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Peccatori nelle mani di un Dio adirato
Peccatori nelle mani di un Dio adirato

Peccatori nelle mani di un Dio adirato

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Questi due sermoni costituiscono una potente proclamazione dell’amore e della giustizia di Dio rivelati nel Vangelo di Gesù Cristo.

Sermone 1: Peccatori nelle mani di un Dio adirato. 
Sermone 2: Perdono per il più grande dei peccatori.
Produttore:
Alfa e Omega
Codice prodotto: 1001000002635
Dimensioni:
134 x 214 x 2 mm
Peso: 0,050kg
Rilegatura: Spillato
Numero di pagine: 28
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

ESTRATTO DAL PRIMO SERMONE

L’affermazione che ho scelto quale testo del mio messaggio implica le seguenti considerazioni a riguardo della punizione e del castigo cui questi Israeliti ribelli andarono incontro.

1. Come chi cammina su un terreno sdrucciolevole corre il rischio di cadere, così costoro erano continuamente in pericolo di essere distrutti. Il nostro testo sottintende proprio questo quando, descrivendo il modo in cui la rovina si sarebbe riversata su loro, ci dice che essi avrebbero vacillato. Anche nel Salmo 73 è usato il medesimo linguaggio: «Certo, tu li metti in luoghi sdrucciolevoli, tu li fai cadere in rovina» (v. 18).

2. Come chi percorre un sentiero scivoloso può cadere da un momento all’altro, così costoro erano continuamente in pericolo di essere distrutti in maniera improvvisa e inaspettata. Ancora una volta il Salmo 73 dice la stessa cosa: «Sono distrutti in un momento» (v. 19).

3. Inoltre, il testo indica che come colui che percorre una strada sdrucciolevole cade perché non riesce a controllare il peso del proprio corpo e perde l’equilibrio, così costoro sono la causa della loro propria distruzione.

4. Il motivo per cui essi sussistono è che il tempo fissato dal Signore per la loro caduta non è ancora giunto. Quando il loro piede vacillerà essi saranno abbandonati a loro stessi e al peso del proprio peccato! Allora Dio non li sosterrà più nel loro cammino lungo strade scivolose! Allora, in un istante, essi cadranno rovinosamente! Quando colui che cammina su un terreno sdrucciolevole non ha alcun sostegno e aiuto, non ha possibilità di riuscire a rimanere in piedi. Similmente questi disubbidienti non potranno scampare in quanto il Signore, in quel giorno, non sarà più presente per sostenerli.

L’osservazione sulla quale voglio insistere è questa: non c’è nient’altro che in un determinato momento trattiene l’empio fuori dall’inferno se non il beneplacito della volontà di Dio. Con queste parole intendo riferirmi alla volontà sovrana di Dio, ossia al suo libero arbitrio che non può essere assolutamente limitato da alcun obbligo o impedimento. Solo la sovrana volontà di Dio impedisce che il peccatore sia condannato, in un qualsiasi momento, alla perdizione eterna.
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Jonathan Edwards
Jonathan Edwards

Jonathan Edwards (1703-1758) è stato un teologo americano. Laureatosi a Yale, iniziò a curare la chiesa di Northampton, in Massachusetts, dopo due anni di apprendistato con suo nonno.
Nel frattempo, aveva sposato Sarah ed insieme ebbero 11 figli.

Nel 1734, in seguito ad una sua predica sulla giustificazione per grazia, ci fu un risveglio spirituale nella sua chiesa e iniziarono esserci decine di conversioni a settimana. Come notò un osservatore, tutto questo avvenne senza alcuna tecnica teatrale, in quanto lui gesticolava e addirittura si muoveva pochissimo, ma convinceva con il peso delle sue argomentazioni e l'intensità del suo sentimento.

Edwards tenne un accurato resoconto delle sue osservazioni annotandole in A Faithful Narrative of the Surprising Work of God, mentre i suoi sermoni più efficaci furono pubblicati come Justification by Faith, largamente diffusi in America e in Inghilterra, opere che contribuirono a supportare il grande risveglio degli anni successivi (1739–1741), durante i quali migliaia di persone furono compunte dalle predicazioni dell'inglese George Whitefield.
Durante il grande risveglio, Edwards predicò il sermone forse più famoso della storia d'America, Sinners in the Hands of an Angry God (disponibile in italiano come Peccatori nelle mani di un Dio adirato).

Nonostante il suo stile non emotivo, Edwards era convinto che la vera religione fosse radicata nei sentimenti e non nella ragione e per questo difese gli slanci emotivi del grande risveglio, soprattutto nel suo Treatise on Religious Affections (disponibile in italiano con il titolo I sentimenti religiosi), un'opera di discernimento spirituale e psicologico, e in Some Thoughts Concerning the Present Revival of Religion in New England (nel quale incluse un resoconto del risveglio spirituale di sua moglie).

In un'epoca in cui nelle chiese l'unica musica era il canto dei Salmi, Edwards incoraggiò il canto di nuovi inni cristiani.
Siccome egli dava molta importanza alla conversione personale, insistette che solo quanti avevano fatto professione di fede dando una descrizione della loro esperienza di conversione potevano prendere parte alla comunione. Questo rappresentava uno stravolgimento nella politica dei suoi predecessori e gli rese ostile la congregazione che lo espulse dopo 21 anni di pastorato.

Negli anni successivi fu pastore missionario presso i nativi Americani a Stockbridge, in Massachusetts, e scrisse, tra gli altri trattati teologici, Freedom of the Will, una difesa della sovranità divina nel quale affermava che l'uomo è libero di fare ciò che vuole, ma non vorrà mai fare la volontà di Dio senza una visione della sua natura divina impartita dallo Spirito.

Il College of New Jersey (che successivamente divenne Princeton) lo chiamò come preside nel 1758, ma subito dopo il suo arrivo Edwards morì all'età di 55 anni.
Per tutta la sua vita conservò l'abitudine di alzarsi alle 4 del mattino e studiare 13 ore. Per l'eredità lasciata è considerato uno dei più grandi teologi americani.