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Dottrine - Il fondamento della fede cristiana

Dottrine - Il fondamento della fede cristiana

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Descrizione

Viviamo giorni in cui il messaggio cristiano viene sempre più diluito e distorto. E' perciò di importanza vitale riconoscere, difendere e sostenere le verità fondamentali e la nostra genuina eredità spirituale. Ulf Ekman offre una presentazione obiettiva e biblica di ogni dottrina fondamentale della fede cristiana. La verità di Dio è eterna, qualunque cosa le si opponga. DOTTRINE è uno strumento preziosissimo per ogni guida spirituale nella chiesa, ma anche per il singolo credente che desidera un fondamento solido e biblico per la sua fede cristiana.

Proprietà

ISBN: 9788880771005
Produttore:
Editrice Uomini Nuovi
Codice prodotto: 9788880771005
Peso: 0,260kg
Rilegatura: Brossura
Lingua: Italiano

Capitolo gratuito

Capitolo 1


Rivelazione


Il cristianesimo è una “religione-rivelata”. Quando Pietro disse a Gesù “Tu sei il Cristo”, Gesù rispose: “Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli” (Matteo 16:17). Solo tramite tale rivelazione Pietro e gli altri discepoli poterono rendersi conto che Gesù era il Messia che doveva venire, annunciato dai profeti.
Gesù stesso venne sulla terra per rivelazione e come rivelazione. Giovanni dice: “Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita poiché la vita è stata manifestata (cioè è stata rivelata) e noi l’abbiamo vista...” (1 Giovanni 1:1-2).
La rivelazione che Dio diede di se stesso, della sua volontà, dei suoi scopi e dei suoi propositi vennero sulla terra direttamente dal suo cuore. Per mezzo dello Spirito Santo, questo fu rivelato ai profeti che poi lo scrissero nella Bibbia. La lettera agli Ebrei dice: “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio...” (Ebrei 1:1-2).
Che cos’è, allora, la rivelazione? La rivelazione può essere definita come un atto soprannaturale di Dio per far conoscere la verità agli uomini. Paolo la descrive in questo modo: “Come è scritto: Le cose che occhio non vide e che orecchio non udì e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano. A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito” (1 Corinzi 2:9-10). In altre parole, la rivelazione è un atto di Dio tramite il quale egli impartisce agli uomini oralmente o per iscritto, verità che prima erano a loro sconosciute.
Quando Dio parla agli uomini, lo fa con uno scopo. Vuole rivelare se stesso, la sua potenza e la sua volontà all’uomo e gli vuole assicurare conoscenza, salvezza e comunione. Dio non rivela se stesso agli uomini solo per dar loro un certo grado di istruzione o per soddisfarne le curiosità. Lo fa per restaurare l’uomo nel giusto rapporto con Dio.
Poiché l’uomo è lontano da Dio la rivelazione è per lui essenziale. I suoi peccati lo separano da Dio e dalle altre persone (Isaia 59:2) e non può colmare tale divario da solo. Dio stesso lo deve salvare, e questo è il motivo per cui egli dà rivelazione di sé. Prima della caduta, Dio parlava apertamente all’uomo, ma, da quel momento in poi, egli gli ha parlato soltanto tramite la rivelazione.

Rivelazione generale

La rivelazione può essere divisa in due categorie: generale e specifica.
Il primo modo in cui Dio appare all’uomo è tramite la rivelazione generale di se stesso nella creazione, nella natura. In Romani leggiamo:

“...poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, sì vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inesauribili” (Romani 1:19-20).

Dio creò il mondo perché l’umanità potesse comprendere che egli esiste. La creazione dà continuamente testimonianza del suo Creatore. Ecco perché è vera la testimonianza del Salmo 53:1 che dice: “Lo stolto ha detto in cuor suo: Non c’è Dio”. Solo gli stolti “soffocano la verità” (Romani 1:18) negando ciò che la natura dice loro incessantemente: “C’è un Dio”.
Il secondo modo in cui Dio ha dato una rivelazione generale all’uomo è mediante la sua coscienza. Leggiamo in Romani:

“Infatti quando degli stranieri, che non hanno legge, adempiono per natura le cose richieste dalla legge, essi, che non hanno legge, sono legge a se stessi; essi dimostrano che quanto la legge comanda è scritto nei loro cuori, perché la loro coscienza ne rende testimonianza e i loro pensieri si accusano o anche si scusano a vicenda” (Romani 2:14-15).
Dio ha scritto la sua legge nella coscienza dell’uomo ed essa lì produce la sensazione intuitiva di quel che è giusto e di quel che è sbagliato. La coscienza può essere resa inerte, dura, sorda e può anche esser messa a tacere, ma, ciononostante, non cessa mai di dare testimonianza della esistenza di Dio.

Rivelazione specifica

Anche se la creazione e la coscienza insieme dichiarano che Dio esiste, questa conoscenza non è sufficiente a salvare l’uomo e a garantirgli la comunione con Dio. Questo spetta alla rivelazione specifica. La rivelazione specifica è il mezzo di cui Dio si serve per parlare all’uomo in modo che quest’ultimo si renda conto di chi egli realmente sia, riconosca il peso da cui è oppresso e si rivolga a Dio per aver la salvezza.
Tale rivelazione può arrivare in molti modi, per esempio, tramite sogni, visioni, visite di angeli, parole dirette o mediante segni e meraviglie. Dio ha parlato molte volte e in molte maniere (Ebrei 1:1).
Quando Dio si rivelò ad Abramo per la prima volta (Genesi 12:1-3) lo fece perché tutti gli uomini fossero benedetti. Avendo conservato nel cuore tutto quello che Dio gli aveva comandato, Abramo ne mise a conoscenza suo figlio Isacco che, a sua volta ne informò Giacobbe. Più tardi Mosè ne fece una cronaca e fece la stessa cosa per le altre parole e gli altri eventi importanti per il fine ultimo di Dio, la redenzione dell’uomo che era caduto nel peccato. Poi apparvero i profeti. Tutto quello che essi dissero fu scritto e così, poco a poco, nacque la Bibbia.
La Bibbia è stata scritta per uno scopo: per far conoscere all’uomo il piano di Dio per la sua salvezza. Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengono alla conoscenza della verità” (1 Timoteo 2:4).


Se non c’è il Vangelo, non c’è salvezza!

A poco a poco Dio rivelò le sue intenzioni all’umanità. Nella sua lettera agli Efesini, Paolo scrive:

“... senza dubbio avete udito parlare della dispensazione della grazia affidatami per voi; come per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui più sopra vi ho scritto in poche parole; leggendole, potete capire la conoscenza che io ho del mistero di Cristo. Nelle altre epoche non fu concesso ai figli degli uomini di conoscere questo mistero, così come ora per mezzo dello Spirito è stato rivelato ai santi apostoli e profeti di lui; vale a dire che gli stranieri sono eredi con noi, membra con noi di un medesimo corpo e con noi partecipi della promessa fatta in Cristo Gesù mediante il Vangelo, di cui io sono diventato servitore secondo il dono della grazia di Dio a me concessa in virtù della sua potenza” (Efesini 3:2-7).

Sentendo il Vangelo di Gesù Cristo, la gente può essere salvata, ristabilita e resa capace di trovare la comunione con Dio. Il Vangelo rivela quello che Dio ha fatto in Cristo per salvare l’umanità. Senza il Vangelo, nessuno può essere salvato. Grazie alla rivelazione generale che Dio ha dato di sé, l’uomo può raggiungere un certo grado di consapevolezza della esistenza di Dio e può sapere che egli ha un piano per la sua vita. Ma per trovare la comunione con lui l’uomo deve ascoltare e accettare le condizioni che pone il Vangelo.
Romani 1:16 dice “il vangelo... è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede...” Questo vangelo fu dato per rivelazione e scritto nella Bibbia. Ecco perché Paolo è così vigilante perché non venga alterato o cambiato. Se il vangelo è cambiato, le persone non possono essere salvate. Non c’è quindi da meravigliarsi se, sia il vangelo che la Bibbia, vengono attaccati! Senza di essi, l’uomo è perduto. Paolo dice nella sua lettera ai Galati:

“Mi meraviglio che così presto voi passiate da colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Che poi non c’è un altro vangelo; però ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi annunziasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia anatema” (Galati 1:6-9).

Paolo è profondamente preoccupato perché sa che cosa c’è in gioco. Nel versetto 12 dice: “Non l’ho ricevuto né l’ho imparato da un uomo, ma l’ho ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo”.
Per questo Paolo combatteva e per questo nel corso della storia i credenti hanno continuato a combattere: per preservare la purezza del vangelo in modo che potesse continuare a essere potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.
Il diavolo odia il vangelo. Odia la rivelazione, odia la Bibbia e odia Gesù. Ecco perché lancia i suoi ‘dardi infuocati’ verso tutto quello che Dio ha detto. Non meravigliamoci, quindi se la prima cosa che la Bibbia dice di lui è che va seminando dubbi sulla Parola di Dio: “Come! Dio vi ha detto...” (Genesi 3:1) e da allora ha continuato secondo lo stesso copione. Perciò è fondamentale che accettiamo la testimonianza che la Bibbia dà e il punto di vista che essa ci indica. Se non avessimo la rivelazione scritta di Dio nelle Scritture, uomini e donne non potrebbero mai avere la salvezza e il diavolo lo sa bene.

L’autorità delle Scritture

Quando si parla di rivelazione, è bene fare alcune puntualizzazioni e spiegare alcuni termini:
Rivelazione è un atto di Dio tramite il quale egli si fa conoscere alle sue creature.
Ispirazione è il mezzo che lo Spirito Santo usa per comunicare tale rivelazione.
Illuminazione è l’influenza esercitata dallo Spirito Santo su ogni credente affinché possa ricevere, comprendere e seguire obbediente quanto viene rivelato. La prima lettera ai Corinzi 2:14 dice che le cose dello Spirito di Dio devono essere giudicate spiritualmente cioè esaminate e soppesate spiritualmente. Al versetto 13 dice: ...adattando parole spirituali e cose spirituali.
Tutti noi abbiamo, o abbiamo bisogno di avere un rapporto con l’autorità. Per il credente, Dio è l’Autorità massima. Ecco perché dobbiamo avere ben chiaro che il modo di vivere e di parlare di Dio deve essere il modello supremo per il cristiano nella vita che conduce e nella fede che esercita. Dio ha rivelato se stesso nelle Scritture e nel suo Figliolo, Gesù Cristo. Perciò queste sono le massime autorità per ogni credente.
Questo può sembrare ovvio, ma la battaglia è sempre avvenuta in questo campo più che in ogni altro. In tutta la storia della chiesa è stata attaccata e messa in discussione l’autorità delle Scritture nonostante Gesù, Pietro e Paolo e la chiesa primitiva le citassero perché non venissero mai messi in discussione. Persone che hanno deviato dalla verità e hanno seguito il mondo hanno sempre cercato di togliere dal trono Dio e la sua Parola per mettere sul trono sé stessi. Costoro hanno rifiutato la massima autorità di Dio e della sua Parola e hanno dato questa autorità a sé stessi: da questo è derivato solo del male.

Tradizioni e esperienze

Fino ad oggi, le forze che si sono contese la vita dell’uomo sono fondamentalmente tre:
La prima è Gesù Cristo il Signore insieme alla Bibbia - Parola di Dio.
La seconda è formata dalle tradizioni e dalle esperienze. Queste possono assumere la forma delle tradizioni religiose dell’uomo delle sue idee e opinioni, dei riti religiosi e di una autorità religiosa assunta arbitrariamente. Gesù rende chiaro tutto questo quando dice ai Farisei:

“Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alle tradizioni degli uomini... Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!.. annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. Di cose simili ne fate molte” (Marco 7:6-9,13).

Queste tendenze sono state evidenti nel corso della storia. Le persone hanno modificato il Vangelo e minato l’autorità della Bibbia, se non usando lo scetticismo del mondo, usando una gran quantità di miti, favole e tradizioni la cui origine non ha traccia nelle Scritture. A queste tradizioni viene attribuito un’autorità simile a quella che viene attribuito alla Bibbia e non è raro sentire frasi del tipo: “Solo i sacerdoti, la chiesa e la tradizione possono capire e interpretare la Bibbia”. Questo è proprio il modo in cui gli uomini annullano la Parola di Dio tramite le loro tradizioni.
Mentre attribuiscono, con le labbra, importanza alla Bibbia in realtà gli uomini riconoscono come autorità qualcosa di totalmente diverso. Elevano le loro opinioni, i loro riti religiosi, la loro gerarchia allo stesso grado di autorità della Parola di Dio e inculcano tali idee nelle persone che non osano far altro che ubbidire.
Questa è una grave forma di oppressione. Le tradizioni umane tolgono potenza alla Parola di Dio e impediscono così agli uomini di udirla e di essere salvati. Religiosità morta e tradizioni umane diventano sostituti del vangelo e rendono gli uomini schiavi anziché liberarli.

La mente può ingannare

La terza autorità che è in competizione con la Parola di Dio è l’intelletto umano. Questo è l’errore compiuto dal razionalismo. Il razionalismo dà una tale importanza all’intelletto umano da metterlo al posto di Dio. Se il tradizionalismo dice: “Non lo abbiamo mai fatto in questo modo, prima” il razionalismo dice: “Non posso crederlo perché non riesco a capirlo”.
Dio ha formato la mente umana perché possa fare considerazioni, analizzare, valutare, investigare e sviluppare. La mente umana ha un potenziale enorme, ma è anche limitato. Quando Giobbe discute le azioni di Dio, egli risponde: “Dov’eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza” (Giobbe 38:4).
Se esaltiamo la mente umana fino a considerarla Dio o Giudice e Autorità Suprema, ne facciamo un idolo. Quando l’uomo, con il suo intelletto limitato, giudica e critica Dio e la sua Parola, i suoi piani e i suoi metodi, perde la direzione.
Questo contorto razionalismo ha portato alla critica biblica che ha messo in discussione la Bibbia basandosi su falsi presupposti, cioè su un modo di pensare tipico dell’uomo e del mondo in cui vive. Rifiutando tutto quello che appare improbabile o straordinario, il razionalismo accetta soltanto un debole credo moralistico. Ma quando un cristiano crede che Gesù facesse miracoli, non lo crede perché lo dice la tradizione o perché la sua mente lo può ammettere, ma perché lo dice la Scrittura. Dio ha parlato nella sua Parola e quello che egli dice è vero anche se questo può apparire fantastico alla mente dell’uomo moderno che ha interesse nelle cose del mondo.
Nella sua prima lettera ai Corinzi, Paolo dice:

“Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia cosa vana... Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione” (1 Corinzi 1:17 e 20-21).

La sapienza senza Dio è pazzia. La sapienza di Dio può sembrare pazzia all’uomo di strada, ma ha il potere di salvare perché è verità. Questo porta al così detto “Punto di vista sulla Bibbia”. Quando si chiede “che modo di intendere la Bibbia segui tu?” oppure “che scuola di pensiero segui?” in realtà si intende dire “quale consideri la suprema autorità? Il tradizionalismo o il razionalismo? O forse la Bibbia stessa?”
In ogni grande risveglio spirituale dalla nascita della chiesa fino a oggi, i cristiani hanno all’unisono creduto quello che la Riforma proclamò, “Solo la Scrittura!” La Parola di Dio è vera, attiva e piena di autorità. Questo basta!

Lo scopo della Bibbia: la salvezza

Quando si parla della Bibbia in questi termini, è importante che comprendiamo il suo scopo. La Bibbia non intende fornirci una spiegazione dettagliata della relazione fra molecole durante la creazione. Lo scopo della Bibbia è di darci un panorama completo e chiaro del piano di salvezza che possa essere compreso da tutti in ogni generazione, in ogni età e in ogni cultura. In questo modo si può arrivare alla conoscenza della verità ed essere salvati.
La seconda lettera a Timoteo 3:16-17 dice così: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”. In altre parole, lo scopo della Bibbia è di formare uomini e donne di Dio maturi. Questo implica che si debba accettare che chi l’ha scritta fosse guidato dallo Spirito Santo a scrivere quello che è stato scritto nel modo in cui è stato scritto.
La Scrittura è coerente. E, inoltre, è uniforme. Anche se furono molti gli autori che scrissero in un lungo arco di tempo quello che ricevettero dal Signore, c’è però un unico tema che l’attraversa tutta: quello della salvezza e della redenzione. Dietro ad ogni autore c’è un altro Autore, cioè lo Spirito Santo.
Inoltre, la Bibbia è chiara. Non è oscura o confusa, ma dà una risposta diretta sulla salvezza. Poiché ogni singolo argomento nella Bibbia è inserito nel tema più ampio e vasto, il piano di salvezza; la Bibbia offre quello che serve all’uomo per essere salvato.


Gli autori, guidati dallo Spirito Santo

Come abbiamo visto nella seconda lettera a Timoteo 3:16 la Bibbia è ispirata da Dio e questo è fondamentale.
La Bibbia è stata scritta da uomini, ma, mentre lo facevano, furono guidati da Dio: “...nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21).
Tutti gli autori furono guidati dallo Spirito Santo. Erano persone provenienti da ambienti diversi, di istruzione, personalità e interessi diversi. Fra di essi troviamo il re Davide e il pastore Amos. Troviamo Daniele, l’ufficiale babilonese di alto rango e il pescatore di Israele Pietro. Usando stili diversi, scrissero quello che Dio diede loro. Tali scritti furono preservati con cura e oggi formano la Bibbia.
Dobbiamo concludere che la Bibbia afferma con chiarezza che quanto Dio dice è vero. Gesù dice di se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita...” (Giovanni 14:6). Ogni autore della Bibbia e ogni credente in ogni epoca hanno affermato che Dio dice la verità.
In Giovanni 17:17 Gesù dice: “La tua parola è verità” e Davide dice, nel Salmo 19:7-9: “La legge del Signore è perfetta... i precetti del Signore sono giusti... i giudizi del Signore sono veri”. Nel Salmo 119:151 e 160 chi scrive dice: “...tutti i tuoi comandamenti sono verità... tutte le tue parole sono verità”. Non c’è dubbio sul fatto che gli autori della Bibbia considerassero quello che scrivevano vero, ispirato, dato da Dio, e storicamente e moralmente corretto. Gesù citava di frequente la Bibbia esistente ai suoi tempi, l’Antico Testamento, e si riferiva alle persone e ai luoghi dando per scontato che essi fossero esistiti e si riferiva a quanto era avvenuto dando per scontato che fosse avvenuto. Per Gesù, il Figlio di Dio, queste cose erano fatti, non miti o leggende.
Quando la Bibbia è diventata oggetto di dure critiche, questo è sempre avvenuto su basi non cristiane, usando parametri del mondo. Anche i cosiddetti teologi “cristiani” hanno attaccato la Bibbia e lo hanno fatto basandosi su qualcosa che è estraneo alla Bibbia in quanto tale. Per Gesù, gli apostoli e la chiesa primitiva, era un fatto assodato che le Scritture fossero affidabili e autorevoli sia dal punto di vista morale che storico.

L’ispirazione della Bibbia

Allora come furono ispirati gli autori della Bibbia e come arrivò la rivelazione all’uomo?
Per prima cosa lo Spirito di Dio metteva in azione uno scrittore. A Geremia egli disse: “Ecco, io ho messo le mie parole sulla tua bocca” (Geremia 1:9) e allo stesso modo Davide dice: “Lo Spirito del Signore ha parlato per mio mezzo; e la sua parola è stata sulle mie labbra” (2 Samuele 23:2).
Queste parole, che erano spesso profezie sul futuro, furono scritte dai profeti che le pronunziarono. Anche la scrittura delle loro profezie fu ispirata dallo Spirito di Dio. Egli disse espressamente a Mosè, Isaia, Geremia e altri: “Scrivi in un libro tutte le parole che ti ho detto” (Geremia 30:2, Esodo 17:14 e Isaia 30:8).
Quando le parole furono scritte Dio vigilò su di esse per essere certo che non fossero alterate o che andassero perdute.
In Geremia 1:12 egli dice: “Hai visto bene, perché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto”. Dio salvaguarda la sua parola mentre dal suo cuore va nel cuore dell’uomo. Perché? La risposta si trova in Isaia 55:10-11: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”.
Qui di seguito sono alcune cose che la Bibbia dice di sé:

1. Dio creò il cielo e la terra con la sua Parola (Genesi 1:1-3).

2. La Parola di Dio è vivente (Ebrei 4:12).
3. La Parola di Dio regge tutto il creato (Ebrei 1:3).

4. La Parola di Dio è vita (Giovanni 6:63).

5. La Parola di Dio porta salvezza, libertà e guarigione (Salmo 107:19-20).

6. La Parola di Dio dà luce e guida (Salmo 119:105).

7. La Parola di Dio rigenera (1 Pietro 1:23).

8. La Parola di Dio produce fede e rinnova la mente (Romani 10:17; 12:2).

9. La Parola di Dio è come un martello che spacca la roccia in pezzi (Geremia 23:29).

10. La Parola di Dio è come un seme che produce il 30, il 60 e il cento (Marco 4:20).


Poiché la Parola di Dio è la spada dello Spirito (Ebrei 4:12) essa è un’arma efficace contro il nemico, satana. Questo spiega perché la Bibbia susciti controversie in tutto il mondo e la gente, dovunque, cerchi di sfuggire ai suoi insegnamenti trasformando o spiegando in modo errato il suo contenuto. Spesso questo avviene prendendo a pretesto le varie interpretazioni della Bibbia o mettendo in dubbio il fatto che sia stata ispirata da Dio. Perciò è importante che si sappia che cosa si intende dire con l’affermazione “La Parola di Dio è ispirata”.
Quando parliamo di “ispirazione della Bibbia”, intendiamo dire che Dio, lo Spirito Santo, ha usato uomini come autori. Ha vigilato su di loro, sulle loro personalità, sul loro stile letterario, sull’ambiente nel quale vivevano perché fosse assicurato che la Rivelazione di se stesso all’uomo fosse scritta senza errori nell’originale.
Ma che cosa significa tutto questo? Principalmente due cose.
Prima di tutto, quando Dio mosse gli autori essi non diventarono automi o medium passivi che rispondevano in modo meccanico. Egli operò tramite il suo Spirito usando le loro diverse personalità.
In secondo luogo, la ispirazione implicava uno studio sofferto delle fonti originali. Luca, l’evangelista, è un esempio di questo. Egli dice:

“è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate” (Luca 1:3-4).

La Bibbia consiste in insegnamenti formulati attentamente, riportati fedelmente e in ordine, in modo che la sua autorità sia evidente a tutti. Anche se Luca lavorò in modo diverso da Giovanni, entrambi ricevettero la Parola di Dio per ispirazione dello Spirito Santo.
Alcuni hanno negato l’ispirazione della Parola di Dio, affermando che solo il contenuto generale è ispirato, non ogni parola. Questa affermazione è errata per varie ragioni:

1. I pensieri non possono essere comunicati senza le parole.

2. La Bibbia si riferisce spesso a parole singole. Per esempio, Paolo basa una argomentazione sulla singola parola “progenie” in Galati 3:16. Inoltre, egli dice: “E noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali” (1 Corinzi 2:13). è chiaro che Dio ha anche dato le singole parole. Altrimenti come potremo sapere quando le singole parole sono importanti o quando non lo sono?

3. Una affermazione di questo tipo eleva l’uomo a giudice della Parola di Dio invece di lasciare che sia la Parola di Dio giudice dell’uomo. Alcuni teologi hanno detto: “La Bibbia non è la Parola di Dio, contiene solamente la Parola di Dio”. Questa è una affermazione insidiosa e ingannevole. Arbitrariamente, chiunque può decidere quali parole nella Bibbia siano Parole di Dio e quali non lo siano. Un ragionamento di questo tipo genera ulteriori problemi:

a) Sono io, non Dio che decide che cosa egli ha detto.

b) Quella che io considero Parola di Dio, forse non è considerata tale da un altro.

c) Quella che sembra essere Parola di Dio oggi, può non apparire tale domani.

Di conseguenza, tutto diventa soggettivo e relativo. Eppure la Parola di Dio rimane oggettiva, ferma e stabile per tutta l’umanità in ogni epoca. La sua Parola è la roccia solida sulla quale l’uomo può costruire la sua “casa” (Matteo 7:24).


Gesù credeva nella Bibbia

Allora come guardava alla Bibbia, Gesù? Per rispondere a questa domanda, non possiamo considerare le opinioni delle varie chiese, le tradizioni, i movimenti o i predicatori. Dovremmo, invece, investigare le Scritture per sapere che cosa dicono di sé e per sapere come Gesù le vedeva.
Quasi il 10 per cento delle conversazioni giornaliere di Gesù era occupato da citazioni dall’Antico Testamento. Egli fece tali citazioni in ogni situazione difficile. Ecco alcuni esempi:

1. Quando satana lo tentò nel deserto (Matteo 4:11).

2. Quando i Farisei disputavano con lui (Matteo 15:1-9).

3. Quando egli discuteva con i suoi avversari sulla base di singole parole della Scrittura (Matteo 22:43-45).

4. Quando fu ingannato e fatto prigioniero (Matteo 26:31).

5. Quando morì sulla croce (Matteo 27:46).

Nel Sermone sul Monte, Gesù chiaramente dimostrò come considerasse importante ogni singola parola e ogni lettera della Scrittura. In Matteo 5:18 egli dice: “Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto”. Delle sue parole (le abbiamo perché sono riportate nel Nuovo Testamento) Gesù dice: “Il cielo è la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35).
Ogni volta che Gesù menziona una persona, un fatto o una frase profetica dell’Antico Testamento, egli considera veritiero e sicuro quanto c’è scritto. Non mette mai in discussione la Scrittura e non la cambia. Gesù mai ha messo in dubbio le verità rivelate nell’Antico Testamento o l’esistenza di persone ivi menzionate.
Gesù parla di Adamo e di Eva come persone storiche veramente vissute (Matteo 19:4; Marco 10:6) e cita Genesi 1:27 e 2:24 con piena fiducia. Parla inoltre di Abele come di una figura storica, reale (Matteo 23:35). In Luca 17:26-27 egli parla di Noè, dell’arca e del giorno in cui Noè entrò nell’arca. Per Gesù tali cose non erano miti o favole. Il Figlio di Dio accettava Noè come persona fisica che veramente costruì una grande arca, in un certo giorno e che vi entrò sfuggendo così al Diluvio. Gesù si riferì a Lot e alle città di Sodoma e Gomorra come a fatti storici reali (Matteo 10:15; 11:24; Luca 17:29). Parlò inoltre della Regina del Sud (Saba) che visitò Salomone (Matteo 12:24) e si riferì al profeta Giona senza mettere in dubbio la sua esperienza nel ventre del pesce (Matteo 12:40).
Nel Vangelo di Giovanni 8:31-32, Gesù dice: “Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.
Gesù è il Figlio di Dio. Egli era Dio “nella carne”, cioè la Parola che si fece carne e venne ad abitare fra noi (Giovanni 1:14). Egli è la verità (Giovanni 14:6). Le sue parole non passeranno (Matteo 24:35) esse liberano le persone (Giovanni 8:31-32). Perciò noi dobbiamo trarre la conclusione che tutto ciò che Gesù dice è affidabile.
Alcune persone hanno affermato che, se anche Gesù diceva la verità sulle cose celesti, sulle cose terrene condivideva l’ignoranza dei suoi contemporanei. Ma questo farebbe di Gesù un bugiardo, limitato dai preconcetti del suo tempo e, quindi, inaffidabile. Ma egli non era così. Egli fa questa domanda:

“Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?” (Giovanni 3:12).

Gesù era sincero e affidabile in tutto quello che diceva ed era ben fondato su tutte le verità storiche e morali dell’Antico Testamento. Questo è chiaro quando egli si riferisce ai libri che lo compongono. Egli conferma che Mosè scrisse il Pentateuco (Marco 10:4-5; Giovanni 5:46-47 e Esodo 17:14). Egli considera un dato certo il fatto che Daniele scrisse il libro di Daniele (Matteo 24:15) e in Luca 16:31 egli dice con insistenza che il prerequisito necessario per credere nei miracoli è il credere alla validità dell’Antico Testamento. Dopo la sua resurrezione egli confermò che le Scritture avevano già profetizzato su questo e fece comprendere quanto sia vitale per noi accettarle (Luca 24:13-27 e 44).


Guardiamo la Bibbia come la guardava Gesù!

Questo è importante perché molti teologi oggigiorno cercano sistematicamente di negare che siano storicamente accurate le informazioni date in molti libri della Bibbia su luoghi, date e persone. Gesù accettò, senza metterli in dubbio, proprio quei fatti che essi mettono in forse o trascurano. Colui che era il Verbo, conosceva l’origine delle Scritture. Colui che era la verità, sapeva come lo Spirito di Verità avesse ispirato la Bibbia. Gesù confidava in tutta la Parola di Dio, nella sua autorità e nella sua autenticità e, come suo discepolo, tu puoi fare la stessa cosa. I suoi dodici discepoli e la chiesa primitiva condividevano con Gesù la stessa visione della Bibbia e da allora tutta la cristianità è stata d’accordo con loro.
In tempi di risveglio e riforma, le persone sono sempre ritornate alle Scritture. Quando Giosia era re di Giuda, il tempio era in rovina e si era dimenticata l’adorazione. Quando i costruttori cominciarono a ricostruirlo sotto il suo comando reale, si trovò il Libro della Legge. “Allora il sommo sacerdote Chilchia disse a Safan il segretario: Ho trovato nella casa del Signore il libro della legge” (2 Re 22:8). Quando il re ascoltò la parola del Signore letta dal libro della legge, cominciò seriamente la sua riforma. Durante la riforma del 1.500 in Europa, accadde la stessa cosa. Martin Lutero e i suoi seguaci furono mossi dal Signore perché “riscoprirono” la Bibbia, accettarano la Bibbia, obbedirono alla Bibbia e predicarono la Bibbia.
Il fatto che dei teologi influenzati dal mondo neghino la completa autenticità della Bibbia e occupino posizioni di prestigio in varie istituzioni e in vari seminari teologici, è cosa di poco conto. Le loro parole diventeranno sempre meno importanti e non si sentiranno più ma le parole di Gesù e la testimonianza che la Bibbia dà di se stessa rimarranno... “Ma le mie parole non passeranno” (Matteo 24:35) egli disse.
Quando Paolo predica il Vangelo, egli dichiara:

“Ma ti confesso questo, che adoro il Dio dei miei padri, secondo la via che essi chiamano setta, credendo in tutte le cose che sono scritte nella legge e nei profeti” (Atti 24:14).

Per Paolo, ovviamente, credere a tutta la Scrittura era un dato di fatto. Era, per lui, un dovere divino. Ecco perché dice nella sua lettera ai Romani:

“...poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione, affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle scritture, conserviamo la speranza” (Romani 15:4).


La Parola di Dio dura per sempre, è semplice e potente e contiene tutto quello di cui abbiamo bisogno per la nostra salvezza. Nella seconda lettera di Pietro leggiamo che Dio “ci ha dato le sue preziose e grandissime promesse (cioè la Parola scritta) perché, per mezzo di esse, noi diventiamo partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza” (2 Pietro 1:4). La Parola ha una incredibile capacità di salvare, proteggere, preservare e sviluppare.
La Parola, che Dio ci ha dato nella Bibbia, è ispirata dal suo Spirito... “degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:21). La Parola è stabile e certa e Pietro dice... “... farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori” (2 Pietro 1:19).
Nessuno ha detto che la Bibbia sia semplice e non presenti problemi. Ma è la Parola di Dio! Quando una persona accetta Gesù come Signore e crede alla sua Parola, lo Spirito Santo la spiegherà e la renderà chiara.

Principi per la interpretazione biblica

Se una persona vuole essere fedele alla Bibbia e alle sue finalità, non può interpretarla a suo piacimento. La Bibbia contiene i suoi principi per la interpretazione e, se essi vengono compresi e seguiti, forniranno il senso e chiariranno il significato delle parole.
Paolo dà un esempio di questo quando scrive: “Poiché non vi scriviamo altro se non quello che potete leggere e comprendere” (2 Corinzi 1:13). Nella Bibbia non ci sono messaggi nascosti. Quello che leggiamo è “quello che essa dice, quello che significa e quello che sarà”. Ecco perché dobbiamo attenerci a “ciò che è scritto”. Paolo dice: “Ora, fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo a causa di voi, perché per nostro mezzo impariate a praticare il non oltre quel che è scritto e non vi gonfiate di orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro” (1 Corinzi 4:6).
La Bibbia è chiara e si spiega da sé. Qui di seguito troverete i principi da seguire per leggerla e comprenderla.

1. Se volete capirne il messaggio, dovete accettare che la Bibbia sia vera e che abbia autorità.

2. La Bibbia dà l’interpretazione di sé e spiega se stessa, infatti un versetto spiega l’altro: “Tutte le tue parole sono verità” (Salmo 119:160).

3. Ogni affermazione ha un solo significato, anche se può essere messa in pratica in situazioni diverse.

4. Il significato letterale è quello giusto. Significa ciò che è scritto e non nasconde niente altro.

5. L’esperienza deve essere interpretata alla luce della Bibbia, non la Bibbia alla luce dell’esperienza.

6. Lo scopo primo della Bibbia non è di accrescere la nostra conoscenza o di soddisfare la nostra curiosità, ma è quello di trasformare la nostra vita. Questo significa che lo Spirito Santo rivela la verità a coloro che umilmente cercano Dio per ascoltarlo, per obbedirgli e per essere cambiati.
7. Tutti dipendono dallo Spirito Santo per comprendere la Bibbia.

8. Ogni persona ha la libertà, il diritto e la responsabilità di cercare di seguire la Bibbia a seconda di come lo Spirito Santo illumina la sua coscienza.

9. La storia della chiesa e le tradizioni possono essere una guida ma non sono determinanti per la nostra comprensione della Bibbia.

10. Tutte le promesse di Dio nella Bibbia sono a disposizione di ogni credente di ogni generazione mediante lo Spirito Santo.

11. Versetti chiari e semplici spiegano quelli che sono più difficili, verità centrali spiegano le verità periferiche.

12. Gesù è il Centro della Bibbia, ne è il nucleo e il soggetto di cui essa parla, ne è la sostanza e la luce.

13. Un passo può essere letto senza leggere tutto il contesto (o dovremmo sempre leggere tutta la Bibbia) ma non può essere compreso al di fuori del suo contesto. è di importanza vitale sapere come un versetto si rapporti ai versetti che lo seguono e lo precedono. Bisogna seguire e accettare tutto il contesto.

14. Una dottrina non può essere considerata biblica se non tiene in considerazione tutto quello che la Bibbia dice sulla dottrina.
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Ekman Ulf
Ekman Ulf è una figura di grande prestigio in tutto il mondo pentecostale. La comunità che ha fondato, Livets Ord, o Word of Life in inglese, Parola di Vita, conta una scuola frequentata da un migliaio di alunni, diversi missionari attivi specialmente in Russia, Kazakistan e altre regioni ex sovietiche, nonché una Ong caritativa attiva in India. Ha dato vita alla più grande scuola di studi biblici dell’intera Penisola scandinava, i suoi libri sono tradotti in 60 lingue e i suoi sermoni televisivi hanno varcato i confini europei.

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