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Quando i baci ti fanno piangere - Perché le donne perdono quando cedono

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Quando i baci ti fanno piangere - Perché le donne perdono quando cedono

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Descrizione

Un libro per tutte le donne, giovani e meno giovani, che bramano sognare, ma hanno dimenticato come si fa.Un bacio non dovrebbe mai farci piangere... se non di gioia.Che le parole di queste pagine possano risvegliare e rafforzare il sogno del tuo cuore, affinché tu possa fugare ogni fosco ricordo, e ogni paura che si pone tra te e una gioia ineffabile.Le donne ammettono che la promiscuità non riesce a dare ciò che vogliono davvero - perché in quanto donne perdiamo molto più degli uomini quando cediamo. Gli uomini amano l'avventura e l'intrigo, mentre le donne bramano l'intimità, il romanticismo e la passione. Siamo state create per essere molto di più che oggetti dello sfogo sessuale degli uomini. è il momento di restituire dignità, onore, forza e, si... anche potere a una generazione di donne, giovani e anziane, che non sono più disposte a perdere.

Proprietà

ISBN: 9788880773290
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880773290
Peso: 0,250kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

La fiaba della buonanotte di Dio

Il telefono squillò e interruppe l’usuale caos che permeava una casa con quattro ragazzi che le vacanze estive avevano affrancato dagli impegni scolastici.
“Pronto?”
Era il mio pastore.
“Lisa, che ne diresti di parlare di sesso alle ragazze del gruppo giovanile questa sera?”
Mi sentii raggelare e la mia mente tornò di colpo ad una puntata di un talk-show locale che avevo seguito di recente mentre ripiegavo un mucchio di biancheria. Se quanto detto nel corso della trasmissione corrispondeva al vero, le cose erano molto cambiate dai tempi in cui frequentavo la scuola superiore. Secondo quel programma persino gli studenti della scuola media inferiore erano coinvolti in attività sessuali di cui io, da adolescente, non conoscevo nemmeno l’esistenza.
“Questa sera?” balbettai, scoprendomi sorprendentemente nervosa.
“Sì”, continuò lui. “Questo è il piano. Separeremo i ragazzi dalle ragazze. Io mi occuperò dei ragazzi e tu resterai con le ragazze nella sala del gruppo giovanile”.
“John sarà in volo questa sera. Ti fa niente se prima mi consulto con lui?” chiesi debolmente, cercando di prendere tempo.
“No, va benissimo. Quando avrai preso una decisione chiama me o il pastore dei giovani”.
Riagganciai... leggermente scossa. Che cosa stava succedendo? Viaggio in lungo e in largo per la nazione e parlo ad ampi gruppi di donne di ogni età, ma chissà perché la prospettiva di parlare alle ragazze del nostro gruppo giovanile mi metteva in ansia. Avevo bisogno di riacquisire il controllo di me stessa. Dopotutto ero la moglie di un ex pastore dei giovani. Ero uscita da quei due anni più o meno incolume. Poi mi resi conto che non erano le ragazze a preoccuparmi... era l’argomento.
Chiamai John sul cellulare. Era in qualche aeroporto in attesa di prendere una coincidenza per tornare a casa.
“Tesoro, il pastore vuole sapere se sono disposta a parlare di sesso alle ragazze del gruppo giovanile questa sera. Non riesco a decidermi... Voglio dire... questa sera ritornerai a casa, me l’ha comunicato all’ultimo momento e non sono nemmeno sicura di ciò che potrei dire. Cioè... lo sapevi che ci sono un sacco di ragazze di scuola media inferiore che praticano il sesso orale?”
Avevo buttato lì quell’ultimo commento con l’intenzione di turbarlo, ma John rimase impassibile. “Per me va bene. Penso che dovresti farlo”.
“Ma che cosa posso dire a un mucchio di ragazze di scuola superiore? Non ho nemmeno una figlia e non ho quasi tempo per prepararmi”, argomentai.
“Hai tre ore, Lisa. Penso che dovresti buttarti”, ribatté John.
Grandioso. Non aveva alcuna intenzione di coprirmi. Sentii i ragazzi discutere e cominciare a litigare in cima alle scale.
“Ma i ragazzi sono troppo scalmanati e non mi permetteranno di concludere niente... E poi, che cosa potrei mai dire riguardo al sesso?”
“Dio te lo mostrerà. Ascolta, sto per imbarcarmi. Chiamalo e digli che per me va bene”.
“Beh, non sono tanto sicura... ma ti lascio andare. Chiamami quando arrivi”, mormorai.
Era ovvio che a John andasse bene. Non era lui a doverlo fare. Non sopporto quando vorrei che mi coprisse e si rifiuta di farlo. Mentre digitavo il numero del pastore mi guardai in giro nell’ufficio di John e, ancora incerta riguardo a ciò che avrei detto, diedi una scorsa alla sua libreria in cerca di un testo che potesse illuminarmi.
“Ehi, John è d’accordo”. Prima ancora di rendermene conto, mi ritrovai impegnata.
“Fantastico! Ascolta, non voglio che ti prepari troppo. La serata si svolgerà così: prima avremo la lode e l’adorazione tutti insieme, poi tu resterai da sola con le ragazze. A quel punto avranno l’opportunità di scrivere su dei bigliettini le loro domande. Durante la prima mezz’ora risponderai alle domande, poi insegnerai per un’altra mezz’ora, dopodiché le lascerai andare”.
“Potrò vedere le domande prima?” La risposta fu: “No”. Mi sentii ancora più a disagio.
“Ehi, sapevi che prima di diventare cristiana ero davvero una buona pagana? Voglio dire, non è che io abbia questa gran testimonianza di purezza o quant’altro. Credo che ci siano donne più titolate di me per questo incarico”.
“Beh, io non credo che tu debba dare la tua testimonianza”, ribatté lui, essendo ormai ovvio che non avevo una testimonianza da dare. “Devi semplicemente parlare di purezza e dar loro qualche valida risposta. Vedrai che andrà benissimo”.
E con questo ci salutammo. Riagganciai, chiedendomi come fossi riuscita a farmi coinvolgere in quella situazione. Avevo miliardi di altre cose da fare. Mi toccava passare un’altra serata lontana dai miei figli e poi, davvero, non mi sentivo affatto qualificata per affrontare quell’argomento. Mi precipitai fuori dell’ufficio di John e riunii i miei quattro figli per fare l’annuncio e perorare la mia causa.
“Ehi, ragazzi, ho davvero bisogno della vostra collaborazione. A mamma è stato chiesto di parlare alle ragazze del gruppo giovanile questa sera. Ho appena tre ore per prepararmi, quindi mi chiuderò nell’ufficio di papà e vi prego con tutto il cuore di non disturbarmi. Non chiamatemi a meno che non stiate sanguinando. Fate i bravi gli uni con gli altri. Andate fuori a prendere un po’ d’aria o al piano di sopra o nel seminterrato, ma che nessuno di voi resti su questo piano. Non voglio sentirvi litigare. Ci siamo capiti?”
Si guardarono a vicenda, dopodiché assentirono con un cenno del capo. Conoscevano l’aspetto di una donna disperata.
Ritornai nell’ufficio di John e presi a tirar giù dagli scaffali concordanze e altro materiale di consultazione. Con l’angolo dell’occhio scorsi Alec, il mio bimbo di nove anni, che guardava verso di me attraverso la porta a vetri dell’ufficio. Aprii la porta.
“Che c’è, Alec?” chiesi impaziente.
“Oh, niente. Ti stavo semplicemente guardando”, rispose lui disinvolto.
“Non erano questi i patti. Ricorda che dovresti essere su o giù o fuori! Sparisci!” gli dissi con autorità.
“Va bene”, ribatté lui facendo spallucce e allontanandosi strascicando i piedi.
Ragazzi! Tornai a rintanarmi nella semi-solitudine e aprii il Matthew Henry’s Commentary, ma non sapevo proprio da dove iniziare. Tirai fuori la mia Amplified Bible e stavo esaminando tutti i più noti versetti sulla purezza e sulla fornicazione e sugli uomini che fanno lavorare per loro altre donne, quando squillò nuovamente il telefono. A questo punto mi stavo innervosendo. Tirai su la cornetta in malo modo.
“Pronto?”
Era di nuovo il pastore. “Ehi, Lisa, per questa sera non se ne fa niente. Non possiamo farlo così in fretta. Ma vorrei annunciarlo oggi per la settimana prossima. Sarai in città la settimana prossima?”
Ecco la mia occasione! Magari avevo già un impegno fuori città per la settimana successiva. Afferrai la mia agenda e controllai.
“La settimana prossima sarò a casa”.
“Grandioso. Allora lo faremo la settimana prossima”, ribatté lui e riagganciò.
Provai un certo sollievo al pensiero che adesso avevo un’intera settimana per prepararmi invece di sole tre ore, che poi sarebbero state in realtà di meno perché dovevo ancora farmi la doccia e preparare la cena. Tirai comunque un sospiro di sollievo, informai i ragazzi che la vita poteva riprendere il suo ritmo normale e proseguii la mia giornata sentendomi molto più leggera.
Nel corso della settimana successiva non feci che pensare alla riunione e a ciò che avrei detto. Cercai Dio con tutto il cuore e investigai le Scritture e me stessa al fine di trovare delle risposte alle domande che le ragazze mi avrebbero certamente posto. Ipotizzai ragionevolmente che mi avrebbero chiesto fin dove fosse lecito “spingersi”, come se la nostra sessualità individuale fosse una sorta di partita di golf o di corsa di biciclette. Investigai le Scritture determinata a trovare una risposta chiara e incontrovertibile, consapevole che quella che avevo dato ai miei figli quando erano più piccoli non avrebbe funzionato. Dopotutto io ero la madre che aveva detto ai propri figli che Magic Johnson aveva contratto il virus dell’HIV baciando troppe ragazze e che poi si era sorpresa per la loro paura di salutare i parenti con un bacio. Avevo semplicemente voluto evitare di turbarli con i particolari perché erano “così piccoli”.
Quando mio figlio maggiore aveva dodici anni, lo mandai ad un seminario di corteggiamento promettendogli che gli avrei combinato un matrimonio su misura. Mi offrii persino di vagliare le candidature di aspiranti spose mentre ero in giro per conferenze. Fui quasi sul punto di convincerlo quando gli dissi quanto denaro avrebbe risparmiato se non avesse dovuto pagare gli appuntamenti. Avrebbe potuto usare gli stessi soldi per comprarsi invece una bella automobile.
Ma adesso dovevo essere seria. Ci sarebbero state svariate centinaia di ragazze che probabilmente non avrebbero approvato la mia teoria del matrimonio combinato. Pregai sinceramente:
Padre, ho davvero bisogno di una risposta per queste ragazze. Voglio trasmettere loro la tua saggezza, non le mie opinioni o quelle di chiunque altro. Dovrei dir loro che va benissimo tenersi per mano finché non si spingono oltre? O pensi che vada bene anche baciarsi? Ho davvero bisogno di saperlo al più presto.
Attesi, ma non percepii alcuna risposta alla mia preghiera, perciò mi alzai e mi diressi verso la doccia. L’indomani sarebbe stato “il giorno”. Mentre mi facevo la doccia pensai ai percorsi che avrei potuto intraprendere la sera seguente, finché lo Spirito Santo non mi parlò mutando un po’ l’enfasi del mio approccio.
Mi disse: “Stai cercando regole per limitare il loro comportamento. Ma le regole non serviranno a fermarle. La responsabiliz-zazione di cui necessitano deve nascere dalla relazione. Invece di concentrarti su ciò che non possono fare, concentrati su ciò che possono fare. Esortale a spingersi con i loro ragazzi fin dove non avrebbero problemi a spingersi in presenza del loro papà. Perché un padre è il protettore e il custode della virtù delle figlie”.
Ero entusiasta! Non si trattava di dare regole e non potevo permettermi di seguire quella strada. Facendolo avrei ridotto la discussione ad una lezione sulla legge e avrei lasciato quelle adolescenti impotenti e frustrate. Si trattava invece di incoraggiarle a sviluppare una relazione con il loro Padre celeste e a onorare i loro papà terreni. Non si trattava di porre limiti, regole morali e codici etici scolpiti nella fredda pietra, ma di renderle consapevoli di quelli viventi scritti nei loro cuori. Saltai fuori della doccia, mi asciugai e scrissi al computer circa sei pagine di annotazioni personali.
La sera seguente arrivai quando la lode e l’adorazione avevano già avuto inizio e mi sentii alquanto osservata e fuori posto. Ovviamente la presenza di una donna sulla quarantina in mezzo a tutte quelle adolescenti dava nell’occhio e non c’era verso di evitare la percezione dei loro sguardi puntati su di me. Immaginai che mi considerassero come un’altra “mamma intrusa” giunta a spiare il gruppo giovanile. Al termine dell’adorazione furono distribuiti i bigliettini su cui le ragazze avrebbero scritto le temute domande. Sorrisi a due ragazze sedute accanto a me e mi piegai su di loro incoraggiandole a scrivere qualsiasi cosa volessero. Speravo invece che, per paura ch’io in seguito potessi riconoscerne la scrittura, si sarebbero mantenute sul vago.
“Oh, io ho soltanto una domanda sull’abbigliamento”, mi disse una di loro innocentemente.
Le rivolsi fiduciosa un cenno del capo e sorrisi, pensando tra me e me: Grandioso! Non ho problemi con una domanda sull’abbigliamento. Sarà più facile del previsto. Non avrei dovuto agitarmi così tanto.
Quando ebbero finito di scrivere le domande, tutte le ragazze lasciarono il santuario per seguirmi nella sala del gruppo giovanile in fondo al corridoio. A mano a mano che entravano le ragazze, consegnarono i bigliettini con le domande ad alcune incaricate. Non potei fare a meno di notare quanto fossero vivaci e chiassose. Alquanto a disagio, attesi in disparte che le circa quattrocento le ragazze prendessero posto in sala. Quando i posti a sedere furono tutti occupati, le restanti ragazze presero a sistemarsi sul pavimento. A quel punto le incaricate mi consegnarono il mucchio di bigliettini e un microfono e io salii sul palco per cominciare a rispondere alle domande.
Pur avendo avuto un’intera settimana per prepararmi, fui colta alla sprovvista dal genere di domande in cui mi imbattei quella sera. La prima chiedeva se fossi o no d’accordo nel considerare un certo uomo della chiesa, indicato sul bigliettino con tanto di nome e cognome, l’uomo più sexy del mondo. Risposi che non ero d’accordo. Dissi a quelle ragazze che consideravo mio marito l’uomo più sexy del mondo.
La domanda successiva riguardava i vestiti: è lecito vestirsi in modo sexy? Quanta pelle è lecito mostrare?
Avevo osservato le ragazze mentre entravano in sala. Tante di loro indossavano gonne talmente corte da farmi rabbrividire al momento in cui si sarebbero sedute. Altre avevano la vita scoperta, con tanto di piercing all’ombelico sospeso su jeans o pantaloncini che parevano spinti intenzionalmente più in basso possibile lungo i fianchi.
Per chiarire meglio la questione chiesi: “Intendete dire se reputo giusto che vi vestiate in modo provocante?”
La maggior parte delle ragazze assentirono con un cenno del capo, compiaciute che avessi capito.
“Certo, mi pare un’idea grandiosa. Vestitevi pure da prostitute se volete far colpo su uno sfruttatore. è come pescare – l’esca che usate determina quello che pescherete. Perciò, se volete accalappiare uno sporcaccione, vestitevi senz’altro da sgualdrine”.
Parvero un po’ sconcertate, perciò continuai: “Non voglio dire che sia sbagliato vestirsi in modo attraente o alla moda, ma un abbigliamento provocante è appropriato soltanto a porte chiuse e tra marito e moglie”.
Dissi loro che c’erano capi che indossavo soltanto in camera con mio marito e che sarebbero stati inappropriati per portare a passeggio il cane o per strapazzare le uova per i miei quattro figli il mattino successivo. Spesso, quando i miei figli mi aiutano con il bucato, spunta fuori qualche capo di biancheria intima dai colori sgargianti o dalla forma strana e, interrogata al riguardo, rispondo che sono vestiti di “mamma-papà”. A quel punto fanno spallucce, mi passano l’indumento e mi dicono: “Tieni, piegalo tu. Io non sono sicuro di sapere come si fa”.
Un’altra domanda delle ragazze riguardava le parti del corpo idonee al piercing e io mi limitai a riferir loro la raccomandazione della Bibbia: orecchi e naso (Ezechiele 16:12). Le esortai a tenersi alla larga da tutto ciò che non è fatto di cartilagine.
Non erano poche le domande sulla posizione della Bibbia nei confronti dell’omosessualità. C’erano direttive bibliche chiare al riguardo? Era sbagliata? Come poteva l’amore tra due persone essere sbagliato, omosessuale o no? Risposi indicando loro dei versetti biblici che avrebbero potuto studiare da sole e spiegai che la cosa giusta – l’amore – nel contesto sbagliato – espressa sessualmente tra individui dello stesso genere – era comunque sbagliata. è un modo illecito di soddisfare un bisogno lecito, una perversione dell’espressione d’amore sessuale lecita che Dio ha stabilito.
Altre domande riguardavano il sesso orale e altre erano talmente rozze, volgari e irrispettose da non meritare neppure una menzione. Poi, però, arrivò la domanda con la D maiuscola. Non fraintendermi. Mi ci ero già imbattuta svariate volte, ma l’avevo sempre rimandata facendo scivolare il bigliettino in fondo al mucchio. Era la domanda più ricorrente, subito seguita da una versione o l’altra di: è lecito vestirsi in modo sexy? Non potevo più evitarla – era il momento che tutte quante aspettavano: la domanda su cui si concentravano tutte le loro aspettative... Fin dove è lecito spingersi?
Quando comunicai loro la risposta che lo Spirito Santo mi aveva dato, i bisbigli e le risatine si interruppero e si sarebbe sentita volare una mosca. Ognuna di quelle ragazze si stava raffigurando la scena nella propria mente. Di fronte a mio papà? Che situazione si creerebbe? Ma dai, mica facciamo cose del genere davanti a papà!
è vero, perché praticamente tutte le espressioni sessuali troverebbero sfogo dietro porte chiuse, in angoli bui, al riparo delle tenebre, in un’auto o nell’offuscamento generato dall’uso di droghe o alcol. Le più sfacciate si daranno da fare al buio della propria camera mentre i genitori sono a dormire, ma mai alla luce, sobrie, giusto di fronte a papà!
Nella sala continuò a regnare il silenzio e capii allora che si trattava della risposta giusta alla domanda sbagliata di una generazione di ragazze confuse e vulnerabili. La rivelazione per me più allarmante fu l’improvvisa consapevolezza di trovarmi di fronte a ragazze di scuola superiore che frequentavano la chiesa sotto la guida di un pastore dei giovani dinamico, appassionato e ardente. Sapevo che le guide di queste giovani ardevano dal desiderio di vedere la santità e il fuoco di Dio divampare tra quelle anime e produrre risveglio e restaurazione. Sapevo che le stesse guide ricercavano instancabilmente la purezza. Dov’era il problema? Cominciai ben presto a capirlo.
Predicai il mio messaggio e chiusi il servizio alle 21.00, invitando coloro che volevano pregare o parlare o porre altre domande a intrattenersi ancora un po’ con una leader del gruppo giovanile o con me. Fui colpita dal gran numero di ragazze che decisero di restare e che a quel punto avevano espressioni alquanto differenti da quelle quasi di sfida aperta in cui mi ero imbattuta al mio ingresso. Ciò che sentii nelle successive due ore mi spezzò il cuore.
Giovani ragazze che tremavano per la sofferenza e la vergogna delle violenze e delle molestie subite da persone di cui si fidavano: amici, fidanzati, zii, fratelli, patrigni e persino papà. Giovani ragazze tormentate dalla ripetizione mentale di immagini, film, video musicali, fotografie o siti internet saturi di sessualità perversa. Giovani ragazze che si sentivano insozzate da conversazioni o barzellette sporche a cui avevano preso parte o che avevano sentito per caso o colme di vergogna per gli epiteti che erano stati loro affibbiati. Altre erano ossessionate dalla masturbazione.
Tutti questi segreti avvolgevano le loro giovani vite come patine grigie o residui appiccicosi che non riuscivano a lavar via. Restavano appresso a loro come odore di fumo stantio, affinché chiunque sapesse che avevano camminato in mezzo a fuoco impuro.
Queste figliole non avevano un porto sicuro dove poter semplicemente riposare e dormire senza dover combattere contro immagini, fantasie, voci o ombre del loro passato. Paura e vergogna impedivano loro di avere pace. Alcune erano state fornite di regole, ma avevano scoperto che erano una difesa imperfetta contro gli attacchi sferrati ai danni della loro mente. Troppo spesso il corpo era sfuggito alla violenza fisica, ma la mente no. Bramavano essere salvate da un cavaliere con l’armatura splendente. Volevano fuggire dalla cupa torre che le teneva imprigionate, ma i cavalieri non c’erano più. Troppo spesso erano stati gli uomini nella loro vita che le avevano deluse, violate o abbandonate, lasciandole vulnerabili e diffidenti.
Mi furono raccontate storie concernenti un abuso talmente sottile da indurre tanti nell’errore di considerarlo innocuo: genitori che guardavano film intrisi di promiscuità sessuale, allusioni e, spesso, parziale nudità insieme con i loro figli, al riparo della propria casa o nel buio di un cinema. Giovani ragazze mi confidarono come si fossero sentite a disagio a vedere certe cose con i propri genitori e in particolar modo con il papà. Loro provavano vergogna e inquietudine, mentre i genitori non battevano ciglio. Dopo un po’ di questi film o spettacoli televisivi avevano ormai allontanato la sensazione di disagio, ma non erano state più in grado di considerare i propri genitori sotto la stessa luce. Era come se osservando papà guardare il seno nudo di un’altra donna in situazioni sessualmente suggestive, il loro stesso seno virgineo fosse stato scoperto. L’esperienza le lasciava vulnerabili e violate senza neppure sapere perché.
Ma come può una figlia sentirsi sicura e protetta quando suo padre si lascia intrattenere dalla promiscuità? Percepirà la sua protezione, la sua disapprovazione o la sua delusione quando lui non c’è se non ha provato nulla di tutto questo in sua presenza? Che cosa accade quando una ragazzina non si sente più al sicuro?
Forse non ti sei mai sentita in questo modo, ma ti sei ritrovata sessualmente chiusa o indifferente a causa dell’immagine orribile ed empia proiettata dalla nostra società. Sembra che il maligno abbia infangato l’immagine sana del desiderio e dell’amore trasformandola in una squallida istantanea di lussuria. Perciò desiderare e risvegliarsi a una passione di qualsiasi genere diventa una prospettiva paurosa. Cominci a chiederti come potresti mai scambiare la sicurezza e le restrizioni della legge con il desiderio e l’abbandono.
E perché, perché, perché dovrei scrivere un libro sulla purezza sessuale quando sembra che nessuno sia davvero interessato o disposto a seguirmi? E a chi dovrei rivolgermi? Rispondo affermando che questo è un libro per figlie in attesa. è per le madri affinché ricordino. è per tutte coloro che sono cadute e vogliono essere rialzate. Ed è anche per coloro che si sono mantenute pure, affinché conoscano e comprendano appieno quale sarà la loro ricompensa e siano incoraggiate a restare forti.
Questo libro è una lettera da una generazione di madri e mentori che hanno conosciuto il rimorso alle figlie di questa generazione, affinché evitino i nostri errori ed ereditino le promesse e non le sofferenze. è uno strumento per le madri che sentono di non poter dire no alle figlie perché anni fa esse stesse hanno detto sì.
Non è un elenco di cose da fare e di cose da non fare... è un libro di restaurazione. Uno sguardo su come Dio vede le cose, una rivelazione del suo intento originale. Qualcuno potrebbe considerarla una favola impossibile, ma io credo che possa essere vera. Le regole non ci renderanno mai libere, così come la paura e il controllo non ci faranno mai sentire al sicuro. è la verità che ci rende libere, una verità che si profila ben più grande di tutte le menzogne che attualmente ci circondano. La verità è l’alba che spunta dopo una notte lunga e tenebrosa costellata da null’altro che orribili delusioni e disperazione.
Ho sentito dire che se vuoi che qualcuno senta ciò che hai da dirgli dovresti comunicarglielo in forma di racconto. Ho scoperto che è vero quando, ormai molti anni fa, raccontavo delle storie ai miei figli ogni volta che dormivano in camera mia. Erano solo le strampalate avventure di una famiglia diretta a ovest al tempo dei pionieri che mi inventavo mentre tutti insieme aspettavamo di addormentarci. Spesso i miei figli entravano e uscivano dalla storia mentre scivolavano dentro e fuori del sonno. Anch’io, con loro, entravo e uscivo dalla storia mentre il sonno aveva la meglio su di me, ma se qualcuno di loro era ancora sveglio mi richiamava all’ordine e mi correggeva se avevo omesso qualche dettaglio o se mi ero contraddetta. Mi stupisce il fatto che ancora oggi sembrano ricordare la storia con molta più chiarezza e dovizia di particolari di quanto io stessa sia capace.
Perché ti ho raccontato questo? Perché credo che Dio voglia raccontarti una fiaba della buonanotte, per far riaddormentare ciò che è stato così rudemente risvegliato. Una storia che riconduca delicatamente le passioni a un luogo di attesa e di riposo nel sonno, un racconto che restituisca a uno stato onirico ciò che è stato risvegliato prima del tempo. Un luogo dove le paure si placano e la speranza ritorna. Un porto sicuro dove non c’è posto per la vergogna e tutto è fresco, nuovo e pulito come fiori dopo una pioggia primaverile.
Prima di raggiungere insieme quel luogo, preghiamo:

Caro Padre celeste,

tu sei il Creatore del cielo e della terra. Tu sei anche l’Autore dell’intimità. Ci sono aree della mia vita che sono state risvegliate prima del tempo... aree della mia sessualità che non hanno finito di riposare o di sognare perché sono state risvegliate e infiammate. Ti chiedo di toccare queste aree e guarirle con il tuo riposo. Che la luce della tua verità giunga a me, mentre leggo, per dissipare le tenebre che sovrastano questo aspetto della mia vita.
Credo che soltanto tu possa farlo, perché sei onnipotente e onnisciente. Apri gli occhi del mio cuore affinché possa conoscerti e camminare nelle tue vie. Opera affinché tutto ciò che deve essere messo a riposo venga effettivamente messo a riposo. Dissipa le mie paure e dammi sicurezza sotto le tue ali. Apri il mio cuore e riempilo dei tuoi racconti, affinché io possa conoscere e comprendere il tuo disegno.

Con amore,
tua figlia.

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