Suicidio

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ISBN: 9788880771531
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Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880771531
Peso: 0,180kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano
Formato: pagine: 96

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Suicidio

David Wilkerson
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Descrizione

Il suicidio è un peccato imperdonabile? E' un biglietto di sola andata per l'inferno? L'autore analizza la questione sotto tutti i suoi aspetti (la gola, la coppia, la solitudine, gli esempi biblici, la guarigione).

Capitolo gratuito

Capitolo 1

LA TENTAZIONE FATALE

Lo Spirito Santo mi spinse a parlare del suicidio. Sulle prime mi ribellai all’idea di predicare su un tema così morboso, ma non c’era altro modo per evidenziare l’urgenza di aprire gli occhi ai giovani sull’orrore dell’autodistruzione. Perciò iniziai a predicare sul suicidio durante le campagne di evangelizzazione urbana, e pubblicai migliaia di opuscoli per sensibilizzare la gioventù.
Ora so perché Dio pose questo messaggio nel mio cuore! Questo paese, lo scorso anno, ha vissuto la drammatica esperienza di un incremento del 200% nel numero dei suicidi tra i giovani. Migliaia di ragazzi si sono uccisi e centinaia di migliaia di giovani continuano ogni anno a provarci. Il suicidio sta diventando rapidamente il principale assassino di giovani nel nostro paese, dopo gli incidenti automobilistici.
Ogni volta che predicavo sul suicidio ero commosso fino alle lacrime. Numerosi giovani rispondevano positivamente all’invito di accettare Cristo come il Signore della loro vita. Ed erano sempre sinceri nel confessare i loro problemi.
Poiché volevo capire perché Dio mi spingeva a parlare di quell’argomento, spesso ponevo loro la domanda: “Quanti fra voi che mi ascoltate avete pensato, talvolta, di togliervi la vita?” Tutte le volte che formulai questa inquietante domanda, almeno il 10% di essi alzò la mano in segno di confessione. Ciò voleva dire che ovunque nei gruppi da me incontrati c’erano da venti a quaranta giovani che avevano accarezzato l’idea del suicidio. Di essi, poi, da cinque a dieci confessavano di avere ancora in corso propositi suicidi.

C’è UN’EPIDEMIA DI SUICIDI

In tutti i miei anni di predicazione fra i giovani sbandati, non fui mai tanto scosso e addolorato come quando ebbi modo di apprendere quanto fossero numerosi i ragazzi che volevano autodistruggersi. A Dallas, nel Texas, il presidente di una banca era uscito a prendere il giornale. Mentre camminava lungo il viale del giardino antistante la sua casa, volse inavvertitamente lo sguardo verso l’alto e inorridì. In cima al portico suo figlio penzolava, impiccato, da una corda. Il ragazzo era dedito alla droga ed era arrivato alla conclusione che il suicidio era l’unico modo di uscirne.
Adolescenti pentiti confessano le loro passate intenzioni suicide. Una quindicenne diceva, piangendo: “Mia madre si è uccisa e io non ho potuto perdonarla. Perciò avevo deciso che stanotte sarei stata con lei anch’io, uccidendomi. Da quando lei è morta ho vissuto ogni giorno piena di rabbia e di odio. Ma stasera Gesù ha cancellato il mio odio. Ora non voglio più morire. Egli mi ha dato una nuova speranza!”
Un’altra adolescente raccontava, tra le lacrime: “Mio fratello, che era un drogato, è stato assassinato. Io lo amavo tanto. Ero pazza di rancore verso Dio perché aveva permesso che ciò accadesse. Il suicidio stava per diventare il mio modo di vendicarmi di Dio, da me considerato l’assassino. Ma ora non più. Il suo messaggio è stato lanciato proprio per me, per salvarmi la vita. Io perdono! E non permetterò mai più a satana di sedurmi con il suicidio. è tutto finito. Ora io cammino con Gesù”.
Durante un incontro di preghiera, un ragazzo si alzò e, tirato fuori un coltello, gridò: “Ecco il coltello. Doveva essere per questa notte. La mia vita è piena di paura e di solitudine. Ma io voglio essere salvato e liberato dai pensieri di suicidio che mi tormentano”. Feci correre un consigliere verso di lui per togliergli la lama ed egli lasciò andare l’arma senza resistere, cadendo poi in ginocchio, inerte e singhiozzante.
Tre studenti della sua scuola gli si avvicinarono e cominciarono a pregare con lui. Da quel momento il ragazzo non solo riprese a credere nella vita, ma lasciò l’incontro con tre nuovi amici che lo avrebbero aiutato a vincere la sua solitudine.


CHE COSA STA CAUSANDO QUEST’ONDATA
DI SUICIDI?

Molte sono le cause di suicidio che si riscontrano fra i giovani che si rivolgono a noi per avere aiuto. Una delle principali è la droga. Tossicomani, alcolizzati e omosessuali sono tutti candidati al suicidio. Migliaia di giovani sono stretti nelle catene di vizi diabolici che hanno distrutto la loro vita.
Ogni mattina si guardano allo specchio e inorridiscono. Vedono le loro guance infossate, le profonde occhiaie scure, le braccia e le gambe smagrite e sentono il tormento e il male dentro di sé. Pensano, allora, a come stanno distruggendo sé stessi e i loro genitori. La maggior parte di essi ama ancora i propri genitori ed è sopraffatta dal senso di colpa e dal profondo dispiacere per tutta la pena e la grande tristezza che ha procurato loro. Il suicidio sembra essere l’unica via di scampo rimasta.
Un giovane drogato confessava: “Ho distrutto la mia vita. Soltanto pochi anni fa ero un ragazzo tranquillo e bravo. Ero quel genere di ragazzo della media borghesia che fa tutte le cose giuste. Ma incappai nelle cattive compagnie, venni coinvolto nella droga e ora mi guardi! I miei genitori hanno perduto il rispetto per me. Mamma mi guarda e subito scoppia a piangere. So di essermi ridotto proprio come una bestia. Non ho alcuna ragione per continuare a vivere. Sono stanco di fare del male a me stesso e nauseato di far soffrire così i miei genitori. Mi accorgo che essi muoiono un po’ ogni giorno, quando vedono come sono cambiato. Forse, quando si troveranno davanti alla mia bara, potranno perdonarmi e ricordarmi come ero prima”.
Tante volte mi è capitato di avere nel mio studio genitori che lamentavano le profonde sofferenze causategli dalla scoperta che i loro figli erano schiavi di vizi perversi.
Recentemente, una rispettabile coppia cristiana di mezza età, confidava: “Proprio questa settimana nostro figlio ha ammesso di praticare l’omosessualità. Abbiamo cercato di condividere il nostro dolore con nostra figlia, ma lei ci ha sganciato una seconda bomba sulla testa. Ha confessato di essere lesbica lei stessa. Siamo così profondamente addolorati che non sappiamo come reagire. Siamo come paralizzati dall’angoscia. Ora non sappiamo più come parlare loro. Sono i nostri unici figli ed entrambi corrotti. Ma noi li amiamo ancora. Che cosa faremo adesso?”
Quando interrogai ancora quei genitori affranti, scoprii che anche i due figli si portavano dentro profondi tormenti. Essi odiavano quel che era loro accaduto. Odiavano specialmente il dolore e l’imbarazzo procurati ai loro genitori. Cominciai a provare compassione non solo per il padre e la madre, ma anche per il povero figlio e la figlia, prede di quel terribile vizio. Questi studenti erano sull’orlo del suicidio. E proprio il fatto che i genitori li amavano ancora peggiorava la loro disperazione.
L’adolescente traviato vuole uccidersi per espiare il suo peccato. Egli pensa: “Sono un fallito. Merito di morire”. è una specie di autocrocifissione. Egli vuole andare alla sua croce, come fece Gesù, e pagare per il peccato. Sembra che non sappia che Gesù ha già pagato per tutti.

DIVORZIO E FOCOLARI DISTRUTTI

Un’altra delle principali cause di suicidio fra gli adolescenti è la distruzione del focolare domestico. Lo scorso anno ci sono stati più di un milione di nuovi divorzi, con dieci milioni di bambini vittime di questi e di precedenti divorzi. Nel giorno del giudizio una generazione di figli solitari e confusi si alzerà per testimoniare contro genitori da cui ritengono di essere stati abbandonati.
Il profeta Isaia doveva pensare ai nostri focolari distrutti, quando disse:
“Preparate il massacro dei suoi figli, a causa della iniquità dei loro padri!” (Isaia 14:21).

I genitori che si dividono, spezzando il loro legame, provocano una rabbia incredibile nei figli.
A Denton, nel Texas, c’è una quattordicenne che rifiuta di parlare e di muoversi. Una volta era una ragazza felice e piena di vita che idolatrava i suoi genitori. Ma un giorno il suo papà uscì di casa e vi fece ritorno con un’altra donna. Quello stesso giorno Margie si chiuse in sé stessa e da allora non ha più detto una parola. Nonostante i miei ripetuti tentativi, non sono riuscito a comunicare con lei. Nessuno può farlo. Resta immobile e indifferente nella sua stanza, come se fosse sordomuta. Può darsi che un giorno decida di porre fine a tutto ciò. Ma nel giorno del giudizio quel padre starà davanti a Dio per rispondere della vita distrutta di un’adolescente; come faranno migliaia di genitori che hanno divorziato senza riguardo per i loro figli.
Non tutti i figli di famiglie distrutte e di divorziati sono sbandati e prossimi al suicidio. Ma talvolta i traumi e le loro conseguenze si manifestano solo dopo anni.
I giovani sposi che noi oggi assistiamo con il nostro consiglio fanno risalire la loro crisi agli anni della loro fanciullezza. Quando i loro genitori divorziarono si sentirono respinti e ingannati. Anche se fecero buon viso a cattiva sorte per mascherare il loro tormento. Ma poi, un giorno, anni più tardi, la sofferenza e l’odio sono esplosi in molte direzioni. I loro matrimoni ne hanno sofferto. E tutti, troppo spesso, hanno incominciato a covare il proposito di farla finita. La loro rabbia ribollente ha finito con l’avvelenare i loro matrimoni a distanza di anni.
Sono rimasto impressionato dalla valanga di posta che ho ricevuto dopo aver inoltrato una lettera sul suicidio degli adolescenti. Era stata inviata a quasi mezzo milione di persone. Ecco, di seguito, solo alcuni esempi delle molte lettere che ricevetti come risultato. Leggendole si comprende in modo più chiaro perché tante persone subiscono la seduzione del suicidio. Le riporto così come le ho ricevute, senza ritocchi. Parlano di famiglie distrutte, cuori infranti, tossicomanie, matrimoni sbagliati, allontanamento dagli amici, dalla famiglia e da Dio e di altri sconvolgenti problemi d’ogni genere.

“Ho trovato il suo messaggio sul suicidio molto bello e interessante. Vede, io mi sono tagliata i polsi due volte l’anno scorso. Volevo morire, ma ero troppo vigliacca per farlo. Lo volevo unicamente perché mentre tutte le compagne della mia scuola avevano il permesso di uscire con i ragazzi una volta compiuti i quattordici anni, io devo attendere di compierne sedici (il prossimo marzo). Pensavo che ogni volta che fossi uscita mi sarei ubriacata o avrei fatto qualcosa di cui mi sarei pentita più tardi, perché così era successo con le mie sorelle. Non c’era alcuna fiducia in me e presto il mio ragazzo mi fece capire di volermi lasciare perché non poteva vedermi mai. Mi sentii morire, era tutta colpa loro (dei miei genitori), così mi tagliai le vene. Non si trattò di una cosa molto grave, perciò non venne neppure scoperta. Trovai qualcun altro che presto si annoiò e mi lasciò a sua volta. Provai ancora a tagliarmi i polsi, ma il mio ragazzo ritornò da me e si scusò. Questa volta siamo insieme da otto mesi. Io lo amo tanto e anche lui mi ama e sono tanto contenta di non essere morta. Nel suo messaggio lei parlava di Janet che, distrutta dalla perdita del ragazzo, si uccise. Anch’io mi trovavo nella stessa condizione di spirito e tentai di uccidermi, ma sono davvero contenta di non esservi riuscita e di essere ancora qui. Io chiedo a Dio perché non potei essere vicina a Janet, in quei momenti, per aiutarla. Spesso ci penso. Continui perciò la sua opera di bene: lei sta indicando a molti giovani la via giusta. Deve essere un grande sentimento il suo. Con amore, J.S.R.”

“Quando ho letto la sua lettera e il suo saggio sul suicidio, ho pianto dentro di me. Quelle parole sono affondate come un pugnale nel mio cuore, poiché proprio di recente le avevo scritto chiedendole di pregare per un giovane, mio cugino, che per poco non aveva perso la vita ingerendo una dose eccessiva di pillole. Dio aveva compiuto il miracolo. Lei mi aveva scritto e mi aveva inviato delle pubblicazioni per lui; egli le aveva lette e aveva iniziato a leggere la Bibbia. Aveva detto alla sua famiglia che Dio gli aveva fatto vedere dove aveva sbagliato, come aveva fatto soffrire tante persone e che egli era dannato per i suoi peccati. Era sul punto di darsi totalmente a Dio, ma ora se n’è andato per sempre. Ha preso un fucile a canne mozze e si è fatto saltare le cervella. Aveva avuto una discussione con la sua ragazza. Lui l’aveva schiaffeggiata, lei l’aveva denunciato, la polizia lo ricercava. Questi eventi l’avevano fatto impazzire. Aveva tenuto sotto la minaccia delle armi due poliziotti, poi era corso a barricarsi in casa di suo padre, minacciando anche lui con le armi, e infine era corso a chiudersi a chiave nella sua stanza. Il babbo aveva cercato di parlargli, supplicandolo di tornare in sé, ma ero troppo tardi. Era risuonato uno sparo. Il padre si precipitò dentro la stanza sfondando la porta, solo per vedere lo spettacolo terribile di quello che soltanto pochi minuti prima era un bel ragazzo. Anche così ridotto visse ancora quasi otto ore, ma senza riprendere conoscenza. Mi conforta il pensiero che le sue preghiere gli sono state d’aiuto, anche se io ho chiesto: Oh, Dio, perché non ho provato a parlargli con maggior impegno, a pregare anche con lui quando ne avevo la possibilità? Forse si sarebbe potuto salvare. Ora se n’è andato! Preghi, per favore, per sua madre e per il suo babbo. Essi stanno invecchiando precocemente. Anche i fratelli e le sorelle sono tutti distrutti. Distintamente, J.N.”

“Ho quindici anni e in un certo senso il suo ministero mi ha salvata. Di recente ne ho passate di tutti i colori. I miei genitori non sono credenti e non lo sono neppure i miei fratelli e le mie sorelle. Papà e mamma viaggiano molto a causa dell’attività di mio padre. Io sono la figlia più grande, così tocca a me occuparmi della casa. Ho avuto anche dei bisticci con il mio ragazzo. Io lo amo tanto che quando ci siamo lasciati sono caduta in uno stato di profonda depressione. La notte scorsa ero sul punto di suicidarmi, ma poi ho deciso di rinunciare e mettere tutto nelle mani di Dio. Dio mi ha aiutata. Sono uscita dalla crisi e le cose ora vanno a meraviglia. B.N.”

“La sua lettera sul suicidio degli adolescenti mi ha profondamente colpito. Mi ha fatto ricordare di un mio amico che si è suicidato due anni fa. I suoi voti a scuola erano calati, aveva contrasti con i suoi compagni e con i suoi genitori. Che vergogna! Al suo funerale non si sono fatte vedere molte persone, ma almeno avrebbe potuto avere come amico Gesù. O potrebbe essere vivo oggi. Talvolta le cose accadono proprio troppo tardi! Io sono vivo e sto bene e nemmeno mi sfiora l’idea del suicidio, perché ci tengo alla mia anima. S.M.”

“Dopo dieci anni e mezzo di matrimonio burrascoso, separazioni e riappacificazioni, mio marito, alla fine, si è sparato un colpo alla tempia. La sua lettera è quanto di meglio io abbia letto sul suicidio. Vorrei soltanto che qualcuno avesse detto prima le cose scritte da lei. Sono convinta che esse saranno d’aiuto ad altri. A.L.”

“Il messaggio sul suicidio non poteva cadere più a proposito, poiché dieci minuti prima che mio fratello mi portasse la posta, stavo meditando proprio su come farla finita. Avevo tentato di uccidermi già questa estate ma un mio amico me lo aveva impedito. Lei ha detto che non sarebbe stata la fine, ma sarebbero seguiti il giudizio e le tenebre. Ma che ne pensa di un cristiano che ha perso la fede? Sono curioso di saperlo. Crede che Dio mi manderebbe all’inferno per questo motivo? Non dimentichi di scrivermi e di rispondere alle mie domande quando avrà un po’ di tempo. B.F.”

“La sua lettera sul suicidio ha veramente portato la benedizione nel mio cuore. Vede, una donna del nostro gruppo di studio biblico ha tentato il suicidio ingerendo centocinquanta compresse e una bottiglia di vodka. Sono riusciti a rianimarla. Tre settimane dopo, però, era di nuovo in preda a una crisi depressiva, pronta e anzi desiderosa di togliersi la vita. Guidato dal Signore, sono andato a testimoniarglielo. Quella stessa notte ella ha donato la sua vita a Cristo e ora lavora per il Signore, completamente guarita. P.T.”

“Tre anni fa ero sull’orlo del suicidio. Stavo rapidamente slittando verso l’ultimo stadio dell’alcolismo. Ma Gesù Cristo è entrato nella mia vita e mi ha liberata. Oggi non sono più la stessa ragazza! R.L.”

“Il suo ultimo messaggio sul suicidio mi è giunto davvero a proposito. Sono figlia di divorziati e ho trascorso la maggior parte della mia adolescenza fuggendo e prendendo droghe. Poi ho lasciato le droghe, mi sono sposata, ho avuto una bellissima bambina, quindi ho finito con il divorziare. Sono nuova in Cristo e ci sto provando, ma credo che in un modo o nell’altro mi sono lasciata tentare dall’idea del suicidio. Pensavo che sarei stata perdonata. Sia lode al Signore per il suo messaggio. Ora sto scacciando dalla mia mente il suicidio e mi concentro sul Signore, allevando mia figlia in Gesù. J.K.”

“La sua lettera sul suicidio mi è giunta mercoledì, proprio qualche ora dopo essere stato informato che un alunno della scuola media che io conoscevo si era ucciso. Sono grato per la lettera, non solo perché mi ha fatto prendere coscienza della situazione, ma perché credo che possa servire a Dio. Come insegnante supplente ho notato che molti, troppi ragazzi, nel comporre i saggi trimestrali scelgono il suicidio come tema. Domani metterò la sua lettera in biblioteca insieme con i libri specifici usati per le ricerche su questo soggetto. Sono certo che il Signore userà la sua pubblicazione per parlare ai ragazzi che ne hanno bisogno. S.C.I.”

“Sì, conosco fin troppo bene lo strazio del suicidio. Ho visto il corpo morente di una cara nipote che si era versata addosso un gallone di benzina e si era data fuoco. Visse ancora abbastanza per darmi la certezza che la sua anima era salva. Fu un’esperienza che non dimenticherò mai. Sento ancora le sue parole risuonarmi nelle orecchie: “Nonna, quanto ci vorrà perché io muoia?” Io non pregai perché vivesse: desiderava tanto morire. E sebbene non potesse parlarmi, so che trovò il Salvatore durante quei giorni d’agonia. Ora ho un’altra nipote sulla stessa strada. Preghi per lei, per favore. Io lo faccio continuamente e così pure i suoi genitori. C.O.”

“Signor Wilkerson, mia moglie e io abbiamo ricevuto per posta il suo messaggio sul suicidio. Siamo tra coloro che presero parte alle conferenze da lei tenute alla scuola media di Kennewick, nello stato di Washington. Sono convinto che c’era un messaggio per me in esse, poiché la stessa sera che ne ascoltammo una stavo pensando al suicidio. Il diavolo stava giocando con la mia vita servendosi dell’alcol e la paura della morte mi fece desiderare di farla finita al più presto. Ma quella stessa notte donai la mia vita a Cristo; non lo dico per vantarmi, ma per la gloria di Dio. J.J.L.”

“Il suo messaggio sul suicidio mi ha davvero colpito. L’anno scorso ero molto depressa e pensavo al suicidio, pur essendo cristiana. Pregai perfino Dio di farmi morire, proprio come fecero Mosè, Elia e Giona. Beh, egli non esaudì le preghiere di questi e, gloria a lui, non esaudì neanche la mia. In realtà c’è una via d’uscita. Ora, infatti, ho un sacco di cose per cui vivere. Anche il mio fidanzato ha avuto lo stesso problema: è incline a una grave depressione. è un nuovo credente e sembra che stia imparando a confidare in Dio. T.V.E.”

“Il suo messaggio sul suicidio non mi ha neppure sfiorato. Il suicidio resta tuttora nella mia mente. Gesù non sembra nemmeno una realtà. Forse ho vergogna di lui! Ma in effetti non farebbe nessuna differenza se io morissi oppure no, perché io avrei bisogno di una relazione con Gesù e ogni relazione con qualcuno è un mito irreale. è già come se in realtà non esistessi più. Una volta volevo uccidermi e quasi saltai giù da un burrone (ci andai molto vicino), ma decisi che non desideravo fare quell’orribile fine. In effetti non sono così codardo da rinunciare a qualcosa che non ho comunque! D.Y.”

“Ho ricevuto oggi il suo messaggio sul suicidio. Esso è qualcosa di universale. Proprio ieri mio figlio mi ha detto di essere sul punto di uccidersi. Io gli ho parlato e gli ho detto che ciò non significherebbe la fine dei suoi guai. Non andrebbe in cielo per essere con Dio. Quella è opera del demonio. è proprio ciò che egli vuole che la gente faccia: distruggere sé stessa. Sto lasciando questo messaggio sul mio tavolo perché possa leggerlo anche mio figlio. Preghi, per favore, per la mia famiglia. S.E.U.”

“Ho sentito proprio il bisogno di scrivere, dopo che ho letto la sua lettera sul suicidio, poiché mi ha davvero toccata. Quand’ero ragazza, solo pochi anni fa, tentai molte volte di suicidarmi. Ho trascorso la maggior parte della mia preziosa adolescenza facendo uso di droghe e di alcol. Fui perfino ricoverata in un manicomio dello stato per mania suicida. Rimasi incinta all’età di diciotto anni ed ero completamente sola. Mia sorella, che è credente, mi aveva detto qualche anno prima come avrei potuto conoscere Gesù, ma io non volli. Dopo la nascita del mio bambino, piangendo, chiesi a Dio di aiutarmi. Mio figlio ora ha due anni e mezzo e il mio amore per Gesù è cresciuto e continua a crescere ogni giorno di più. Perciò so che Gesù può salvare. Prego affinché lei possa raggiungere questi ragazzi prima che si tolgano la vita. B.L.”

“Mia figlia meditava il suicidio. Ho appreso da una sua amica che aveva fatto perfino testamento e pagato in anticipo il costo del suo funerale. Una sera tornai a casa e lei si era chiusa dentro a chiave aprendo tutti i rubinetti del gas, che fuoriusciva senza fiamma. La cosa mi scosse. Invocai l’aiuto di un pastore ed ella uscì dalla sua stanza da letto come se si fosse trattato solo di uno scherzo. Ma per me non si trattò di uno scherzo! Da quando è stata elevata una preghiera per la guarigione dei rapporti tra noi due, almeno possiamo comunicare sul piano umano. Per uno dei suoi compiti trimestrali compì delle ricerche sul suicidio e ne fece una relazione, ma fu solo a livello mondano, senza considerare quello che la Bibbia dice del suicido come assassinio. Adesso è sposata e ha anche lei una figlia. Poco dopo la nascita della sua bambina le dissi che allo stesso modo come ella amava sua figlia, anch’io amavo lei. Mi rispose che lo sapeva. Io prego per il giorno della sua salvezza. A.A.G.”

“Io so che quanto lei dice sul suicidio è vero. Avevo spesso pensato al suicidio come a una facile soluzione dei miei problemi. Ma ebbi, direttamente da Dio, lo stesso messaggio che lei ora va predicando. Io tremo un po’ al pensiero di quanti ragazzi della mia età si sono uccisi. Perfino alcuni dei miei amici hanno tentato di farlo. Sono sopravvissuti miracolosamente e ora qualcuno è diventato credente. T.E.”

“Il messaggio sul suicidio da lei inviatomi ha toccato il mio cuore. Sento sia il problema di coloro che si tolgono la vita, sia quello dei loro cari che si chiedono sempre il perché. Provenendo da una famiglia distrutta, anch’io ho fatto esperienza dei sentimenti di amarezza e disperazione che rendono il suicidio seducente. Ma, gloria al Signore, ero consapevole di quel che Dio dice della vita, della morte e del giudizio. E con Gesù posso fare l’esperienza del vero amore mediante il perdono. J.L.”

“Non sono né drogato né alcolizzato, ma ho ugualmente pensato di togliermi la vita. è soltanto la depressione che ti spinge e ti fa trovare difficile scoprire una ragione per vivere (benché ve ne siano tante). Ma la cosa che mi ha sempre fermato è che io non sono sicuro di dove andrei, giacché so che la morte non è la fine. Sento che commetterei il più grave peccato voltando le spalle a Cristo e non voglio morire poiché sono quasi sicuro che andrei all’inferno. A questo punto non credo che condurrò mai una vita cristiana a causa delle pressioni esterne e della mancanza di cristiani intorno a me. B.B.C.”

“Le sono tanto grato per la lettera che ho appena ricevuto. L’ho letta e mi ha profondamente addolorato il fatto che tanti ragazzi della mia età si danno alla morte. Non molto tempo dopo che ebbi letto la sua lettera, il giorno dopo per la precisione, ricevetti una telefonata da una mia amica. Sapevo che aveva avuto delle difficoltà e avevo pregato per lei. Si tratta di una ragazza nubile e incinta. Suo padre le aveva dato tre alternative: sposare il padre del bambino, abortire o andarsene di casa. Fui scossa e affranta. Non sapevo che cosa dirle. Lei allora esclamò: “Forse sarebbe meglio se mi ammazzassi, facendola finita con tutti i miei problemi”. Io le obiettai che questo non sarebbe servito. Lei si giustificava dicendo che a nessuno importava veramente di lei. Io replicai che a me importava e importava a Dio. Credo di essere riuscita a farla recedere dai suoi propositi suicidi. L.H.”

“Il suo messaggio sul suicidio mi ha profondamente toccata e mi rendo conto di quale peso lei si fa carico. Cinque anni or sono mio marito si è ucciso all’età di ventidue anni. Sia lui sia io eravamo dediti all’alcol e, con questo e altri problemi, egli sentì come se quella fosse l’unica via d’uscita. Ma, gloria all’Altissimo! Dio usò quel tragico avvenimento come mezzo per portare me e altri al suo Figlio benedetto. Sono certa che Dio sta servendosi di lei per diffondere questo messaggio e io, insieme con altri, pregherò in questo senso. B.D.”

“Ho una figlia che si droga e che mi ha detto che nessuno le vuol bene. Afferma che vuole morire. Io le ho parlato e ho fatto tutto quel che so. J.R.C.”

“In fin dei conti lei ha toccato un argomento con il quale ho gran dimestichezza. Vede, io sono un suicida mancato. Grazie a Dio ora non devo più combattere quella tentazione. Che cosa porta al suicidio? La depressione. Una depressione così brutta che si va a letto sperando di non svegliarsi mai, solo per affrontare incubi per tutta la notte. Così ci si sveglia con riluttanza, rimpiangendo un altro giorno, consolandosi con il pensiero che si potrebbe morire prima di sera e si fa ritorno a casa per affrontare di nuovo quella cosa. Solo che non succede se non si fa qualcosa. Sì, avevo sentito dire che a Dio non piace che ci si tolga a vita. Ma nessuno era riuscito a trovare un solo versetto della Bibbia che dicesse esattamente questo. è vero, ci sono i versetti 16 e 17 del capitolo 3 della prima lettera ai Corinzi da lei citati. Ma non mi avrebbero convinto. Ero troppo depresso. Che cosa mi trattenne? Soltanto la grazia di Dio. Smisi di andare dal medico. Talvolta l’assistenza sanitaria rende la vita ancora meno sopportabile. Io ero schizofrenico e alcune medicine servivano solo a indebolire le mie difese contro quei pensieri e quelle sensazioni contrastanti e fuorvianti che bombardavano costantemente il mio cervello. Lessi La gente, un’opera di fantascienza, e Suicidio. In esse la norma considerava la morte come ritorno al Creatore e il suicidio come un ritorno senza aver compiuto il proprio lavoro. Mi rendo conto ora che per il suicida ci sono delle tenebre particolari. Ho letto da qualche parte di suicidi mancati a seguito dell’esposizione di questo concetto. Essi cambiarono idea. Io stesso ho letto questo concetto. Dio ha un piano per ognuno di noi. Uno scopo, quale che sia. Quanto rapidamente raggiungiamo quello scopo dipende da come siamo disposti a tentare di farlo. Dio è paziente. Anche se mettessimo le ali ai piedi, per modo di dire, egli avrebbe lo stesso un sacco di tempo. Ma se ci si uccide, il proprio tempo finisce. Non si potrà mai diventare quello per cui si è stati creati e parte del piano di Dio è distrutta. è evidente quale vantaggio porterebbe un suicidio a satana! Che cosa può vincere la tentazione? Beh, dai suoi esempi, si suppone il perdono. Ma in qualche modo ciò non avrebbe bloccato quelle suadenti distorsioni. Io avevo bisogno di guarire. Il battesimo? Dio fece meraviglie, ma io tuttavia guarivo lentamente. Che cosa bloccò la tentazione suicida? Pura, disinteressata lode senza motivo. Un giorno dopo che avevo già ricevuto il battesimo nello Spirito Santo, la tentazione tornò ancora più forte che mai. Ebbi la lucida consapevolezza che il fiume distava da casa mia soltanto una passeggiata. Ero solo in casa. Nessuno avrebbe fatto in tempo a fermarmi. Ma alla fine trovai la ragione per vivere. Beh, quel giorno d’estate uscii a vangare in giardino. Il mio tempio era ad alto regime. Nulla era giusto. Sapevo che avrei dovuto provare a lodare Dio. Ma con il mio cruccio a pieno regime non potevo pensare a nulla per cui valesse la pena di lodare chicchessia. Ero solo, così osai cantare. Scelsi l’inno Alleluia di 8 versi perché era di lode ma non richiedeva un motivo per cui lodare. Nel frattempo zappavo. Ci volle tutta la mattinata, ma quando la tentazione se ne andò, mi sentii anche più sollevato. Da allora non ho mai più dovuto combatterla. Alleluia! D.R.C.”

“Voglio morire! Il mese scorso ho tentato di suicidarmi tre volte. Ci ho provato in vari modi, dall’overdose al taglio delle vene. Ieri sera ho chiamato in aiuto i poliziotti. Hanno dovuto portarmi via il coltello. Avevo tentato di tagliarmi, ma non ero riuscito a incidere la pelle. Ora sono qui che giaccio desiderando la morte. è difficile per me conversare con qualcuno. Ho provato a parlarne con un predicatore, ma credo che non abbia funzionato. Ho paura della prossima volta che ci proverò. Per favore, mi aiuti. Ho soltanto 21 anni, sono troppo giovane per morire. E non voglio trascorrere la mia vita tentando di uccidermi. Non so che cosa fare. Non posso continuare così. Io odio la vita e vorrei uscirne, ma Dio non vuole lasciarmi andare. Per favore, mi aiuti in qualche modo. Ero un cristiano spensierato e felice e ora ho ogni giorno il terrore di svegliarmi. So che accadrà di nuovo se lei non riuscirà ad aiutarmi. Per favore, qualcuno mi aiuti! B.I.A.”
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David Wilkerson
David Wilkerson, è pastore e fondatore della chiesa newyorkese di Times Square. Wilkerson è noto in tutto il mondo per la sua unzione nello spronare i credenti e le chiese del nostro tempo, stimolando a una riflessione e riprendendo su debolezze, deviazioni e rischi sia dottrinali sia di comportamento. Come i profeti dell'Antico Testamento, Wilkerson porta i suoi messaggi senza particolari filtri