improvvisamente fu fermato da una voce che veniva dal cielo: “Abraamo, Abraamo! Egli rispose: Eccomi. E l’angelo: Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo. Abraamo alzò gli occhi, guardò, ed ecco dietro a sé un montone, impigliato per le corna in un cespuglio. Abraamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. Abraamo chiamò quel luogo «Yahweh-Jirè». Per questo si dice oggi: Al monte del Signore sarà provveduto” (Genesi 22:11-14).
Che straordinario miracolo di provvidenza: per tutto il tempo in cui Abramo si preparava per uccidere suo figlio, Dio aveva un animale pronto da sacrificare lì vicino. In modo certamente soprannaturale il Signore aveva suscitato in quel montone un appetito che lo aveva spinto a vagare sul fianco della collina e, mentre l’animale cercava il cibo, gli si erano impigliate le corna in un cespuglio.
Qui ci fu una nuova meravigliosa scoperta della natura di Dio; si rivelò ad Abramo come Yahweh-Jirè, “il Signore che vede”. In lingua corrente questa frase si può tradurre così: “Dio provvederà”. è un nome che parla di provvidenza.
Vediamo questo significato illustrato in un versetto successivo dello stesso capitolo: “E Betuel generò Rebecca” (Genesi 22:23). Lasciate che vi spieghi il collegamento: nel momento in cui Abraamo stava sollevando il coltello su Isacco, suo fratello Betuel stava generando la ragazza che Dio alla fine avrebbe dato come moglie a Isacco. è come se lo Spirito Santo stesse dicendo ad Abramo: “Sì, ho mantenuto la promessa fatta riguardo al tuo seme salvando tuo figlio, ma ho anche provveduto al suo seme. Infatti tuo fratello ha già generato la ragazza che Isacco sposerà”.
Isacco avrebbe incontrato Rebecca lungo la strada soltanto dopo parecchi anni, ma questo testo mostra la natura di Yahweh-Jirè, colui che provvede. Ancora prima che lo invochiamo, il nostro Dio risponde; ben prima che noi fossimo nati, lui era già all’opera preparando e dando forma alle circostanze della nostra vita.
Il nome Yahweh-Jirè ha anche un altro significato: “Dio ci mostra”. In altre parole, il nostro Signore ci rivelerà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per obbedirgli. Egli controllerà che abbiamo tutta la potenza, la forza e il proposito per fare tutto ciò che egli ci comanda.

Quest’ultima rivelazione del nome di Dio
è stata spesso male interpretata e addirittura distorta
da alcuni nella chiesa.

Ho conosciuto alcuni uomini che, indicando la loro auto nuova, sorridevano e dicevano: “Yahweh-Jirè”. In breve volevano dire: “Guarda quello che Dio ha provveduto per me”. Ora, se vediamo Yahweh-Jirè soltanto come qualcuno che ci dà cose materiali, non abbiamo la vera rivelazione di questo nome glorioso. Il nostro Dio è anche quello, ma c’è molto di più. L’apostolo Paolo dà il pieno significato di questo nome quando scrive: “Il mio Dio provvederà splendidamente a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze in Cristo Gesù” (Filippesi 4:19).
Il nostro Signore promise di cancellare tutti i nostri peccati e lo ha fatto. Yahweh-Jirè provvide perché ci fosse un sostituto per il peccato e fu suo figlio Gesù Cristo; allo stesso modo, oggi, il nostro Signore provvederà perché lo Spirito Santo ci dia tutta la potenza che ci serve per obbedire alla sua Parola. Egli ha iscritto queste parole in ogni suo comando: “Il vostro Dio provvederà perché voi gli obbediate. Yahweh-Jirè, manterrà la sua promessa e vi darà tutta la fede e la forza di cui avete bisogno, mediante la potenza dello Spirito Santo”.
Potremmo chiederci: “Anche se Dio preparò un montone per Abraamo, l’esito finale dipese dalla sua fede? E se Abraamo avesse esitato a impugnare il coltello per uccidere suo figlio? Il piano di Dio sarebbe venuto meno in questo caso? E se Abraamo si fosse fermato e avesse detto: “Questo è troppo, Signore, non ce la faccio”?
Il Signore non aveva un piano B; ecco perché disse ad Abraamo: “Voglio che tu cammini rettamente”. La Bibbia è chiara: quando Dio fa una promessa e giura che andrà a compimento, non c’è possibilità che venga meno, quindi era impossibile che Abraamo fallisse. Perché? Dio avrebbe dato al suo servo la fede di cui aveva bisogno e gliela diede.
Il Dio che si era rivelato come “colui che provvede” si assicurò che Abraamo avesse tutto quello di cui aveva bisogno per obbedire al suo comando.
Dio ha fatto un patto anche con noi: disse che gli avremmo obbedito e che ci avrebbe dato tutta la forza di cui abbiamo bisogno per camminare rettamente davanti a lui. Dal momento che lo ha promesso, credo che lo farà. La sua stessa esistenza è basata sull’adempimento di queste promesse; è come se dicesse: “Sono Yahweh-Jirè; se non mantengo la mia parola, se non faccio in modo di adempiere quello che dico, il mio trono cade, smette di esistere e l’universo si dissolve. Tutto finisce”.
La Bibbia ci dice nel Salmo 9:10: “Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o Signore, tu non abbandoni quelli che ti cercano”.
E in Proverbi 18:10: “Il nome del Signore è una forte torre; il giusto vi corre, e vi trova un alto rifugio”.
Anticamente gli ebrei erano soliti chiamare i loro figli con termini che li descrivevano in modo magnifico e credevano che il nome dato alla loro progenie dotasse i bambini della potenza necessaria per avere le qualità insite nel loro nome. Dio vuole che sappiamo che lo stesso è vero per noi per quanto riguarda i suoi nomi; ogni rivelazione è un raggio diverso della sua gloria e ogni raggio ci mostra il suo amore e la sua provvidenza per i suoi figli. Il Signore vuole che noi ci rifugiamo nella sicurezza di quei nomi e che siamo pienamente persuasi del loro significato e della loro potenza. “Infatti, quando Dio fece la promessa ad Abraamo, siccome non poteva giurare per qualcuno maggiore di lui, giurò per sé stesso, dicendo: «Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente». Affinché mediante due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, troviamo una potente consolazione noi, che abbiamo cercato il nostro rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci era messa davanti (Ebrei 6: 13-14 e 18).
Il Signore ci assicura con queste parole. “Mi sono impegnato con tutto me stesso a tenerti legato con la mia grazia”.
Leggi tutto il testo

Trailer

I clienti che hanno scelto questo articolo hanno scelto anche:

David Wilkerson
David Wilkerson, è pastore e fondatore della chiesa newyorkese di Times Square. Wilkerson è noto in tutto il mondo per la sua unzione nello spronare i credenti e le chiese del nostro tempo, stimolando a una riflessione e riprendendo su debolezze, deviazioni e rischi sia dottrinali sia di comportamento. Come i profeti dell'Antico Testamento, Wilkerson porta i suoi messaggi senza particolari filtri